"Ci stanno rubando il futuro!" hanno gridato nelle piazze di tutta Italia gli studenti del movimento dell'Onda. Ma lo stesso grido potrebbe accomunare in realtà l'intero paese. Perché l'Italia si è fermata, ha perso la capacità di progettare il futuro, e la crisi economica non fa altro che rendere più visibile e più dolorosa una malattia contratta già da tempo. Il collasso è la radiografia impietosa ma reale di un paese che non sa più proiettarsi in avanti. Che spreca le sue migliori risorse intellettuali non riconoscendo loro alcun merito e costringendole a emigrare. Che non ha il coraggio di investire sull'innovazione e la tecnologia. Che sta perdendo la sfida della competizione internazionale. E che continua a devastare il suo territorio senza preoccuparsi di cosa troveranno le prossime generazioni. Al culmine della piramide, purtroppo, una classe dirigente che è più che mai parte del problema anziché una possibile soluzione. Una classe dirigente che nella sua parte conservatrice continua a coltivare la nostalgia di un passato autarchico, quando sul mondo non spiravano ancora i venti della globalizzazione. E che nella sua parte progressista appare immobile, incapace di ricambio generazionale, sorda agli umori del paese reale, addirittura messa in discussione dal punto di vista dell'onestà.
Ci sono libri che quando li leggi hanno effetti straordinari su quel che pensi, indipendentemente dal numero delle loro pagine. Può succede addirittura che la parte illuminante si limiti a due, tre, cinque pagine... però di che illuminazione si tratta!
Questo libro mi ha fatto questo effetto. Per il 90% si tratta di una diligente quanto non irrinunciabile esposizione dei guai dell'Italia attuale, senza infamia e senza lode. L'evasione fiscale è un flagello che ci sta portando a fondo, il Ponte sullo Stretto è una minchiata e ve lo dimostro dati alla mano, il governo italiano sta deliberatamente demolendo la scuola e l'università e vi mostro come, il precariato ha tolto il futuro a tutta una generazione e piango una nenia funebre in suo onore, il governo è riuscito a criminalizzare le pacifiche proteste degli studenti dell'Onda attraverso l'uso di agenti provocatori... Molto carino, applausi, bravo signor Maltese, ci complimentiamo con lei. Eccole la solita medaglietta che diamo agli scrittori che denunciano le malefatte del governo Berlusconi. Avanti il prossimo.
E invece no. Perché due dei capitoli di questo smilzo volumetto, da soli, meritano l'acquisto e la lettura dell'intera opera.
Nel primo, l'introduzione, Maltese ragiona su cosa sia stato il Berlusconismo, partendo dal fatto che esso è destinato a sgonfiarsi come una bolla ormai troppo gonfia: "L'Italia vive da 15 anni in una bolla politica e mediatica, il berlusconismo. Mezza Italia, per la verità: la più felice. Chi guarda la bolla da fuori si preoccupa, si incazza, si strazia per capire come un trucco tanto facile abbia stregato milioni di adulti che non volevano crescere". Ciò non toglie che "Siamo da anni il paese con i peggiori indicatori economici dell'Occidente, ma nell'anno più cruciale della crisi, con il Pil crollato del 6%, la produzione industriale del 20, l'export del 30, da noi si è discusso soltanto di escort, esami di dialetto, vessilli regionali, ronde. La crisi? Non esiste" (p. 12).
E' palese che questa bolla è destinata a scoppiare -- come qualsiasi bolla. La domanda non può essere "se" scoppierà, può essere solo "quando". Perché il dato di fatto è che l'Italia "ha il terzo debito pubblico del mondo senza avere la terza economia del mondo. Ora neppure la quarta, la quinta, la sesta" (p. 13). E nessuno sta, semplicemente, facendo nulla per sanarlo. Per quanto possiamo resistere ancora?
