«Forse è a questa storia minima che io debbo l’attenzione che ho sempre avuto per la grande» scriveva Sciascia a proposito di questo libro. Pubblicato nel 1984 e qui riproposto con l’aggiunta di altre voci, che Sciascia aveva accumulato negli ultimi anni, Occhio di capra è forse la più agile e acuta introduzione alla civiltà siciliana che possiamo leggere. Il fondo è il più ricco e misterioso: la lingua. E Sciascia la indaga amorosamente, riconoscendo nei più bizzarri modi di dire la concrezione di interi racconti, di oscure intuizioni metafisiche, di temi favolistici. Così è nato questo libro, che Sciascia intendeva anche come omaggio, derivante quasi da un eccesso di conoscenza («Ho detto che mi pare di conoscere il paese anche nei suoi silenzi»), a Racalmuto, a quell’«isola nell’isola» dove «si ama più tacere che parlare» e perciò «quando si parla si sa essere precisi, affilati, acuti ed arguti».
L'omaggio di Sciascia a Racalmuto, suo paese di nascita, avviene attraverso la lingua. Non è un caso. Afferma Sciascia che nel parlare racalmutese "l'ironia, il paradosso, l'immagine balenante e sferzante in cui si assomma un giudizio" sono di casa. La storia di Racalmuto, dice sempre lo scrittore, fa intendere che lì di casa è anche un certo modo di fare e sentire "eretico", inteso come "lata eresia della ragionevolezza, della ragione, del vaglio critico, ironico e beffardo, da cui sentimenti, passioni e idee vengono filtrati". Colpisce come ciò si manifesti, più o meno esplicitamente, in un miriade di modi di dire, termini e detti proverbiali propri del racalmutese. Sciascia fa un appassionato compendio di queste espressioni, raccolte nel corso degli anni fino a farne un libro breve ed agile. Ironici, arguti, affilati, incisivi: racchiudono cultura, tradizione, secoli di travagliata storia, carattere di un popolo, saggezza popolare, ma anche colori, odori, sapori, suoni, luoghi di una terra. Non meraviglia che l'opera di Sciascia sia tutta intrisa di questa stessa ironia, argutezza e forza incisiva.
Interessante raccolta nella quale Sciascia crea una sorta di dizionario di vocaboli e locuzioni dialettali spiegandone l'etimologia e l'uso comune all'interno delle conversazioni anche attraverso una serie di aneddoti. Un viaggio in Sicilia atteverso le parole davvero imperdibile.
"Ho l'impressione che la mia nascita sia alquanto posteriore alla mia residenza qui. Risiedevo già qui, e poi vi sono nato." Queste sono le parole di Borges che Sciascia fa sue per tutto il libro e che un po' appartengono ad ogni siciliano. Un bel libro che con pretesto di conservare la memoria delle parole in realtà racconta tante storie minime della Sicilia vera.
Un libro che è amore per Racamulto, per la Sicilia ed il suo modo di essere. Sciascia, attraverso le voci di un paese, descrive un luogo che è casa per tutti i siciliani.