Trent'anni. Trent'anni di storia americana, trent'anni di sogni e aspirazioni. Di amori, di voli e di cadute. "Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra" è l'epopea cruda, fantastica, umanissima di sei diverse giovinezze, sei modi d'intendere la vita coi suoi dolorosi passaggi epocali. Michael e Jane, Francis e Zelda, Edward e Ginger: storie di incontri e di distacchi, di solitudini forzate che, dal New Jersey degli anni settanta, arrivano a sfiorare la purezza sporca della Manhattan anni novanta. La pop art, la contestazione, la scena punk e il sogno illusorio di una ribellione possibile.
Claudia Durastanti è una scrittrice e traduttrice italiana. Si laurea in antropologia culturale all'Università La Sapienza di Roma, per poi proseguire gli studi alla De Montfort University di Leicester e tornando a La Sapienza per un master in editoria e giornalismo.
Ha lavorato come consulente editoriale per il Salone del libro di Torino e ha cofondato il Festival Italian of Literature in London.
Ha esordito nel 2010 con il romanzo Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra vincendo il Premio Mondello Giovani, il Premio Castiglioncello Opera Prima ed arrivando in finale al Premio John Fante.
Traduttrice presso Marsilio e minimum fax, ha in seguito pubblicato i romanzi A Chloe, per le ragioni sbagliate nel 2013 e tre anni dopo Cleopatra va in prigione che sviluppa un suo racconto precedentemente contenuto nell'antologia L'età della febbre, dedicata ai migliori under-40 della scena letteraria italiana.
Nel 2019 ha dato alle stampe il memoir famigliare dedicato alla figura materna La straniera entrando nella cinquina finale del Premio Strega 2019 e vincendo il Premio Strega Off e il Premio Pozzale Luigi Russo. Sempre con La straniera è finalista al Premio Alassio Centolibri, al Premio Viareggio e al Premio Stresa.
Fagocitante, appassionato, capace di assorbire quanto l’olio con una carta velina. Dopo avere divorato le prime 70-80 pagine, l’ho chiuso, sono uscita da casa e mi sono scoperta a pensarlo, desiderosa di essere ancora sdraiata sul divano per proseguire con passione e interesse la lettura. Capita raramente, ed è decisamente segno che, per me, il libro ha fatto centro. Claudia Durastanti, italiana nata a Brooklyn, alza il sipario su trent’anni di vita americana, raccontandoci sogni e delusioni, mode ed eccessi, vizi e dolori che contraddistinguono tre coppie appartenenti a tre diverse generazioni. Dalla perdita dell’innocenza alla perversione, dalla pop art alla moda punk, dalla ribellione alla disillusione e alla caduta del mito americano. Non è un libro facile da commentare, non è un libro facile da leggere, il suo lessico è un impasto di colori, con scelte insolite, apparentemente azzardate; e tra l’altro richiede mente pronta e massima attenzione, ogni volta che lo si chiude e lo si riprende in mano sia ha un po’ l’impressione di perdere qualcosa in quello che pare davvero un totale “assorbimento” mentale preteso dalla prosa. Grandioso l’esordio di questa esordiente di origine italiana la quale, nonostante l’età, dà prova di una penna matura e potente.
Sette capitoli che si snodano lungo un arco di trent’anni, dal 1978 al 2003. Apparentemente sette racconti diversi, in cui però le vite dei protagonisti si intrecciano. I protagonisti sono Jane e Alexander Cormick, Jonathan Cale (Francis), Dana Fogarty (Zelda), Michael Haskell, Edward Hopper, Ginger Korowie e Frank Riley.
E l’ultimo capitolo "SWEET JANE (2002-2003)", che dà poi il titolo al romanzo, è quello che mi è piaciuto di più. Una furbata menzionare Sylvia Plath e Teg Huges alla fine: "Ho visto un film l’altra sera, ispirato alla vita di Sylvia Plath. C’è una scena in cui lei è al college e lo scrittore Ted Hughes va sotto la sua finestra e lancia dei sassi per svegliarla. Mi ha fatto venire delle fantasie in testa perché se potessi Jane, se solo fosse possibile tornare indietro a quell’innocenza e a quell’età, con la consapevolezza di quanto sei speciale e fragile e delicata, allora io correrei come un pazzo per tutte le strade che non conosco, di notte, al buio, con i polmoni ghiacciati dal freddo, senza fiato, correrei lungo tutte le strade che portano a te e raccoglierei tanti di quei sassi da riempirmene le tasche e quando poi vedrò la luce accesa nella tua stanza e la tua testa china sulla scrivania allora mi fermerò e inizierò a chiamarti a gran voce ma tu non mi sentirai, allora sfilerò i sassi dalle tasche e li lancerò con forza uno per volta finché ti volterai e ti illuminerai con un sorriso più grande della tua faccia e resteremo lì a guardarci ridendo al buio e nel silenzio con il cuore che ci si schianta in pezzi."
