Dopo essere miracolosamente sopravvissuto all'assedio della città di Lucca, Imriel de La Courcel, terzo in linea di successione al trono di Terre d'Ange, decide di tornare a casa per affondare i suoi doveri si principi, accettando il matrimonio combinato con Dorelei mab Breidaia, principessa di Alba. Non appena arrivato a corte, però, Imriel si innamora perdutamente di Simonie, la legittima erede al trono Angeline, con la quale inizia una relazione clandestina. Per la prima volta nella sua vita il giovane sente di essere davvero felice, ma sarà una felicità di breve durata...
Jacqueline Carey (born 1964 in Highland Park, Illinois) is an author and novelist, primarily of fantasy fiction.
She attended Lake Forest College, receiving B.A.'s in psychology and English literature. During college, she spent 6 months working in a bookstore as part of a work exchange program. While there, she decided to write professionally. After returning she started her writing career while working at the art center of a local college. After ten years, she discovered success with the publication of her first book in 2001.
Currently, Carey lives in western Michigan and is a member of the oldest Mardi Gras krewe in the state.
Ad alcune parti del libro darei 4 ☆, ad altre 3,5 ☆ . Penso non sia di aiuto che la casa editrice ha diviso in due parti Kushiel’s Justice. Mi era mancato leggere la prosa di Jacqueline Carey. Il worldbuilding rimane un elemento eccellente a parer mio. Ammetto di aver affrontato l’inizio di questo libro con alte aspettative per quelle che erano le premesse… con Imriel finalmente tornato a Terre D’Ange dopo essere stato a Tiberium e Lucca nel precedente libro. Tuttavia mi sono un pochino ricreduta, forse perché la storia ha preso pieghe diverse rispetto a ciò che auspicavo, o perché avrei preferito che alcune faccende, dinamiche, relazioni fossero gestite (o vissute da Imriel) in modo diverso da quello che è stato.
Sono contenta che Phèdre e Joscelin siano stati presenti in alcuni frangenti .
Terre D’Ange, il sogno fantasy di chi immagina il passato dell’Europa in un suo sviluppo storico del tutto irreale, rispetto a quella che è poi la realtà dei fatti. Un altro nome per identificare l’attuale Francia, una terra che ha fatto come stemma di sé l’amore collettivo nel nome del Beato Eula. Ridefinirne la storia degli eventi fino ad ora avvenuti, partendo dalla sua creazione celeste, fino ai giorni che vedono protagonista il nuovo eroe della vicenda, Imriel, prenderebbe fin troppo tempo. Basti sapere che il più grande precetto degli angeline, coloro che abitano questa regione, è quello di amare a proprio piacimento. Non c’è un’unica visione dell’amore, un unico modo di amare ed essere amati, perché amare può comportare sia lati negativi sia lati positivi. Però, se si soffocano i propri sentimenti e si decide di non seguire più tale precetto, si deve essere consapevoli che l’ira degli dei potrà incombere sui malcapitati profanatori. Mentre la casa editrice Nord ha scelto di pubblicare questa nuova trilogia dedicata ad Imriel de la Courcel, figlio adottivo di Phèdre nò Delaunay (eroina e protagonista indiscussa della precedente trilogia) dividendo ogni singolo volume in due parti, e quindi moltiplicando per due sia le spese che l'attesa per l'uscita, penso sia più giusto commentare questi due libri in un’unica soluzione. Nonostante la suddivisione, infatti, non manca la totale continuità, perché dove finisce il primo, il successivo si riallaccia con un piccolo aplomb di ricapitolazione degli avvenimenti. La prima metà della vicenda sale in crescendo, attraverso una serie di ostracismi magici, politici, morali e sentimentali, alla ricerca di una felicità inafferrabile in cui Imriel è protagonista e succube della situazione. Dopo gli avvenimenti dei libri precedenti, e di quella che è stata la metamorfosi, dalla giovinezza infantile di un personaggio, fino alla sua adolescenza e poi maturità, ci ritroviamo nel centro dell’azione: un susseguirsi di avvenimenti, cadenzati e intrecciati in tutta la loro carismatica attuazione, che confluiscono in un unico punto cruciale e che paralizza il lettore nel centro di un crescendo narrativo. Avvenuto