Le notizie per i Sem sono terribili. L'armata di Mongaul è sbarcata a Nospherus con un contingente di quindicimila uomini guidati da Lady Amnelis, la crudele figlia dell'arciduca Vlad. Ciò significa che l'ambizione dell'arciduca è ormai senza limiti e che le terre selvagge rischiano di cadere nelle sue mani. Rimane soltanto una flebile speranza: che le tribù Sem dimentichino i loro aspri dissensi e si alleino contro il nemico. E, grazie alla determinazione e al carisma di Guin, il miracolo sembra possibile: i Sem di Nospherus si radunano nel villaggio dei Raku e si preparano a scendere in guerra. Nel frattempo, tra i soldati di Mongaul, cresce la tensione. Gli uomini sono inquieti e nessuno sa spiegarsi il reale motivo per cui Amnelis abbia deciso di portare un contingente di tali proporzioni in quelle terre cupe e irte di pericoli. In effetti, soltanto la donna conosce la vera meta della spedizione: raggiungere la Valle della Morte, il luogo in cui è conservato un potere enorme, in grado di distruggere tutti coloro che si avvicinano...
Kaoru Kurimoto ( 栗本 薫, Kurimoto Kaoru, February 13, 1953 – May 26, 2009) was the pen name of Sumiyo Imaoka (今岡 純代, Imaoka Sumiyo), a Japanese novelist. Imaoka also used the pen name Azusa Nakajima (中島 梓, Nakajima Azusa) to write criticism and music. She was known for her record-breaking 130-volume Guin Saga series, which has been translated into English, German, French, Italian and Russian. Her style has been described as being part of the New Wave science fiction movement.
Terzo capitolo della Saga di Guin. E adesso mi tocca passare all'inglese per sapere cosa succeda! Non sono stati tradotti altri volumi nella nostra lingua. La battaglia di Nospherus però si ferma in un punto che fa fremere per il desiderio di conoscere il destino dei beniamini.
Il terzo capitolo è ancora più appassionante e ricco di azione. Entriamo ancora di più nell'ambientazione, scoprendo usi e costumi dei Sem. Eppure la voglia di conoscere non si placa neanche per un istante. Senza dubbio è una saga che sa come catturare.
okay, this one has officially lost me. i love Guin himself for the most part but the supporting cast is insufferable: whiny, treacherous, and boring. the 18 year-old flaxen beauty of an army general is also too ludicrous to even bear. this book was basically just one long battle during which no stakes ever felt imminent and no deaths remotely mattered. i no longer care what happens next with the silly twins or even with Guin himself. too bad. i was really hoping this was going to be a long rollicking ride.
Non solo perché questo terzo volume, che è il volume conclusivo della pubblicazione italiana, non raggiunge nemmeno uno straccio di ending point… non chiedevo tanto, mi sarei accontentato di vedere la fine della battaglia tra i sem di Guin e i Morgaul. Mi pare plausibile come richiesta. Invece no, il libro si chiude al momento di quello che sembrerebbe essere lo scontro decisivo tra i due eserciti. Uno scontro che si prospetta anche abbastanza lungo e pieno di sorprese, visto che parte dell’esercito sem ancora deve arrivare e Guin si è detto abbastanza certo del suo arrivo, prima o poi.
Dicevo che la delusione non è data solamente dalla fine-non-fine. E’ data proprio dal libro in sé.
Cominciamo con il geniale modo ideato da Guin per superare la vallata piena di yidoh. Passi per i trampoli di roccia sui quali fa camminare un paio di sem fino all’estremità della vallata, ma il grosso problema è che il sem si porta dietro una lunghissima corda, da legare su uno spuntone roccioso alla fine della vallata così da tenderla in aria e consentire il passaggio aereo agli altri. Tutto molto bello e ingegnoso, non fosse che per realizzare una corda così lunga tutti i sem hanno unito corde, corde di archi, cinghie. Non sono un esperto di cordame, ma a quanto mi risulta sarebbe già un’impresa con una corda fatta solo di corde, e intendo corde di canapa. Una corda ottenuta legando tra loro corde di canapa, corde molto esili d’arco e cinghie dovrebbe essere un abominio e avere la resistenza di una sottile lastra di ghiaccio all’equatore.
E invece tutti i sem passano, a parte alcuni che non riescono a reggersi e cadono in pasto alle amebe. La corda non si spezza, mai. Solo quando fanno passare Istavan acciambellato in una sacca di rete (come l’hanno tirata fuori???) trainata dai sem, la corda defunge. Ma non si spezzano le giunture, no, si logora contro una roccia e si schianta. Ma ora dico…
Altra assurdità: il passaggio della suddetta valle da parte di Guin. Ora, abbiamo delle amebe giganti che mangiano le creature viventi semplicemente inglobandole, schiacciandole col proprio peso e assorbendole. Una volta che il povero malcapitato è dentro la gelatina, i succhi gastrici della creatura corrdono le sostanze corrosibili, la pressione della gelatina intanto schiaccia il tutto. Bene, Guin decide di forzarsi il cammino in mezzo alle gelatine, passandovi semplicemente attraverso. Ignora bellamente la pressione schiaccia-muscoli, si premura solo di legarsi intorno alle braccia e alle gambe frammenti di roccia per proteggersi dall’acido. E per proteggersi il volto si mette davanti al viso la placca frontale dell’armatura di Istavan. Geniale. Si comporta come se l’acido fosse una raffica di dardi sparati da qualcuno davanti a lui, fingendo che non sia nella gelatina che, una volta all’interno dello yidoh, lo circonderà su ogni lato entrando da ogni fessura aperta nella sua armatura completa e totale. Ops, no, è totalmente privo di armatura e a torso nudo. E ovviamente esce da questa passeggiata con qualche lieve bruciatura e un po’ di affanno. Capisco che sarà magico, baciato dagli dèi e quanto altro, ma a questo punto l’autore mostri lo stupore attonito di Guin. E sopratutto non faccia in modo che la camminata in queste condizioni pietose sia una sua idea, la cosa è assurda e ridicola.
