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Dioblù

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Un paese di pianura, il ventennio nero. Il matto Dioblù se li ricorda quei mesi, ma per lui eran fatti solo di poche cose: sua nonna Giacoma che fuma le sigarette Burley alla finestra, la maestra Gorini che lo boccia perché scrive con la mano sinistra (quella del diavolo) e poi quel giorno di aprile, quando vede scritta sul muro una filastrocca che ha un ritmo bellissimo. Dioblù non sa cosa vuol dire ma comincia a gridarla per le strade, poi a scuola, e perfino in faccia a un gerarca in divisa: CREPIN DUCI E PRINCIPATI DEI GOVERNI SCIAGURATI, MUOIA TOSTO E COSÌ SIA RE D’ITALIA E D’ALBANIA. Verrà spedito, come ribelle all’autorità patria, all’istituto di correzione San Pancrazio. Quando torna in paese la guerra è quasi finita e tutto è diverso, ma Dioblù non si preoccupa della distruzione che lo circonda perché ha trovato tra le rovine del San Pancrazio la macchina che secondo lui dovrà salvare il mondo: l’autopompa Titania…
Paolo Colagrande conferma l’estro linguistico dei suoi primi libri in questo romanzo che accoglie il lettore nella sua musica visionaria. La fantasia dolce e delirante dell’universo di Dioblù è uno sguardo nuovo e necessario sulla crudeltà e sul nostro passato. Perché l’assurdità alla fine produce senso, in questa favola senza tempo che diventa un inno alla libertà.

300 pages, Hardcover

First published January 1, 2010

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Paolo Colagrande

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February 3, 2026
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