ciò, la drammaticità della situazione va scemando sempre più. Imriel deve sposare Dorelei, perché è quello che gli viene imposto, anche se non la ama come dovrebbe. Deve lasciare la propria famiglia, la propria terra, il proprio cuore, per il dovere che lo attende oltre mare; ma un sortilegio ben presto soffocherà ogni suo sentimento, gli strapperà dal cuore ogni forza e pace, per trascinarlo in una ricerca vendicativa senza limiti di tempo e di luogo, sempre più lontano dalla felicità e dall’amore. Decidendo di soffocare i propri sentimenti, immolandosi al gioco politico che lo vuole lontano dal trono di Terre D’Ange, relegato ad Alba e quindi più lontano possibile dalla propria patria, Imriel sacrifica se stesso definitivamente. Il suo peccato, la rinnegazione del proprio amore, lo porta ad una serie di sfortunati eventi che se inizialmente possono apparire comici, ben presto portano solo al capitombolo finale in cui la sofferenza narrativa, e il patema di quanto avviene, rendono fin troppo partecipe il lettore alla vicenda. Questa prima metà della narrazione si dimostra interessante e in qualche modo avvincente, dando così la possibilità di capire quanto comportino determinate scelte.
Secondo volume della seconda Trilogia di Terre D’Ange (diviso in due parti nell’edizione italiana, fatto sul quale sorvolo, tanto il mio pensiero è già stato più volte chiarito), rispetto al precedente il mio giudizio si può riassumere in: siamo sulla strada giusta, ma si può fare meglio.
Parlare di questo libro senza fare spoiler è un po’ difficile, non solo perché è il secondo di una serie, ma perché questa serie è troppo legata alla precedente: perfino fare il nome del protagonista può essere considerato uno spoiler. Farò del mio meglio per scrivere un commento che possano leggere tutti.
Partiamo dai punti di forza, che poi sono quelli di tutti i libri precedenti: per prima cosa il worldbuilding. Adoro questa reinvenzione dell’Europa e delle sue culture, è fatta benissimo ed è ricca di elementi credibili e dettagliati. Mi piace molto anche che in ogni romanzo si esplorino aree e società diverse, così da avere sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
La scrittura di Carey è scorrevole e ben bilanciata nell’alternanza tra narrazione e dialoghi. Non è particolarmente elaborata, ma è curata bene e si adatta al contesto. Inoltre, considerando la lunghezza dei romanzi, è un bene che non sia troppo pesante.
La trama di questo volume mi è piaciuta più del precedente, anche se in molti aspetti è davvero dolorosa. Il protagonista è cresciuto e migliora, anche se sembra che per la storia che davvero vorrei leggere dovrò aspettare il terzo. Mi sarei aspettata che tutta la trilogia desse più peso al passato e soprattutto alle origini del protagonista, invece per ora restano un po’ messe da parte, relegate ai suoi tormenti interiori, ma non affrontate direttamente. In generale comunque la trama è interessante, anche se forse nella parte finale alcuni capitoli si trascinano un po’: una sforbiciata qua e là non avrebbe fatto male.
Il punto più debole, che per me rende (almeno per ora) questa trilogia inferiore alla prima è il tema della sessualità. Nella trilogia di Phèdre era un punto di forza, ben inserita nella trama e imprescindibile data la natura della protagonista. C’era originalità e varietà nella descrizione delle scene di sesso, che non risultavano mai fuori luogo o ridicole. In questa nuova saga la frequenza e il dettaglio usati nella prima trilogia non sarebbero più necessari, basterebbe molto meno a rendere l’idea: le scene sono ripetitive e a volte un po’ esagerate, con qualche descrizione al limite del cringe. Ammetto però che io sono molto critica e non è facile farmi apprezzare le scene di sesso senza farmi sghignazzare come un’adolescente o farmi pensare che siano state inserite solo per attirare l’attenzione su quello che nella nostra ipocrita società è un argomento tabù e quindi soggetto al fascino del proibito. Osservando il libro con un po’ più di distacco, in questo volume l’autrice ha calcato un po’ meno la mano rispetto al primo e comunque la trattazione è migliore della maggior parte di altri libri che (purtroppo) ho letto.
