Gino Mastruzzi è un investigatore privato per modo di dire. Sì, di tanto in tanto gli viene affidato un caso da risolvere, ma le sue indagini finiscono sempre con lo scoprire una realtà che non si può, che non si può più, che non si può ancora "risolvere". È la realtà metropolitana dell’emarginazione e del razzismo, delle sacche di povertà e della malavita dentro la cornice di una città "civile" e opulenta come Bologna. Piuttosto che investigatore, Mastruzzi – burbero, pieno di acciacchi, donchisciottesco – è una sorta di "assistente sociale". Si butta a pesce dove sente odore di ingiustizia e così finisce con lo smascherare una città fatta anche di arroganza, potere occulto, personaggi intoccabili. Gino Mastruzzi ha molti amici tra vagabondi e senza casa, zingari e immigrati, mendicanti e disoccupati, insieme a loro lotta quotidianamente contro i mulini a vento, non vince mai, tuttavia da ogni nuova impresa sgangherata esce conservando l’unico bene per lui prezioso: la dignità.
Pino Cacucci (Alessandria, 1955) è uno scrittore, sceneggiatore e traduttore italiano.
Cresciuto a Chiavari, si è trasferito a Bologna nel 1975 per frequentare il DAMS. All'inizio degli anni ottanta è vissuto per lunghi periodi sia a Parigi che a Barcellona. In seguito viaggia molto in America latina e soprattutto in Messico dove ha abitato per lunghi periodi.
Ha pubblicato finora numerosi libri di narrativa e saggistica. Pone in risalto personaggi storici non vincitori, sommersi e nascosti dalla Storia ufficiale. Come posto in evidenza dallo stesso Autore nell´Opera "In ogni caso nessun rimorso”, la Storia viene scritta sempre dai vincitori ed i suoi protagonisti perdono, come conseguenza delle loro azioni tutto: battaglie, lavoro, amici, ideali, la loro stessa vita, tranne la dignità, ma con l'aggiuntiva sfortuna di vivere in un'epoca in cui la dignità stessa era l'ultima delle qualità necessarie per passare alla Storia. Particolarmente intensa è anche la sua attività come traduttore.
Fa l'investigatore. Non ha porto d'armi. Ha dignità. Tanta. Ed è quella che lo porta sempre "oltre" i casi che dovrebbe risolvere. È la dignità, che lo tramuta in odierno Don Chisciotte. Ogni giorno combatte contro impietosi mulini a vento, in nome di quella moltitudine del "disagio". Lui "vede il mondo alla rovescia, e quando gli capita un caso che gli dà modo di rompere le scatole all'innaturale ordine delle cose, ci si butta a testa bassa." È lui. Gino Mastruzzi, ovvero: la Dignità.
Leggermente crepuscolare.Considerazioni di un anziano investigatore squattrinato sui cambiamenti della morale comune anche in una città ritenuta cordiale e vivibile quale Bologna.
L'atmosfera cittadina cupa e nostalgica di una Bologna in cui i vecchi non si riconoscono più è lo scenario in cui si muove il Mastruzzi, un uomo che sembra un perdente ma sa anche essere un eroe, che combatte le ingiustizie a suon di bestemmie e piccoli raggiri. Un uomo che si fa tante domande anche se non ha nemmeno una risposta, unp che "guardava la parete immaginando la finestra che non c'era, e intanto sentiva tutti i rumori dell'imbrunire - sgasate di autobus, inchiodate, sirene, allarmi e urla di litiganti per un posteggio - proprio come se il suo ufficio di finestre ne avesse almeno tre, una per ogni lato".