Anno 1366 - Eymerich deve lasciare il regno d'Aragona, dove è stato esonerato dalla carica, e recarsi a Padova, alla riunione del capitolo domenicano. Avrà un aspro scontro con Francesco Petrarca, ispiratore di un dipinto ambiguo e malefico. È però solo l'esordio di una traversia che porterà Eymerich, sulle navi dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, fino a Costantinopoli, nel cuore di un impero bizantino in piena decadenza. Eymerich dovrà risolvere un doppio mistero. Forse la soluzione sta nella guerra apocalittica che sconvolge un Iraq mai pacificato, nel nostro prossimo futuro. Forse nella straordinaria scoperta del fisico quantistico Alain Aspect. Saranno necessarie tutta l'intelligenza, la spietatezza e la cultura di Eymerich per sventare, in via provvisoria, una minaccia diabolica, e per smascherare il peccato più mostruoso di cui esseri umani si siano mai resi colpevoli.
Valerio Evangelisti è stato uno dei più importanti scrittori italiani di genere fantasy e horror. Si è laureato in scienze politiche, indirizzo storico-politico, e ha intrapreso una carriera accademica interrotta verso il 1990, alternata all'attività di funzionario del Ministero delle finanze. Dopo avere numerosi saggi, si è dedicato interamente alla narrativa. Nel 1994 è uscito il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore, che ha vinto il Premio Urania. Sono seguiti seguiti altri numerosi romanzi, tradotti in più di dieci lingue.
Evangelisti earned his degree in Political Science in 1976 with a historical-political thesis. He was born in Bologna. Until 1990 his career was mainly academic. He also worked for the Italian Ministero delle Finanze (Treasury Department). His first written works were historical essays, including five books and some forty articles. In 1993 his novel Nicolas Eymerich, inquisitore won the Urania Award, which was established by Urania, Italy’s main science fiction magazine, with the aim of discovering new talent in the field. Urania published other novels of the series in the following years: Le catene di Eymerich ("Eymerich’s Chains", 1995), Il corpo e il sangue di Eymerich ("Eymerich’s Body and Blood", 1996), Il mistero dell'inquisitore Eymerich ("Eymerich’s Mystery", 1996), Cherudek (1997), Picatrix, la scala per l'inferno ("Picatrix, the Stairway to Hell", 1998), Il castello di Eymerich ("Eymerich’s Castle", 2001), Mater terribilis (2002). Most of the last ones were however first published as hardcover. Nicolas Eymerich is a real historical character, member of the order of the Dominicans and inquisitor in the Spanish Inquisition. He was born in 1320 in Girona, Catalonia, and died in 1399. Evangelisti’s interpretation of his character is a cruel, ruthless, haughty, restless man, who acts mercilessly to protect the Catholic Church against perceived menaces of natural or supernatural origin. At the same time he shows an outstanding intelligence and a deep culture in his actions. In the novels of the series he investigates the mysterious phenomena of Medieval Europe, thus subtly influencing many of the historical events of that epoch; on many occasions the solution of the riddles comes up from stories which are narrated along with the main plot, normally set in the present and in the future. Evangelisti's atmospheres are normally dark, nightmarish, haunting. Another success of 1999, also translated in several languages, is the Magus trilogy, a romanticized biography of the famous Middle Ages prophecies writer Nostradamus. The three novels, Il presagio ("The Omen"), L’inganno ("The Deceit") and L'abisso ("The Abyss") sold 100,000 copies in Italy. Evangelisti's novels are greatly appreciated in France (where he won several literary awards), Spain, Germany and Portugal. He is currently the director of the Carmilla magazine. In the last years he has written some works which show his love for heavy metal music, namely the short stories collection Metallo urlante (referring to the French magazine Metal Hurlant) and the novels Black Flag and Antracite: they are set during the American Civil War and feature a new character, Pantera, a palero shaman. One of his latest novels, Noi saremo tutto ("We Shall Be All"), spans several decades of the last century, exploring the life of Eddie Florio, a gangster, against the background of the history of the trade unions and the workers' battles for civil rights. Mexico is the setting for his next two novels, Il collare di fuoco ("The Fire Collar"), which was published in November 2005 and Il collare spezzato ("The Broken Collar", October 2006). In 2007 La luce di Orione was released, the ninth title in the Eymerich series, followed in 2010 by Rex tremendae maiestatis. Tortuga, a novel about pirates of the Caribbean, was published in 2008.