Incidentalmente, per quanti hanno trovato "deprimente" questo libro, vorrei dire che io sono stato invece galvanizzato dal poter leggere finalmente qualcuno che si pone il problema di quel che accadrà "dopo", in un momento in cui tutta l'opposizione non è capace di immaginare un futuro d'Italia senza un Berlusconismo o da subire o con cui convivere.
Certo, il Berlusconismo appare analogo al fascismo: destinato a crollare, dopo decenni di apparente invincibilità, in un botto solo, in ventiquattr'ore, e in modo catastrofico. Lasciandosi dietro il problema delle macerie, perché "Il non regime di Berlusconi è riuscito laddove hanno fallito i fascismi. (...) L'eliminazione totale dalla scena degli intellettuali. Non nel senso di chi svolge la professione: quelli rimangono e sono ben pasciuti. Mi riferisco piuttosto alla facoltà di esprimere una visione della società autonoma dal potere, che può essere svolta da chiunque" (pp. 17-18). C'è da dire che in questa opera di rincretinimento nazionale una grande responsabilità l'ha avuta il quotidiano per cui lavora Maltese, "La Repubblica". Ma di questo dirò dopo.
Resta il fatto che Maltese chiarisce come la nullifcazione della scuola non sia un accidente dovuto a una scarsa lungimiranza dell'attuale potere, ma sia uno dei suoi obiettivi. Un Paese che vive di narrazioni non ha bisogno di analisi. E di analisti. Ha bisogno di sceneggiatori. Di "autori", meglio se di programmi tv. Per questo la Endemol (di Mediaset: "Il Grande Fratello") oggi influisce di più di tutti i centri-studi dell'opposizione messi assieme.
Unico aspetto preoccupante: quando Berlusconi cadrà, non si tratterà di una caduta indolore. Oltre a lasciare un vuoto di pensieri, analisi, progetti, nascosti da un giorno all'altro come la spazzatura di Napoli dietro il silenzio imposto alle tv, potrebbe accadere di peggio. "L'avventura di Berlusconi è cominciata fra le bombe mafiose del '92 e '93 e fra le bombe può finire. E' cominciata in un clima argentino e può finire con un crack argentino" (p. 19). Fin qui la prefazione. E speriamo che un po' di questo pessimismo cosmico sia solo esagerazione retorica di un pamphlettista.
Il secondo scritto straordinario è nel penultimo capitolo, il nono, che analizza "Gli alibi della sinistra". E questo me lo copierei qui parola per parola, tanti spunti utili propone.
Un capitolo impietoso sull'incapacità, la pusillanimità, la mancanza di sostanza dell'opposizione italiana. Che ha macinato una sconfitta dietro l'altra, nascondendosi dietro l'alibi per cui l'Italia sarebbe un paese intrinsecamente di destra, mentre poi la sinistra continuava a vincere, a livello locale, la maggioranza delle elezioni per tutto il quindicennio berlusconiano. Segno che il problema era nei candidati nazionali, non negli elettori.
Ma "in tutti questi anni, il vero obiettivo della nomenklatura non è stato sconfiggere il berlusconismo (...) quanto piuttosto sopravvivere. Sopravvivere alla fine del comunismo, che pure non era un lutto ma una splendida occasione. Sopravvivere alla perdita d'identità e di rappresentanza. Sopravvivere al montare dell'antipolitica. Quella che in Italia si chiama antipolitica. Ed è soltanto il nuovo modo di partecipare alla politica fuori dai partiti tradizionali, novecenteschi. Che sono morti, nella forma classica, da vent'anni. Lo sanno tutti, perfino loro. Ma invece di rinascere nella sostanza, hanno mutato immagine, simbolo e sigle, a ogni elezione - PDs, Ds, Pd - dando fondo alla vocazione botanica - Quercia, Margherita, Ulivo - senza mai cambiare davvero un contenuto o una faccia. Se si sostituisce l'obiettivo della sopravvivenza alla battaglia contro l'avversario, allora il giudizio sull'efficacia cambia. Non solo la nomenklatura non è affatto stupida e autolesionista, ma è stata addirittura geniale. Infatti è sempre là, perfino dopo la colossale batosta del voto europeo, con il crollo dal 33 al 26%." (pp. 115-116).
