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La fine del mondo storto

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Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... Mauro Corona ancora una volta stupisce costruendo un romanzo imprevedibile. Un racconto che spaventa, insegna ed emoziona, ma soprattutto lascia senza fiato per la sua implacabile e accorata denuncia di un futuro che ci aspetta.

160 pages, Hardcover

First published September 1, 2010

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About the author

Mauro Corona

58 books116 followers
Mauro Corona è nato nel 1950. Da ragazzo ha lavorato come boiscaiolo e cavatore. Fin da bambino ha cominciato a intagliare il legno. Lo scultore Augusto Murer ha intuito il suo talento e lo ha accolto nel suo studio di Falcade, dove Mauro Corona ha approfondito la tecnica e l'arte che gli ha permesso di diventare uno scultore ligneo conosciuto in tutta Europa.

Alpinista e arrampicatore, ha aperto numerosi itinerari sulle Dolomiti d'Oltre Piave e partecipato a diverse spedizioni internazionali.

Nel 1997 pubblica il suo primo libro "Il volo della martora". La scrittura diventa così un'altra delle sue grandi passioni, grazie alla quale è oggi annoverato tra gli scrittori più apprezzati in Italia.

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Profile Image for Iophil.
166 reviews68 followers
September 5, 2017
Alla fine del mondo storto, si bruceranno i libri per sopravvivere... beh, sappiamo con quale cominciare!

Brutto. Ma parecchio, pure. Improvvisamente finiscono petrolio, carbone ed elettricità tutta. L'uomo è quindi costretto a un ritorno alla natura, rifiutando la società attuale con le sue storture e la sua cultura corrotta. Tesi ridicole, accompagnate da una (auto?)celebrazione del mondo montano, che risulta esagerata e incongrua. Cioè, alla fin fine, per Corona, l'unica categoria che merita la salvezza sono... i montanari!
Con tutto il rispetto, sono mezzo montanaro pure io, d'origine, ma... non è piuttosto semplicistico? Paesaggi bucolici talmente finti e poco credibili che manco il sifilone di homeriana memoria arriverebbe a tanto. A ogni piè sospinto il Corona si lancia in invettive personalissime (e assolutamente fuori contesto) contro le categorie che non gli vanno giù. E questo praticamente ogni cinque pagine. Una sofferenza, giuro.
E 'sto soggettone scrive pure in maniera frammentaria, ripetitiva ed eccessivamente elementare. Sarà mica uno scrittore, questo qui. Bah...
Un ultimo appunto: ma se gli stanno così sulle scatole le elitè, i corrotti, gli scrittori ecc ecc ecc... perché si fa pubblicare dalla Mondadori? Ai posteri l'ardua (che poi tanto ardua non è) sentenza.
Profile Image for Simona B.
929 reviews3,153 followers
August 9, 2016
Questo libro è terribile, sotto tutti i punti di vista. Noioso, banale, estremamente ripetitivo, pieno di assurdità ed inutili moralismi. Alcuni passaggi poi sono illeggibili. Tipo il pezzo dove dice delle opere d'arte che vengono bruciate, o tutto l'ultimo capitolo, per non scendere nei particolari. Sembra poi che con questo romanzo Corona abbia voluto criticare tutte le cose che stanno sulle scatole a lui: giornalisti, critici letterari, la Mondadori (mi dici chi ti ha pubblicato questa carta straccia?).
Per restare in tema, vi do un bel consiglio: fate economia. Sia economia monetaria non comprando questo libro, sia economia in termini di tempo leggendo libri più istruttivi.
Profile Image for Massimo Dellavalle.
14 reviews5 followers
April 10, 2020
Ci ho riprovato: ho dato una seconda possibilitá a Mauro Corona. Peccato, un’altra delusione.
L’autore in quest’opera ipotizza un’improvvisa ed inaspettata fine dei combustibili fossili e gli scenari che così si presenterebbero, raccontati al presente, in contrapposizione al modello sociale precedente dipendente dal petrolio, raccontato al passato. Si tratta di un pretesto per riflettere sulla mancanza di valori propria della nostra societá industriale rispetto alle virtú dell’antica societá contadina.

Un racconto dall’ambientazione post-apocalittica dunque. No, non immaginate una toccante narrazione tipo, per esempio, La Strada di McCarthy. In primo luogo perché, a parte la fame che fa fuori gran parte della popolazione mondiale e a cui si accenna freddamente per dover d’informazione, il cambio di corso é giudicato positivo, é appunto “la fine del mondo storto” e non é certo rappresentato con tono angoscioso e drammatico. In secondo luogo perché McCarthy, se voleva comunicare ad esemprio la sofferenza dei due protagonisti, li faceva parlare con un botta e risposta freddo, asciutto, telegrafico, da cui si doveva (e poteva) intuire il loro stato d’animo; faceva, insomma, della letteratura; Corona, per intenderci, se la sbrigherebbe piú facilmente scrivendo “la gente é triste”, che non chiamerei certo letteratura, bensí cronaca.

