È tempo di Crociate. Anche i più giovani sognano la Grande Avventura del viaggio nel paese di Outremer, luogo esotico e misterioso abitato da emiri e sultani infedeli, teatro di eroiche battaglie e assedi vittoriosi. In Puglia, nella casa di Messer Rufo, falconiere imperiale al servizio di Federico II, la vita delle cinque figlie segue il suo ritmo quotidiano, tra le cure della casa e le lezioni del precettore, le visite dei viaggiatori con i loro meravigliosi racconti, i pettegolezzi della servitù, le partite di caccia col falcone. Ma la tredicenne Costanza smania dal desiderio di unirsi ai pellegrini che partono per riconquistare il Santo Sepolcro. La sorella Melisenda fantastica invece d'imparare dagli arabi i segreti della falconeria. Ma il destino non si può scegliere: è lui che decide quale sarà il tuo viaggio, come sarà la tua avventura. E chi svelerà - con un inatteso colpo di scena - il mistero della bambinaia dal misterioso passato.
Bianca Pitzorno (Sassari, 1942) è una scrittrice, autrice televisiva e traduttrice italiana. Celebre soprattutto come autrice di romanzi per ragazzi, dal 2000 è anche ambasciatrice UNICEF.
Born in 1942, she's an Italian writer and screenwriter specialized in children literature.
She graduated in Classic Literature, with a thesis on Prehistoric Archeology. For seven years she worked as a responsible for cultural children’s television programmes for the Italian public television (RAI). She also worked as an archeologist, theatre writer, screenwriter, lyricist and teacher.
From 1970 to 2011 she published many assays and novels, for both kids and adults, translated in many countries all over Europe, America and Asia. She translated Tolkien, Sylvia Plath, David Grossman, Enrique Perez Diaz, Töve Jansson, Soledad Cruz Guerra e Mariela Castro Espìn.
She lives in Milan. She doesn’t love traveling but visits Cuba often and collaborates with the local cultural institutions. Since 2004 she stopped writing for younger readers, concentrating only on adult books. Her most popular works are: La bambina col falcone 1982; Vita di Eleonora d'Arborea, 1984 e 2010; Ascolta il mio cuore, 1991; Tornatras, 2000; La bambinaia francese, 2004; GIUNI RUSSO, da Un'Estate al Mare al Carmelo, 2009. La vita sessuale dei nostri antenati (spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi) 2015.
Questo libro è un bel romanzo storico per ragazzi. È il primo libro che leggo di Bianca Pitzorno, contemporanea scrittrice e autrice teatrale e televisiva, e ho molto apprezzato la sua capacità di calare il lettore nella storia: tutto è credibile, ben contestualizzato e piacevole.
La scrittura è semplice ma ricca, precisa e particolareggiata; narra le vicende familiari di messer Rinaldo Rufo, falconiere del re, e della sua famiglia.
Il periodo storico è quello del basso medioevo, in un arco temporale dal 1215 al 1230, e ci troviamo al seguito della corte di re Federico, incoronato re di Sicilia e del Sacro Romano Impero, nipote del conosciutissimo Barbarossa che guidò la III crociata contro il Saladino.
Un tuffo per tutti nelle atmosfere del basso medioevo, tramite le gesta di Costanza e Melisenda, sorelle e figlie del falconiere, rispolveriamo i testi scolastici su usanze, costumi, alimentazione, vassallaggio, classi sociali, compromessi papato/impero, conflitti religiosi fra i cristiani delle crociate e i musulmani d' Oriente.
Un buon libro di narrativa per ragazzi che si adatta anche alla lettura di adulti.
