Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo don Peppino Padellani di Opiri, fervono i preparativi per la festa dell'Assunzione della Vergine. È forse l'ultimo giorno sereno nella vita di Agata, innamorata del ricco Giacomo Lepre e da lui ricambiata. Agata deve rinunciare al suo amore: le famiglie tuttavia non trovano un accordo e, alla morte del maresciallo, la madre di Agata, donna Gesuela, decide di portarla con sé a Napoli, dove spera di ottenere una pensione dal re. L'unico piroscafo in partenza è quello del giovane capitano James Garson. Dopo un tempestoso viaggio, James e Agata si ritrovano insieme sul ponte e qui lei gli confida i propri tormenti. A Napoli, anche per le ristrettezze economiche della famiglia, Agata viene forzata a entrare in convento. Nel monastero benedettino di San Giorgio Stilita, si intrecciano amori, odi, rancori, gelosie, passioni illecite e vendette. Ma Agata sembra guardare oltre: si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe mediche, impara a fare il pane e i dolci, confortata dalla scansione della giornata monastica e dalla solitudine. Legge tutti i libri che James Garson le manda con regolarità e segue le sorti dei movimenti che aspirano all'unità d'Italia in casa della sorella Sandra. Ha accettato la vita monastica, ma è combattuta tra un sentimento religioso malgrado tutto intatto e il desiderio di vivere nel mondo. Non vuole dispiacere la zia badessa, ma non vuole nemmeno sacrificare il suo futuro. La contraddizione per Agata si fa sempre più severa, anche se i sentimenti nei confronti di Giacomo Lepre cominciano a sbiadire e cresce l'attrazione nei confronti di James Garson, presenza costante – benché sottotraccia – nella sua vita. Sorella mediterranea delle eroine di Jane Austen, l'Agata di Simonetta Agnello Hornby è capace di abitare la Storia e al contempo di portare con la propria storia di giovane donna una forza spirituale nuova, da leggere a partire dal nostro tempo per arrivare al suo.
Simonetta Agnello Hornby is an Italian lawyer and writer born in Palermo in 1945, who later acquired British citizenship. She left Sicily at the age of 21 to get married in England. Simonetta Agnello Hornby studied English at Cambridge before returning to her native Sicily to complete a law degree. Armed with a Fullbright grant she moved to America for a year to furthered her studies. She returned to the UK to begin a legal career and to live and later marry the Englishman she had met in Cambridge with whom she had two children. She has been living in London since 1972, and is the President of the Special Education Needs and Disabilities Court.
Agata Padellani è una delle figlie di don Peppino Padellani, un maresciallo napoletano del regio esercito del Regno delle Due Sicilie e di donna Gesuela. I Padellani sono una famiglia nobile abbastanza benestante, almeno è quello che mostrano alla società messinese durante le feste paesane, quando in quelle occasioni in casa non manca ogni ben di Dio. Agata, che ha studiato con un'istitutrice inglese, è innamorata di Giacomo Lepre, una ragazzo di buona famiglia, con cui sogna un giorno di sposarsi. Un bel giorno però il padre muore lasciando la famiglia in difficoltà economiche. Donna Gesuela, rispettando la volontà del defunto marito, decide di riportare la salma a Napoli (portando con sé le due figlie più piccole), dove spera di ottenere la pensione dal re e anche qualche aiuto economico dai parenti del marito. L'unico piroscafo in partenza da Messina per Napoli è quello del capitano inglese James Garson, figlio del proprietario e armatore della nave, che si trova nel Regno delle Due Sicilie per questioni commerciali e diplomatiche. Durante la traversata tra i due nasce una bella amicizia e da allora in poi Agata comincia a ricevere dei regali, libri in inglese che il capitano riesce a farle recapitare. La visita a Napoli non va come la madre aveva sperato e quindi, a causa delle ristrettezze economiche in cui versa la famiglia, la madre non può assicurare la dote matrimoniale alla giovane Agata. La madre costringe così Agata a farsi monaca a meno che non sposi un ricco ed anziano vedovo, che la madre ha scelto per lei. Agata però non ci sta e cerca in tutti i modi di opporsi a queste due scelte di vita.