Questa leadership insomma non è una risorsa, è un intralcio. E' l'intralcio. Perché vive ancora nel mondo dei partiti ottocenteschi, e quando riesce a vincere grazie ad un "esterno" (Romano Prodi), preferisce poi fargli le scarpe piuttosto che vedersi togliere prebende da sotto i piedi. Perché entrambe le volte il governo Prodi è caduto per tresche non degli oppositori, ma per quelle dei "professionisti della politica", D'Alema e Veltroni e Bertinotti...
Le conclusioni di Maltese sono al tempo stesso ottimistiche e preoccupate. "Quanto può durare la nomenklatura del centrosinistra? Quanto durerà il berlusconismo che ha congelato fin dalla sua nascita un vero rinnovamento del paese. Simul stabunt, simul cadent. Il prossimo segretario del Pd sarà un nostalgico curatore fallimentare del bar Mokambo della sinistra. Il liquidatore di un progetto nato in ritardo e già vecchio. Vecchio come il Pdl. (...) I partiti fondati al tramonto di una stagione, come il Pdl e il Pd, avranno vita breve. Chissà se li vedremo alle prossime elezioni. Qualche vecchio arnese può illudersi che la fine ormai prossima del berlusconismo coincida con la fine dell'antipolitica. Al contrario, sarà un momento di trionfo assoluto. E pericoloso" (p. 118). C'è solo da sperare, conclude Maltese, che per allora l'accanimento terapeutico del PD sia cessato, e ci sia un novo leader, qualcuno che ora come ora magari non è ancora entrato in politica. Io sono convinto che così sarà. Poi però tra le "speranze" e i fatti spesso esistono iati pericolosi...
Resta da nominare un ultimo capitolo, dedicato all'informazione: "Cani da guardia". In esso Maltese alza alte invettive contro il fatto che la stampa non ha svolto il suo ruolo di "cane da guardia" del Sistema. Il capitolo è ben costruito, e denuncia una serie di malefatte delle testate italiane, talmente asservite al potere da esser state abbandonate in massa da lettori e spettatori (ma il libro è stato scritto prima del clamoroso successo de "Il fatto quotidiano", che con le sue centomila copie vendute al giorno, in media, ha posto fine a quindici anni di reticenze "riformiste" e censure "bipartisan" e criminalizzazioni "ragionevoli" del dissenso, che hanno caratterizzato il quasi-monopolio de "La Repubblica").
Ma è del tutto dubbio che un giornalista professionista de "La Repubblica", che prende di salario quanto sette od otto precari di call center, possa costituire per davvero un "guardiano" del sistema, di quel sistema che fa pasciuto lui e affamati tutti gli altri. I cani troppo pasciuti difficilmente si accapigliano per un osso di notizia, per quanto succoso... Figuriamoci se devono correre dietro a notizie troppo sguscianti e veloci a scappare...
Maltese, che dopo tutto è umano, non può certo ammettere di essere anche lui parte del problema, anziché della soluzione. Il problema costituito dall'assenza di una vera stampa di opposizione, dato che "la Repubblica" ha sponsorizzato come uno schiacciasassi, per quindici interminabili anni, ciò che Maltese stesso giudica una idea "nata morta", quella del PD. E criminalizzato chiunque si opponesse a tale progetto. Per esempio, per anni ed anni la "Repubblica" non ha pubblicato (col ritornello "non fa notizia") notizie imbarazzanti per la Chiesa cattolica, per quanto gravi fossero (oggi che c'è "Il Fatto" invece, ha iniziato a pubblicarle...). Avrebbero disturbato i manovratori del PD. Chi voleva quelle notizia, doveva andare a cercarle in Rete.