Dopo "La bambinaia francese" ecco un altro bellissimo romanzo storico per ragazzi di Bianca Pitzorno. Questa volta la vicenda si svolge nella Puglia del 1200, ai tempi delle crociate, durante il regno di Federico II di Svevia. Le protagoniste appartengono alla famiglia del falconiere del re, messer Rufo e di sua moglie madonna Ivette. Molto accurata non è solo la ricostruzione storica in cui si dipanano le vicende delle sorelle Costanza e Melisenda, ciascuna con la propria personalità e i propri ideali da perseguire. Ciò che mi stupisce sempre della Pitzorno è in realtà la sua abilità nel riuscire a parlare ad un pubblico giovane senza mai appiattire la scrittura. Ne esce un romanzo raffinato, che inquadra accuratamente il periodo storico descrivendone usi, costumi, credenze, mode, tradizioni culinarie, conoscenze medico-scientifiche della vita di allora e così, assieme alle avventure delle sorelle Rufo, il giovane lettore imparerà termini nuovi legati all'arte della falconeria o della cavalleria, vedrà citate non solo le gesta del famoso Artù, ma anche di papi, sovrani e personaggi che realmente segnarono le sorti di quel periodo. Così, imparare ad amare la Storia diventa molto più semplice! Voto: ★★★★½
Leggere Bianca Pitzorno è un po' come tornare bambina. Le protagoniste, bambine, mi riportano indietro a quando tutto era un avventura. Ma Costanza e Melisenda non sono due bambine comuni. Costanza, primogenita di messer Rufo, falconiere del re, e Madonna Yvette, sognada sempre di andare in terra santa per liberare il santo sepolcro, Melisenda, invece, nutre una sfrenata passione per la professione del padre e vuole a tutti i costi un suo falco da allevare. È grazie a quest'ultima che impariamo l'arte del falconiere, mentre grazie alla prima, conosciamo le difficoltà di andare in guerra .
La cosa che amo di questo libro sono le immagini che trasmette. Il 1200 non era certo un periodo facile e privo di rischi e la scrittrice riesce a mostrare senza veli certe durezze e crudeltà del periodo. L'arte del falconiere non è certo facile e attraverso Melisenda viviamo anche scene un po' crude. La guerra non è priva di rischi e con Costanza conosciamo i risultati della presenza di tante persone in poco spazio e condizioni igieniche non proprio ottimali. Grazie allo stile però, anche le cose un po' più sgradevoli passano in secondo piano e ciò che rimane è l'avventura e i sentimenti che vengono trasmessi.
«È per questo che gli arabi hanno l'usanza di piantare un gelsomino per ogni persona cara che muore?» sussurrò Costanza poggiando la guancia contro la spalla di Alienor. «Perché ogni anno il profumo ritorna e impedisce di dimenticare?»
È impressionante la capacità che ha Bianca Pitzorno di stupire i suoi giovani lettori! Non solo, ma anche il grande lavoro e le ricerche che ci sono dietro a questo romanzo, storicamente molto accurato, mi hanno dato la riprova dell'impegno di questa scrittrice nello stendere un romanzo degno di tale nome. Mi sono sentita catapultata nel Regno di Sicilia di inizio '200, sotto il governo dello Stupor Mundi, a diretto contatto con la cultura, i costumi e gli usi orientali, sotto i cieli azzurri del Sud Italia punteggiati dal volo di maestosi falconi. Davvero, io non so che dire. Grazie Bianca Pitzorno, perchè fai di un romanzo un mondo! ❤
Non ho mai amato molto il periodo delle Guerre Sante nel lontano 1200, ma questo libro raccoglie gli avvenimenti più importanti spiegati in modo scorrevole e con molta approfondita conoscenza da parte dell’autrice, la quale con arguzia ha saputo calare questo periodo in un libro allietato dalla vicenda centrale dei personaggi della famiglia di Messer Rufo. I protagonisti sono essenzialmente il falconiere messer Rufo, sua moglie di origine francese madonna Yvette e le loro figlie, Costanza, Melisenda, Sibilla, Alice e Violante. Per non tralasciare il paggio Konrad, il maestro di ‘casa’ Giovanni da