Mírtale è una bambina diversa dalle altre, una trovatella allevata per l'interessamento di Alessandro Magno, il capo supremo della spedizione chemarcia alla conquista dell'Asia. C'è un mistero nel suo passato, che solo il re e i suoi amici più stretti conoscono. E l'educazione che le viene impartita, con grande scandalo del filosofo Callístene e di tutte le persone sensate, è identica a quella dei ragazzi maschi di nobile famiglia. Poi c'è il fatto davvero straordinario che Bucèfalo, che non si lascia toccare da nessuno se non da Alessandro, non solo accetta le carezze di Mírtale, ma persino che la bambina gli monti in groppa. La carovana intanto attraverso l'Asia e si dirige vero l'India misteriosa, dove Mìrtale troverà la risposta a tutte le sue domande.
Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) è una scrittrice, autrice televisiva e traduttrice italiana. Celebre soprattutto come autrice di romanzi per ragazzi, dal 2000 è anche ambasciatrice UNICEF.
Born in 1942, she's an Italian writer and screenwriter specialized in children literature.
She graduated in Classic Literature, with a thesis on Prehistoric Archeology. For seven years she worked as a responsible for cultural children’s television programmes for the Italian public television (RAI). She also worked as an archeologist, theatre writer, screenwriter, lyricist and teacher.
From 1970 to 2011 she published many assays and novels, for both kids and adults, translated in many countries all over Europe, America and Asia. She translated Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Perez Diaz, Töve Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espìn.
She lives in Milan. She doesn’t love traveling but visits Cuba often and collaborates with the local cultural institutions. Since 2004 she stopped writing for younger readers, concentrating only on adult books. Her most popular works are: La bambina col falcone 1982; Vita di Eleonora d'Arborea, 1984 e 2010; Ascolta il mio cuore, 1991; Tornatras, 2000; La bambinaia francese, 2004; GIUNI RUSSO, da Un'Estate al Mare al Carmelo, 2009. La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) 2015.
Quando si dice che chi scrive non dovrebbe mai sottovalutare i propri lettori...
Questo è un romanzo per ragazzi che, per tipologia, complessità e profondità delle tematiche trattate, non lo sembra affatto. Tra queste pagine si susseguono riflessioni di tipo politico, filosofico, religioso, storico, sociale e perfino esistenziale.
Innanzitutto, però, questo è un romanzo sulla meraviglia. Con Mirtale, protagonista della vicenda, ci uniamo alla carovana che segue Alessandro Magno alla scoperta e alla conquista dell'Oriente. Insieme ai greci, anche noi incontriamo persone dalla fama leggendaria, animali sconosciuti, piante mai viste prima, lingue, culture e religioni lontane da ciò che conosciamo. Ma in un'atmosfera di perenne meraviglia, esiste il rischio di abituarsi e di desiderarne sempre di più? Come fare per tenerla viva? Oppure, esiste forse la possibilità che ciò che sarebbe impensabile in patria appaia del tutto normale in confronto al nuovo contesto?
Forse sì. Perché Mirtale, principessa delle Amazzoni rapita alla madre, adottata dai lupi e, successivamente, da Alessandro ottiene l'impensabile: un'educazione virile di alto livello. Proprio come Alessandro che pianse in pubblico senza vergognarsene, anche Mirtale rovescia i ruoli di genere. Cresciuta dai lupi, la bambina è insofferente alle cerimonie, agli abiti e ai giochi femminili. Impara a leggere e scrivere. Fa e si fa domande.
Il rovesciamento, però, è politico oltre che sociale. Mirtale, in quanto ragazza istruita, sovverte la concezione aristotelica e profondamente gerarchica del mondo. Lo stesso fa, in parte, Alessandro, abbracciando la filosofia cinica (ampiamente discussa nel racconto) più che il pensiero aristotelico e rifiutando di considerare i conquistati come "barbari" ma integrandoli tra i suoi sudditi al pari dei greci, garantendo loro posizioni di prestigio. E questo, naturalmente, fa sollevare qualche sopracciglio.
