"Qualcuno mi domanderà come faccio io, non credente, a rimettere tutto in Dio...Io credo il mondo un Caso, e fra i casi c'è anche l'esistenza di Dio". La fede non si può insegnare. C'è o non c'è. Ed è ancora il "Caso" con la C maiuscola, dunque una forza onnipotente i cui disegni ci sono oscuri, a farne dono agli umani. Scritto fra il 1967 e il 1969 durante il secondo definitivo esilio dall'Italia, il libro di Prezzolini è scritto di getto, con impeto giovanile e una immediata sincerità ma senza pessimismo. E con il suggerimento, che ci pare tuttora di grande interesse, a cogliere con fiducia e responsabilità le opportunità dell'esistenza nella loro varietà, affinando gli strumenti della conoscenza in tutti i campi e migliorando le proprie tecniche di comportamento e di convivenza sociale. Il volume raccoglie anche la corrispondenza con il papa Paolo VI e un'antologia di articoli scritti tra il 1905 e il 1979.
"Da quando la mente umana si è rivolta non alla difesa ed alla competizione, ma alla speculazione filosofica, si è diretta per una via contraria alla sopravvivenza. È un errore, probabilmente, che risale al suo primo apparire, e fin d’allora la mente deviata a capire che cosa sia il mondo e soprattutto ad acquistar coscienza di sé ha rappresentato nell’uomo qualche cosa di mortale. È stato un organo della vita che, trasportato a esplorare un terreno per cui non era adatto, ha finito per esporre la razza umana alla corruzione del corpo e all’autodistruzione. Per sopravvivere l’uomo dovrebbe essere o meno cosciente o supercosciente: non intelligente. O bestia, o angelo." (p. 106)
Non tratta di teologia, né delle tesi pro o contro l'esistenza di Dio. Sono riflessioni intelligenti e profonde di un maestro che ama scrivere con chiarezza e sincerità, da non credente, sulla sua ricerca intellettuale. Dietro c'è la cultura di una vita e conoscenza delle ultime scoperte scientifiche.
La prefazione di Andreotti non è voluta dallo scrittore ma inserita dopo la sua morte ed è inappropriata.
Se date uno sguardo ai libri che si occupano di Dio scoprirete che sono davvero tanti. A voler essere cinici si potrebbe dire che il "business di Dio" rende, e rende anche bene, sia per chi crede che per chi non crede. Piu`per chi non crede le cose vanno bene, in quanto chi ha deciso di credere in Dio lo fa a proprio rischio e pericolo. Gia`, la parola e` proprio questa: rischio.
Prezzolini scrisse questo libro oltre trenta anni orsono, e Dio continua ad essere un "rischio". Seguite questo ragionamento: se Dio e`un rischio, chi decide di credere deve fare delle scelte ben precise, senza ripensamenti, indugi o trucchi.
Una scelta di vita, insomma, un punto di non ritorno, senza avere nessuna certezza finale, almeno nei termini di "business" terreno. Chi, al contrario, decide di non credere, sa quello che ha scelto, e quello che si aspetta, vale a dire nulla. Tanto Dio non c`e` e lui ha il solo scopo di vendere il libro che ha scritto.
La prossima volta che decidete di comprare un libro su Dio pensateci su in questi termini e poi procedete. Fate di Dio un affare o un rischio... Questa edizione del libro di Prezzolini appare con una presentazione di Giulio Andreotti. Il che è tutto dire.
Noi potremmo chiamarci la Congregazione degli Apoti, di "coloro che non le bevono", tanto non solo l'abitudine ma la generale volont� di berle � evidente e manifesta ovunque. (Giuseppe Prezzolini) Il libro tratta di come � arrivato a restituire a Dio con la massima deferenza il suo biglietto. (cit.)