Bologna, l’imperatore Federico II e il falcone dal nome Sparr. In seguito saranno essenziali anche le figure delle bambinaie come Alienor in cerca del suo caro fratello perduto dal nome Honfroi e i due soldati amici di famiglia come Guglielmo e Bencivenni. La storia di questo romanzo dimostra l’evidente bravura dell’autrice, ma diciamo che il titolo è solo una ‘scusa’, perché la vicenda non si centra solo sulla bambina e il falcone, ma ben su tutti i personaggi primari e secondari, i quali danno voce ad un libro dai tratti prevalentemente storici. Ovviamente il personaggio della bambina, in questo caso Melisenda, che fin da piccola vorrebbe diventare una abile falconiera proprio come suo padre, è soltanto una delle tante storie dentro alla storia, la quale racchiude anche la figura gentile di Madonna Yvette. La donna si addolora ogni qualvolta non riesce a dare l’amato figlio maschio al consorte e poi vi è l’assennata figura di Konrad, il quale sarà costretto a partire per la Guerra Santa, ma da sempre ama di poter diventare medico. Giovanni da Bologna, uomo di buon cuore e certamente una buona forchetta, ma per quanto cibo possa ingerire la sua figura resta un esile stecchino. Il rapporto tra Melisenda e il suo falcone grigio di nome Sparr rappresenta una sensibile amicizia rafforzata dalla similitudine tra il carattere della bambina e quello dell’animale. Due personalità forti e coraggiose, come d’altronde lo sono quasi tutte le figlie di Messer Rufo. Anche Costanza, la primogenita dimostra un carattere tosto e testardo e da sempre sogna, anche se donna, di poter partecipare alla Guerra Santa. Giungendo, però agli avvenimenti storici, tutto comincia al momento dell’incoronazione di Federico II, figlio di Federico Barbarossa. Messer Rufo andrà da solo all’evento, perché la moglie sta per partorire la loro seconda figlia Melisenda. Dal momento dell’incoronazione Federico II indirà una crociata, ma passeranno circa dodici anni, in cui Messer Rufo e madonna Yvette avranno altre figlie prima che la vera Guerra Santa possa scoppiare. L’imperatore è pronto a partire, il paggio Konrad dovrà partire insieme a Guglielmo e Bencivenni per la crociata. Durante questi anni il rapporto tra Sparr E Melisenda, nasce, cresce e il sogno della bambina ormai diventata ragazza si avvera. Allo scoppio del conflitto, Costanza verrà chiusa in un convento e in cuor suo non potrà mai avverare il suo desiderio di poter combattere in battaglia. Il giorno prima dello scoppio vi è una forte epidemia, così l’imperatore si ammala e non può partire. Per il Papa sembra ancora un’inutile scusa per la guerra e così lo scomunica, ma Federico II avrà altre armi per riuscire a risolvere la questione senza spargimenti di sangue, grazie alla sua amicizia con il re di Gerusalemme. L’imperatore riuscirà ad avere la città e sarà tollerante verso i musulmani permettendo loro di poter pregare in Terra Santa, e sarà così che il Papa vede ancora il suo gesto come un affronto e da lì saranno i cristiani i veri nemici del re. Tutto però si aggiusterà ancora una volta con l’intervento del re e la pace sarà nuovamente proclamata. Ripeto, essendo un’amante della storia, non ho mai trovato però molto affascinante questo periodo storico, ma devo ringraziare l’autrice per aver reso questo libro davvero piacevole ed esauriente. Consiglio questa lettura per chi ama il periodo delle crociate, ma anche a chi ama soltanto sentirsi raccontare la vita vissuta di quel tempo, cullandosi fra importanti tematiche come l’amore,l’amicizia, il coraggio e la dignità del proprio onore.
Molto, molto carino. In realtà, non l'ho letto nell'edizione che compare in GR, ma una scolastica Bruno Mondadori e devo dire che, anche se ne hanno rallentato la lettura, le note esplicative a pié di pagina e le schede tematiche a fine di ogni parte sono state molto utili ed interessanti, anche solo per spolverare alcuni concetti. Brava Pitzorno, come sempre!
