Dalla fine della guerra fredda esiste ormai una sola grande potenza mondiale. Per dieci anni, dal 1991 al 2001, ci siamo chiesti quale uso gli americani avrebbero fatto del loro potere, ma abbiamo ricevuto messaggi ambigui. Oggi, dopo l'11 settembre il quadro è più chiaro. Gli attacchi terroristici hanno permesso a una parte della classe politica americana di proporre con forza le soluzioni e le formule che erano state teorizzate negli anni precedenti. Prende corpo così un nuovo impero. Controllerà il mondo con una rete di basi militari che permetteranno di intervenire e colpire in ogni parte del pianeta, applicherà le proprie leggi al di fuori del territorio nazionale, non si opporrà alla creazione di un nuovo diritto internazionale.
Diplomatico, storico e pubblicista italiano (n. Vicenza 1929). Studioso di storia, in particolare di quella italiana e francese tra Ottocento e Novecento, e analista politico, ha ricoperto i più prestigiosi incarichi della carriera diplomatica (la sua ultima missione fu quella di ambasciatore a Mosca fra il 1985 e il 1989, che lo rese testimone privilegiato della fine della guerra fredda). Dal 1998 è editorialista del Corriere della Sera.
�Questo breve libro � il terzo di un ciclo iniziato con Cinquant�anni di storia mondiale (1995) e proseguito con La pace perduta (2001). Ma presenta rispetto agli altri una differenza. Mentre i primi due sono analitici, descrittivi e cercano di rendere pi� comprensibile ci� che � accaduto nel mondo fra il 1945 e il 2001, questo � dettato da una convinzione e da un partito preso. Credo che il fatto pi� grave di questi ultimi mesi (pi� grave per molti aspetti degli attacchi alle Torri) sia l�irrilevanza dell�Europa. Nella nuova fase della politica internazionale, iniziata dopo l�11 settembre, l�Europa � stata assente o insignificante. Gli Stati Uniti hanno agito da soli, con arroganza imperiale, anche perch� l�Europa non ha parlato e non ha agito con l�autorit� di cui potrebbe disporre. Il rischio americano, di cui si parla in queste pagine, � soltanto un altro volto dell�impotenza europea. Anche quando parla degli Stati Uniti, questo libro parla soprattutto dell�Europa.� Al 1� novembre dell'anno del signore 2009, su anobii italia c'erano diciottomila copie della meyer e una quarantina di questo libro (e poco pi� di analoghi d'altri autori di livello). Tutti i santi non bastano, forse nemmeno tutti i fanti. Aiuto.
Scrive bene, riassume bene, a volte mi sembra sorvoli su quello che non ritiene significativo. Un riassunto della politica estera americana dalle guerre mondiali all'epoca del libro ( Bin Laden era ancora vivo). Si rientra nelle critiche antiamericane, ricordando il quasi contemporaneo e citato nella bibliografia libro di Revel, che se ben ricordo era di verso opposto, Anche nella scia del Défi american di Servan Schreiber. La diffidenza francese nei confronti degli USA. Dalla nuova lettura cito un passo alla fine" L'Europa [..] deve dimostrare che le sue motivazioni non hanno nulla a che vedere con il pacifismo dogmatico e antiamericano delle sue minoranze chiassose e irresponsabili." Ipse dixit
Mi piace come scrive Sergio Romano. Peccato non aver letto questo libretto quando uscì, qualche anno fa. Sarei forse stato in grado di esprimere un giudizio più compiuto sulle sue analisi, comunque lucide e che non sembrano aver perso attualità. Fottuti libri in coda...