Un corpo di donna gettato in un fosso, il volto deturpato dai colpi di una chiave inglese. È il cadavere di Elisabetta Crimoli, giovane, bella, ricca e orfana, in tasca la tessera dell'Ordine dei Giornalisti e un'agendina con tre il fidanzato, il notaio, un misterioso E. C. Da questi pochi indizi prende l'avvio la nuova indagine del commissario Melis, cui toccherà scoprire, tra l'altro, come mai la vittima, ventottenne, aveva designato sua unica erede un'amica ottantaquattrenne, e perché aveva lasciato un prestante fidanzato per un nuovo decisamente poco fascinoso compagno. E che cos'ha a vedere la lettura dei tarocchi con tutto ciò? A questo filone di indagine, presto se ne intreccia un da qualche tempo, le serrande del bar sotto casa del brigadiere D'Aiuto vengono regolarmente ammaccate. Intimidazione? E chi è il mandante? Impegnato sui due fronti, il commissario Melis conduce un'indagine che porterà a un'unica sorprendente conclusione.
Hans Tuzzi, pseudonimo di Adriano Bon (Milano, 1952), è uno scrittore e saggista italiano.
Consulente editoriale e docente universitario al master in editoria cartacea e multimediale all'Università di Bologna, con lo pseudonimo Hans Tuzzi - che è un personaggio del romanzo L'uomo senza qualità di Robert Musil - ha scritto romanzi e saggi, una serie di romanzi gialli ambientati a Milano con protagonista il commissario Norberto Melis e una serie di gialli storici con protagonista Neron Vukcic. Ha collaborato all’inserto culturale del Il Sole 24 Ore e al Corriere della Sera; pubblica sulla rivista Paragone.
Un titolo accattivante per un vice questore fuori dall'ordinario.
Un giallo nella Milano anni '80 negli ambienti del giornalismo e della finanza.
Particolare la figura del vice questore, smaliziato e colto che non si lascia intimorire da nessuno e risponde sempre a tono con le sue riflessioni e citazioni sagaci.
" Troppo ego nel suo piccolo cosmo. Uno così sarebbe perfetto per fare il presidente di una squadra di calcio. Ma, sai, quello è anche un inconsapevole seguace dello zen. - borbottò Melis salendo in macchina, e, colto lo sguardo perplesso del collega: - Ma sì, Michele, lo zen: la suprema legge è che non esiste legge. Si evadono le tasse, si parcheggia in seconda fila, si vota contro l'aborto perché tanto, se la figlia ci resta, la si manda in Svizzera: insomma, le leggi valgono per gli altri, gli iloti. Per loro c'è la prosaica realtà, per te invece c'è sempre un koan -. Un koan, una domanda paradossale."
E diciamocelo, quanto sarebbe bello confrontarsi con un collega simile?
Raramente do un voto negativo a un libro. A volte penso che solo per lo sforzo che ci vuole per scrivere, almeno tre stelle uno se le merita. Ma questa è una di quelle volte in cui non mi sento in vena di regali. Ho trovato questo libro noioso, scritto in maniera eccessivamente ricercata e con una trama blanda. Sono convinto che l'autore avrebbe potuto scrivere qualsiasi cosa, anche un ricettario se lo scopo era "scrivere in un certo modo". Troppe citazioni. Davvero troppe. In molti casi buttate lì. E da ignorante quale sono, lo ammetto, mi hanno infastidito alcune frasi in francese o tedesco senza una traduzione in calce. Va bene che la letteratura deve stimolare l'intelletto, ma in modi meno pedanti. Comunque, darò un'ulteriore possibilità all'autore leggendo un altro titolo (questo era il primo per me), magari andrà meglio.
Bel giallo. Premetto che non è un genere che leggo abitualmente ma solo di tanto in tanto per rilassarmi. Personaggi e trama interessanti e piacevoli, ho apprezzato la scrittura non banale, ricca, e l'ambientazione milanese. Concordo con chi ha trovato le citazioni eccessive, spesso colte ma anche ridondanti e un po' forzate rispetto allo svolgersi della vicenda. Resta la sensazione di un'ostentazione di cultura un po' vanesia. In ogni caso meglio una cultura un po' arrogante che si pavoneggia che il nulla da cui nulla si apprende.
Romanzo molto scorrevole e che, nonostante sia breve, riesce a tenerti incollato fino all'ultima pagina. Non è il solito poliziesco o giallo ma riesce a catturare l'attenzione del lettore anche attraverso piccole cose, come ad esempio i vari dialetti utilizzati oppure piccoli particolari che servono per la soluzione del caso.