La Fine Del Mondo Storto é soprattutto una critica alla condizione e alla natura umana, scritta con l’occhio di chi guarda da una distanza temporale fittizia. Ma nessuno osi paragonarlo nemmeno a Il Signore Delle Mosche! Se quello di Golding era un romanzo allegorico, questo non é nemmeno un romanzo, a prescindere dallo scarto in simbolismo! Giá, perché non vi sono personaggi, non vi sono dialoghi, vi sono solo categorie sociali, o meglio ex-categorie alle prese con il nuovo assetto economico. Entrambe le opere hanno sí la stessa finalitá di comunicare un giudizio sul carattere dell’uomo e su come si organizza, ma l’opera di Golding, a differenza di questa, é artisticamente rilevante proprio perché passa il messaggio in maniera indiretta, con la geniale trovata di raccontare una storia avventurosa ed avvincente.
Qui di avventuroso ed avvincente non v’é proprio nulla, di minimamente interessante riconosco giusto qualche isolato ed impacciato tentativo di satira, come quando si rimproverano i vecchi politici, adattatisi a fare i contadini, di zappare un po’ di qua ed un po’ di lá, chiaro rimando ai cambi di partito per convenienza; ma pure Orwell é, fortunatamente, tutt’altra cosa.

A cosa somiglia? Somiglia a Superquark, o Ulisse, o qualunque sia il nome del recente programma di Piero e Alberto Angela. Esatto, ricorda proprio quei documentari in cui gli Angela si “calano” nell’antica Roma, piuttosto che su Marte o nel corpo umano e da lí ci descrivono, con linguaggio chiaro ed informativo, il luogo/tempo in cui si sono artificiosamente catapultati. Il paragone mi sembra azzeccato, da un lato perché qui la trama é inesistente, dall’altro perché lo stile é proprio quello: divulgativo.
Divulgativo si ma distaccato no; traspare infatti l’opinione personale dell’autore e si avverte quanto il tema gli stia a cuore, tanto da farsi scappare pure qualche parolaccia.

Come la pensa dunque Corona? Secondo Corona la montagna e la campagna ci salveranno e la fine dei combustibili fossili é piú che altro lo spunto per far di queste l’elogio, attraverso la descrizione di tecniche, usanze, tradizioni, mestieri tipici.
E’ la rivincita ahimé pretenziosa di contadini e pastori su industriali ed intellettuali, della manualitá sulla professionalitá, della pratica sullo studio. Peccato non riuscire a simpatizzare con i montanari ed i contadini di Corona, dipinti in questo libro come eroi senza macchia salvatori di coloro che furono ricchi, a cui insegnano il mestiere.
A questi santi altruisti delle montagne e delle campagne si contrappongono appunto i ricchi delle cittá che incarnano il male (nella profezia di Corona sono questi i primi a praticare il cannibalismo), ma non solo: in pratica tutte le categorie sociali diverse da contadini, pastori e guide alpine sono umiliate. Proprio cosí, pare ci sia posto per redimere solo tre categorie sociali ed una é proprio la guida alpina, non si sa bene a che titolo! Non si salvano nemmeno gli artisti, tantomeno le opere d’arte, che vengono bruciate per scaldarsi.

Il sogno di Corona é un’economia mossa dal baratto ed una societá fondata sull’uguaglianza, di indubbio stampo socialistico e dove inverosimilmente tutti fanno i contadini; nonostante la vocazione personale di ognuno possa essere altra dall’agricolutra, tutti si scoprono felici.
Era davvero cosí idilliaca la societá contadina? Corona pare concentrarsi solo sugli aspetti del nuovo corso storico favorevoli alla sua tesi: a parte la seccatura della fame, dipinta non tanto negativamente perché miete vittime, quanto positivamente perché pare “avvicini gli uomini”, sembra che non si senta la mancanza di nulla di ció che fu proprio della cosiddetta modernitá.

Nonostante la fine del consumismo abbia condotto la societá alla perfezione propria dell’economia di sussistenza, il sogno si infrange nella pessimistica involuzione del finale, zeppo di sfiducia nell’uomo.