Primo libro che leggo dell'Agnello Hornby e ne sono rimasta piacevolmente colpita. In quest'opera l'autrice ci racconta una storia di vocazione forzata dalle pessime condizioni economiche nell'Italia meridionale alle soglie del Risorgimento; ma anche una storia di crescita e maturazione di una donna divisa tra una vocazione sincera e l'amore per un ufficiale inglese. Un romanzo con una bella trama, dalla scrittura piacevole, asciutta e impeccabile; in cui le pagine scorrono via senza fatica. Ben delineati ma poco approfonditi i personaggi; solo la protagonista è quella delineata e soprattutto approfondita psicologicamente meglio anche se personalmente non sono riuscita ad essere partecipe dei suoi sentimenti, che non appaiono sempre nitidi, ma oscillano sempre e continuamente tra varie scelte; senza che il lettore ne capisca realmente il motivo. La monaca è comunque un libro ben costruito, ricco di descrizioni e tematiche profonde. La penna dell'autrice siciliana riesce a rendere bene l'atmosfera di un'epoca, i suoi usi e i suoi costumi, e sono molto belle le descrizioni di Napoli e della Sicilia dell'epoca. Si nota che l'autrice si è documentata sulle vicende storiche che però non toccano la trama o personalmente la protagonista, ma sono solo il contesto che fa da sfondo alla vicenda di Agata. Molto belle, accurate, profonde e realistiche sono le descrizioni della vita nei monasteri, con le loro regole, le loro mortificazioni, gli intrighi, le malignità, le chiacchiere, le invidie, le cattiverie. A lungo andare però i cenni storici e quelli sulla vita monacale – che sono molto più che tratteggiate – interrompono spesso il ritmo della storia e ne appesantiscono la lettura. Una cosa che non mi è piaciuta, di cui non capisco il motivo e l'utilità, è la scelta di buttare parole del proprio dialetto (in questo caso siciliano) all'interno della narrazione, in maniera causale senza che queste vengano evidenziate in corsivo e il cui significato venga scritto a piè di pagina. Devo dire che questa è una scelta che accomuna l'Agnello Hornby con lo scrittore Marcello Fois, ed è una scelta narrativa che personalmente detesto. Un ultima cosa e poi mi zittisco è a proposito del finale; alla lunga la storia di questa giovane monaca, la sua “eterna” contrapposizione tra vocazione religiosa e il desiderio di una vita nel mondo esterno, perde incisività e si logora sempre più, fino ad arrivare ad un finale rocambolesco, approssimativo, affrettato e troppo aperto per i miei gusti.
Dal campanile risuonavano i lugubri tocchi dei morti, lenti, e tra l'uno e l'altro dal fondo della chieda partivano i gemiti delle donne; a ogni tocco si univano i gemiti della fila seguente in un crescendo controllato. Come per la sposa il matrimonio, così per la monaca la professione solenne significava la fine della vita precedente.
Le donne italiane (non) avevano un'altra scelta (ovvero: cosa c'entra questo libro con Jane Austen?)
Questa non è propriamente una recensione, ma una riflessione sui legami che questo libro ha con Jane Austen e sulla condizione femminile nell'Inghilterra della Austen e nell'Italia del Risorgimento. L'articolo completo è apparso sul blog Un tè con Jane Austen
La protagonista, Agata, è di famiglia nobile e ha studiato con un’istitutrice inglese, Miss Wainwright. Quando conosce James Garson, un capitano inglese che si trova nel Regno delle due Sicilie per questioni commerciali e diplomatiche, comincia a ricevere da lui dei presenti, dei libri in inglese. È il 1840 — Agata ha solo quattordici anni — e il primo libro che Agata riceve è Pride and Prejudice, una pubblicazione relativamente giovane.
Più avanti — quando Garson le avrà mandato tanti libri fra cui, sicuramente, anche le altre opere di Jane Austen — in un salotto mondano si parla proprio della scrittrice e del perché non abbia pubblicato a suo nome in vita. Agata è ancora giovanissima, ma felice di partecipare alla discussione, sotto l’occhio compiaciuto di Garson. In seguito, quando sarà in convento, aprirà la preziosa cassa dei libri alla ricerca di un conforto. Il libro che le capiterà fra le mani — inutile dirlo — sarà Pride and Prejudice. Niente è come Jane Austen nei momenti di crisi. Se non fosse che la nostra povera Agata uscirà dalla rilettura innamorata di Mr Darcy e virtualmente invidiosa delle sorelle Bennet, che hanno sposato l’amore della loro vita.
Ancora più avanti Agata rileggerà tutti i romanzi che James le ha donato nell’ordine con cui le sono stati offerti. Quindi sappiamo che rileggerà ancora una volta Pride and Prejudice.
Ma mentre leggevo le vicende di questa giovane — sfortunata di essere nata nobile (sembra un controsenso, ma non lo è) — e ripensavo al post su Charlotte Collins, mi sono resa conto che in Italia e un po’ in tutti i paesi cattolici, per le giovani nobili c’era un’altra più triste alternativa al matrimonio. Perché difficilmente la famiglia sarebbe stata disposta a tenere in casa una figlia nubile, al limite non si maritava l’ultimogenita perché accudisse la madre durante la vecchiaia.