solitamente quando qualcuno mi chiede da quale libro di evangelisti partire per scoprire eymerich suggerisco sempre l'ordine cronologico, visto che da un certo punto in poi ("cherudek"?) sono troppi i riferimenti ad eventi passati, e si rischia di non capir nulla. ma qui si va oltre: se siete a digiuno -anzi, se non li avete letti tutti- è meglio evitare, perchè nei capitoli ambientati nel futuro si evita di spiegare cosa è succeso all'america, cos'è la rache e chi sono i mosaici e i polipoli. insomma, un libro dedicato ai fan (come il sottoscritto), che però vi troveranno tutto quello che ha reso l'inquisitore quello che è, come riferimenti tanto alla scienza (fisica quantistica) che alla tradizione alchemica, comprimari brillanti e divertenti che spezzano la seriosità del protagonista (stavolta tocca a francesco gattilusio, regnante genovese di dell'isola di lesbo, che meriterebbe rima o poi di ritornare), le consuete riflessioni più o meno palesi sul presente (che la descrizione della decadenza di costantinopoli fatta da arsenios e kydones -pg.208 dell'edizione tascabile- sia una critica alla situazione economica corrente? e il riferimento alla futura guerra in medioriente ovviamente è speculare a quella attuale, un argomento caro all'autore come ben sa chi ne ha letto la produzione saggistica), ed infine una ricostruzione storica come al solito accurata. e poi si vede che l'aver scritto nel frattempo opere ben diverse gli ha ridato vigore, visto che la trama funziona molto meglio del predecessore "mater terribilis", che a tratti mi era parso a tratti un pochettino debole. quello che mi impedisce di dargli il massimo dei voti è il mettermi nei panni del neofita per immaginare la confusione che rischia di provare, ma per l'apassionato è puro divertimento. speriamo non si debbano aspettare altri cinque anni per rivedere in azione eymerich...
Sarebbe stato meglio, molto meglio, se la serie si fosse fermata prima di questo volume. In parte, questo mio giudio è legato a sensibilità e valori – come probabilmente non dovrebbe essere nella valutazione di un’opera letteraria – però non è solo questo. Continuano a piacermi soltanto i personaggi, che rimangono ben delineati, e la dinamica tra il Magister e il suo assistente, per quanto non originale, è brillante. Ma non è abbastanza. La vicenda narrata, infatti, dopo un po’ si squaglia, con un eccesso di soprannaturale e di opinabili connessioni teologiche ed esoteriche. Per non dire dell’uso di attribuire a personaggi storicamente esistiti azioni che non hanno commesso, abitudine comune in parecchia letteratura ma che proprio non riesco ad apprezzare. Soprattutto, ho trovato disgustosa la parte su violenza e sopraffazione contro le donne, come pure disprezzo e crudeltà contro le incolpevoli creature deformi. Chi conosce e ama i romanzi dell’inquisitore sa che simili aspetti compaiono quasi sempre, ma quando il protagonista li giustifica si capisce che è in torto: non qui. Un romanzo non deve necessariamente essere empatico per essere un bel romanzo, ma in questo caso la totale mancanza di empatia mi ha semplicemente nauseata. Gli altri volumi della serie invece mi sono piaciuti, da parecchio a molto.