Ed è forse per questo che ad un certo punto, senza motivo, Maltese sclera contro la Rete: "Oggi qualsiasi fesso può mettere in rete un leggenda metropolitana e farle fare il giro del pianeta in un nanosecondo, prima che si scopra che si tratta di una bufala. E anche un volta scoperta, continuare a viaggiare per giorni, settimane, mesi, anni. Wikipedia, l'enciclopedia della rete, è una fabbrica di cantonate a ciclo continuo" (p. 123).
Ma come, signor Maltese: così acuto a guardar lontano, e poi così presbite nel guardarsi le mani? A quanto pare questo autore non sa che, se si sa usare la Rete, ci vuole in nanosecondo anche per smontarla, una bufala. Come hanno scoperto, dolorosamente, i suoi colleghi che per anni sono stati al centro del divertito tiro al bersaglio sul sito "Apogeonline", da parte di internauti che tenevano conto di quante bufale e leggende urbane si bevessero le pagine informatiche (e finanziarie) di "Repubblica". Chi avesse letto quelle analisi potrebbe oggi concludere la sparata di Maltese così: "...continuare a viaggiare per giorni, settimane, mesi e anni, e finire in ultimo pubblicata su "Repubblica" quando ormai tutti i siti avvisavano da mesi che di bufala si trattava".
Tanta cecità di Maltese mostra il motivo per cui la carta stampata in Italia sia in crisi. E i giornalisti non abbiano alternativa al vendersi come riescono a vendersi e a chi sia disposto a comprarli, a qualsiasi prezzo. Perché nessuno può permettersi di dire a Maltese, blindato al suo posto da contratti lavorativi che nessun giovane che non sia figlio di un uomo politico oggi si sentirà mai offrire: "Non sei capace di scoprire una bufala in Rete? Vuol dire che hai fatto il tuo tempo. Alza il culo e cedi il tuo posto a chi invece lo sa fare".
Maltese fa parte del problema, non della soluzione. Un altro recensore ha sottolineato su questo sito un'altra grave bufala di Maltese contenuta in questo volume. Altre, per fortuna veniali, le ho viste di passata, leggendo. Forse allora sarebbe stato meglio risparmiarsi sparate sulle bufale altrui...
E infatti, sorprendentemente, Maltese lo sa, di essere parte del problema. Anche se umanamente non ama ammetterlo. La conclusione del suo capitolo sul crollo dell'informazione dice infatti sconsolatamente, rivolto ai giovani che aspirano a fare i giornalisti: "Ora tocca a voi raccontare l'Italia agli italiani. Noi abbiano perso".
Ed è vero, loro hanno perso. Perché si sono illusi di poter fare il cane da guardia del sistema stando in cucina, al caldo, ben nutriti, invece di girare per i gelidi e squallidi cortili frequentati solo da spettrali cani randagi e pericolosi... ladri!
Se si unisce questa défaillance alla fondamentale incomprensione del significato dei voti dei cittadini alla lista "Cinque stelle" di Grillo e all'Idv, per i quali Maltese ha solo parole sferzanti, si capisce come Maltese sia, suo malgrado, uomo di un'altra generazione. Legato agli schemi della sua generazione, e non intenzionato a cambiare ora che è così vicino ad una comoda e paciosa pensione: chi glielo fa fare.
Ma alla fine "Nobody is perfect". Godiamoci questo libro per quel che è. E che non è poco.