A dispetto della mia scarsa passione per lo studio scolastico della materia, amo i romanzi storici. "E va be', facile: sei una lettrice onnivora!" direte voi. Non ho alcuna intenzione di discolparmi e, a riprova di quanto ne sia orgogliosa, vi invito ad avventurarvi con me in un libro non solo storico, ma rivolto innanzitutto ai ragazzi. Inutile girarci attorno: gran parte della letteratura per giovani lettori merita di essere letta a qualsiasi età e, dopo averlo letto, sono convinta che anche La bambina col falcone faccia meritatamente parte del gruppo. Se alle medie mi avessero messo in mano questo romanzo, forse avrei avuto un'altra considerazione dei capitoli sulle crociate e vi avrei visto un po' più di un esercizio mnemonico di date. Siamo ai tempi di Federico II di Svevia, uno dei sovrani che amo di più (Non sono l'unica che si è presa delle sbandate per personaggi storici, vero?). Il romanzo si apre nel giorno dell'incoronazione del giovane Federico: Costanza, la nostra protagonista, ha tre anni e sta per avere una sorellina, Melisenda. Sono le figlie di Rinaldo Rufo, falconiere imperiale, e di Madonna Yvette, nobildonna scampata alla strage degli albigesi. Ogni personaggio rappresenta uno spaccato storico: la Pitzorno non manca, infatti, di riferire particolari sulle condizioni e sulle abitudini sociali e, come se avesse affidato a ognuno un compito didattico preciso, si sofferma sulle loro vite passate così da consentire al lettore un piacevole excursus che solidifica l'ambientazione storica. Così accanto a Madonna Yvette e alle nostre giovani protagoniste, compare Alienor, una ragazza che ha partecipato alla Crociata degli Innocenti, perdendovi il fratello e diventando schiava. Nel racconto della sua disavventura vengono nominati Guglielmo Porco e Ugo da Fer, i mercanti marsigliesi che, secondo la tradizione, offrirono un passaggio ai piccoli crociati. Questo è solo un assaggio dell'accuratezza storica; a casa Rufo non mancano precettori, servi cristiani, schiavi saraceni e altre sorelle più piccole. Crescendo, però, Costanza e Melisenda rivelano attitudini e desideri davvero inimmaginabili per delle fanciulle dell'epoca. La più giovane, Melisenda, desidera e ottiene un falcone: inizierà così il suo apprendistato da falconiere. Costanza, invece, è una vera sognatrice. Dopo aver letto delle avventure in Outremer, desidera imbarcarsi per la Terrasanta, liberare il Santo Sepolcro e ritrovare Honfroi, il fratello di Alienor. Spirito focoso, Costanza non esita a travestirsi da ragazzo pur di partire, ma un'improvvisa malattia la costringe a casa. Nel frattempo la crociata è stata annullata; sarà Melisenda, anni dopo, ad imbarcarsi per Outremer in quella che sarà la più pacifica delle crociate. L'imperatore, infatti, non spargerà una sola goccia di sangue e grazie alle parole, riuscirà a stringere un'alleanza con il sultano del Cairo. Non mi aspettavo nulla di diverso dalla penna di Bianca Pitzorno che non si è limitata a una lezione di storia, ma ha arricchito la narrazione di quei valori che da sempre contraddistinguono i suoi romanzi. Il tono è giocoso e quasi spensierato, ma non banalizzato. La Pitzorno sembra ricordarci che per parlare ai bambini, ai ragazzi e farsi capire non occorre abbassare il registro ed appiattire il lessico, caratteristiche che –ahimé- spesso si ritrovano in romanzi di altro genere e rivolti ad un pubblico più maturo. Freschezza e uso appropriato della parola fanno dei libri della Pitzorno, come quelli di altri autori italiani (penso alla De Mari), dei romanzi capaci di emozionare anche i più grandi.
Ci sono incontri che non si dimenticano più, anche se avvenuti in un’età di cui è facile che la maggior parte del resto cada nell’oblio. Accade anche con i libri: un brano letto di sfuggita in quel minestrone che è l’antologia scolastica delle scuole medie, e quelle righe diventano una specie di ritornello, qualcosa che comincia a ronzarti per la testa e a pungolarti dalla curiosità di sapere tutto il resto. Nel mio caso, l’incontro fu con una ragazzina di nome Melisenda: una ragazzina che immaginavo della mia stessa età (10-11 anni), curiosa di tutto e piena di vita, che dava del voi al padre e cui il padre dava del voi, e che, per la prima volta in vita sua, faceva volare un falcone. Divorai il brano ancora prima che lo leggessimo ufficialmente nell’ora di Italiano, e annotai immediatamente il titolo scritto in piccolo alla fine, già con le idee chiare su cosa avrei chiesto in dono al mio prossimo compleanno. Ancora oggi mi capita, di tanto in tanto, di scorrere qualche pagina tra le mie preferite di questo libro, e ogni volta è quasi come tornare ragazzina. Un romanzo per ragazzi, dunque, ma non solo: un classico, che ci si può permettere a tutte le età, e che consiglio soprattutto alle lettrici, per ritrovare la leggerezza della bambina che è in noi, e che molte volte dimentichiamo.