L'ultimo libro di Evangelisti l'avevo letto paerecchi anni fa, lo confesso, quindi non posso provare il fastidio che altri hanno manifestato nel constatare una mancanza di vitalità in nel suo personaggio più famoso. Però, che piacere rileggerlo! Vedere al centro della scena un protagonista odioso, farsi grasse rissate alle sue spalle insieme all'autore, e finire con l'amarlo nonostante la distanza siderale che ci divide, beh, non è cosa da tutti. Bravo Evangelisti, quindi, innanzitutto per Eymerich, poi per avere avuto le palle necessarie a inventarsi un genere che oscilla tra il romanzo storico - ben scritto e documentato - il giallo classico e la fantascienza. Pazienza se la mucca di Eymerich l'hai munta forse troppo, e pazienza se il legame tra i due piani temporali non è stato sviluppato a sufficienza. Tutto sommato ci sono in giro minestre riscaldate ben peggiori di questa.
Oh, quanto sarebbe stato meglio se la saga di Eymerich si fosse conclusa dopo Il castello di Eymerich! Era tutto perfetto: Eymerich respingeva l'amore di Myriam e si allontanava da lei per sempre, e poi quella bella postfazione in cui Evangelisti ripercorreva, a Gerona, i luoghi frequentati dall'Eymerich storico, in cerca della sua tomba, come se volesse prendere congedo dal suo personaggio... Invece, ci siamo dovuti sorbire Mater terribilis e ora questo La luce di Orione, uno peggio dell'altro, e in mezzo l'insulso La furia di Eymerich: davvero una pessima coda finale.
Questo ultimo (finora) titolo è di una noia incredibile fino a pagina 300 (su un totale di 343, perciò traete voi le conclusioni). Siamo nel 1366. Non si capisce perché, a Nicolas Eymerich salta in testa il grillo di andare a Costantinopoli al seguito della crociata del conte Amedeo di Savoia, in soccorso al morente impero bizantino assediato dai turchi. Lo fa per qualche motivo collegato a un affresco visto a Padova (e che è stato il pretesto perché facesse la conoscenza, poco amichevole, con Francesco Petrarca) e a una certa storia su dei giganti, ma davvero non si capisce quali percorsi segua la sua mente. Eppure, attenzione! Andando avanti a leggere, si scopre che tutti questi eventi seguono una logica e hanno un preciso scopo, o almeno così ci giura l'autore: se lo dice lui... A me continua a sfuggire, ma mi fido: giunta, stremata, verso la fine, quando viene fatta questa fondamentale rivelazione, avevo solo voglia di arrivare in fondo, non avevo la minima intenzione di andarmi a rileggere quei pezzi a pagina 20 circa per scorgervi qualche barlume di logica. Il libro si apre con la scena dei confratelli domenicani di Eymerich che, a Gerona, gli vanno contro perché ritengono i suoi metodi troppo crudeli: in effetti stavolta si sarebbe tentati di mandarlo a quel paese anche noi, il nostro inquisitore, perché per tutto il libro sembra che a Nicolas girino altamente le scatole per qualche suo motivo ed è insopportabile, di una stronzaggine unica, non fa che rispondere male a tutti. Tutta la prima parte del romanzo è di una barba incredibile, si va al seguito di questa spedizione, con Eymerich che ogni tanto mette insieme vari indizi che secondo lui sono collegati, va in giro a dire "sì, sì, è tutto chiaro", e uno gli vorrebbe chiedere "ma che? ma dove? ma cos'è che cerchiamo, esattamente?". Si dovrebbe alludere a qualche oscura minaccia sovrannaturale, il tutto però usando il più trito e irritante degli espedienti dei polizieschi "classici", con il protagonista che, ovviamente, ha capito tutto da un pezzo e però, chissà perché, a quale scopo, non vuole dirlo a nessuno, neanche se lo si prega in ginocchio, neanche al suo fido aiutante, cosa che fa imbestialire qualsiasi lettore. Si va avanti fra grandi sbadigli, infiniti bla bla con questo e quello, bizzarre visioni, "o mio Dio, che stregoneria è mai questa?!" (la "spalla" che accompagna Eymerich in questa avventura è di nuovo frate Bagueny, personaggio insopportabile, che si vorrebbe dipingere simpatico e arguto ma che è assolutamente implausibile: un minuto dopo aver assistito alle scene più allucinanti e terrificanti, sembra sempre dimenticare tutto subito e due righe dopo essere stato descritto come sconvolto dalla paura è là che si lamenta perché ha fame, è stanco, o si mette a fare battute spiritose), e dialoghi didascalici sulla situazione del decadente impero di Bisanzio. Raramente, nei volumi precedenti, era capitato che non vedessi l'ora che si interrompessero i capitoli dedicati a Eymerich per lasciare spazio alle trame parallele, che si svolgono l'una più o meno ai nostri giorni e l'altra in un lontano futuro, che sono molto più interessanti e vedono il ritorno dello sfortunato Marcus Frullifer: peccato che occupino molte meno pagine della sconclusionata vicenda ambientata nel Medioevo. Non si vede proprio l'ora di arrivare al delirio finale, che almeno è un po' movimentato e riscuote un minimo dal torpore in cui si era caduti a leggere le precedenti, noiosissime, 300 pagine.