Era naturale per i conventi ospitare giovani riottose, quindi numerose erano le strategie per "far venire loro la vocazione". Spesso le fanciulle chinavano il capo abituandosi alla vita monacale, ritagliandosi nel convento uno spazio che nel mondo esterno non avrebbero potuto avere.
Per una giovane di nobili origini, infatti, era degradante una qualsiasi forma di lavoro: impossibile per Agata divenire istitutrice come la sua amata Miss Wainwright, come avrebbe desiderato; del resto questo lavoro era degradante anche in Inghilterra e le sorelle Brontë, che lo svolsero, erano delle umili figlie di pastore, non delle nobili. D’altronde, le istitutrici erano soggette ai peggiori maltrattamenti, come denuncia la stessa Anne Brontë in Agnes Gray.
Nel convento, invece, esse erano incoraggiate a svolgere ogni genere di attività: lavori di cucito e di ricamo, lavori in cucina, in particolar modo di pasticceria — i conventi erano famosi per la preparazione e la vendita di dolci —, di giardinaggio, di erboristeria; potevano anche esercitare una sorta di professione medica fra le altre monache. Quindi, qualora si fossero accontentate di una vita senza amore, le monache potevano — in un certo senso e sempre tenendo conto che erano rinchiuse fra quattro mura — realizzarsi. D’altro canto, il matrimonio non equivaleva — nella maggior parte dei casi — all’amore. Agata, costretta ad abbandonare il sogno di sposare Giacomo — il suo primo amore — perché priva di dote, viene promessa ad un vedovo, più anziano di lei di quarant’anni, ma lo rifiuta, preferendo — a quel punto — il chiostro e la possibilità di studiare erboristeria e di leggere i romanzi che James continua a donarle. Né nei conventi mancava l’amore carnale, a volerlo cercare: confessori fin troppo zelanti e converse disgustate da padri degenerati erano pronti a porre rimedio.
Se però la giovane fosse stata una Elizabeth Bennet, una Marianne Dashwood, una giovane dal forte spirito d’indipendenza e di giustizia? E se per madre avesse avuto Lady Susan? Proprio come Frederica, la figlia di Lady Susan, Agata cercherà il sostegno che la madre — testarda e troppo legata alla mentalità antica di secoli, che voleva che le figlie più giovani entrassero in convento — non le vorrà offrire. Proprio come in Lady Susan, Donna Gesuela — la madre di Agata — sceglie un marito adatto dal punto di vista sociale, ma aberrante dal punto di vista dello spirito, tanto che Agata preferirà mille volte il chiostro!
E se Jane Austen fosse stata cattolica? Lo so che è impossibile, visto che era figlia di un ecclesiastico anglicano, ma se l’unica altra alternativa al matrimonio fosse stata il convento? Avrebbe potuto scrivere i suoi romanzi? Se sì, di cosa avrebbero parlato? Di certo non di balli e ricevimenti, di Mr Darcy e del Capitano Wentworth. La Hornby nei ringraziamenti cita Enrichetta Caracciolo, autrice di I misteri del chiostro napoletano, la sua autobiografia. Avrebbe forse scritto qualcosa di simile? Sarebbe rimasta semisconosciuta al mondo, con tutto il suo eccezionale talento? O forse si sarebbe adattata alla vita monacale e avrebbe svolto una delle attività consentite? Per fortuna Enrico VIII aveva abolito fin dal 1536 i monasteri in Inghilterra, per cui il problema non si è posto. Però quando guardiamo — e compatiamo — persone come Charlotte Lucas, Miss Bates o le stesse sorelle Austen, volgiamo lo sguardo a casa nostra e rendiamoci conto che si potrebbero considerare quasi fortunate!
I finished The Nun & would give it 3.5 stars. I'll bump it up to four stars for the meticulously-researched historical details in this lovely novel. The book moved at a languid, meditative pace (completely in keeping w/ the ideas of nuns & monastic orders). Each part was like a little piece of colored glass -- beautiful, intricate details (of life in a convent, of life in an Italian town in the mid-1800s, of life in Italy as a country during times of turmoil), all unfolding to give a kaleidoscopic view of a small window in history. I think the setting (more than the characterization) was the star of the story. Recommended for lovers of historical fiction. ----------------- My comment after reading the first few chapters: The thing I love about historical fiction is finding out new facts about different times & places (& sometimes things that are still true). I've just barely started this book which opens in Messina in 1839 during the Feast of the Assumption of the Blessed Virgin Mary. The annual religious procession still takes place in Messina & there are various photos & videos posted online. The machine used in the procession is a huge, pyramid shaped creation that includes rotating parts depicting the sun, moon, and various angels. During the time of "The Nun", apparently real infants were used in this machine to portray the angels -- 7 or 8 hours in the hot sun, rotating high above street level....Of course, these days, infants are no longer used and statues are in place instead. Anyway, this is just one of the neat history tidbits I've picked up from this book. If you are interested, here are a few photos I found & a video that shows what I'm referencing: http://www.thoughts.com/backpackernew... http://www.youtube.com/watch?v=h9bBBg...