La prima volta che l'ho letto avevo compiuto da poco 11 anni. Il libro era una vecchia edizione scolastica un po' rovinata ed era dimenticato sotto una pila di libri nuovi e dai colori sgargianti nell'armadio dei libri della mia classe. Non so cosa mi avesse spinto a sceglierlo ma lo portai a casa, divorandolo in poco tempo. Mi dispiacque tantissimo riportarlo a scuola perché me ne ero innamorata e speraii che qualcun'altro l'avrebbe scelto senza lasciarsi ingannare dalla copertina vecchia e un po' bruttina. Oggi finalmente l'ho comprato, nuova edizione (decisamente più bella) e magia immutata, dalle prime righe.
Quando, a 12 anni, lessi per la prima volta questo libro me ne innamorai perdutamente, al punto da rileggerlo varie volte. L’ho ripreso in mano dopo molti anni, perché avevo notato che i ragazzi che lo prendevano in prestito in biblioteca lo riportavano poco dopo senza averlo finito e dicevano di averlo trovato molto lento e noioso. In effetti, mi rendo conto che la lettura può risultare alquanto faticosa per i ragazzi di oggi, abituati ad uno stile più scorrevole e decisamente scoraggiati davanti ai numerosi dettagli storici. Un vero peccato. Continuo comunque a consigliarlo, con risultati discreti, a ragazzi molti appassionati di Storia.
Un libro ambientato nel Medioevo, che racconta la vicenda della famiglia di messer Rufo, falconiere di re Federico, e delle figlie. Costanza, desiderosa di partecipare alla crociata per ritrovare il fratello della sua balia e Melisenda, appassionata come il padre di falconeria. Le loro avventure si intrecciano con quelle di messer Kondrad, Bencivenni e si concludono con un lieto fine. Il libro è molto interessante anche dal punto di vista storico, infatti è ricco di approfondimenti sul Medioevo per comprendere meglio questo periodo.
Una lettura scolastica, oggi mi chiedo perche', con tutti i libri che ci sono, anche della stessa Pitzorno, un professore delle medie non possa trovare qualcosa di piu' accattivante per dei ragazzini? Purtroppo per me il giudizio su questo libro resta legato a quella esperienza, col senno di poi il dubbio che potrebbe meritare una seconda possibilita' ce l'ho, ma al momento non posso che dispiacermi per un libro affrontato al momento e nel modo sbagliato.
Bianca Pitzorno è sempre perfetta nei suoi romanzi. Qui approfondisce la figura di Federico II e ci racconta le avventure delle figlie del falconiere del re dal 1215 fino al 1229, al tempo della terza crociata. L'ho trovato molto interessante, e lo dice una persona che di Storia non se ne intende proprio!
I was a child when I read it, but I remember that I really liked it. the descpriptions are really well done and the plot is very interesting. It's easy and simple to read.
Messer Rinaldo Rufo è il falconiere di re Federico, sovrano del Regno di Sicilia, nonché nipote di Federico Barbarossa di Hoenstaufen. Per servire il suo sovrano, Rinaldo lo segue in Germania con la moglie Yvette, dove Federico verrà incoronato imperatore, promettendo al papa una nuova crociata per liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli. È in Germania che nasce Costanza, la primogenita dei Rufo, a cui seguirà, una volta rientrati in Puglia, la sorella Melisenda. Le due ragazze crescono con interessi completamente diversi: Costanza sogna di andare ad Outremer, in terra santa, per combattere con i crociati; Melisenda è invece interessata alla falconeria, arte a cui verrà avviata dal padre. Ma la crociata tarda ad arrivare e la famiglia Rufo, nel frattempo allietata da nuove nascite, assisterà a vari contrasti tra il re ed il papa.
