II.
Oh padre padre, patria del mio cuore,
per tanto tempo solo col tuo male,
per tanti giorni e giorni e notti di terrore,
come in una sequenza cerebrale
ti vedo, solo, solo e senza amore,
annegare tacendo nel tuo male
tra chi sa e capisce e non sa amare
e chi sa non capire, e non sa amare.
IV.
La tortura tremenda del mangiare
giorno per giorno per due volte al giorno
col male che non si osa nominare,
e chiedere pietà giorno per giorno,
e sperare pietà fino a crollare,
crollare sotto pelle e ossa e un giorno
arrendersi e andare all'ospedale...
Sapevi, padre, qual era il tuo male?
VIII.
Oh padre padre che conosco ora,
soltando ora dopo tanta vita,
ti prego parlami, parlami ancora:
io fallita come figlia, fuggita
lontano un giorno, e lontana da allora,
non so niente di te, della tua vita,
niente delle tue gioie e degli affanni
e ho quarant'anni, padre, quarant'anni!
XXIV.
Il sole vivo sulla tua agonia...
il sole vivo, immobile e lontano...
e ho cuore... il cuore che se ne va via...
è col cuore che tengo la tua mano...
e ti bacio la fronte, anima mia,
coll'anima... ti bacio con la mano...
se ne va via quella nera farfalla
negli occhi... con una lacrima gialla...
XXVI.
O cantico dei cantici, ti canto,
corpo senza più corpo dell'amore,
dolore senza grido senza pianto
senza corpo senza età del dolore,
centico della morte, io ti canto,
cuore che continui nel mio cuore
che tutti i giorni a mezzgiorno muore
perché non può invecchiare il mio dolore!