Do you find yourself looking up things (photos, maps, videos,...) when reading historical fiction? :-)
Si, non si può non essere d'accordo almeno in parte con i detrattori dei libri della Hornby, soprattutto per quel che riguarda la trama: spesso ricorda quella dei romanzi di appendice degli anni in cui le storie si ambientano, a volte quella di qualche romanzo verista. Il punto però è che a me piace come scrive. Non solo perchè le pagine scivolano via una dopo l'altra senza nessuna fatica o perchè si fa molto prsto ad affezionarsi ai personaggi, ma anche e soprattutto perchè riesce a rendere la sanguigna vivacità della cultura siciliana scrivendo comunque in italiano (problema davvero difficile); anche e soprattuttpo perchè la forza dell'immaginario della romanziera italo-britannica riesce ad essere adeguata al potente paesaggio dell'Isola del sole. E' una storia come tante, in fondo, nel'Italia dei primi anni del novecento: la storia di una vocazione forzata dalle pessime condizioni economiche della nobiltà borbonica, la storia della graduale sottomissione dell'Italia del sud al dominio britannico (che arriverà a minare la sttomissione dell'Italia del Nord a quello austriaco), la storia dello sbattersi al vento dei sentimenti della giovane monaca Agata, divisa tra quella che sembra essere una vocazione sincera e l'amore inandescente per l'ufficiale inglese James Garson. Non so se sia uno stereotipo o meno, ma c'è molto di siciliano nelle furoreggianti passioni di Agata che la spingono da una parte o dall'altra dell'ingresso del chiostro come se fosse una dei dannati del secondo cerchio dantesco: ma non è l'aspetto più importante. Perchè il vero protagonista del romanzo, ciò per cui vale la pena leggere questo come tutti i libri di Simonetta Agnello Hornby, è e sarà sepre la Sicilia con i suoi accecanti panorami, le sue battute di pesca, il suo mare che anche agli occhi di una giovane monaca rimane un bellissimo e terribile Dio.
Messina, 15 agosto 1839. In casa del maresciallo Peppino Padellani di Opiri, fervono i preparativi per la festa dell'Assunzione della Vergine. È l'ultimo giorno sereno nella vita di Agata, innamorata del ricco Giacomo Lepre e da lui ricambiata. Agata deve rinunciare al suo amore: le famiglie non trovano un accordo e, alla morte del maresciallo, la madre di Agata, donna Gesuela, decide di portarla a Napoli, dove spera di ottenere una pensione dal re. L'unico piroscafo in partenza è quello del capitano James Garson. Dopo un tempestoso viaggio, James e Agata si ritrovano sul ponte e qui lei gli confida i propri tormenti. A Napoli, Agata viene forzata a entrare in convento. Un mondo in cui si intrecciano amori, odi, rancori, passioni illecite e vendette. Ma Agata sembra guardare oltre si appassiona allo studio e alla coltivazione delle erbe mediche, impara a fare il pane e i dolci. Legge tutti i libri che James Garson le manda con regolarità e segue le sorti dei movimenti che aspirano all'unità d'Italia in casa della sorella Sandra. Ha accettato la vita monastica, ma è combattuta tra il sentimento religioso e il desiderio di vivere nel mondo. Non vuole dispiacere la zia badessa, ma nemmeno sacrificare il suo futuro. Sorella mediterranea delle eroine di Jane Austen, l'Agata di Simonetta Agnello Hornby è capace di abitare la Storia e al contempo di portare con la propria storia di giovane donna, una forza spirituale nuova, da leggere a partire dal nostro tempo per arrivare al suo. Un buon romanzo storico, consigliato.
Questa è la storia di una giovane monacata per forza.
Anzi no. Questa è la storia di un uomo che si innamora di una giovane monacata per forza e la cerca. La cerca, la cerca. La cerca, la cerca, la cerca. La cerca, la cerca, la cerca. La cerca, la cerca e la cerca. Alla fine la trova. E' una bella storia. Ma bisogna vedere come va a finire.
Sono stata incerta se attribuire a questo romanzo 3 o 4 stelline: la scrittura della Agnello Hornby è piacevole, asciutta ma curata; le descrizioni di Napoli, della Sicilia dell'epoca, del periodo storico e della vita monacale sono - per quel poco che ne posso capire - convincenti. Eppure della stessa autrice ho preferito La Zia Marchesa.