In breve, pochi e discutibilissimi contenuti ripetuti e straripetuti all’inverosimile. Questa é forse l’unica analogia con l’altro libro di Corona che ho letto, Come Sasso nella Corrente, ovvero lo sforzo vano che si percepisce nel creare sostanza quando il tutto potrebbe esaurirsi in poche pagine.
Uno scritto prima utopico poi distopico, anarchico, pseudoecologista (qualcuno spieghi a Corona che non vi é da compiacersi nel ritornare a scaldarsi e cucinare bruciando legna anziché gas naturale, dato che la legna inquina decisamente piú del gas), farcito di banalitá, inesattezze, scenari poco plausibili e luoghi comuni.
Un’occasione persa, perché i valori positivi che vuole comunicare, come l’importanza delle doti manuali, del vivere a contatto con la natura e della rinuncia al superfluo, sono appannati da troppa arroganza e presunzione.
Brutto.
Profile Image for Cirano.
199 reviews12 followers
April 15, 2018
Un po' catastrofista e "estremista" ma rende bene l'idea di quanto l'uomo stia facendo per autodistruggersi nella più assoluta cecità ("Colpa vostra" risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. "Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci, aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l'aria, inquinato l'acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l'esistenza che è assai breve. Vi ho dato la vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. Concedendovi esistenza breve, speravo che la usaste al meglio, proprio perché corta e tribolata. Invece niente. Avete fatto di tutto per farvi male e rovinare quel po' che vi ho dato. averlo saputo, era meglio lasciare la terra senza di voi, solo con animali, pesci e uccelli. E mari, boschi e pianure. Mi avete fatto pentire di avervi creato, ma siccome tutto torna adesso pagate dazio. Siete stati spavaldi e arroganti. I due vizi peggiori che si possano mettere insieme. Poveri diavoli, mi fate pena. Ora vado via per non vedervi, mi date fastidio. Se penso che la gran parte dei signori che hanno distrutto il mondo erano quelli che venivano a messa ogni domenica e a ricevere la comunione, mi vien da prenderli a calci in culo. Ma non posso, ormai sono morti, estinti, finiti all'inferno. Ne resta però qualcuno a pagare il fio e a capire quanto sono stati imbecilli. Quando creperanno all'inferno anche loro".).
Dice bene Corona: si sono lasciati perdere antichi saperi sostituendoli con una tecnologia il più delle volte superflua. Alcune tracce delle pratiche del passato sono rimaste un po' nelle campagne e in montagna, fuori dai grandi scentri urbani ( "Lassù però nonostante il progresso, si è salvata una memoria. Quella degli attrezzi e delle cose antiche. Le soffitte sono piene di arnesi da lavoro, in alcuni è rimasta la capacità di adoperarli. Quella sapienza che durava da secoli, passata da uomo a padre, da padre a figlio. Anche se negli ultimi anni le cose sono cambiate. I giovani montanari vanno all'università per diventare architetti, ingegneri, medici. O quel che vogliono. Non sono più capaci di far legna, andare a caccia, tirar su un orto. L'hanno visto fare dal padre e dal nonno, ma non hanno imparato. Nessuno glielo ha insegnato. I genitori li volevano laureati") ma con l'avanzare delle generazioni tutto si perderà. Il progresso dovrebbe andare a braccetto con il tramandarsi le vecchie conoscenze manuali (specialmente l'artigianato), di quando l'uomo non aveva altro che la forza delle proprie braccia e l'aiuto degli animali e non avendo altro aguzzava l'ingegno. Ha costruito cose meravigliose e ardite (basti pensare ai tanti monumenti) che forse oggi con tutti i nostri mezzi non saremmo più in grado di fare perché abbiamo perso la manualità ad esclusivo vantaggio della tecnologia.
Il finale è un po' da "fattoria degli animali" ed esprime una certa rassegnazione.
Profile Image for ⚔️Kelanth⚔️.
1,118 reviews165 followers
December 6, 2010
Avevo sentito parlare spesso di quest'autore e ho sempre visto i suoi libri occupare spazi abbastanza in vista e larghi nelle librerie. Non ho mai comperato nessun suo libro anche se adoro la montagna e le sue storie; incuriosito da questa trama (la fine improvvisa dei combustili fossili e con essa dell'elettricità che arriva come una condanna sulla terra), mi sono deciso a comperarlo.