Non voglio essere ripetitiva, ma la casa Editrice Nord, con la sua scelta di suddividere in ulteriori tre capitoli questa trilogia, ce la sta mettendo davvero tutta per rovinare questa Saga.
Come si fa a dare un giudizio su un libro diviso esattamente a metà?
Ma forse sarebbe meglio chiedersi, come si fa a dare un giudizio su un libro diviso a metà?
Il suo stile, infatti, è un intreccio perfetto e armonioso di trame e sottotrame, di sentimenti e desideri, di pensieri e azioni.
Come si può troncarlo così di netto senza rovinarlo?
Facile, non si può!O meglio, non si dovrebbe fare...
Imriel de La Courcel è cresciuto e si sente.
Sempre passionale e impaziente, sempre tormetato e misteriosamente attratto dal pericolo, ma decisamente più consapevole di se stesso.
Amo questo personaggio.
Forse non avrà la forza dirompente, il fascino morboso e la pragmadicità della sua madre adottiva, prescelta da Kushiel, ma è innegabile che in lui c'è un fermento, un tumulto che lo trasformerà, o almeno questo è quello che spero e intravedo, in un personaggio sempre più affascinante e in grado di sorprenderci.
In questa prima tranche del romanzo lo vediamo alle prese con il vero amore, quello che perderà e ritroverà, ancora e ancora e che, ne sono certa, lo renderà davvero migliore.
Molti lo chiamanto "il principe viziato", ma per me non è mai stato così. Mi è bastato leggere la prima riga di questa trilogia, quella domanda infantile eppure così importante e profonda, per innamorarmi di lui.
Cosa vuol dire essere buoni?
In questo capitolo Imri ancora non lo sa, ma ci sta provando in tutti i modi e decisamente con un metodo più ragionato di quando era solo un bambino, preda e schiavo delle sue paure, dei suoi nodi di colpe e delle sue vergogne eriditate.
Non voglio anticipare troppo, ma sospetto che questo suo desiderio di perseguire il bene, di essere buono, lo stia portando in una direzione sbagliata, come se la Carey ci sugerisse che, forse, solo seguendo i nostri veri sentimenti possiamo anelare ad esserlo davvero.
Vorrei poter dire di più sulla trama, sugli intrecci magici e perfetti che, ne sono certa, la Carey ha creato anche per il suo Imriel, ma questo moncone di romanzo non mi permette di avere una visuale completa del suo talento.
Sprazzi ce ne sono ovviamente. E bastano a farci intravedere un seguito ricco di colpi di scena e suspance che metteranno in luce ogni angolo del cuore del nostro principe e, per quanto mi rugarda, spero che questa luce riesca a mostrarci anche il suo lato più oscuro, retaggio degli Shahrizai.