To be fair, I can’t really pinpoint what I didn’t love about this book. It was fine, not Good, nor Bad, just fine. I couldn’t really connect with it, mainly because of how dry and sterile the writing felt. Sadly, I wasn’t engaged at any point of the story and the way the character was depicted made it even harder to care. Also, I don’t really see the comparison with Austen’s heroines, but, from what I’ve gathered, I’m not alone. All in all, it’s a perfectly ok book, maybe even good if you manage to feel some sort of connection; for me though, I won’t be thinking about it any time soon.
Ancora una volta, l'Autrice regala un romanzo ben fatto, vivido attraverso i vetri policromatici della Storia (la Rivoluzione Siciliana) della Geografia (fra strade, giardini e salotti del Regno delle due Sicilie) e, non in ultimo, del Misticismo (nell'opprimente Cenobio Benedettino). Pur non mutuando l'intrigante struttura narrativa de La Mennulara, il romanzo non mostra segni di apatia. La protagonista (una novella Jane Eyre, forse anche più tosta), pur non potendo competere con La Mennulara quanto a sfaccettature caratteriali, data la giovane età e il monacale stile di vita, saprà mostrare caparbietà e le proprie (magari non condivisibili ma assolutamente coerenti), convinzioni un po' Lacaniane circa il Desiderio.
"Il desiderio è sempre il desiderio dell'altro. L'io è sempre nel campo dell'Altro. La verità è l'errore che fugge nell'inganno ed è raggiunto dal fraintendimento. Quando l'essere amato va troppo lontano nel tradimento di se stesso e persevera nell'inganno di sé, l'amore non lo segue più."
PS mi si è cancellata la prima recensione, che era decisamente più ispirata. Lacan.
Devisamente non il suo migliore. Quelli che dovrebbero essere cenni storici sono tutto meno che accennati. Interrompono la storia e appesantiscono la lettura.
Fino a 40 pagine dalla fine ho trovato questo romanzo molto ben costruito, ricco di descrizioni veraci, di personaggi ben delineati e di tematiche profonde. Le ultime 40 pagine mostrano, a mio avviso, l’intento dell’autrice di chiudere rapidamente la vicenda, al punto che alcuni nodi di essa risultano poco chiari o, quantomeno, sciolti frettolosamente. È vero che dopo l’ultimo ritorno di Agata dalla Sicilia tutto accade molto rapidamente, poiché i tre personaggi che si contendono il suo destino agiscono di soppiatto e con estrema rapidità, ma l’autrice ci ha talmente deliziato per quasi l’intera opera con descrizioni di luoghi, stati d’animo e situazioni che questa conclusione così frettolosa pare alquanto sospetta. Si può sempre supporre che l’autrice abbia voluto sottolineare anche attraverso la tecnica narrativa il rapido dipanarsi degli eventi, tuttavia mi sembra di avvertire una eccesiva sintesi dell’epilogo. Ho ritenuto doveroso sottolineare questo aspetto che, a mio avviso, nuoce all’equilibrio della narrazione, tuttavia il mio giudizio complessivo sull’opera è complessivamente positivo. Trovo che il romanzo sia molto più che la storia di una monacazione forzata, come lo si potrebbe semplicisticamente riassumere. La protagonista è Agata, una giovane siciliana (siamo nella prima metà dell’Ottocento) appartenente alla ormai decaduta famiglia Padellani (vicina ai sovrani borbonici) che non può aspirare a un matrimonio d’amore in quanto il giovane di cui si è innamorata, corrisposta, appartiene a una famiglia che vanta solide finanze (allorché i Padellani non possono garantire una cospicua dote per la ragazza). L’unica via che le si apre (anche in considerazione della sua compromissione con Giacomo) è quella del monastero. Fin qui la storia sarebbe del tutto simile a quella di innumerevoli ragazze destinate al convento. Il punto di forza del libro, però, consiste nell’indagine dell’autrice sull’evoluzione del desiderio della ragazza e sul modo in cui la stessa giunge, senza rendersene conto, a desiderare per sé ciò che desiderano gli altri. In più punti del romanzo, infatti, Agata arriva a preferire il convento al mondo esterno, dal quale, in occasione della prima uscita pubblica dopo un periodo trascorso in convento, si sente minacciata. In ciò la Agnello Hornby svela il meccanismo di una terribile violenza, quella esercitata da chi, in virtù della sua posizione dominante, vuol far credere a chi si trova in condizione di minorità di desiderare autenticamente ciò che in realtà è costui (o costei) a volere. Cos’altro è l’estasi che Agata si illude di provare se non una proiezione delle aspettative che altri nutrono su di lei? A volere la monacazione di