Nefandezze di oggi, e un domani probabilmente peggiore. Lucide analisi, con serena disperazione, di come siamo arrivati alla realizzazione del disegno eversivo della P2, e di come tutto ciò abbia modificato profondamente in peggio una nazione che era anche di valori e di onestà. Probabilmente per sempre, o comunque per decenni a venire. E con la consapevolezza generazionale del nostro fallimento. Insomma, divertente... :)
Polaroid del momento Maltese ripercorre i punti principali della situazione. Finalmente anche fra i giornalisti appare chi ha il coraggio di ammettere che Gaber e Moretti (normale, sono artisti..) ebbero anni fa l'intuizione corretta: illudersi che la caduta di B elimini il b.ismo � fuorviante e pericolosa. Il libro � ovviamente di parte anche se Maltese si sforza di aprire eccome - mai come in questo libro - pure l'altro occhio. Lode e gloria. Il libro contiene ovviamente dei difetti, degli stiracchiamenti e degli abbagli, arrangiatevi per�. Io mi concentro sui pregi, molti. Ad esempio, evidenziando i punti salienti, si colora fra un terzo e un quarto del libro, quindi � denso. Se voi preferite un fesso che vi da ragione, accomodatevi (altrove). Qui almeno i bias sono palesati. Chi sa, sa come evitarli e leggere tra le righe. ___ Questa Maltese per� non te la passo, hai ripreso pure tu un vecchio articolo di Repubblica dove si leggeva a proposito del primo giorno di apertura del passante di Mestre: "Cinquantamila auto in colonna. Trenta chilometri di coda con l'afa e 35 gradi. Quattrocentomila tonnellate di anidride carbonica scaricate in poche ore nel cielo lattiginoso del Veneto." Ecco. Un rapido calcolo, favorito dal fatto che quattrocentomila tonnellate sono il peso della flotta del Pacifico durante la seconda guerra mondiale, o il peso del materiale sbarcato in Normandia nelle prime settimane, il peso di una piccola citt�, di una collina o altro GROSSO ammontare di rocce o acciaio, le quali ridotte in gas avrebbero semplicemente eliminato il Veneto dalla faccia della terra con venti pari a un'esplosione nucleare o proiettato l'articolista - ivi convenuto - nell'orbita esterna di Giove. Purtroppo erano quattrocento mila chili... (come un rapido calcolo veicoli/km/consumo permette di ottenere) e purtroppo articolista, editor e correttore di bozze sono ancora tra noi e non orbitanti intorno a Giove. E oltre l'infinito. Confondere per ben due volte i chili con le tonnellate porta ad interessanti induzioni. C'� chi non legge, poi c'� chi legge e non capisce, chi capisce e non controlla, chi capisce e controlla e non lavora per voi. Oppure: se la notizia � ecologicamente perfetta per parlar male di qualcosa perch� verificarla, specie quando si dedicano pagine - in memoria e a difesa della stampa che fu - a biasimare le puttanate che noi r�i blogghisti, umillimi recensori e poveri sfigati nerd metteremmo in rete su wikipedia e altrove? Noi. Perch� poi quando la stessa gente nello stesso giornale parla a favore dell'auto elettrica o contro il nucleare, ci facciamo delle risate omeriche pensando all'affidabilit� dei dati sulla base dei quali dovremmo cambiare la nostra vita. Noi. ___ Colonna sonora: The Ultimate 50's Rockin' Sci-Fi Disc - Viper label Liverpool 1. Eddie Clectro and his Roundup Boys � Flying Saucer Boogie 1952 2. Jimmy Lloyd � Rocket in My Pocket 1958 3. Joe Tate and the Hi- Fives � Satellite Rock 1958 4. Billy Lee Riley and his little Green men � Flying Saucers Rock �n� Roll 1957 5. Ray Anderson and the Home Folks � Sputniks and Mutniks 1958 6. Hank Snow � Honeymoon on a Rocket Ship 1952 7. Wesley Reynolds � Trip to the Moon 1957 8. The Rebelaires featuring Sammy Smith� Satellite Rock 1958 9. Paul Perryman � Satellite Fever Asiatic Flu 1958 10. Ella Fitzgerald � Two Little Men in a Flying Machine 1951 11. Skip Stanley � Satellite Baby 1956 12. Bill Thomas � The Sputnik Story 1958 13. Terry Dunavan � Rock it on Mars 1958 14. Nelson Young � Rock Old Sputnik 1958 15. Al Jacobson � Sputnik 1957 16. Weldon Rogers � I�m building a ??? (On the Moon) 1955 17. Jimmy Copeland and the J-Teens � Satellite Rock 1958 18. Joe Montgomery � Planetary Run 1957 19. Buck Trail � Knocked Out Joint on Mars 1958 20. Jesse Lee Turner - The Little Space Girl 1958
Buon libro, ben documentato, con un punto di vista che non sempre condivido, ma sempre equilibrato. Utile per riprendere coscienza sulla situazione dell'economia italiana, dopo casi "noemi" e idiozie varie.
