Milano 1934, Fiera del Libro. Nel fervore mondano e consumistico della capitale letteraria, tra smunti intellettuali, vanitosi scrittori di cassetta e giovinette in cerca di visibilità, piomba il dramma. Sotto un bancone è trovato il cadavere, composto «come un fantoccio mostruoso» di uno strano si chiama Giobbe Tuama, ma è conosciuto anche con un altro nome, forse non suo, Jeremiah Shanahan; è un americano, ma vive in Italia da gran tempo; ufficialmente è il seguace di una chiesa evangelica e fa propaganda di Bibbie, ma è anche un maligno usuraio. Poco prima di morire è stato protagonista in un parco di un grottesco episodio; e di notte ha incontrato un misterioso emissario, un danese che lo cercava da decenni. Il suo strangolamento non è l’unico delitto su cui il Commissario De Vincenzi, malinconico e colto poeta, è chiamato a indagare. Poco dopo un altro straniero è trovato ucciso in modo inquietante e simbolico. Tutto porta al settarismo di una conventicola di stranieri che covano odio e vendetta per ragioni lontane nel tempo. I delitti raccontati dal grande De Angelis negli anni Trenta, sono immersi in un profumo esotico e straniero. Era la regola obbligata per esorcizzare il disordine del «giallo», genere malconsiderato sotto il fascismo. Ma lui spirito irrequieto, non fascista, innovatore, vi aggiungeva tutte quelle novità che fanno dei suoi romanzi dei classici imprescindibili. Nel mezzo della moda imperante del romanzo-enigma, ripetizione di modelli anglosassoni, i gialli di De Angelis sono inchieste condotte da un investigatore non prono sugli indizi materiali, ma al contrario interprete delle atmosfere e soprattutto della psicologia degli attori del crimine. De Vincenzi non è il solito manichino pretenzioso e saccente, ma un personaggio compiuto, un uomo solitario e scettico, dalla sensibilità inquieta dotato di un intelletto riflessivo e sottile in un’epoca in cui si vantavano roboanti «virtù» e passioni «guerriere». In quella Milano anni Trenta, ritratta con amore meticoloso, il personaggio di De Vincenzi pare acquisire così un ruolo di critico distacco.
Augusto De Angelis (1888-1944) was an Italian novelist and journalist, most famous for his series of detective novels featuring Commissario Carlo De Vincenzi. His cultured protagonist was enormously popular in Italy, but the Fascist government of the time considered him an enemy, and during the Second World War he was imprisoned by the authorities. Shortly after his release he was beaten up by a Fascist activist and died from his injuries.
Titolo: Giobbe Tuama & c Autore: italiano (1888-1944). Romanzo giallo poliziesco. Editore Fondazione Rosellini - anno 2000 - senza ISBN
Non proprio fortunato il povero De Angelis. Scrisse romanzi gialli in un’epoca che pubblicizzava l’ordine e la quasi inesistenza del crimine. Finì in galera come antifascista e, una volta uscito, incontrò per strada un repubblichino (non ancora vinto), ebbe una discussione e fu ammazzato di botte.
Ho purtroppo un’edizione che ha risentito delle ferie che si era preso il correttore di bozze e che ha usufruito di un avanzo di virgole. Ma è il regalo di un amico e allora tutto fa brodo.
Nel mondo del romanzo giallo dell’epoca (siamo nel 1936) non sfigura. Anche se l’ambientazione non è gli esotici USA o il Regno unito, ha la sua nebbiosa Milano e i suoi palazzi e portinai (gira un poco l’ombra di Maigret) che rendono tutto gradevole. Ha ritmo (al contrario di alcuni polizieschi anglosassoni). Certo i personaggi sono americani e la Chiesa è quella protestante ….. altro non sarebbe stato accettato.
Ultimamente mi sono fermata a guardare una puntata di una serie di lunga degenza che io però non ho mai visto: C.S.I. Un agente maschio ed uno femmina, pistola nelle mani, stavano procedendo ad una incursione: La signorina, tutta compresa nella parte, portava un paio di scarpe tacco almeno dieci. Ci hanno talmente lavato il cervello che magari ci sembra normale che nella divisa di un’agente di polizia sia normale un tale tipo di scarpa. Ricordo Indiana Jones e l’arca perduta: nella tenda Belloq regala a Marion un abito tutto falpalà e annesse scarpe con tacco. Quando la situazione precipita Marion è costretta a fuggire così vestita. Toth (il nazista) commenta “le americane! sempre vestite in modo inappropriato”. Ovviamente C.S.I. non lo guarderò proprio.
Questo per dire che il giallo è un dignitoso prodotto che si legge volentieri ed è scevro di americanate.
Un giallo investigativo brutto, noioso e sconclusionato. Un tizio viene trovato morto alla Fiera del Libro (in Piazza Mercanti, luogo bellissimo), poi ne viene trovato morto un altro all'Hotel d'Angleterre e da lì si parte per ricostruire una strana storia di irlandesi protestanti (!) collegati da altrettanto improbabili omicidi da vendicare dopo 30 anni.
Se almeno la componente "storica" fosse stata maggiore, il romanzo avrebbe avuto più fascino. Invece è sì ambientato negli anni '30 ma lo capiamo solo per la presenza di alcune date, mentre Milano sembra sempre la stessa - eppure così non è.
Un giallo investigativo brutto, noioso e sconclusionato. Un tizio viene trovato morto alla Fiera del Libro (in Piazza Mercanti, luogo bellissimo), poi ne viene trovato morto un altro all'Hotel d'Angleterre e da lì si parte per ricostruire una strana storia di irlandesi protestanti (!) collegati da altrettanto improbabili omicidi da vendicare dopo 30 anni.
Se almeno la componente "storica" fosse stata maggiore, il romanzo avrebbe avuto più fascino. Invece è sì ambientato negli anni '30 ma lo capiamo solo per la presenza di alcune date, mentre Milano sembra sempre la stessa - eppure così non è.
Dopo alcune pagine di gustosa ironia verso il mondo librario, attuali anche se collocate 87 anni in un romanzo giallo che ne ha 85, tutto si dissolve in un'indagine che ti lascia perplesso in mille punti. A partire dalle pastoie della censura dell'epoca che vuole colpevoli esotici e puniti, che forza a ritoccare luoghi, situazioni e personaggi in un modo che, a distanza, appare non solo ingenuo ma anche fastidioso.
La Fiera del Libro in una Milano di altri tempi... Oh... i libri... i libri!!! Bellissima ambientazione per questo giallo; un'atmosfera retro che intriga. La storia è abbastanza contorta, i personaggi sono sufficientemente sinistri, i colpi di scena non mancano, la tragicità c'è. E la scrittura ... Sapore antico, gustoso. Mi piace De Angelis e mi piace il suo Commissario De Vincenzi.