Imri è un po’ più interessante ma sempre una lagna: amo Sidonie, amo Dorelei. Ora sì, ora no. E riesce sempre a finire in qualche guaio stranissimo, da cui trae fuori senza mai prendere una decisione in “proprio”, ma sempre a rimorchio di altri. E poi potrebbe anche onorare un po’ di più Kushiel, piuttosto che borbottare che vuole essere buono-buono-buono Giusto per fare un minimo di riassunto: Imri torna a Terre d’Ange, scocca uno sguardo a Sidonie e lei da vera angeline gliela dà senza pensarci due volte. Che un pensierino era meglio farlo, visto che: lui è promesso all’erede di Alba, lei è l’erede di Terre d’Ange, lui è il figlio della pluritraditrice Melisande …. Insomma. Dopo vari (per numero e posizioni) amplessi arriva Dorelei, e Imri che è buono-buono-buono piuttosto che tirare fuori le palle, la sposa …. ARGH, innescando una reazione a catena abbastanza strampalata. Tutta la brigata – Phedre, Joscelyn, Eamonn e consorte skalda – accompagnano la coppia buona-buona-buona ad Alba, facendo un salutino a Hyacinthe (che si è giustamente stufato di fare guardia allo Stretto). Una notte, mentre la dolce Dorelei dorme, Imri pensando a Sidonie fa – come canterebbe Dalla – partire la mano e inonda terra d’Alba di desiderio represso. Ahimè la perfida Morwen maga-orso del popolo degli Antichi (troppo complicato da spiegare, ma tipo gli elfi, stanno sparendo) raccoglie la terra e il, ehm, materiale organico e ne fa un pupazzetto che usa per dominare Imri. Il piccolo piagnucolone si rivolge ad un bardo che fa un controincantesimo per cui non ha più sentimenti (anche qui, troppo complicato). Dorelei rimane incinta, e tutto precipita. Il dono della visione futura frega gli Antichi, che apprestano un tranello, fanno secca Dorelei e quasi ammazzano il piagnone. La sbrigativa e disinvolta maniera che ha trovato Carey per risolvere il problema del cuore spezzato in due di Imri è cinica, ma secondo me pure lei si era stufata di Perfettino&Perfettina e non potendo far fuori il primo, è toccato alla dolce cara amabile etc. Il seguito, grazie a quei geni dell’Editrice Nord, al prossimo volume. Ma grazie ad altri veri geni già pronto da leggere. Tag: SGAK (sempre grazie al Kindle)
Kushiel's Justice, parte 1 Allora, premetto che la decisione di dividere il romanzo in due rimane a mio parere una scemenza, ma almeno in questo secondo volume nella prima parte succedono più cose rispetto al primo, che è già un vantaggio. Comunque la sensazione di avere in mano un romanzo incompleto rimane: la Carey nel bene e nel male porta sempre a termine il cerchio narrativo in ogni romanzo, e i finali delle edizioni spezzate lasciano sempre troppi punti in sospeso - specie se si pensa che non vengono pubblicate assieme, ma a distanza di mesi l'una dall'altra. E non costano neanche così poco. Comunque. Imriel continua a piacermi anche in questo secondo volume. Certo, ha un po' troppo spirito da martire involontario, ma questo lo trovo un punto positivo: un principino ribelle che segue il suo cuore in barba alla ragion di stato sarebbe stato irrealistico. È molto più sensato il fatto che invece prenda la decisione di rinunciare almeno temporaneamente ai suoi sentimenti per fare il suo dovere: nonostante i precetti religiosi di Terre d'Ange, è già stato detto che spesso, quando si tratta di persone di altro rango, questi vengono un po', ecco, accantonati. L'unica pecca di questo libro è che, se anche succede qualcosa, non è qualcosa di granché incisivo. È tutto molto tranquillo, la quiete prima della tempesta, amoreggiamenti, incantesimi, le cose che sembrano andare fin troppo bene... perché, appunto, immagino che tutta la sostanza stia come al solito nella seconda parte, e qui ricominciamo daccapo col discorso. Comunque alla fine dei conti anche questo libro è promosso: Imriel rimane un protagonista meno pungente di Phédre, e il suo rapporto con Sidonie non è, per ora, appassionante quanto quello tra Phédre e Joscelin, ma continua a seguire una buona strada.