È un romanzo storico adatto ai ragazzi e, come tale, è in grado di raccontare in modo semplice e con naturalezza fatti storici medievali, legati alle crociate, accostando loro una vicenda di fantasia accattivante, che lo rende sicuramente più leggero e allettante. La trama è lineare anche dal punto di vista cronologico, abbracciando gli anni che vanno dal 1215 al 1229, salvo brevi salti temporali nel passato per ricordare gli antenati dei personaggi o per accennare eventi storici precedenti: Bianca Pitzorno ha una grande capacità di sintesi ed in poche righe riesce a narrare vicende che hanno abbracciato archi temporali estesi. L'autrice sceglie di non narrare la parte bellica dal punto di vista del campo di battaglia, ma di dare spazio più ai dissidi tra re e pontefice, soffermandosi sui fatti più salienti e senza dilungarsi troppo, lasciando molto più spazio alle protagoniste della famiglia Rufo, ben caratterizzate. Molto simpatico il parallelismo tra lo spauracchio dei bambini odierno (l'uomo nero) e quello di una volta (il Saladino o re Riccardo cuor di leone, a seconda di chi si parteggiasse). Triste riscontrare che già allora vi erano discriminazioni nei confronti degli ebrei. I temi ruotano intorno agli interessi delle protagoniste: vi sono, quindi, le varie fasi di addestramento dei falchi, così come quelle dei cavalieri con il loro specifico abbigliamento. Interessante cogliere le speranze di vita, libertà e fortuna economica che tanti riponevano nelle crociate. La storia di finzione è ben costruita, riserva qualche colpo di scena e risulta piacevole. Un buon libro.
Oggi vi provo a portare con me... in Puglia a Minervino Murge, nella casa di Messer Rinaldo Rufo. È il 1200 circa, il sogno che abita quelle mura domestiche è reso vivo dai suoi abitanti, specialmente due bambine: Costanza e Melisenda. La prima sogna la Terrasanta, l'Otremer, la seconda sogna di seguire le orme del padre: diventare falconiere. Ma siamo nel 1200, partecipare a Crociate o essere falconiere imperiale non è lavoro per fanciulle... Bianca Pitzorno ci porta a scoprire un mondo antico, il nostro, abitato da personaggi con sogni che non sono meri capricci, ma slanci di giovani vite. È un romanzo di formazione, è femminista, è sognante ma anche concreto.
Il mio rapporto con questo libro è un po' particolare: non si tratta del primo libro di Bianca Pitzorno che io abbia mai letto, si tratta però di uno dei primi libri che ricordo di aver voluto leggere. Sono sempre stata una lettrice, anche da bambina, e ho avuto la fortuna di nascere in una famglia che ha sempre assecondato e incoraggiato questa inclinazione, facendo circolare per casa libri più o meno adatti alla mia età. Per molto tempo ho quindi semplicemente letto tutto quello che mi capitava in mano, senza farmi molte domande, senza desiderare altro. Ricordo però un brano su un'antologia delle elementari: il racconto di una bambina che cuce le ciglia al suo falcone, un'azione dolorosa ma necessaria per addestrare questi animali. Ricordo di essere rimasta folgorata da quella pagina, ricordo di aver voluto sapere di più, di averla letta e riletta domandandomi che altro ci fosse nella vita di quella bambina. E poi ricordo una santa maestra pazientissima, che mi ha insegnato a trovare titoli e autori su un'antologia e ad andare in biblioteca per richiedere proprio quel libro di quell'autore. La prima lettura integrade de "La bambina con falcone" è stata perfettamente all'altezza delle aspettative che mi ero fatta leggendo quel primo brano. Probabilmente le ha anche superate, perché non mi aspettavo che, oltre a Melisenda, avrei amato così tanto sua sorella Costanza, o suo padre, o uno qualsiasi degli altri personaggi del libro. E invece mi si è aperto davanti agli occhi un mondo immenso. Rileggere questo libro da grande mi ha permesso di ritrovare soprattutto la sorpresa della me bambina che scopriva che i libri potevano essere qualcosa di più che un semplice caso, che i libri si potevano cercare, che si poteva scegliere di conoscere per intero un autore. Mi ha anche lasciato addosso una leggerissima patina di delusione, perché, a ripensarci ora, credo che Bianca Pitzorno abbia scritto opere più rilevanti di questa (che pure brutta non è). Insomma, quando ero bambina, questo è stato a lungo tempo il mio libro preferito dell'autrice, mentre ora mi trovo a preferire tematiche diverse. E forse non me lo aspettavo. Ciò naturalmente non toglie niente alla piacevolezza di un romanzo che resta tutt'ora estremamente godevole.