Giulia sta con le gambe fuori dalla ringhiera del balcone e perde una scarpa. Marco vede la mamma che si butta come per raccoglierla. Questa prima incomprensibile tragedia ha sui personaggi che la soffrono l'effetto di unirli per sempre rendendoli incapaci di stare insieme: la nonna Agata che dimentica gradualmente i nomi e le cose, la nipote Giulia che viaggia e torna senza saper tornare, Marco che vorrebbe una donna e ne ha un'altra, Leni che passa da una casa all'altra portando i suoi favori: nessuno riesce a dare o darsi un po' di felicità. Intorno alla vecchia smemorata di tutto fuorché del proprio dolore, ruotano i giovani personaggi, i loro amori sghembi, la loro pervicace volontà di salvezza.
Chiara Valerio è una scrittrice, traduttrice, editor, direttrice artistica e conduttrice radiofonica italiana.
Ha conseguito un dottorato in Matematica all'Università degli Studi di Napoli Federico II. È redattrice della rivista Nuovi Argomenti e ha collaborato al blog letterario Nazione Indiana. Ha scritto per il teatro e per la radio, ha collaborato con Il Sole 24 Ore e l'Unità e con la trasmissione culturale “Pane quotidiano”, Rai 3. Per l'editrice Nottetempo ha diretto la collana "narrativa.it", dedicata ai nuovi scrittori della narrativa italiana. Con Nanni Moretti, Valia Santella e Gaia Manzini ha scritto il soggetto del film di Nanni Moretti Mia madre, con Gianni Amelio e Alberto Taraglio ha scritto il soggetto del film di Gianni Amelio, La tenerezza. Nell'ottobre 2016 viene designata direttrice culturale della fiera del libro milanese "Tempo di libri", incarico da cui si dimette l'anno successivo.
Dal 2018 è Editor-in-chief del settore “Narrativa italiana” presso l'editore Marsilio di Venezia, per il quale ha ideato la collana PassaParola.
Chiara Valerio è una delle scrittrici più interessanti attualmente in Italia. Non ci aggiungo secondo me, a parere mio, o cose così perché questa affermazione non è sindacabile. Fatevi un favore e leggetevi almeno Almanacco del giorno prima, ché quando l'ho letto io ho pensato di essermi sbagliata e che la Woolf fosse in qualche modo risorta, riaggiornata di un centinaio abbondante di anni e incarnata in questa giovane (ancora! Ha tre anni meno di me, tre. E io, giovane, non lo sono più da un pezzo) scrittrice.
Comunque. La gioia piccola d'essere quasi salvi. E già il titolo, che le vogliamo dire, citazione di una poesia che mi ha già lasciata così. Non è i suo libro d'esordio, non credo, ma è un libro che risale a dieci anni fa, almeno. E si percepisce nella scrittura e nelle idee che poi, negli anni, secondo me cambiano abbastanza. La scrittura, già da segnalare, con le ultime opere diventa invece potente e paragonabile a poche altre voci. La trama del libro, come al solito, mi interessa poco e non la trovo certo da segnalare, ma è delicata, è raccontata con gli strumenti giusti e tanto mi basta.
Forse il mio entusiasmo nasce per aver letto i suoi libri più maturi e, almeno Almanacco, davvero imperdibili.
Questo romanzo è un mojito fatto bene, esattamente come te lo aspetti, bevuto a inizio estate quando ancora non fa troppo caldo e ci trovi dentro esattamente quello che cerchi.
La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo libro è “delicato”. Affronta temi, tanti, ma sempre con delicatezza. Anche se la scrittura è diretta. Tutto gira attorno alla vita prima di tre persone, Giulia, Marco e la nonna Agata, e poi ne inserisce una quarta Leni. Ma gira anche attorno alla morte di Lucia, la mamma di Giulia e figlia di Agata e del nonno di Giulia.
Affronta il tema della morte come ripartenza, affronta il tema della malattia, l’Alzheimer di Agata, come fragilità (il doversi prendere cura di una persona che non è più in grado di vivere autonomamente), affronta il tema dell’amore non corrisposto (di Marco nei confronti di Giulia) che si trasforma in ossessione, affronta il tema dell’omosessualità nel rapporto tra Giulia e Leni, affronta il tema della prostituzione (il lavoro di Leni)… e tanto tanto altro. Ma questi temi sono affrontati in modo delicato, semplice, diretto. Ci sono affondi nel passato e ritorni al presente che però non disorientano anzi, permettono di immergersi ancora di più nel cuore della storia. I tre giovani non sono “completi”, per tutto il libro sono sempre alla ricerca di o in fuga da qualcosa. Giulia sembra sfuggire dal suo passato pur volendo capire, Marco non si rassegna al fatto che Giulia non lo ami ed è sempre alla ricerca di un modo per trattenerla, Leni decisa e molto intelligente si accontenta di ciò che riesce ad avere… però in effetti per tutti la felicità che hanno è sufficiente… nonostante tutto. Abituata ai saggi di Chiara Valerio, questo libro è stato una piacevole sorpresa. Mi chiedo quanto di se stessa ci sia…
La lettura è un po' faticosa per via dello stile frammentato e scarno di punteggiatura nei dialoghi. La storia parte da una buona intuizione ma poi non va da nessuna parte. C'è del potenziale comunque. Ho apprezzato il cercare di descrivere la confusione mentale causata da una grave demenza. E' una luce su una tragedia dimenticata che colpisce tante persone.
La scrittura di questo libro non mi ha convinto per nulla nel complesso. Dico nel complesso perché ci sono comunque stati sprazzi di grande intensità che mi hanno fatto arrivare i personaggi e la storia. Avrei bisogno di leggere altro di questa autrice perché ho scorto stelle in mezzo ad uno stile altalenante, un po’ contorto e di maniera.
La gioia piccola di essere quasi salvi. Queste parole: ‘piccola’ e ‘quasi’ cambiano completamente questa frase.
Un libro che affronta molte tematiche in maniera delicata e possiamo dire dolcemente confusa. Tante parole, tante immagini scorrono in questo libro, si rincorrono nella mente e negli occhi del lettore che apprende piano piano l’intreccio dei personaggi di questo racconto. Si susseguono così tematiche più o meno importanti ma affrontate comunque molto delicatamente dall’autrice che più che per noi forse cerca di rimettere insieme i pezzettini di una vita.. anche per se stessa.
Probeert dezelfde sfeer te creeëren als The Solitude of Prime Numbers en slaagt hier grotendeels in, maar brengt een ander soort pijn op de voorgrond. Gaf me soms een wat wrang gevoel, maar eigenlijk is het wel een enorm strak geschreven boek, met heel mooie passages en heel erg tastbare personages. Mooi mooi.
Due stelle e mezzo. Libro carino, soprattutto quando i personaggi si lasciano andare ai ricordi. Non mi ha fatto impazzire il modo di scrivere: ho già letto libri dallo stile simile e mi sembra che questo sia più maniera, che libera espressione. In compenso, mi vengono in mente pochi titoli più delicati e deliziosi di questo.