Come già diversi hanno espresso, questa divisione dei romanzi della seconda trilogia è veramente una piaga d'Egitto. Poi sì, lo so che sono io quella con le manie di avere tutti i libri nella stessa edizione e che potrei prendere la seconda parte in edizione Nord, ma il mio scaffale fantasy è troppo carino per rovinare l'ordine che giusto nei libri miracolosamente riesco a conservare. E comunque è divertente che gli unici che non siano riusciti a far funzionare questa spezzettatura siano quelli della Fanucci con la Hobb, altro mio grande amore fantasy... Povera Trilogia dei Mercanti di Borgomago, sigh! Comunque! Nonostante io continui a predilire il POV di Phèdre della prima trilogia, forse sentendolo più vicino a me in quanto femminile, e quanto non sopporti le seghe mentali degli adolescenti (già a fatica reggevo le mie ai tempi, quelle di mio fratello non ne parliamo...), devo dire che questo mezzo romanzo mi è piaciuto molto. Mi piace come l'autrice riesca a imprimere un tono diverso alla narrazione nei suoi diversi romanzi: Phèdre mi ha sempre dato l'idea di un'adorabile e ancora bellissima vecchietta che decide di mettere giù le sue memorie, con un tono a tratti nostalgico del suo passato. La narrazione di Imri è più sanguigna, più forte, più immediata. Lo stile poi è sempre fantastico e si fa leggere con un piacere incredibile, ci ho messo una settimana giusto perché sono oberata di impegni. Meraviglioso... Ma ora fino a giugno sarà un dramma!
Commento unico Il principe e il peccato - La sposa e la vendetta
Bello, bello, bello. Questa saga si fa sempre più interessante, tra amori, maledizioni e intrighi in perfetto stile Carey. Imriel è il più adorabile personaggio mai uscito dalla penna di questa autrice (dopo Alcuin, ovviamente) ed è bello vedere come si evolve nel corso della sua turbolenta vita. Ma ho adorato tanto anche Dorelei e Alais, davvero due splendidi personaggi, tenere e risolute. Troppo sofisticata invece la delfina Sidonie, non che mi sia antipatica ma è decisamente troppo "perfetta". Mi piace anche come la Carey ha inserito personaggi vecchi ma ancora tanto amati quali Phèdre e Joscelin, dando loro un ruolo importante nella storia ma senza concentrarsi troppo su di loro. E' una bel modo per mantenere la continuità con la prima saga. Non posso infine evitare di dire che ancora una volta la Carey ha scritto pagine di una intensità incredibile, emozionanti, strazianti, indimenticabili. Aspetto trepidante l'ultima punata della serie!
"Imriel,noi saremo con te, qualunque scelta farai. Di questo stanne certo, però ascolta. Una volta mi hai chiesto come facevo a sopportare certe cose, sapendo cosa è Phèdre. Sapendo quanto siamo diversi, sapendo che siamo così male accoppiati da far ridere gli dei. Sapendo tutto questo, e andando avanti lo stesso. Ricordi cosa ti ho ...detto?" "Hai detto che avevi provato a stare senza di lei." "Proprio così. [...]Imri, se è una cosa vera durerà. La cosa peggiore che devi temere è che il tuo amore si riveli debole e incostante. Tu cosa preferiresti?" "Ho capito cosa vuoi dire" "Bene. E, se da qui a un anno entrambi proverete ancora... la stessa cosa, lei avrà almeno raggiunto la maggiore età. Se vorrà sfidare sua madre e i pari, la legge glielo permetterà. E, se tu vorrai lasciare Alba per stare con lei, Elua sa che Phèdre e io smuoveremo mari e monti per te." "Lo prometti?" "Contro ogni buonsenso, sì"
pag 46:"Attento al profumo della rosa, Imri. Ti fa dimenticare come pungono le spine" pag 136: "....è l'amore che ti fa sentire malato, o così sconvolto da voler colpire qualcuno, o ubriaco di gioia, col cuore che sembra sul punto di scoppiare in mille pezzi dentro al petto?"
La meraviglia! Non sono riuscita a staccarmene! Finalmente le cose della Carey che mi piacciono di più: amore, intrighi e magia. Di gran lunga superiore ai primi due volumi. Ora scusate ma mi fiondo sul quarto!