Poi ci sarebbe il consiglio di guerra con i sem, con tutte le tribù che compaiono al suo richiamo. E con i capi di tribù da sempre ostili tra loro che si scambiano saluti affettuosi come amiconi. Ma dove? Ma se si odiano e si insultano da sempre, stando a ciò che dicono gli stessi sem…
E che dire dell’organizzazione militare dei sem? A momenti sembra di avere a che fare con un branco di scimmie armate di arco e di ascia, che riescono a stento a trattenersi dall’attaccare a testa bassa il soverchiante numero dei nemici. Il momento dopo, eccoli divisi in reggimenti ordinati, in formazioni a cuneo e intenti a compiere elaborate manovre coordinate, cose che mai in tutta la loro storia avevano nemmeno minimamente accennato. Tutto questo Guin è riuscito a insegnarglielo in meno di un giorno. A cinquemila guerrieri sem.
Comincio a pensare che se nella Contea fosse arrivato Guin invece di Gandalf, quando fossero arrivati i Nazgûl avrebbero trovato ad attenderli un esercito ordinato e inflessibile di micidiali hobbit guerrieri, privi di pietà e più temibili di elfi e nani in battaglia.
L’unico elemento un poco interessante della storia è la presenza dello stregone al servizio di Amnelis. Ma visto che Amnelis stessa passa dalla risolutezza allo sbandamento completo al primo imprevisto, questo generale invincibile e leggendario comincia a fare acqua da tutte le parti.
Una vera delusione, comprensibile come mai la Nord abbia interrotto la pubblicazione della saga.
Fantastic battlefield action and clearer attempts at emotional resolution highlight this third installment of Kurimoto's The Guin Saga. Granted, readers will be forced to wade through dozens and dozens of pages of boring fare, but this far into the franchise, it's to be expected. In this volume, readers will spend time tiptoeing around danger in the valley of the yidoh until at last coming back to Lady Amnelis and her errant crew of fifteen thousand soldiers.
In many ways, THE BATTLE OF NOSPHERUS plays like the two books before it: long, agonizing stretches of flowery prose, eventually gripped and thrown hitherto by raucous and bloody action that spares none its danger. Guin's escape from the yidoh and subsequent organizing of the Sem takes up half the book. Some of it is engaging -- such as Guin's budding friendship with a young Sem warrior named Siba -- but most of it reads like filler, and will dutifully put readers to sleep. However, past the yidoh encounter, the book is very solid.
Interestingly, the best action in this book comes from the typically dutiful, often uptight, and occasionally foolish behavior of the Mongauli knights. Captain Astrias is still the brash fool, and so fills his role in glorious spades. But there are other, better soldiers to note, like Count Marus, Lord of Tauride Castle. Marus is the uncle of Amnelis, and is a trusted ally, though certainly not immune from her temper tantrums. Regardless, it's Marus who strategizes, advises, and later in the book, takes a leap of faith to save hundreds of his men in the heat of battle. He's an aged fighter whose war instincts, among the Mongauli, are unparalleled, and it's great to see a meaningful soldier in conflict opposite of Guin get a healthy number of lines and action ("I . . . have a horrible feeling about this.").
THE BATTLE OF NOSPHERUS also shows Guin's knack for being a competent military leader. He organizes, inspires, and leads the Sem into several battles, eventually waging an utterly captivating war on the Mongauli, who outnumber them 3:1. The book concludes roughly a quarter of the way into the major conflict, but it's clear Guin's intelligence has given his warriors the upper hand in nearly every regard. This comprises a very exciting part of the conflict -- the nuts and bolts of an unequal war -- and it's a shame readers must wade through 200 pages to get there.
The appearance of Cal Moru, a spellcaster and guide for Amnelis's forces, into and through Nospherus, is a bit of a mixed bag. He's a character unique to this fantasy landscape, but it's unclear whether his long-winded introduction will bear any fruit. Does a story with leopard men, warrior monkeys, man-eating jelly, and more really need another creepy, dark-robed advisor from the middle of nowhere? We shall see.
On an emotional level, there is progress. Rinda Farseer is more open with her fondness for Guin. Guin is more free with his mirth when engaging that jackass Istavan. Captain Astrias keeps embarrassing himself in front of his general and yet pines for her repeatedly. And Amnelis herself, caught up in her pride as a supposed military prodigy, finds herself stuck between reacting naturally, and commanding the façade of power she routinely covets.
About halfway through I found the laguage started making the story drag on. I felt it was much too wordy and pushed through to finish it. Perhaps it was just a bad seed in an epic series. I will continue to finish the series in hopes the flowery language dies a little.