Ora, arrivata alla fine della saga (resta da leggere Metallo urlante, ma quello è un libro un po' a sé, credo), posso stilare la mia classifica personale:
1. Cherudek (episodio 5) 2. Il castello di Eymerich (episodio 7) 3. Nicolas Eymerich, inquisitore (episodio 1) 4. Il mistero dell'inquisitore Eymerich (episodio 4) 5. Le catene di Eymerich (episodio 2) 6. Il corpo e il sangue di Eymerich (episodio 3) 7. Picatrix. La scala per l'inferno (episodio 6) 8. Mater terribilis (episodio 8) 9. La luce di Orione (episodio 9) (10. La furia di Eymerich - episodio 8b)
Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensa qualche altro lettore della saga.
Altro capitolo della saga di Eymerich ed altro capolavoro. La connessione tra i mostri che deve combattere e una sorta di effetto Butterfly che aleggia nel romanzo è particolare e assolutamente fruibile e fluisce in modo semplice senza alcuna forzatura.
Dopo cinque anni Valerio Evangelisti torna a scrivere del personaggio che lo ha portato nel gotha degli autori di fantascienza. A ottobre esce per Mondadori Strade Blu “La Luce di Orione”, nuovo capitolo della saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich che questa volta dovrà lasciare il regno di Aragona dopo essere stato esonerato dalla carica per recarsi a Padova alla riunione del capitolo domenicano dove avrà anche un aspro confronto con Francesco Petrarca.
L’inquisitore intraprenderà poi un viaggio sulle galee dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, alla volta di Costantinopoli.
La trama si complica e si avvita su stessa carica di orrori, di allucinazioni e di misteri e l’autore bolognese ha tirato, come da tradizione nei romanzi del ciclo, i fili attraverso tempo e storia come quelli che collegano un verso di Dante che nessuno ha mai saputo decifrare, Raphèl mai amècche zabi almi, con un Iraq in stato di guerra perenne nel futuro prossimo.
Abbiamo intervistato Evangelisti sul ritorno di Eymerich e sulla sua attività di scrittore.
Eymerich è tornato. Come mai lo ha lasciato da parte tanto a lungo e come mai è tornato?
Non volevo rimanere troppo legato a quel personaggio, però non intendevo neanche abbandonarlo. La sua "resurrezione" deve molto alle pressioni dei miei lettori, senza troppa resistenza da parte mia.
La scelta di Bisanzio è stata fatta in base a una suggestione iniziale o deriva da una scelta ben precisa e calibrata?
Da un fatto storico preciso. Una crociata in tono minore guidata da Amedeo d'Aosta nel 1366, e diretta a Costantinopoli per sottrarre la città alla pressione turca. Fin dal mio secondo romanzo, uscito nel 1995, avevo ipotizzato che Eymerich vi partecipasse. La trama l'avevo già in mente da un decennio.