Agata sono la madre, naturalmente, la badessa, le converse (molte delle quali a più riprese offrono un campionario dei peggiori istinti dell’essere umano), il cardinale, il vicario generale che quando si tratta di confermare la monacazione di Agata le pone domande piuttosto blande affinché non risulti inadatta alla clausura (ben conoscendo gli argomenti che farebbero rivelare alla ragazza il suo “esser fatta per il mondo”). Agata crede di aver trovato una forma d’amore proibito nel chiostro, ma il lettore ha motivo di chiedersi: che cos’è questa forma di amore se non l’esplicito manifestarsi di quel soffocamento del desiderio autentico al quale il convento condannava le ragazze prive di vocazione? La mancata rispondenza di Agata alle aspettative familiari e sociali emerge nella sua passione per la lettura, non solo di opere di narrativa (Jane Austen e Charles Dickens) ma anche di impegno civile (Mazzini, Gioberti). E ancora di più emerge nel suo interesse per i fatti di attualità, prima fra tutti l’attività della Carboneria, ma anche la riflessione mazziniana sulla repubblica. È così che a poco a poco Agata, con la complicità di James Garson, capitano della marina inglese che comunica con lei attraverso i libri che le invia dall’Inghilterra, si costruisce la sua via di fuga dal destino preordinato per lei da troppe persone. Concludendo con una nota sulla lingua, credo che avrebbe giocato a favore del romanzo un impasto linguistico maggiormente intriso di dialetto siciliano. Nelle prime pagine del romanzo l’autrice fa pregustare al lettore un amalgama linguistico che non viene mantenuto nel seguito, al punto che si incontrano talvolta, senza che ne risulti ben chiara la ragione, vocaboli dialettali inseriti all’interno di periodi (di pagine, persino) interamente in italiano.
Il voto sarebbe 3 stelline e mezzo, ma "liked it" (3 stelle) risponde meglio di "really liked it" (4 stelle).
This entire review has been hidden because of spoilers.
Mi si consenta di definire questo romanzo una fiaba. Abbiamo un’eroina, Agata, il principe azzurro, James Garson, le fate buone, le due zie di Agata: Orsola e Maria Crocifissa, i coadiutori, il cognato Aviello e Maria Giovanna della Croce anch’ella monaca, gli antagonisti, il cardinale, il confessore Cuoco e la madre donna Gesuela. Insomma, ciascun personaggio si colloca perfettamente in un ruolo tutto fiabesco e la stessa narrazione, dinamica e rocambolesca, si delinea in quel genere di peripezie che caratterizzano così tanto il genere.
Ma ora usciamo dalle fantasticherie sognanti. L’Agata di Simonetta Agnello Hornby è una ragazza tutto pepe e determinata. A differenza della Maria verghiana e della Gertrude manzoniana, seppure vittima all’inizio della follia scaturita dalla reclusione forzata e dal fenomeno della monacazione coatta, Agata si mostra tutt’altro che vinta e riesce ad imporsi sulle decisioni che la riguardano. Così se all’inizio vedeva la monacazione come un obbligo mostruoso, ella non esita ad abbracciarla nel momento in cui la madre intende sposarla con il Cavalier d’Anna (di cinquant’anni più vecchio). Ma la monacazione non è il suo destino e Agata questo lo sente. Nonostante essa diventi occasione per Agata di istruirsi, studiare e leggere i libri più disparati, rimane comunque l’ostacolo più grande che la separa dal suo innamorato. Ad onor del vero, è proprio il monastero, in quanto realtà esclusa e distaccata dal mondo esterno, il protagonista indiscusso. La vita monastica viene descritta minuziosamente dall’autrice e addentra il lettore in luoghi e vissuti che tanto oscuri quanto segreti appaiono a chi non ha il privilegio di potervi accedere. Sullo sfondo della narrazione, un’Italia nel vivo del Risorgimento (anche se la storia non si impone prepotentemente nel romanzo, resta una presenza aleatoria, quasi impercettibile. C’è, il lettore la sente, ma non si vede), dei moti Carbonari, dei progetti politici di Mazzini, di Gioberti. Agata è un’eroina moderna, quasi risorgimentale: ha voglia di libertà, di indipendenza, non si sente in linea con la concezione religiosa che il mondo arrettrato in cui vive concepisce come unica visione, è una lettrice vorace, curiosa e sempre disposta ad imparare. Con un personaggio simile il finale non è mai scontato e finalmente una storia che sembrava essere l’ennesima terribile testimonianza di un fenomeno sociale aberrante, si rivela un vento di cambiamento, una novità impetuosa, forse al pari di quello che parallelamente alle vicende narrate, sta sconvolgendo e strapazzando l’Italia.