Quale schifezza sia questo libro è veramente dura da raccontare e da descrivere; non credo che questa persona possa davvero considerarsi uno scrittore: insulso, scrittura da cani, prosa e trama da tema scolastico di bambino alle elementari, con un italiano che neanche il peggiore dei traduttori che traduce il peggiore degli autori esteri.
Un insieme di boiate che neanche il peggior scrittore di terza categoria penserebbe di scrivere. In pratica se siete ricchi e non parlo solo di ricchezza monetaria ma anche culturale, siete degli stronzi galattici, se siete poveri siete bravissimi e quando mancherà la corrente elettrica vi salverete di certo, solo che poi diventerete anche voi ricchi e sarete stronzi peggio degli stronzi di prima. Una serie di banalità, di luoghi comuni e di pensiero da osteria è così difficile trovarla da molti fonti insieme, ritrovarla tutta come filosofia di vita in un unico libro è davvero da perla rara.
Perdonate il linguaggio, ma adotto lo stesso del libro, si perchè oltre ad avere frasi da bambino elementare alla "io speriamo che me la cavo", anche la scurrilità gratuita abbonda allegramente.
Ah ovviamente si denigrano, oltre a tutto ciò che sia anche solo lontanamente tecnologico come un calorifero, anche la televisione e la carta stampata, è bello sottolineare come ho visto Corona (l'autore) dalla Bignardi e mi sembra da Fazio e alla radio in delle belle ospitate, ecco ci mancava lo sputo nel piatto dove si mangia.
In pratica gente, se non siete dei montanari o al massimo dei contadini, fate parte di quella popolazione che non vale un cazzo e sarete i primi a crepare quando mancherà la corrente elettrica.
Siete avvisati.
Magari sarebbe carino cominciare, oltre che ad imparare a mettere insieme una scritura degna di questo nome, a far parte di quegli autori tipo Ammanniti che aderiscono a stampare i propri testi con carte riciclate e non trattate con il cloro, visto che ci si professa così ambientalisti e nel libro si critica chi cerca di farlo davvero perchè tacciato di parlare troppo e fare troppo poco.
Nel libro quando arriva l'inverno e finisce la legna da ardere (?) si cominciano a bruciare i libri per tenersi al caldo, ecco mi rammarico solo che quando succederà questo, vista la smilzitudine di questa opera somma, queste poche pagine forniranno davvero poco calore.
Profile Image for Luca Lesi.
152 reviews13 followers
August 18, 2013
Mauro Corona ha scritto alcuni bei libri e molte belle favole, è un personaggio carismatico che non cercava nulla ma che è stato ed è molto cercato.
La fine del mondo storto è un brutto romanzo, scritto male, ripetitivo, con troppe concessioni a togliersi sassolini dalla scarpa all'interno di un tema così importante come i valori autentici e veri della vita.
Cosi Corona spreca una occasione buttando al vento un contesto ideale per far valere la sua idea di vita, di valori autentici, di semplicità, di autonomia fuori dal coro.
Nella mia tradizionale associazione tra libro e musica, vi propongo un brano tratto dalla colonna sonora di Titan A.E. un bellissimo film d'animazione che vi consiglio di vedere.
Peccato, perché il libro stimola cmq alcune riflessioni sul tema.
Un mondo improvvisamente senza energia, tutto si ferma, tre quarti dell'umanità muore in breve tempo. Gli altri devono ricominciare, scoprono quanta inutilità c'era, importa solo vivere un altro giorno. Tutto cambia, si ricomincia dal fuoco, dalla terra, dal usare le mani. "Il necessario sta dentro la natura ma bisogna cavarlo fuori", "abbiamo costruito un mondo pieno di roba superflua e dai e dai, è finito per scoppiare".
Corona ci conduce, maldestro capitano, attraverso la rinascita, prendendosela con critici letterari, politici, scrittori, giornalisti, ecologisti, animalisti (memorabile la difesa dei roccoli per la cattura dei tordi) e chi più ne ha più ne metta.
Unici savi, guida della rinascita, i vecchi della montagna e i vecchi contadini perché i giovani sono irrimediabilmente rovinati.
Alcune intuizioni sono importanti come il recupero del valore del silenzio ma chi ha letto La strada di McCarty capirà l'enorme differenza di livello tra i due libri.
"È una grande maestra la fame, impartisce lezioni di vita senza aprire bocca"
Inutile dire che "l'uomo torna a essere quello che è sempre stato:una creatura perennemente insoddisfatta che non sa vivere in pace. La lezione non è servita".

