Mi è piaciuto molto! Benché alcune cose siano totalmente state "sorpassate", il carattere vintage e "narrativo" dell'opera rapisce il lettore attento alle sfumature di comportamento. Sempre attuali le raccomandazioni sull'educazione e cortesia.
Volevo leggerlo perché la posta del cuore di Colette Rosselli mi era sembrata un'interessante analisi sociale di venticinque anni di trasformazioni. Qui torniamo al 1960 e alle sue compassate apparenze. Anche qui le riflessioni su com'è cambiato il paese, la sua gente e le relazioni non mancano, ma appaiono piuttosto penose: l'alta e media borghesia, a cui il libro è rivolto, è invitata al conformismo, alla mediocrità, ad appiattirsi sulla scelta dei più, a soffocare ogni emozione, a rinunciare a esprimersi. Prevedibilmente, il sessismo nei rapporti di genere è al massimo del suo potenziale: la donna è conciliante, frivola, dipendente dall'approvazione maschile, di inscalfibile virtù; all'uomo sono raccomandate sopportazione e galanteria. Le molestie e i tentativi di aggressione sessuale sembrano normale amministrazione che la donna gestisce come prevedibili seccature, rassegnata a fronteggiarle quotidianamente. Un quadro scoraggiante, condito da un mare di frivolezze e vanità senza importanza: la sposa che porta gli occhiali e vuole il velo dovrà imparare a percorrere la navata del tutto miope, rischiando di sbattere per terra. Una lettura specchio di una società borghese oppressa e idiota che ho trovato insopportabile.