E ancora, si mettono in discussione l'attendibilità delle fonti storiche, la concezione di donna amazzone libera in quanto guerriera, forte e potente "come un uomo" e infine la figura stessa di Alessandro.
Alessandro è turbato dal pensiero della morte, ora che li realizza, rimpiange l'infanzia piena di sogni, è devoto agli dèi e curioso del mondo, tanto da ricercarne avidamente la conoscenza ma si porta dietro "un tarlo nella mente", il sospetto che oltre il sogno e l'illusione la sua vita e la sua impresa possano finire nel nulla.
Mirtale saprà vedere chiaramente Alessandro e la sua impresa. Se lui arriverà a rigettare l'odio e l'avidità, lei, aiutata dagli insegnamenti buddisti, comprenderà davvero ciò che lui, nel profondo, sospetta ma che non riesce ad ammettere: il vuoto che si cela dietro il sogno, l'illusione, la smania di andare sempre avanti, sempre oltre verso il nulla. Per questo, Mirtale ottiene quello che Alessandro non avrà mai: la quiete, l'equilibrio con il creato qui ed ora.
Veramente bellissimo. Sorprendente e nettamente al di sopra delle aspettative. Ammetto di essere influenzata da un'ossessione per la figura di Alessandro, ma questo finisce di sicuro tra i preferiti di quest'anno. Consigliato ai ragazzi ma soprattutto agli adulti.
Non mi è piaciuto. Non metto una stellina solo perché mi sembra di fare un torto alla Pitzorno, che con Ascolta il mio cuore ha segnato la mia infanzia in maniera profondissima, ma L'Amazzone di Alessandro Magno è stata una lettura terribilmente insoddisfacente, a tratti perfino frustrante. Il romanzo è incentrato attorno alla figura di Mírtale, una ragazzina al seguito della carovana perennemente in viaggio di Alessandro Magno attraverso l'oriente nella campagna di conquista della Persia. Alessandro ha con Mírtale un rapporto particolare: nonostante sia femmina ci tiene che venga istruita allo stesso modo in cui vengono normalmente istruiti i ragazzi, sia in cultura generale che nell'arte della guerra, e oltretutto non fa mistero di provare un affetto quasi paterno (o più propriamente da fratello maggiore) nei suoi confronti, fermandosi a scompigliarle i capelli quando passa accanto al carro che la trasporta insieme alla sua famiglia adottiva e trascorrendo con lei lunghe ore, confidandole le proprie incertezze e i propri segreti nonostante sia ancora piccolissima. Alessandro è convinto che Mírtale, che gli è stata donata dalla principessa caria Ada quando era ancora una bambina selvaggia cresciuta dai lupi, sia una principessa appartenente al leggendario popolo delle amazzoni, e gran parte del percorso di crescita di Mírtale ruota attorno alla ricerca delle sue origini. O meglio, lo farebbe se il romanzo girasse davvero attorno alla figura di Mírtale: in realtà, sono molte di più le pagine utilizzate per descrivere le imprese di Alessandro, che non quelle dedicate all'approfondimento della protagonista. Da una parte, è un bene: Mírtale, infatti, è insopportabile. E' bravissima, fortissima, coltissima, Alessandro la adora, i suoi fratelli adottivi stravedono per lei e non provano nessuna gelosia nei suoi confronti, riesce sempre al primo colpo in tutto quello che fa, è originale, testarda, sicura di sé, saggia ben più di quanto la sua età le consenta (la seguiamo dai sei ai tredici anni circa) e, ovviamente, esteticamente molto particolare e diversa da chiunque la circondi, nonché dotata di radici antichissime, addirittura leggendarie, se si prende per buono il fatto che potrebbe davvero essere una principessa delle amazzoni. Insomma, in buona sostanza una Mary Sue. Non stupisce che il romanzo non si soffermi troppo sul suo approfondimento, come si fa ad approfondire la perfezione, nella sua accecante piattezza? Ben venga, allora, che il libro sia più incentrato sulla figura di Alessandro che sulla sua, uno potrebbe pensare. E invece no, perché la Pitzorno fa un lavoro piuttosto sterile anche su di lui: al di là del naturale carisma della figura, che però è quello che segue Alessandro sempre, indipendentemente dal prodotto che ne narra le gesta, il romanzo non aggiunge niente, e perfino i resoconti delle sue imprese si limitano ad una banale lista di "fece questo" e "fece quell'altro", "la carovana andò in quella direzione", "videro queste cose". Solo sul finale si fa un tentativo di allontanarsi dalla mera descrizione causale e addentrarsi in una ricerca di motivazioni, ma le motivazioni che alla fine si trovano, così come la risoluzione della vicenda, sono così banali che si finisce quasi per rimpiangere i listoni delle cose fatte. Non sarà di sicuro l'ultimo romanzo della Pitzorno che leggerò, in virtù di Ascolta il mio cuore voglio darle altre possibilità, però meh, che delusione andare a toppare proprio il romanzo dedicato ad una delle mie figure storiche preferite.
