Una spietata discesa agli inferi, dove la spasmodica ricerca di desiderio occupa il dolore, l’oscenità è l’unica purezza, e la morte si consuma nella depravazione ripetuta, come una lenta combustione, sino alla fine. O sino a vedere la luce oltre le fiamme. «Ero piccolo ma già sapevo che riempirsi di cose era il modo che usiamo per sentirci il più lontano possibile dalla morte». Un bambino osserva il mondo degli adulti con la sua voce tersa e visionaria. Il padre che guida velocissimo cantando jingle di Carosello, ma da quando la moglie si è ammalata spesso ferma l’auto di colpo e «fa la faccia della morte». La madre che era una hippy e ora ha il cancro e aspetta la morte, ma a morire per primo è il marito, «come un’offesa inimmaginabile». Rimasto solo, ormai adolescente, il protagonista sprofonda nell’alcol e negli psicofarmaci finché per errore non manda a fuoco la casa. E comincia la sua iniziazione all’abisso, dove droga e irrefrenabile desiderio sessuale ricalcano il meccanismo dell’attesa e del consumo che riempie le nostre esistenze. Una specie di morte in vita da cui però – imprevista – affiora la rinascita.
La vita diviene il palcoscenico di solitudini crudeli, non c'� ovatta familiare ad avvolgere il corpo. Tutto diviene un vorice, il mondo � smarrimento, vivere � l'occasione per dissolversi in abissi ed in fine ritrovare nuova pelle di cui vestirsi. "Avremmo dovuto fare dei progetti. Ipotecare un futuro. Qualunque. Invece, nessun progetto. E poi c'ero io, ed ero un bambino. I miei giorni si susseguivano a cucchiaiate dense di nero lunare. Non pi� parole. Grumi di nero notturno negli interstizi del tempo. Come se zone di realt� venissero sempre pi� divorate spopolava il buio e il buio era il mio presente che si frantumava in confusa rivolta contro la vita intera."
Di nuovo: le (più o meno reali) autobiografie sono impossibili da valutare davvero. Per quello che vale, gli avrei messo 4 stelline, avrei detto 'mi dispiace tanto, davvero': anche se non è un libro "per me", il coraggio l'ho apprezzato. Attraversare un inferno nella Milano da bere aggiunge un piano di ulteriore tristezza, la parte dell'ospedale l'ho sentita vicina. Ma c'erano un po' troppi riferimenti implicitamente sprezzanti alle prostitute grasse, un po' troppo compiacimento in tutto quello sperma. Mi dispiace comunque tanto, davvero.
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Non è un romanzo. Credo che, se avesse potuto, Nove avrebbe usato la forma poetica integrale per quest’opera. Non lo ha fatto, credo se lo rimproveri anche lui e credo anche di sapere perché, dopo aver letto questa intervista (http://www.blackmailmag.com/Intervist... ). Peccato, perché le frasi più vive e vibranti di "La vita oscena" sono quelle in versi, e naturalmente il capitolo 18, che è un dichiarato omaggio a Whitman e che fa da ponte tra la prima metà del romanzo, quella “zombie” diciamo, e la seconda, quella porno. Laddove la prima è dolente e coinvolgente, la seconda invece noiosa e volutamente ripetitiva come un po’ tutta la pornografia, forse più della media perché ormai risulta difficile trovare fantasia nel settore, non è che uno può inventarsi chissà cosa, e come scriveva Sandro Veronesi qualche tempo fa su Repubblica, l’atto in sé è quanto di meno interessante esista, se lo scrittore non cerca di rendere interessanti i protagonisti.
Ma a Nove (altra intervista, http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews... ) interessava servirsene per focalizzare altre tematiche: «Il limite è la scoperta che per quanto tu possa scendere in basso, non troverai niente. Ma per capirlo devi attraversare la palude di putredine, come diceva Sanguineti. Per scrivere questo libro, per diventare grande, ho dovuto attraversare tutti i fantasmi del mio lutto, decifrarli, capirli, viverli. Per tutta la vita, non facciamo altro che tentare di soffocare i nostri fantasmi. Il più serio dei quali è il fantasma dell'altro, lo straniero. Ma se non li combatti, finisci per diventare tu il fantasma di te stesso».
Che altro dire? Ha avuto coraggio dal punto di vista personale, meno (probabilmente per motivazioni editoriali) da quello letterario. Resta, comunque, un esperimento alla frontiera tra narrativa e poesia, e di questo gli va dato atto. Chapeau.
Sarà pure un romanzo autobiografico, sarà pure un romanzo introspettivo, sarà che io non ci arrivo, ma a me questo libercolo proprio non è piaciuto. Non discuto la cifra stilistica, perché alcuni passaggi sono decisamente belli, ma la storia mi sembra francamente trattata in modo superficiale. Se si tratta, come mi è parso di capire, di un tentativo dell'autore di fare i conti con i fantasmi del suo passato buon per lui, ma a me, da "esterno", ha lasciato davvero pochi spunti di riflessione. Unica cosa davvero da salvare è la copertina.
molto bello e anche molto confuso, questa confusione riesce totalmente a farti capire i pensieri del protagonista, completamente privo di un’identità e marcio. Si legge veramente in una sera, molto scorrevole, questo non vuol dire che sia leggero, anzi, io l’ho trovato molto forte e quasi violante, le descrizioni sono molto accurate e riescono molto a farti sentire l’angoscia e il disgusto del momento. Gli do 4 stelle e non 5 perché il fatto che si confusionario non mi ha fatto capire bene alcune parti ma lo consiglio molto
Probabilmente non ero nel mood giusto per leggere questo romanzo che, seppur breve, è fortemente intriso di contenuti. La disperazione del protagonista che inizia già nell'infanzia, sia per la famiglia nella quale si trova, sia per la malattia della madre e il conseguente disgregarsi della felicità, si protrae per tutta la sua intera esistenza in un turbinio di dolore provocato che lo devasta. Toccante ma forse troppo disperato per il mio sentire attuale.
Breve come un racconto, ma nella materia del poema: non frasi, ma versi. Illuminanti, dilanianti. Scendendo negli Inferi metropolitani. Traghettato dai taxi. (Un'ipostasi del dolore. Che si fa carne, sperma, culi, piedi. Corpi come merce, e commerci. La cocaina come analgesico).
Una vita terribile, una gioventù di morte, droga e sesso. Una vita, appunto oscena. Certi passaggi ti fanno un po' perdere il filo, come il protagonista ha perso quello della sua esistenza. Autobiografia intensa
Interminabile girotondo disperato. Rinuncia della vita, non ho sopportato le parti che riguardano i momenti in cui il protagonista si droga, come se ne fossi allergica. Questo, è l'inferno. Si.