Eymerich è mutevole e al contrario di molti personaggi seriali fa i conti con il suo passato. Com'è l'Eymerich de “La Luce di Orione”?
È simile a quello dei primi romanzi, solo con un dubbio in più: che ciò che sta vivendo non sia reale, bensì frutto della sua mente. Che il mondo sia stato organizzato in sua funzione.
Il titolo si discosta dalle "puntate precedenti" in cui compariva quasi sempre il nome dell'inquisitore. Si tratta di una scelta precisa?
I titoli nascono un po' a caso, anche se, per me, contano nel guidare lo sviluppo della trama. Con "La luce di Orione" volevo suggerire al lettore che si tratta, in fondo, di un romanzo di fantascienza, diverso dai capitoli "metafisici" del ciclo, come "Cherudek" e "Mater Terribilis".
Anche la copertina del libro è diversa...
Le copertine non le scelgo io, che non ho alcuna competenza grafica. Devo dire che, senza previi accordi col disegnatore, la copertina riflette assai bene la sostanza dantesca del romanzo.
I suoi libri sono pubblicati all'estero, anche in paesi lontani. Quale è il suo rapporto con l'estero?
La Francia è un caso particolare. Parlo il francese come una seconda lingua, e questo mi ha agevolato parecchio, in convegni, presentazioni e intreccio di rapporti personali. Per il resto, tradotto in una quindicina di lingue, direi che il successo maggiore lo riscuoto nei Paesi dell'ex Est europeo, Romania e Polonia in primo luogo. Non saprei dire perché. E, cambiando di continente, in Brasile. Ma tutte queste questioni le lascio alla mia agente e al mio editore.
Il mercato librario americano e molto autoreferenziale ed è difficile che un autore straniero faccia breccia oltreoceano, eppure lei sta per partire per gli USA per delle conferenze. Cosa sta succedendo?
Non sta succedendo nulla. Negli Usa, in Canada e persino in Nuova Zelanda ho attirato gli interessi di una parte del mondo accademico (l'italo-canadese Luca Somigli, dell'università di Toronto, mi ha dedicato addirittura uno studio, pubblicato dalle edizioni Cadmo). Si tratta di un ambito del tutto separato da quello del mercato librario che conta. In inglese, finora, è uscito solo un mio racconto, in un'antologia europea curata dalla Science Fiction Writers of America.
Che rapporti ha con gli altri scrittori italiani?
Ne frequento pochissimi. Quelli con cui curo il sito Carmilla On Line (Giuseppe Genna, Roberto Bui, Girolamo De Michele ecc.). A ogni morte di papa Niccolò Ammaniti e Loriano Macchiavelli. Più che altro per telefono Antonio Moresco, con cui ho un vero rapporto di fratellanza. Assieme si parla di tutto salvo che di letteratura. I miei amici più stretti non rientrano nella categoria degli intellettuali, ammesso che esista.
Ultimamente ha lasciato da parte fantascienza e fantastico, anche se intrecciate con la storia, per esplorare le pieghe della storia "pura"...
Io ho una formazione di storico, e la narrativa è stata per me un veicolo per riuscire a esprimermi fuori da convenzioni "scientifiche". "Noi saremo tutto" e i due Collari (“Il Collare Spezzato” e “il Collare di Fuoco” N.d.R.) sono saggi storiografici in forma romanzata. È una strada che non abbandonerò, nemmeno quando tratto di Eymerich e delle sue fantastiche avventure.
Dopo cinque anni Valerio Evangelisti torna a scrivere del personaggio che lo ha portato nel gotha degli autori di fantascienza. A ottobre esce per Mondadori Strade Blu “La Luce di Orione”, nuovo capitolo della saga dell’inquisitore Nicolas Eymerich che questa volta dovrà lasciare il regno di Aragona dopo essere stato esonerato dalla carica per recarsi a Padova alla riunione del capitolo domenicano dove avrà anche un aspro confronto con Francesco Petrarca.
L’inquisitore intraprenderà poi un viaggio sulle galee dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, alla volta di Costantinopoli.