Alessandro Magno è impegnato nella sua inarrestabile espansione in Oriente. Nella carovana al suo seguito c'è anche la giovane Mirtale, una trovatella a cui è particolarmente affezionato e a cui riserva un'istruzione ed un addestramento insoliti, visto che erano quelli destinati ai giovani di sesso maschile. La scelta è dovuta alle origini di Mirtale, discendente dal popolo delle Amazzoni , antiche e valorose guerriere.
È un libro per ragazzi incentrato sulla figura del famoso condottiero ellenico Alessandro Magno. Quest'ultimo è il protagonista adulto maschile realmente esistito, a cui si accosta invece un giovane personaggio femminile frutto della fantasia dell'autrice Bianca Pitzorno. Tra i due, nonostante il titolo possa fuorviare, è sicuramente Alessandro a spiccare e a dominare maggiormente la scena. Il libro ripercorre con numerosi dettagli il suo viaggio di conquista in Oriente, senza tralasciare i dati più biografici. Mentre permane un alone di mistero in merito alla reale esistenza del popolo delle Amazzoni, entrate nella leggenda ma senza fonti storiche che dimostrino altro. Bianca Pitzorno delinea una figura strepitosa di Alessandro Magno, quale uomo politico colto, forte e sensibile, il più alto rappresentante della civiltà greca che si contraddistinse per il rispetto e la magnanimità verso le civiltà "barbare" conquistate. Egli stesso sposò una ragazza di un popolo e di una cultura completamente diversi. E se già secoli fa si poteva parlare di apertura, inclusione, condivisione viene spontaneo domandarsi perché oggi si faccia ancora tanta fatica... Nel libro si ritrovano poi alcuni elementi che stupiscono: la presenza del petrolio in alcuni paesi, anche se non sapendo di poterlo sfruttare come energia non era già oggetto di contesa e motivo di guerra; il culto, sulle rive dell'Indo, di una religione di non violenza e amore che ispirerà Ghandi ed il fatto che il paese delle Amazzoni, donne forti e indipendenti, fosse collocato tra Iran e Afghanistan, proprio in quei paesi dove oggi le donne sono invece velate e sottomesse. Nel libro si ritrovano anche alcune poesie di poeti greci vissuti prima di Alessandro e, quindi, verosimilmente conosciute dai personaggi ed una di Pascoli per cui l'autrice si è concessa la licenza di fingere fosse antica, confidando nell'amore del poeta per la figura del condottiero. La trama si compone quindi di numerosi cenni storici, riferimenti a miti greci e usi legati alla religione praticata nei paesi conquistati da Alessandro. Personalmente ho trovato molto più marginale la vicenda fantastica legata a Mirtale e al suo desiderio di trovare il suo popolo. Un libro sicuramente frutto di un grande lavoro di ricerca, che fornisce numerose ed interessanti informazioni, che valorizza la figura di Alessandro, ma a volte troppo dettagliato nella cronistoria. Avrei gradito un maggiore approfondimento del mito delle donne guerriere, ma forse non era questo l'intento dell'autrice.
Primo libro che leggo di Bianca Pitzorno, quasi fuori tempo massimo di età. Mi spiace che, pure essendo di una generazione giusta ed una assidua lettrice, i nostri cammini non si siano mai incrociati.