Qui non c'è da commentare, c'è soltanto da cavarsi il cappello e stare in silenzio. Sono ultime parole, sono sacre.Questo è un libro che deve restare per sempre. Un libro che va letto, e poi riletto, e riletto ai figli e ai nipoti perché erché imparino e capiscano.
C'è amarezza in queste pagine, ma è l'amarezza di un lettore che pensa a come siamo ridotti. Dei partigiani qui uccisi traspare il coraggio, ma anche, talvolta, la paura e la grande umanità. Tutti salutano la madre, il padre, la moglie o i figli chi ne ha. Qualcuno scrive ai compagni, agli amici, li invita ad andare avanti nel nome dell'Italia libera. Chi chiede vendetta, chi perdona. Tutti vanno incontro alla morte a testa alta, consapevoli che il loro sacrificio si compie nel nome di un bene più grande, quello della Libertà.
Spicca, con mia grande tenerezza, il giovanissimo di cui non ricordo il nome ma che, in punto di morte, non ha avuto il cuore di dire ai suoi genitori che stavano per fucilarlo. Spicca Josef, con la sua straziante lettera alla fidanzata e le sue righe di diario. Spiccano tutti, per un verso o per l'altro. Voci di uomini e ragazzi, molti adolescenti o poco più, che al loro ideale hanno consacrato la vita. (I soli, dice Fenoglio, che possano considerarsi veri partigiani.)
Sono voci di uomini diversi, con esperienze diverse, di ceti sociali differenti: sono tutti uniti nel nome dell'ideale, quell'ideale che supera la morte e che, speravano, sarebbe passato alle generazioni successive. Hanno lottato per la felicità e il futuro di tutti, DI NOI.
Una raccolta di eccezionale valore, che scava dentro, che rimesta i visceri. A fine lettura ci si chiede se ancora esista qualcuno che sarebbe in grado di compiere un tale sacrificio. Ci si guarda attorno in quest'Italia desolata e ci si chiede per che cosa hanno combattuto queste persone. Per che cosa sono morte. Se mai si tornerà a risorgere. E bisogna aver fiducia, sì, come la avevano loro. E Resistere, sempre.
Cito, a memoria, il passo che mi è rimasto più impresso e che considero un vero testamento. Sono le parole di un partigiano diciottenne, Giordano Cavestro:
"Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà."
P.S. Su Wikipedia ci sono pagine dedicate ad alcuni di loro, qualcuna con foto. Andate a vederle mentre leggete, guardateli negli occhi.