Come giallo, l’intreccio e’ piuttosto banale e debole. Il linguaggio e’ eccessivamente ricercato, perlopiu’ pretenzioso e spesso irritante. I riferimenti pseudo-colti sono totalmente gratuiti, gravemente abusati e letteralmente “strillati” - praticamente buttati in faccia al lettore.
Un esempio – tra i tanti - che mi ha infastidito per la sua ampollosita’: “Intorno agli occhi, come la preziosa craquelure di una porcellana la vita aveva disegnato una fitta trama di rughe. Come diceva Maria di Malvolio nella Dodicesima notte, i suoi occhi sembravano atlanti che rechino le nuove Indie. Che genio, Shakespeare: paragonare le rughe agli angoli degli occhi alle linee lossodromiche. E di quelle, la vita era stata il cartografo." (E’ anche poco accurato: l’originale recita: he does smile his face into more lines than is in the new map with the augmentation of the Indies, ne’ ho trovato traduzioni italiane che parlino di occhi. Inoltre, la linea lossodromica e’ la linea di rotta - quella che unisce due punti sulla carta formando lo stesso angolo con tutti i meridiani e paralleli intersecati. Dubito che appaia sugli atlanti, e perlopiu’ e’ tracciata dall’ufficiale di rotta, non dal cartografo.)
Btw: a casa mia per indicare l’anello con lo stemma si dice “una chevalière” e non “uno chevalier”, che piu’ prosaicamente e’ un cavaliere.
Divagazioni:
“Il Dottor Davide Bianchi”, alter ego del Tuzzi, crede che “fare letteratura” sia “l’impiego di un lessico ricercato, di termini assenti da un comune dizionario, e le divagazioni”. Ma vuole scrivere invece “un bel giallo alla Hammett”. Probabilmente crede che cio’ si traduca nel tipico vezzo di evitare di dire banalmente “sali’ sulla sua moto” e invece scrivere “inforco’ la sua Honda VF750F” (per fortuna ci risparmia i cilindri), ovvero precisare che il giovane faccendiere aveva dapprima un “Patek Philippe Calatrava in oro giallo e quadrante nero anni cinquanta allacciato sopra il polsino destro”, e piu’ avanti “al polso destro un Rolex Submariner James Bond in acciaio”. Detesto queste informazioni commerciali non richieste, ormai di moda. Non si dice piu’ “indossava un elegante completo fumo di Londra”, ma si deve specificare che e’ Armani (e’ sempre Armani). Le scarpe da ginnastica sono Nike airpump vattelapesca, la pistola una Glock 432F 38 mm cromata di fabbricazione israeliana, la chiave inglese una Stilton 320 in cromo-vanadium da 400 grammi. Oltretutto, mi viene sempre il sospetto di sponsorizzazioni.
L’influenza di Eco - con il quale Tuzzi ha collaborato a Bologna - si sente unicamente attraverso l’intrusione – anch’essa eccessiva e gratuita – del romanzo nella vita.
Già il titolo ti attrae. Il crepuscolo, l'ora incerta, dove non distingui il cane dal lupo. Momento della giornata dove il gioco di ombre e di luce inganna, il giorno sta per finire, la notte approccia, ma ora uno e l'altra sono sul confine, uno non cede, l'altra non osa approcciarsi... Come sempre HT non mi delude, scrittura che io chiamo corroborante, fa lavorare il cervello, offre conoscenza e sapere. Anche per questo suo romanzo e con piacere, alcune volte mi son trovata a consultare il dizionario alla ricerca di alcuni termini. E poi la caratterizzazione e la descrizione di certi personaggi a volte ruba il sorriso:-) Speriamo continui a scriverne di "gialli" così.
storia gialla semplice eppure romanzo sofisticato, pieno di citazioni e riferimenti. molto belle le atmosfere milanesi anni 80 e certe descrizioni dei personaggi; buffo miscuglio tra lingua colta e dialetto, godibile la parte "editoriale". astenersi, se si cercano atmosfere da noir americano, intrecci complicati e molta azione.
The last 20-30 pages of this crime novel are pretty good, but it is rather tedious through most of the rest. Was a fun read, if a little difficult because of a lot of italian dialect speech by some of the characters. Not a bad read to pass the time.
Sicuramente un romanzo colto ed elegante ma che non segue i canoni che piacciono a me. A volte una storia deve essere letta nel momento giusto, questo non era quello che cercavo ora.
Non sono quindi in grado di dare un giudizio veramente lucido. Posso solo dire che non ci siamo trovati.
Non fa per me. Per quanto la trama sia interessante, non riesco ad apprezzare uno stile di scrittura con riferimenti continui a qualsiasi cosa. Pesante