Ad un certo punto del terzo volume di questa quadrilogia, mi sono quasi arresa. Eravamo arrivati ad un livello di confusione tale che persino l'entropia di cui spesso parla Simmons sarebbe impallidita al confronto, e ho dovuto intervallare gli ultimi due tomi con altri libri, per respirare di nuovo.
Questa serie parte magnificamente, per chi ama la letteratura: Simmons trasporta l'Iliade su Marte, salvo poi farci sapere che le cose non stanno come sembrano e che in mezzo ci sono anche Shakespeare, i personaggi della sua 'Tempesta', Proust, una serie di altri poeti meno importanti, robot, ebrei, arabi fanatici, moravec, insomma tutto ciò che la mente umana può partorire senza però riuscire a mettere insieme, a meno che non sia la mente di Simmons.
Naturalmente il tutto è condotto con lo scrupolo di uno studioso davanti al quale la maggior parte degli esseri umani come me deve chinare il capo, ma nello stesso tempo è anche tutto eccessivo.
Io, che di citazioni e di letteratura sono pure appassionata, ho faticato non poco a stare dietro all'intreccio tra i vari mondi, le varie dimensioni, ognuna col suo retaggio culturale, e ad intesserle poi nella fitta trama fantascientifica con tutti i termini specifici del genere e con una serie di descrizioni pseudo-scientifiche in cui mi sono persa, come quella dei buchi brana.
L'idea di fondo è meravigliosa: un'umanità che vive un po' come nella 'Macchina del tempo', felice della sua ignoranza, un'umanità inutile, insomma, con cento anni precisi di vita, e sopra e sotto di essa dei e creature mitiche e dna ricombinati. E poi ecco che arriva Harman, il Prometeo di questa saga, e porta il fuoco della conoscenza ma anche della miseria umana, che tuttavia non è mai apparsa tanto bella.
Sullo sfondo, temi duri: la guerra finale, il fanatismo religioso, l'antisemitismo; ecco, forse anche qui c'è davvero troppo. E' come se Simmons avesse voluto infondere in questi libri tutte le sue conoscenze, tutte le sue paure, tutte le sue riflessioni, e abbia finito per fare come alcune macchine che descrive, che nel riversare sugli umani le informazioni rischiano di ucciderli.
E' come se fosse stato lui stesso Prometeo, ma un Prometeo deciso ad attaccare il fuoco dovunque potesse, invece che a donarlo.
I primi due libri, maggiormente incentrati su Omero, sono i migliori, il terzo è il più scientifico e pesante, il quarto si riscatta con i pensieri di Harman nel suo viaggio nella Breccia, un capitolo che da solo varrebbe tutto il libro.
In definitiva è una saga da leggere, pian piano, magari intervallandola spesso ad altre letture, per scaldarsi a questo fuoco di nozioni e di trame, ma per non bruciarsi il cervello e la pazienza nel farlo.