Un romanzo intenso e profondo che esplora il destino di una donna costretta a fare i conti con limiti, desideri e regole sociali in un’epoca in cui la scelta di una vita religiosa poteva essere sia rifugio che prigione. Con sensibilità e rigore narrativo, Simonetta Agnello Hornby racconta una storia di dubbio, libertà e conflitto interiore, dando voce a personaggi ricchi di sfumature e tensioni emotive. 📖✨
Una lettura coinvolgente che intreccia storia, introspezione psicologica e critica sociale in un equilibrio elegante e appassionante.
Troppo scontato e artefatto. Purtroppo per l'autrice, di recente ho letto/riletto I Vicerè di De Roberto e Storia di una capinera di Verfa. Che mancano -ovviamente- nell'elenco dei ringraziamenti finali...
While some of the historical detail in this book was fascinating, the plot was maddeningly episodic, and no characters other than our heroine ever come to life. Not her best.
Melodramma ambientato nell’Italia risorgimentale, ricco di profumi, suoni, colori, che riflette la capacità della scrittrice di rendere l’atmosfera di un’epoca, i suoi usi e costumi, ma sempre melodramma resta, anzi melodrammone. E’ l’anno 1839 a Messina e Agata, tredicenne, è una della figlie di una famiglia nobile decaduta, nonostante il padre sia maresciallo del regio esercito. Il giorno dell’Assunta, danno ancora sfoggio di munificenza ricevendo nel loro palazzo la “crème” della città per assistere alla processione ma sono le ultime occasioni mondane. La morte del padre spinge la madre a recarsi a Napoli con le figlie ancora da maritare a recitare lo scomodo ruolo di parenti poveri presso la famiglia altolocata del defunto. Agata sogna l’amore e l’innamorato lasciato in Sicilia, ma priva di dote viene praticamente obbligata a entrare in convento, sorte che all’epoca toccava a molte ragazze, anzi bambine della nobiltà. Agata inizierà un lungo percorso – conversa, novizia, i primi voti – in un ambiente sì chiuso ma aperto alla mondanità, tra amicizie invidie, rancori, complotti, sempre un po' bambina e combattuta tra il desiderio di una vita nel mondo esterno e trovare la vocazione. Spunta anche un nuovo amore, un capitano inglese che li manda libri da leggere, tra cui Jane Austin, mentre dal marito di una delle sorelle ha notizie dei primi fermenti rivoluzionari nel regno, avvicinandosi il ’48. Un tira e molla che si sfilaccia lentamente, con la storia che si avvita e perde di mordente, fino a un finale a mio giudizio affrettato e rocambolesco. La scrittrice è brava a descrivere la vita in un convento di metà ottocento, e deve essersi attentamente documentata, ma se il romanzo voleva essere una riflessione sulle condizioni della donna agiata all’epoca, il cui unico destino sembra essere o il matrimonio, anche combinato o di mero interesse, o il convento per non finire in mezzo a una strada, è troppo poco, finendo inevitabilmente nel melò, con tutti i cliché del genere. Un libro che fortunatamente si lascia leggere, ma niente di eccezionale, anzi. Tre stelle stiracchiate
È il primo romanzo che leggo di questa autrice e posso dire che non mi ha deluso, ma nemmeno entusiasmato.
Nel romanzo si sente molto la ricerca storica da parte dell'autrice, sicuramente ben fatta e approfondita, anche più dello sviluppo del personaggio principale. Purtroppo però non lo si sente come romanzo storico, le vicende storice non toccano personalmente la protagonista o la trama, né lei influisce su di esse, quindi restano solo un contesto, qualcosa che fa da contorno.
Sarebbe stato bello vedere in Agata lo sviluppo positivo che sicuramente verrà , ma che noi possiamo solo immaginare. È una storia di crescita e maturazione, e Agata impara molto nella sua vita lontano dai familiari, ma forse se ne vedono troppo poco i frutti se non nella pazienza e nell'umiltà che mostra. Agata non è una lottatrice ma nemmeno una che si arrende. Fa quello che può per inseguire i suoi sogni, ma se serve si adatta alle circostanze; non è però una martire, quando però queste diventano troppo pressanti, Agata ricomincia a lottare come può
Insomma, Agata è un personaggio piacevole, non un eroina ma nemmeno una che si arrende al "destino". Il finale però è troppo aperto, in contrasto con una parte centrale non troppo piena di avventure (la maggiorparte di ciò che avviene, secondo me, è interiore più che esteriore). Resta però un bel romanzo per entrare in questo mondo, quello dei monasteri e delle monache, di cui l'autrice ha ben saputo mostrare uno spaccato sicuramente realistico e approfondito.
