3,5 stars, really!
Un militare russo di stanza in estremo oriente, durante il conflitto russo giapponese del 1905, diserta. Si trova in Manciuria e, a piedi, percorre scenari naturali immacolati fino a imbattersi in un vecchio cinese che vive a mo' di eremita in una casetta. Inizia così un radicamento fortissimo alla natura, vissuta nel modo più ancestrale possibile. Una casetta in mezzo al nulla, anzi, in mezzo a foreste, in prossimità dell'oceano. Ogni albero è descritto, ed è fonte di stupore da parte di un narratore devotissimo. Ogni animale, ogni mammifero e ogni uccello sono scrupolosamente identificati, come se venissimo accompagnati personalmente anche noi, lettori, in un luogo puro, su sentieri e guadi che probabilmente mai avremo la fortuna di calpestare.
Il mistero del ginseng, la radice della vita. La rinuncia alla caccia e la scoperta di un io che si oppone, che protegge flora e fauna. Ovviamente, non è proprio come ce lo immaginiamo, erano altri tempi e i due coinquilini si dedicano al commercio di corna di cervo... non strappate dal cranio, ma segate in modo che possano ricrescere. Insomma, questo romanzo riesce a muovere qualcosa, secondo me. Un senso naturalistico molto forte, ancorché non al passo con il XXI secolo. Tuttavia, un senso della natura profondo, certamente molto avanti coi tempi e con l'impostazione della maggior parte (tutti gli altri) dei prosatori dell'epoca (il libro è del 1933), per lo più inclini - per contro - a magnificare la potenza dell'URSS che piega gli elementi, devia il corso dei fiumi, erige mastodontiche dighe ecc. ecc. Qui, per la retorica ideologica non c'è proprio spazio.