È incredibile come Bologna riesca a rendere plausibili le storie più straordinarie. All’ombra dei portici, che proteggono e nascondono allo stesso tempo, tra le mille contraddizioni di una città che riesce sempre a dare il meglio e il peggio di sé, in questa storia si muovono serial killer di punkabbestia, sette esoteriche, inquieti e inquietanti criminologi, professori, studenti e studentesse, extracomunitari e artisti. E mica stanno con le mani in mano: questo è un noir di indagine, con una serie di morti ammazzati e di colpi di scena che alla pagina come solo un buon noir, appunto, sa fare. Ma succede a Bologna, e tutto questo avviene sottilmente, avvolgendo il lettore in un abbraccio sornione e letale che è tipico di questa città. Dove anche le storie più inquietanti e più strane, più incredibili e più affascinanti, diventano vere. Come dice Cornelio Corvo, il protagonista di questo romanzo: «I budelli stretti di Bologna ti fregano».
Mattia Bernardo Bagnoli nasce a Milano nel 1980. Dopo la laurea in Lettere e Storia all’Università di Bologna, nel 2005 si trasferisce a Londra dove frequenta il master in Giornalismo Internazionale presso la City University e dove, dal 2006 al 2013, lavora come corrispondente per l’agenzia ANSA e collabora con altre testate tra cui «La Stampa» e «D di Repubblica». Al momento vive a Mosca, dove è responsabile della redazione dell'ANSA.
È autore del noir Bologna permettendo e della guida Strano ma Londra. Il suo ultimo libro, edito da Newton Compton, s'intitola Misteri, segreti e storie insolite di Londra.
Ogni recensione che ho letto su questo libro sembra scritta da gente che è legata alla città felsinea. Mi accodo, pur non vivendo a Bologna. Pressoché tutte queste recensioni affermano che il maggior pregio di Bologna permettendo è proprio Bologna. Mi accodo anche questa volta. Purtroppo il romanzo d'esordio di Bagnoli ha poco altro da offrire al lettore. Non la trama, che rimane per più di metà dell'opera solo la quarta di copertina firmata Lucarelli. Non i personaggi, piatti nella loro perfezione (e nel caso di Corvo, nel suo disagio esistenziale). E sopratutto, soprattutto, non i dialoghi. Non solo sono molto "scritti" e poco "parlati", ma sono lunghissimi. Capita spesso che uno dei due protagonisti si lanci in battute - ma sarebbe meglio dire monologhi - che riempiono pagine intere. Epica in tal senso la scena in cui il professore Corvo si lancia in un appassionato discorso sui serial killer, le psicosi e la società; l'unica reazione della sua interlocutrice è... stuzzicargli le parti intime, dando vita alla scena di sesso più WTF della storia. Visto che il romanzo è narrato in prima persona dai due protagonisti, si può fare un discorso analogo per la narrazione. Qui si distingue in negativo il commissario Aiello, capace di parlare in un italiano forbito in una riga, e in un'altra di chiedere al sopraccitato Corvo se tiene uno studio dove parlare. Insomma, purtroppo Bologna permettendo è un romanzo ben al di sotto della sufficienza. Quasi quasi mi chiedo se la quarta di copertina di Lucarelli non sia una spia sulla qualità dei romanzi che recensisce, un po' come i consigli di Stephen King...
PS: Rileggendo la quarta made in Lucarelli noto che citando una frase del romanzo...La attribuisce al personaggio sbagliato. Vez, ma allora avevo ragione io!
Il primo romanzo non si scorda mai. Il mio giudizio non può che essere di parte, essendo l'autore. L'ho scritto che ero veramente giovane - tra i 23 e i 25 anni - anche se poi ha trovato la strada per le libreria qualche anno dopo. C'è chi l'ha definito un'ode a Bologna e in un certo senso è vero: a Bologna ci ho vissuto negli anni dell'università e in questo romanzo ho riversato tutte quelle contraddizioni che da 'fuorisede' - sono milanese - ho vissuto sulla mia pelle: città di studenti, di notabili, di provincia - ma solo un po' - e di sangue bollente. Ambientarci un noir, come esordio, è stata una sfida difficile, visti i vari Lucarelli, Verasani e chi più ne ha più ne metta che mi ronzavano intorno. Ma, per l'appunto, più che all'intrigo in senso stretto mi attraeva la descrizione di un contrasto, il rapporto fra gli autoctoni e i foresti, che in quegli anni stava andando a deflagrare.
I punkabbestia sono così diventati i protagonisti corali di quel 'degrado' che ancora non era di moda - come definizione spiccia che tutto include e nulla spiega - sulle pagine dei giornali. I miei due 'uomini che cercano', Cornelio Corvo e Antonio Aiello, sono nati così, per dipanare il contrasto, uno bolognese doc e l'altro outsider, entrambi con un ingombrante passato da affrontare. Se c'è un modello, al di là di tutto, è quello del thriller psicologico. Condito da un plurilinguismo - parolone - che negli intenti vuole essere più verista - diciamo Gadda - che straniante - alla Camilleri, per intenderci. Al tempo studiavo lettere e quanti grandi mi pesavano sul groppone...
Insomma, è andata come è andata. A molti è piaciuto, ad altri no. E' normale. Con il senno di poi, la trama, per un noir, forse è troppo lineare, non sufficientemente ingarbugliata, e la sotto-storia molto rarefatta. Ma s'impara. Gli anni di Bologna mi restano sempre nel cuore. Come la città. Che amo senza riserve.