This was an interesting read, received as a Christmas present. We had stayed in an “agroturismo” in Sicily in the fall where the author had grown up. The setting was idyllic and it seemed that reading a novel set on the island by a native would be very interesting. And it was. The Nun is the story of a young Sicilian girl growing up in the early 19th Century as one of seven daughters in a royal family that is running short of dowery funds. It is a tumultuous time for Italy, Naples, and Sicily when society is quickly changing through wars spreading across Europe. Ágata, the sixth daughter is introduced to us when she is barely a teen but at an age to be promised to a suitor, or to a convent, yet she has a believable teen aged crush. I won’t give away the story, but the three themes are: family, church, and feminism. …or what it was 200 years ago. Having attended an all girls Catholic school with a convent even in the 20th century made the plot plausible. Having been in Sicily made it easier to picture the streets of Palermo, the vineyards, and seaside towns, and characters.
Affascinata da La mennulara, non ho potuto fare a meno di acquistare anche quest'altro titolo di Simonetta Agnello Hornby e non me ne sono per niente pentita. Al di là dell'intreccio, interessante soprattutto per la collocazione storico-culturale, ciò che mi è piaciuto è la capacità dell'autrice di delineare il carattere di Agata -poi donna Maria Ninfa- con pennellate piccole e precise che ricordano quelle del dipinto di copertina. Scopriamo una donna bambina, giovane e anziana, timida e ribelle, desiderosa di volere per sé ciò che gli altri le avevano destinato e al contempo lacerata dalla voglia di autodeterminazione, innamorata dell'amore sensuale e affascinata dall'amore spirituale. A mio avviso, un libro che vale la pena di leggere e un'autrice che vale la pena di continuare a seguire.
Con una prosa fácil y eficiente, se convierte en un libro de lectura agradable. Las descripciones y explicaciones son abundantes, pero se hacen amenas y en ningún momento lastran un ritmo que desarrolla la trama con fluidez. Sus cortos capítulos ayudan a cambiar de ambiente con facilidad, lo que aporta fluidez, permitiendo pasar de páginas sin apenas enterarte.
Por otro lado, la historia como tal no tiene apenas emoción, siendo fácil de predecir. Si puedes disfrutar de un docudrama bien escrito, pasarás un buen rato con este libro. Si no te interesa la vida en un monasterio…
Soffocato. Avrei voluto amare questa storia dato la mia stima per l'autrice, ma così non è stato. Ho trovato il testo talmente impregnato da nozioni storiche e descrittive da soffocare quello che doveva essere la storia principale. I protagonisti non li conosco realmente e non ho creato, pertanto, un legame con loro. Non ho compreso i loro motivi e reali sentimenti, ma ho avuto un indottrinamento su una ipotetica vita tarda ottocentesca. La mia impressione è che l'autrice abbia trattato in maniera troppo fredda e didascalica la storia ottenendo personaggi poco "sentiti" e dai sentimenti superficiali.
Ho amato leggere questo libro. La scrittura dell'autrice mi conquista, è stato così sin dalla prima volta. È stato affasciante individuare piccoli punti di contatto nella cornice storico-narrativa con "I leoni di Sicilia", letto da poche settimane. Il vero protagonista del romanzo è l'universo interiore di Agata. Ciò che leggiamo agitarsi intorno ad Agata o i suoi stessi movimenti, sembrano fare da contorno ai suoi pensieri e alla sua ricerca interiore. Per questo dispiace separarsi da lei e dalle sue riflessioni, e per conseguenza dalla forza con cui difende le travagliate decisioni a cui arriva, perché è con lei che per tutto il tempo siamo in stretta connessione.
Must be due to the translation. Agata is ruled by religious and political events outside her control. Messina, Sicily and Naples all vied among themselves for prestige, protection and power. I liked the history of the city/states and the squabbling and uprisings. The descriptions of the houses and the meals and the masses was very good. The church in total did not come off very well (true to the time period). I was definitely not enchanted with Agata.
Romanzo molto piacevole che ho letto in pochi giorni in quanto la storia mi ha appassionato e non riuscivo a metterlo giù. Le descrizioni della Sicilia e di Napoli sono adorabili, probabilmente quello che più mi è piaciuto. Unica pecca forse è che a parte per il personaggio di Agata, non ho trovato approfondimenti e crescita negli altri personaggi.
Come sempre bella trama e bella ambientazione. Un po' troppe descrizioni relative alle chiese, un po' difficili da seguire, ma per il resto un libro dal ritmo veloce e fresco. Eccellente come sempre.
This book was a little tedious and I loved the ending of the book. I think that I should read a little bit more about what happened in Italy based on this book.