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141 pages, Paperback
First published January 1, 2009
Già quando era molto giovane la Goldman aveva capito che c’è qualcosa che non va nella società, e comprendeva l’importanza di lottare per la libertà e per i propri diritti. Considerava l’anarchia come “la sola filosofia che porta all’uomo la coscienza di sé; che afferma che dio, lo stato e la società non esistono, che le loro promesse sono nulle e vuote, dal momento che possono essere mantenute solo con la subordinazione dell’uomo”.
Puntava il dito contro la società che opprime gli individui e favorisce la massa, la quale “mancando profondamente di originalità e di coraggio morale, [...] ha messo sempre il proprio destino nelle mani degli altri”. Ed è questo che la società vuole: una massa incapace di pensare, che accetti qualunque condizione a testa bassa e senza replicare.
Come massa essa sarà sempre l’annichilatrice dell’individualismo, della libera iniziativa e dell’originalità.
Questo lo si vede già nella scuola, che ha la propria società interna, e che allo stesso modo premia gli alunni che prendono per legge tutto ciò che dice l’insegnante e vanno avanti senza mai protestare, mentre al contrario considera problematici quelli che fanno domande, che si interrogano, e che mettono in discussione le nozioni ricevute. Non sono forse questi atteggiamenti sintomo d’intelligenza? E non è la scuola il posto che per primo dovrebbe stimolare l’intelligenza dei ragazzi? Invece la reprime, e in tal modo rovina il giovane, che perde ogni interesse nello studio e nella scoperta poiché gli è stato insegnato che essere curiosi è sbagliato.
Un’altra cosa di cui la Goldman accusava la società era di permettere “a pochi individui di monopolizzare tutta la ricchezza sociale, mentre ci sono centinaia di migliaia di infelici che non hanno nemmeno il pane che non si rifiuta ai cani e mentre intere famiglie si stanno suicidando per le indigenze e i bisogni della vita”.
L’ultimo punto, ma non per importanza, su cui si concentra l’attivismo di Emma Goldman riguarda le donne. Il patriarcato non considera noi donne come esseri umani ma come oggetti che esistono solo in funzione degli uomini, secondariamente a loro, e per soddisfare le loro richieste e bisogni senza poterne mai avere dei propri.
Quasi fin dall’infanzia la ragazza si sente dire che il matrimonio è la sua meta finale.
Una donna non viene considerata completa di per sé, ma solo se diventa una madre e una moglie e sacrifica la sua personalità, la sua libertà e i suoi bisogni per la famiglia, che deve diventare la sua unica ragione di vita. Una donna che vuole anche realizzarsi in quanto individuo viene considerata presuntuosa.
Il suo sviluppo, la libertà e l’indipendenza debbono venire da lei e tramite lei. In primo luogo, affermando se stessa come persona e non come oggetto sessuale. In secondo luogo, rifiutando a chiunque dei diritti sul suo corpo; rifiutandosi di partorire, se non quando lo desideri; rifiutandosi di essere la serva di dio, dello stato, della società, del marito, della famiglia, ecc... rendendo la propria vita più semplice, ma più intensa e più ricca. Vale a dire, cercando di imparare il significato e l’essenza della vita in tutti i suoi aspetti, liberandosi dal timore dell’opinione pubblica e della condanna pubblica.
In conclusione, ho trovato questo libro illuminante, e sono contenta di aver letto il pensiero di questa donna a dir poco straordinaria.
Per usare le parole di Voltairine de Cleyre:
Lo spirito che anima Emma Goldman è il solo che emanciperà lo schiavo dalla sua schiavitù, il tiranno dalla sua tirannia, lo spirito che è disposto ad osare e soffrire.
Consiglio a tutti di leggere questo libro, anche e soprattutto a chi non condivide il suo modo di vedere le cose, perché potrebbe aprire gli occhi a molti.
The most violent element in society is ignorance.