Nota pre-lettura, o post-acquisto: in effetti avrei anche potuto lasciarlo in libreria dopo averlo sfogliato e spendere i 13 euro e mezzo diversamente, ma sono curioso di verificare se ho ragione di pensare che Curzio Maltese, pur bravo e uno dei giornalisti che apprezzo, stia ri-scrivendo sempre le stesse cose; sfogliandolo in negozio, sembra una raccolta di suoi articoli rielaborata per confezionare decentemente un libro da far uscire sotto il periodo natalizio, sotto la pressione del suo agente o della casa editrice. Un po' le stesse cose che penso di Giorgio Bocca, altro gran giornalista, altro autore che apprezzo ma che mi lascia perplesso per il suo girare sempre attorno, ultimamente, al berlusconismo come tema unico. Non trovo niente da eccepire sull'argomento in sè in quanto sicuramente centrale nell'ultimo quindicennio italiano per il punto di vista di tutti i giornalisti che vogliano essere attenti all'aspetto sociale e politico di questo paese disastrato, ma allora sarebbe meglio dedicarsi anima e corpo alla stesura di un unico libro che affronti questo aspetto in maniera completa e definitiva. Vedremo... --------------------------------- Finito: Maltese scrive semplicemente benissimo, sintetico ed efficace, e la lettura resta valida anche solo per gustarsi lo stile della sua prosa anche se a me che lo leggo da tempo suona spesso ripetitivo; come già segnalato da altri, ci sono poi alcuni svarioni tra cui il più grosso per un giornalita d'attualità come lui è indicare Bertinotti come segretario del PD. Complessivamente, serve come sintetico riassunto della situazione critica di tanti settori in Italia, ma andrebbe fatto leggere soprattutto da chi il berlusconismo lo sostiene e lo condivide per essere davvero efficace, io invece ho la sensazione che questi libri dal taglio critico, peraltro documentato, vengano acquistati e letti perlopiù da chi è già sulla linea di pensiero di Maltese. Un po' lo stesso discorso che faccio per Travaglio, bravissimo, forse il più bravo dei giornalisti d'attualità in circolazione, ma ho la sensazione che il tipico elettore berlusconiano non abbia mai letto un suo libro per preconcetto. Maltese nomina molto spesso Grillo e si capisce senza dubbio quanto gli deve stare sulle palle perchè lo tira in ballo ogni tre per due e gli indirizza sempre una frase tagliente: direi che dopo il berlusconismo, Maltese detesti soprattutto il grillismo e questo suo personale accanimento nel denigrare Grillo con impegno me lo rende antipatico. Maltese, usando il mestiere per non dirlo troppo apertamente, ti suggerisce che Internet magari sarà pure il futuro dell'informazione ma ci sono tante incognite sulla qualità e sulla veridicità mentre invece i giornalisti vecchio stile (come lui si considera, ovviamente) erano tanto meglio: pagina 123 "Wikipedia, l'enciclopedia della rete, è una fabbrica di cantonate a ciclo continuo. L'opinione pubblica non esiste quasi più, sostituita da un pubblico di spettatori che non è più in grado di distinguere fra realtà e finzione". Eh ma complimenti, Curzio! Una rosicata così non la leggevo da un pezzo. Insomma, il libro secondo me non vale i 13 euro che costa, è proprio la classica operazione di marketing prenatalizio e io sono un fesso che li ho spesi lo stesso immaginando che poi me ne sarei pentito. Maltese non mi freghi più (però sei proprio bravo a scrivere, su questo non ci piove).