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Profile Image for therearestories.
149 reviews32 followers
October 27, 2012
Giuro che non volevo mettere due stelline, ma...è una palla sto libro. Il giudizio DELUDENTE è riduttivo, SCADENTE va troppo oltre e non me la sento. L'idea è interessantissima, ma sembra un tema di quinta elementare, di un bambino che ha argomenti, ma non le basi per svilupparli e che gira e rigira finisce sempre a ripetere le stesse cose. Tutto ciò rende il "racconto" tedioso e noioso e ho davvero faticato per stargli dietro e non lanciarlo in qualche angolo oscuro della libreria e dimenticarlo. Su una cosa siamo d'accordo signor Corona: L'uomo è un cane che si mangia la coda. L'uomo sarà l'unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità. (E comunque la sua foto da pseudo-survivor con la bandana in testa non se po' vedé.)
Profile Image for Carmine Vilardi.
66 reviews1 follower
September 13, 2014
Romanzo (ma forse non dovrebbe essere nemmeno chiamato così) ripetitivo, senza personaggi, senza storia. Le pagine iniziali, che sembrano introduttive ma non lo sono, dicono già tutto. Gli stessi concetti si ripetono poi per tutto il libro, senza aggiungere mai idee nuove. Probabilmente il libro peggiore che abbia mai letto.
Profile Image for Anna.
63 reviews5 followers
March 19, 2020
Dieci minuti di applausi.
Non è un capolavoro, a volte è ripetitivo ma credo volutamente. Perché certi semplici concetti neanche se detti e ridetti, noti e stranoti, vengono assimilati.
Un libro che si legge tutto d'un fiato e, nel leggerlo, non puoi non pensare a come in fin dei conti abbia ragione. E di come pensare che siamo dei perfetti idioti risulti scomodo.
Profile Image for Yupa.
782 reviews128 followers
November 19, 2022
Come prima cosa va detto che il libro è scritto male, pieno di ripetizioni, e solo in alcuni punti prova (non sempre riuscendoci) a sollevarsi dalla sua generale povertà stilistica. Mi aspettavo di più da un autore che ha pubblicato già tanto.
Ma questo non importa più di tanto: il presente libro è un libro a tesi, un libro di idee, e quindi va giudicato per queste più che per la forma.
L'idea è che, se un giorno sparissero all'improvviso le fonti di energia attualmente più usate (carbone, petrolio, gas), l'uomo sarebbe costretto a tornare alle fonti di energia tradizionali, quelle muscolari animali o umane, con quelle dei mulini come massima concessione, e industria e servizî sparirebbero, le città si svuoterebbero a favore di montagne e campagne, e si tornerebbe tutti a zappare i campi per sopravvivere. In ginocchio, come dice l'autore, metaforicamente e materialmente. Anzi, questi non accadrebbe a tutti, perché nel libro tre quarti dell'umanità morirebbero di stenti nel primo durissimo inverno. Ma questo, dice l'autore, non sarebbe un problema, perché questo nuovo Mondo integralmente contadino, fatto di uguaglianza estrema, sarebbe solidale e permetterebbe la riscoperta dei valori "veri", delle cose "semplici", delle cose che contano "veramente".
Un Mondo più bello e più sano? Questo non è proprio chiaro, forse l'autore stesso, nella sua foga retorica sui bei tempi andati e sulla cattiveria del tempo presente, ha le idee confuse, visto che ripete più volte egli stesso che il processo di transizione esigerebbe milioni di morti, che la necessità di sopravvivere porterebbe al cannibalismo, che la mortalità infantile tornerebbe ad alti livelli, che ci sarebbe una spietata selezione naturale (poi i superstiti sarebbero fisicamente più sani, più resistenti a patologie e intemperie e pure senza depressione o problemi mentali, a suo dire frutto della propria comodità). Poi, di sfuggita, ci informa che se qualcuno per avidità o egoismo si mettesse di nuovo in testa di "arraffare" le cose come avveniva nel vecchio Mondo (quello che l'autore definisce "Mondo storto"), verrebbe immediatamente "fatto fuori" dal gruppo. Insomma, siamo anche all'elogio del linciaggio. Ma tutto questo va bene, l'importante è riscoprire i "veri valori" di un Mondo semplice.
L'autore a quanto pare è di quelli che adottano il dispositivo retorico (anzi, che ne abusano) di definire come "vero" (e quindi buono) tutto ciò che appartiene al passato e "falso" (il "Mondo storto" del titolo) tutto ciò che viene dopo. Ma secondo questo ragionamento anche la sua utopia agricola, che tanto gli piace, potrebbe benissimo venir moralmente condannata da un cacciatore-raccoglitore, e così via andando all'indietro, sino a prima della scoperta del fuoco, o magari anche più in là: forse l'unica vita "vera" fu quella dell'inconsapevole batterio primordiale da cui discendiamo tutti.
Altrettanto discutibile è la visione idilliaca del passato agricolo: basta una piccola occhiata a com'era il Mondo prima della rivoluzione industriale, quando si viveva di economia di sussistenza e nobiltà e clero spadroneggiavano, per rendersi conto come quello fosse estremamente più diseguale, disumano, violento e ignorante rispetto ai giorni nostri. Però non c'erano la televisione o l'elettricità, quindi per l'autore immagino andasse bene così.
Altro tipico dispositivo retorico è quello di bollare come una forma di "dipendenza" l'uso attuale della tecnologia, da cui ci si libererebbe tornando alla natura, ai campi, al bestiame, ecc. Come se la natura, i campi, il bestiame non fossero comunque qualcosa di esterno da cui si dipende. Come se l'uomo non dipendesse da artefatti sin dal giorno in cui ha cominciato a scheggiare le pietre. Come se tutti gli esseri viventi, per sopravvivere, non avessero bisogno di estrarre l'energie dall'ambiente esterno, da cui sono dipendenti. Ma qui si ritorna a quanto detto sopra, che per l'autore le dipendenze odierne sono cattive mentre quelle passate sono buone e questo solo per essere passate, poi pazienza se nel passato la vita fosse tutt'altro che piacevole e, più indietro nel passato si torna, bestiale e feroce (altroché solidarietà nella frugalità).
Col suo elogio del duro lavoro dei campi, con la sua indifferenza per le tantissime morti che comporterebbe un ritorno al Mondo preindustriale, con la sua velata simpatia per la pratica del linciaggio, con la sua aspirazione a un'uguaglianza nella miseria come unico bene per l'umanità a cui tutto sacrificare, col suo odio per i prodotti delle arti, dell'esplorazione scientifica e delle attività intellettuali, con tutto ciò questo libro ricorda sinistramente le aspirazione utopiche, che poi si rivelarono sanguinariamente distopiche, dei Khmer Rossi di Pol Pot nella Repubblica Democratica di Kampuchea, i Khmer rossi che svuotarono le città, deportarono le popolazioni nei campi e sterminarono il ceto intellettuale e improduttivo.
Ma forse non c'è troppo da preoccuparsi, forse non c'è troppo da prendere sul serio l'autore, essendo uno di quelli che demoliscono la società moderna sulla carta per poi godere senza troppi problemi dei suoi frutti nella pratica, scrivendo, pubblicando per un editore come Mondadori (Mondadori!), guadagnandone probabilmente molti euro, e poi facendosi bellamente ospitare da quei salotti televisivi che proprio in questo libro deplora come uno dei mali principali dell'umanità.
Profile Image for Arwen56.
1,218 reviews337 followers
March 15, 2015
Mai lette tante banalità tutte assieme. Zeppe di corbellerie, tra l’altro. E, per soprammercato, scritte malissimo. Più che letteratura, pare un comizio elettorale.

