Autobiografia di un picchiatore fascista di Giulio Salierno, a distanza di trent’anni dalla sua prima uscita, è ancora un libro attualissimo, la storia commovente di un uomo che è riuscito, parlando di sé, a scrivere un pezzo fondamentale dell’autobiografia della nostra martoriata Italia. E a profetizzare come una vera rivoluzione non sarebbe passata per la contrapposizione delle armi, ma per la difesa dei diritti dei più deboli: i poveri, gli ignoranti, i diseredati, i detenuti. La testimonianza bruciante di un ragazzo che sceglie di dare la propria vita per la violenza politica e l’omicidio. Un saggio minuzioso sul carattere e lo sviluppo del neofascismo italiano, tra campi paramilitari, traffici di esplosivi, corruzione delle istituzioni. Il romanzo dal vero della conversione esistenziale e culturale di un uomo, attraverso l’esperienza del carcere, che lo porterà a essere un sociologo di fama internazionale. minimum fax ha deciso di ripubblicare oggi per la sua sconcertante attualità, visto il momento politico che viviamo, questo documento straordinario, pubblico e privato, di uno tra i più significativi intellettuali italiani, corredato da una prefazione di Sergio Luzzatto e da una nota della figlia Simona Salierno.
Non male questa autobiografia, sicuramente un testo attuale ma parte in maniera mooooolto lenta, quasi in slow motion. Devo ammettere che alcuni capitoli li ho trovati parecchio noiosi, la narrazione in flashbacks non gira benissimo e in alcuni casi diventa monotona. Per fortuna che arrivano gli ultimi tre capitoli a dare uno scossone al tutto. Interessanti le pagine sull'incontro con Evola. Salierno conclude poi con un'analisi sul suo processo di "deradicalizzazione". Le ultime pagine sull'analisi tra violenza e società borghese meritano...davvero
verrebbe da paragonarlo alla prima parte de "il fasciocomunista" di pennacchi, non fosse che qui manca l'autoironia di quel libro: c'è solo una crescente spirale di violenza, dalle prime risse politiche (per vedere se ci si sa battere) fino agli attentati e all'omicidio, con militanti utilizzati dal proprio partito (il movimento sociale italiano, di cui vengono descritte le prime fasi politiche interne, tra nostalgie della repubblica di salò e voglia di contare in parlamento) come pedine in un gioco più grande di loro. sarà infine il carcere a spingere il protagonista a ragionare sul proprio percorso politico. un pagina di storia politica e sociale poco nota che merita di venir letta.