Si tratta di un piccolo libro dello storico Alessandro Barbero che parla delle Crociate. Nel 1095 Papa Urbano II lancia un appello per la liberazione di Gerusalemme dal dominio mussulmano. Molti rispondono a quell’appello. Non l’imperatore, che era in contrasto con il papa in quel periodo per la lotta per le investiture, e nemmeno i re, in un’epoca in cui il potere statale era debole rispetto a quello dei feudatari, ma autorità di secondo piano come principi, conti e baroni. Le bande di crociati viaggiarono a piedi via terra passando per l’Impero Bizantino. Nel loro percorso verso Gerusalemme conquistarono ampi territori del Medio Oriente e infine conquistarono anche Gerusalemme nel 1099. La crociata era considerata un pellegrinaggio armato, ebbe successo perché mentre nei secoli precedenti il Califfo controllava ed aveva un potere effettivo sul suo vasto impero ora esso contava poco, il suo dominio era frantumato tra una serie di potentati, sultanati, califfati locali quasi indipendenti spesso in lotta tra loro in cui spesso i turchi, provenienti dalle steppe dell’Asia centrale, convertiti da poco all’Islam avevano preso il controllo militare. Ciò aveva reso anche poco sicuro il tragitto dei pellegrini cristiani che andavano a visitare il Santo Sepolcro e questo era stato uno di motivi per cui Urbano II aveva promosso la Crociata. I crociati crearono un regno, il regno di Gerusalemme in Terra Santa. I mussulmani reagirono, tentarono di riconquistare i territori perduti e furono necessarie altre spedizioni per contrastarli. Nel 1187 il Saladino riconquistò Gerusalemme. Per riprenderla fu promossa la Terza Crociata il cui protagonista fu il Re D’Inghilterra Riccardo Cuor di Leone, che riconquistò molti territori perduti ma non Gerusalemme. L’esperienza delle Crociate si concluse nel 1291 quando i mussulmani riconquistarono l’ultimo territorio rimasto in mano ai crociati, il porto di San Giovanni d’Acri.
Nel secondo capitolo si parla di alcuni protagonisti delle Crociate e cioè Goffredo di Buglione che fu eletto primo re del Regno di Gerusalemme, Riccardo Cuor di Leone protagonista della Terza Crociata, il re di Francia Luigi IX che aveva la fama di santità e in effetti è stato fatto santo (come può essere considerato santo uno che usava le armi e promuoveva e faceva la guerra?) che ha promosso due Crociate, una nel 1248 diretta in Egitto e una nel 1270 diretta in Tunisia in cui morì, figura che incarna perfettamente lo spirito delle Crociate. Poi si parla del ruolo che ebbero nelle crociate Guglielmo il Vecchio, marchese di Monferrato e tre dei suoi figli.
Nel terzo capitolo intitolato “Fra guerra santa e “jihad”” si prendono in esame i testi sacri del cristianesimo e dell’Islam cioè la Bibbia che comprende il Vecchio e il Nuovo Testamento e il Corano per vedere se ed entro quali limiti giustifichino la violenza e la guerra. Per ciò che riguarda il cristianesimo c’è da dire che nei primi secoli molti cristiani, non tutti, ritenevano il servizio militare e quindi l’uso della violenza e la guerra incompatibili con la loro fede e alcuni subirono il martirio per questo. Poi dopo Costantino i concili stabilirono che non ci si potesse rifiutare di fare la guerra se lo richiedeva un sovrano cristiano legittimo, però gli scrupoli e i dubbi rimasero come risulta dalle opere di Sant’Agostino. Barbero parla del modo in cui quest’ultimo risolve il problema. Però anche se la guerra in alcune circostanze viene considerata legittima, per tutto l’Alto Medioevo fino alle Crociate uccidere in guerra era pur sempre considerato un peccato che richiedeva la confessione (che allora era pubblica) e una penitenza. Urbano II fece un discorso un po’ diverso. Disse che lui aveva il potere di rimettere i peccati, quindi coloro che morivano nelle crociate, anche se uccidere in guerra era sempre considerato un peccato, potevano essere considerati assolti. A livello popolare però il suo discorso fu interpretato nel senso che uccidere i mussulmani in battaglia non era un peccato e per questo si sarebbe andati anche in paradiso. Durante le Crociate alcuni cavalieri cristiani chiesero di essere riconosciuti come un ordine religioso monastico combattente, quello che diventerà l’Ordine dei Templari. Ci fu un ampio dibattito sull’argomento in cui intervenne un monaco la cui opinione era molto ascoltata Bernardo di Clairvaux che rispose in termini positivi, ribadendo che uccidere gli infedeli non era un peccato e coloro che sarebbero morti combattendo erano dei martiri e sarebbero andati in paradiso. Nella Bibbia dei passi che possono giustificare la guerra si possono trovare nel Vecchio Testamento e non certamente nel Nuovo Testamento. Barbero prende in considerazione il Corano e cita dei passi in cui si legittima la guerra, la jihad, anche se non sono numerosi e in uno di essi si fa riferimento per giustificarla alla Bibbia e al Vecchio Testamento in particolare.
Nell’ultimo capitolo si parla di come gli occidentali, cioè i crociati, furono visti dai bizantini e dai mussulmani. Per i bizantini si cita un libro di Anna Comnena figlia dell’imperatore Alessio Comneno, che era una persona colta, impregnata di cultura greca e latina. Per i mussulmani si cita il libro di un principe turco, l’emiro di Cesarea in Siria, Usama Ibn Munqidh.
Oggi si pensa a differenza del passato che le ragioni religiose ebbero un ruolo determinate in queste imprese militari, anche se sono state rese possibili da un periodo di espansione economica. L’ostilità con il mondo mussulmano era iniziato qualche decennio prima delle Crociate con l’inizio della riconquista della Spagna da parte dei principi cristiani e continuerà per alcuni secoli dopo la fine delle Crociate.
L’insegnamento di queste vicende storiche è che dalle religioni e dai testi che queste considerano sacri è possibile ricavare un incitamento e una giustificazione alla guerra e alla violenza, a crimini e massacri. Secondo me in tali testi c’è scritto tutto e il contrario di tutto e possono essere utilizzati per giustificare qualsiasi cosa. Sono un esempio di come i capi religiosi possono incitare la gente al male, cosa possibile anche oggi. L’atteggiamento più bello e conforme al Vangelo era quello di quei cristiani dei primi secoli che rifiutavano la guerra e la violenza a causa della loro fede. Sono questi che hanno da darci un insegnamento positivo valido ancora oggi.
Ho travato il libro molto interessante e stimolante e l’insegnamento che si può trarre dalla Storia è che certe cose orribili che sono accadute in passato non devono più ripetersi come le “guerre sante” cioè giustificate da ragioni religiose.