Sono d’accordo, e chi non lo sarebbe, che le risorse naturali vengano sfruttate male e che la gente si circondi di cose assolutamente inutili. Ma qualcuno dovrà pur dare a Mauro Corona la ferale notizia: Animal Farm lo ha già scritto George Orwell. Non era proprio il caso di sprecare carta, acqua, inchiostro, corrente elettrica e tempo per produrne una pessima parodia in chiave pseudo-ecologica.

Quando non si ha nulla di concreto da dire e, soprattutto, da proporre, è meglio tacere.

“Astenersi perditempo” si scriveva, tanto tempo fa, al termine degli annunci sui giornali. Ecco. E’ una raccomandazione che vale la pena tener presente.

PS: Ah, dimenticavo … bisognerebbe anche ricordare a Mauro Corona che l’umanità, a tutt’oggi (e siamo nel 2012), ha vissuto molto più tempo senza l’ausilio del petrolio e dell’energia elettrica che non quello in cui ne ha potuto usufruire. Eppure erano “coglioni” lo stesso, tanto per usare il suo stesso gergo.
Profile Image for Giulia.
3 reviews
February 12, 2017
Ho apprezzato moltissimo questo libro, nonostante le varie critiche lette sui social.
Mauro Corona denuncia il mondo di oggi, delle "vacche obese", dalla corruzione dei potenti, ai beni futili, alle cattive abitudini, alle diseguaglianze e discriminazioni, tutto, ogni aspetto della società modernizzata. Lo fa in maniera cruda, diretta, con il suo stile senza-peli-sulla-lingua, crudele, esagerato. Ripete tante volte gli stessi concetti in maniera diversa, affinché il lettore capisca la sua indignazione per il mondo attuale, la ascolti e ci rifletta.
Ma non solo. Corona mette a nudo le caratteristiche primarie dell'uomo, positive e negative, dandoci validi esempi di comportamenti presenti, prima che nel suo futuro distopico, nella vita di tutti giorni, nei rapporti sociali quotidiani. Comportamenti che stanno deteriorando sempre più l'uomo in sé, e il mondo in cui vive.