La trama si complica e si avvita su stessa carica di orrori, di allucinazioni e di misteri e l’autore bolognese ha tirato, come da tradizione nei romanzi del ciclo, i fili attraverso tempo e storia come quelli che collegano un verso di Dante che nessuno ha mai saputo decifrare, Raphèl mai amècche zabi almi, con un Iraq in stato di guerra perenne nel futuro prossimo.
Abbiamo intervistato Evangelisti sul ritorno di Eymerich e sulla sua attività di scrittore.
Eymerich è tornato. Come mai lo ha lasciato da parte tanto a lungo e come mai è tornato?
Non volevo rimanere troppo legato a quel personaggio, però non intendevo neanche abbandonarlo. La sua "resurrezione" deve molto alle pressioni dei miei lettori, senza troppa resistenza da parte mia.
La scelta di Bisanzio è stata fatta in base a una suggestione iniziale o deriva da una scelta ben precisa e calibrata?
Da un fatto storico preciso. Una crociata in tono minore guidata da Amedeo d'Aosta nel 1366, e diretta a Costantinopoli per sottrarre la città alla pressione turca. Fin dal mio secondo romanzo, uscito nel 1995, avevo ipotizzato che Eymerich vi partecipasse. La trama l'avevo già in mente da un decennio.
Eymerich è mutevole e al contrario di molti personaggi seriali fa i conti con il suo passato. Com'è l'Eymerich de “La Luce di Orione”?
È simile a quello dei primi romanzi, solo con un dubbio in più: che ciò che sta vivendo non sia reale, bensì frutto della sua mente. Che il mondo sia stato organizzato in sua funzione.
Il titolo si discosta dalle "puntate precedenti" in cui compariva quasi sempre il nome dell'inquisitore. Si tratta di una scelta precisa?
I titoli nascono un po' a caso, anche se, per me, contano nel guidare lo sviluppo della trama. Con "La luce di Orione" volevo suggerire al lettore che si tratta, in fondo, di un romanzo di fantascienza, diverso dai capitoli "metafisici" del ciclo, come "Cherudek" e "Mater Terribilis".
Anche la copertina del libro è diversa...
Le copertine non le scelgo io, che non ho alcuna competenza grafica. Devo dire che, senza previi accordi col disegnatore, la copertina riflette assai bene la sostanza dantesca del romanzo.
I suoi libri sono pubblicati all'estero, anche in paesi lontani. Quale è il suo rapporto con l'estero?
La Francia è un caso particolare. Parlo il francese come una seconda lingua, e questo mi ha agevolato parecchio, in convegni, presentazioni e intreccio di rapporti personali. Per il resto, tradotto in una quindicina di lingue, direi che il successo maggiore lo riscuoto nei Paesi dell'ex Est europeo, Romania e Polonia in primo luogo. Non saprei dire perché. E, cambiando di continente, in Brasile. Ma tutte queste questioni le lascio alla mia agente e al mio editore.
Il mercato librario americano e molto autoreferenziale ed è difficile che un autore straniero faccia breccia oltreoceano, eppure lei sta per partire per gli USA per delle conferenze. Cosa sta succedendo?
Non sta succedendo nulla. Negli Usa, in Canada e persino in Nuova Zelanda ho attirato gli interessi di una parte del mondo accademico (l'italo-canadese Luca Somigli, dell'università di Toronto, mi ha dedicato addirittura uno studio, pubblicato dalle edizioni Cadmo). Si tratta di un ambito del tutto separato da quello del mercato librario che conta. In inglese, finora, è uscito solo un mio racconto, in un'antologia europea curata dalla Science Fiction Writers of America.
Che rapporti ha con gli altri scrittori italiani?
Ne frequento pochissimi. Quelli con cui curo il sito Carmilla On Line (Giuseppe Genna, Roberto Bui, Girolamo De Michele ecc.). A ogni morte di papa Niccolò Ammaniti e Loriano Macchiavelli. Più che altro per telefono Antonio Moresco, con cui ho un vero rapporto di fratellanza. Assieme si parla di tutto salvo che di letteratura. I miei amici più stretti non rientrano nella categoria degli intellettuali, ammesso che esista.