"Non c'è niente da fare, l'uomo è un cane che si mangia la coda. Gira in cerchio fino a consumarsi."
Profile Image for Gaia.
16 reviews1 follower
June 15, 2014
Un libro noiosissimo e supponente.
Fin dalla prima pagina è chiaro che l'autore vuole incensare la vita non-cittadina, ed ero anche disposta ad accettarlo, ma il modo in cui lo fa è odioso.
A meno di 50 pagine dalla fine ho deciso di abbandonarlo.
Profile Image for Alisea.
499 reviews13 followers
August 13, 2017
Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo...
Bella la copertina, bella l'idea, bello anche il titolo: in effetti, il nostro mondo un po' storto lo è per davvero. Centrato anche il punto di partenza: il petrolio, il carbone e anche l'energia elettrica sono risorse limitate e questo lo sapevamo anche noi.
Mi sarebbe piaciuto però vedere sviluppata l'idea in altro modo, materiale su cui lavorare ce n'era parecchio.
Non è un romanzo: nessuna storia, nessun personaggio, solo la sequenza della catastrofe.
Non è nemmeno un saggio: non è scritto come tale.
Mi è sembrata solo una riflessione, un po' raffazzonata, piena di catastrofi scontate tipo film del filone apocalittico, banalità e facilonerie (tutto ciò che è moderno è male) e parecchi luoghi comuni, il tutto ripetuto fino alla nausea. Altro particolare che ho notato: mi è sembrata l'occasione per l'autore di infilarci dentro le persone, o meglio le categorie che non gli sono simpatiche (non mi piaci, eccoti la catastrofe!).
Concludendo, il tema porta a qualche riflessione, ma è stata un'occasione persa per sviluppare meglio il concetto, parlando di ecologia, risorse alternative, affrontare l'aspetto sociale e le sfaccettature dell'ipotesi erano infinite.
Ho trovato brutto anche lo stile narrativo, ripetitivo, a volte banale, il turpiloquio inutile e fastidioso.
Profile Image for Ire - Un libro e una tazza di tè .
164 reviews32 followers
March 2, 2018
Il mondo è arrivato agli sgoccioli ed una mattina, al risveglio, i cittadini si ritrovano senza più energia elettrica, carburante e tutte le comodità di prima. Inizia così la lotta alla sopravvivenza in cui i vecchi contadini insegnano come coltivare ed i cacciatori a costruire trappole. Un nuovo mondo in cui l'oro non serve più e dove tutto viene utilizzato o mangiato per rimanere vivi. E' molto interessante vedere come l'uomo si trasforma per sopravvivere, vedere la paura poi la speranza in base alla stagione in cui ci si trova, vedere come la terra seppur maltrattata si rigenera sempre.
Ed è molto interessante, durante la lettura, porsi determinati quesiti.
Finiremo anche noi nel baratro?
Stiamo anche noi consumando tutto ciò che abbiamo senza curarci di nulla?
Stiamo perdendo la manualità e la sapienza in nome della tecnologia e delle comodità?
Un detto dice che la necessità fa virtù ed è proprio il fulcro di questo romanzo che seppur interessante nel tema mi ha decisamente annoiata ed irritata a livello di struttura.
Lo stile di scrittura dell'autore non è dei più moderni e non mi ci sono ritrovata appieno ma quello che mi ha infastidito di più è stato il ripetere, per ben 160 pagine, la stessa cosa.
Certo, il romanzo è incentrato appunto sulla nuova rinascita dell'umanità ma pensavo di leggere una storia invece, quello che ritroviamo, è un resoconto ed un elenco di quello che succede e di come gli uomini reagiscono a tale cosa ripetuto all'infinito per le diverse occasioni.
Se facessimo un taglio di tutte le parti ripetute avremmo un buon racconto di 10 interessantissime pagine.
Peccato.
Profile Image for Matteo Tonelli.
13 reviews1 follower
December 4, 2012
Un libro banale e una storia poco ispirata e poco credibile. Una trama che potrebbe forse andare bene per un racconto breve, non certo per quello che ha l'ambizione di essere un romanzo.
Un totale rifiuto della società così come la conosciamo; la proposta di un ritorno bucolico alle origini, che poi forse, suggerisce l'autore stesso, non servirebbe a niente.

La scelta se mettere una o due o stelline su questo libro dipende dalla propria propensione a non voler infierire oltre.
Profile Image for Aurora.
9 reviews14 followers
September 6, 2017
Libro molto ripetitivo, per l'autore tutte le persone non sanno fare niente, coltivare la terra o tagliare un albero e pochi lo sanno fare (cosa non vera perché tanti lo fanno ancora e sanno fare), ci sono così tanti supermercati oggigiorno che c'è cibo per molti mesi ma per lui la gente dopo un mese la gente deve fare pratica di cannibalismo, e tutti muoiono alla fine perché la gente è imbecille come se nessuno si isolasse per vivere.
Profile Image for Aya Lawliet.
232 reviews
March 5, 2018
Ho letto le premesse altisonanti. Ho letto le recensioni negative. Dai, mi sono detta, non può essere così male. Eppure riesce ad esserlo. L'idea alla base mi piaceva molto, ma la scrittura è di una ripetitività che sprofonda nel ridicolo, anche volendo perdonare buonismi e generalizzazioni vari. Credo che l'autore avesse più che altro voglia di armarsi di carta e penna e di sparare un po' di veleno a zero. Comprensibile, per carità, ma non abbastanza per due stelle.
Profile Image for Supernovae.
190 reviews
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January 4, 2023
Se si potesse dare voti sotto lo zero questo sarebbe il primo libro dell’anno a cui li darei.

Non mi ha trasmesso niente, se non noia noia è noia.
Ripetizioni di frasi con l’intenzione di rimarcare il concetto che ti fanno venire il nervoso, metafore venute male, questo mezzo odio verso i ricchi e i loro soldi come se tutta la gente benestante non si fosse fatta il culo per arrivare dov’è.. un autore veramente acido e frustrato.
Profile Image for Aronne.
235 reviews2 followers
June 5, 2019
Sembra di leggere la nostalgia di un mondo antico di cui Corona potrebbe essere il re "dritto"

Più che avvisare il lettore dei pericoli del consumismo l'autore fa un' apologia del suo pensiero, di un ritorno alle origini, peccato lo stile ridondante e colmo di " sacramento" renda arduo concluderne la lettura.

Abbandonato a pagina 107
Profile Image for Bojan Vujic.
27 reviews7 followers
November 15, 2017
Poslednja rečenica "Čovek će biti jedino živo biće koje se samoistrebilo zbog svoje gluposti" je jedina smislena misao romana. Osim toga, ovo zapravo i nije roman, nego pismeni na temu apokaliptične vizije budućnosti učenika trećeg razreda srednje medicinske koji se malo zanio. Opasna treščina.
Profile Image for amberle.
377 reviews14 followers
November 26, 2017
idea di base molto interessante, ma sviluppata in modo ripetitivo ed a tratti noioso. l'autore sembra usare le medesime frasi per praticamente tutto il libro, creando ridondanze che alla lunga diventano spiacevoli. peccato.
Profile Image for Elisa Trev.
57 reviews
January 2, 2020
Rimango personalmente basita nel leggere determinate recensioni
Questo romanzo è un vero e proprio capolavoro
Cercate di interpretare il messaggio che esso vuole trasmettere.
5 stelle assolutamente meritate
Profile Image for Bliv.
76 reviews
November 7, 2012
Lettura noiosa e ripetitiva, che sconsiglio.
Profile Image for Mattia Mangia.
2 reviews
September 6, 2022
Libro imbarazzante. Carino il concetto iniziale ma già nel suo manifestarsi vengono meno una serie di presupposti che fanno perdere credibilità a qualsiasi coppia di causa-effetto che l’autore ipotizza.
Si muore di fame? Allora la gente collabora muta nei campi.
Non c’è la tv? Allora tutti riscoprono il dialogo e si vogliono bene.
Etc etc

Le invettive contro le classi sociali sono di un’ingenuità assurda, sembra di leggere le lagne di un adolescente che non ha modo di capire o non vuole vedere come funzionano davvero i fenomeni sociali.

Corona desidera un mondo dove tutti si vogliono bene, dove la lana è Dio e i contadini sono santi. Comprensibile l’elogio a figure e ai veri beni essenziali, ma sono assolutamente irrealistiche molte reazioni dei sopravvissuti e le tesi dell’autore, che rasentano la superficialità giustificabile solo nei ragazzetti. Verso la fine del libro pare ricordarsi del senso logico, raccontando come nulla cambi dopo il dissesto iniziale, ma viene davvero difficile immaginarsi questa epifania collettiva che dura quasi un anno, dove la gente riscopre il buono dentro di se.

L’astio contro il tecnologico, che non serve a niente (il televisore di cui nemmeno le viti sanno che farsene), contro le figure professionali, contro ciò che è la civiltà sono rantoli senza nè capo nè coda. Ma l’ipotesi più insulsa di tutte è che, all’avvento dell’improvvisa mancanza di combustibili, non si generi subito una lotta di potere e risorse. L’autore ha una vista parziale del mondo e vuole imporre la sua visione delle cose, ma il filo del discorso è sottile e non riesce a reggere quasi mai tutto l’ambaradan di supposizioni blande e rivendicazioni banali.

This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Melissa Sciriscioli.
81 reviews3 followers
August 2, 2024
Con questa storia catastrofica (e forse presagibile) Corona racconta come potrebbe essere il mondo se, da un giorno all’altro, sparissero dalla faccia della Terra petrolio, carbone ed energia elettrica. Tutto si ferma, tutto viene a mancare.
L’uomo è costretto a ricominciare la sua storia da capo. In breve tempo scopre che tutto ciò che aveva e che riempiva la sua esistenza era perfettamente inutile.
A questo punto è necessario fare molti passi indietro e ritrovare un po’ di umanità nell’esistenza, a ricercare l’essenza delle cose e del sapere per poter sopravvivere e creare un mondo più giusto, dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri e sono uguali. Solo così, nonostante la sofferenza e le tragedie che investono il mondo, comincia a palesarsi un futuro migliore, più bello e vitale.
Purtroppo, però, la nuova società utopistica ha i giorni contati e l’uomo, non appena trova il suo equilibrio ideale, torna a essere vittima di insoddisfazione e infelicità.
Come afferma l’autore: “Non c’è niente da fare, l’uomo è un cane che si mangia la coda. Gira in cerchio fino a consumarsi”.

Lettura curiosa, anche se un po’ ripetitiva, in cui emerge chiaramente la personalità dell’autore.
Profile Image for Greta.
271 reviews6 followers
September 23, 2025
Non sono solita valutare con una stella, ma questo libro se la merita tutta. Il libro è a dir poco imbarazzante: man mano che si avanza con la lettura ci si rende conto che i capitoli sono dei copia e incolla dei precedenti; ho anche fatto una prova: quando ero al quarto capitolo, ho provato a leggere il penultimo per capire se migliorasse la “tiritera” e invece mi sono ritrovata a leggere quello che avevo appena letto. Ho terminato il libro giusto per le sfide in corso.
L’idea alla base sarebbe anche buona, ma lo sviluppo è aberrante se penso che è stato scritto da uno scrittore.
Displaying 1 - 30 of 113 reviews

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