Ultimamente ha lasciato da parte fantascienza e fantastico, anche se intrecciate con la storia, per esplorare le pieghe della storia "pura"...
Io ho una formazione di storico, e la narrativa è stata per me un veicolo per riuscire a esprimermi fuori da convenzioni "scientifiche". "Noi saremo tutto" e i due Collari (“Il Collare Spezzato” e “il Collare di Fuoco” N.d.R.) sono saggi storiografici in forma romanzata. È una strada che non abbandonerò, nemmeno quando tratto di Eymerich e delle sue fantastiche avventure.
Dopo anni di assenza torna Nicolas Eymerich, l'inquisitore duro e crudele creato da Valerio Evangelisti. Questa volta - corre l'anno 1366 - Eymerich deve lasciare il regno d'Aragona, dove è stato esonerato dalla carica, e recarsi a Padova, alla riunione del capitolo domenicano. Avrà un aspro scontro con Francesco Petrarca, ispiratore di un dipinto ambiguo e malefico. È però solo l'esordio di una traversia che porterà Eymerich, sulle navi dei crociati agli ordini di Amedeo di Savoia, fino a Costantinopoli, nel cuore di un impero bizantino in piena decadenza. Un'imperatrice sensibile e impaurita subisce la minaccia di mostri giganteschi che avanzano dal mare, e la chiave del pericolo pare essere un'assurda creatura alata, imprigionata in un pozzo. Il cuore di feti titanici pulsa in intrichi di gallerie, mentre il cielo è solcato da vene rossastre. Eymerich dovrà risolvere un doppio mistero. Quello dell'esistenza dei giganti, asserita dalla Bibbia, e quello, ancor più inquietante, del telaio compatto di un universo in cui ogni gesto ha risonanze nello spazio e nel tempo.
Le cose vanno sempre peggio nella serie dedicata ad Eymerich. Se già le trame erano intricate all'inizio, col passare del tempo sembrano solo una scusa per rendere la vita difficile al nostro inquisitore, creando intrecci che lui comprende quasi subito e che a noi (così come alle sue controparti) vengono spiegate solo alla fine. Le narrazioni parallele ambientate nel futuro sono ridotte all'osso e ancor meno comprensibili della parte, molto più corposa, dedicata a Eymerich. La sensazione è che ci sono solo perché è tradizio e metterle. Qui il fondo sembra essere stato raggiunto da Eymerich che disquisisce di pronuncia inglese, paragonando termini antichi (cioè dell'epoca contemporanea alla sua) con altri utilizzati adesso (nella nostra epoca, un po' futuristica per lui). Manca poco alla fine della serie... per fortuna, oserei dire...
Che la saga di Eymerich sia lunga è un dato di fatto e forse, benché l'autore adori il suo personaggio, inizia a dare segni di cedimento. La parte futuristica è lasciata in retroguardia come se fosse obbligato a scriverla e molto spesso è scollegata dal resto del libro (mentre nei libri precedenti i due momenti storici erano ben coesi). Anche la vicenda nel passato è molto lenta e solo verso la fine riprende il giusto ritmo.
In più mi è parso che maggiormente intervenga il pensiero dell'autore in modo "palese" nella narrazione, soverchiando quello di Eymerich.
Impressionante, come è giusto che sia il ritorno di Eymerich, più sporco che mai nella sua monomaniaca persecuzione della purezza della fede, eppure sempre nel giusto. Con questo libro Evangelisti riunisce la saga dell'inquisitore con quella del metallo, condendo il suo racconto della solita sterminata erudizione e di visioni spaventose e incredibili. Gli incubi di Evangelisti vanno da Costantinopoli all'IRAQ moderno, e sono lucide, e maledettamente possibili nella loro totale incredibilità. Come sempre mi inchino al magister.