Sette racconti di storie particolari che provano a narrare la Storia dell’America tra solitudini, sporcizia, droghe, musica pop e rock. Storie di occasioni mancate, sprecate, in qualche modo recuperate; storie di incontri e di separazioni. Queste storie sono tenute assieme da quel filo rosso sottile che si può cogliere in questa invocazione "Riportami dove sono stato bene con te. Altrimenti non so quanto riuscirò a restare." Perché poi non si abbia a dire, come fa Michael alla fine: “In un’altra vita, Jane, in un’altra vita io non perderò il momento giusto e un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra.”
L’ho letto con molto scetticismo. Mi è piaciuto. È questo il miglior romanzo della Durastanti e aveva ragione la mia amica libraia. Era più brava all’inizio, visto che questo è il primo: in ogni caso, lei è una brava traduttrice. C'è tempo perché i suoi romanzi maturino. Le idee ce le ha e sono buone.
È che all’inizio pensi: “ Non so, dopo La Straniera, si sente che è ancora acerba, è un esordio, forse devo essere più accondiscendente, forse sono proprio ipercritica…” E mentre pensi queste cose qui è come se il libro ti esplodesse in faccia. Quindi ti stavi clamorosamente sbagliando.
Le vite dei sei personaggi si incontrano e si attraversano quasi alla Ellis, sembrano anche loro desiderare di ‘ SCOMPARIRE QUI ‘ ma il loro modo è rabbioso e ferino. Nelle pagine della Durastanti ‘ c’è sempre tanta musica nell’aria ‘ - qui, anche un finale perfetto, da magone.
Boh? Non è che non mi sia piaciuto, ma nemmeno mi ha fatto impazzire. Ci sono dei periodi magnificamente belli e pagine dimenticabilissime, non ho capito bene
3,5 stelle Dare un voto a questo libro è un po' complicato, perché è caleidoscopio di storie con cui ho iniziato a familiarizzare forse troppo tardi. La scrittura della Durastanti è sicuramente ancora immatura, un po' grezza (non a caso è un esordio). È come se questo romanzo volesse urlare al mondo, farsi presente, dire "ci sono anche io, c'è un'urgenza nella mia storia". E questa "aggressività" di fondo si infiltra anche nelle vicende, e non perché siano poco riuscite o esasperate, ma perché strabordano di vita da ogni dove. E questa vita è sregolata, passionale, infuocata, pronta a scaricarsi, abbattersi, disilludersi, rialzarsi. Il romanzo procede per capitoli musicali, andando un po' avanti e indietro nel tempo, raccontando la storia di sei ragazzi e ragazze (se ho fatto bene i conti). Le loro esistenze scorrono separate, poi si intrecciano, si lasciano, si riprendono. È tutto un po' caotico, forse perché volutamente Claudia vuole dirci che nella vita non c'è sempre ordine, che talvolta bisogna lasciarsi travolgere. E alla fine dico: bello, bello davvero. Peccato, perché è ancora un po' immaturo.
mi trovo ad avere sensazioni contrastanti verso questo romanzo d'esordio di claudia durastanti (che ricordo di aver letto sul mucchio taaanto tempo fa: come scorre il tempo...). da una parte ho trovato diversi momenti che mi hanno lasciato perplesso (e anche qualche anacronismo fastidioso), e che potrei difendere giusto in base al principio che quella che ho finito è un'opera prima. però dall'altra parte c'è questa incredibile capacità dell'autrice di saper perfettamente raccontare storie di solitudini: perchè questo è un romanzo di solitudini, che si sfiorano, cercano uno scopo e che hanno relazioni (relazioni in cui 1+1 non fa mai 2, ma resta sempre 1 e 1) che inevitabilmente si sfaldano, tranne nell'ultimo capitolo, dove la maturità dei due personaggi sembra finalmente portarli ad una vera condivisione della propria vita. forse il libro non sarà perfetto, ma mi ha fatto venir voglia di recuperare anche gli altri libri dell'autrice.
Nelle parole della Durastanti, spesso ci ritrovo gli echi di scrittori italiani di un decennio fa che non ce l’hanno mai fatta, o che stanno ancora tentando. Nei suoi romanzi, infatti, le sue parole sono intrise di quel classico dolore poetico italiano descritto su sfondi americani, borghesi o dei bassifondi. Il talento di quest’autrice risiede non solo sulla punta delle sue dita, ma nelle esperienze vissute, che spesso ha raccontato e che, in qualche modo, rendono vero e palpabile ogni esperienza narrata in qualsiasi suo scritto.
•
“Un giorno verrà a lanciare sassi alla tua finestra” è, senza avere bisogno di presentazioni, un titolo che riesce comunque a richiamare la tua attenzione, fondendola alla confusione. Ti lasci trasportare dalla sua poetica, dopodiché ti domandi il perché di questa scelta e senza neanche accorgertene, sei immerso tra le sue pagine in cerca di una risposta. Durastanti usa la durezza dell’America, di New York, come pretesto per raccontarci una serie di vite complicate e ordinarie, fagocitante e a tratti surreale. Come una matrioska, questo romanzo si mostra a te con un solo corpo ma sette facce diverse, ognuna protagonista allo stesso modo. Nel suo strato interno, troviamo sette storie differenti, ma se provi ad aprire ancora, a spingerti oltre, la bambola si spezza in mille pezzi, ognuno rappresentante una sfaccettatura, una difficoltà che questi personaggi affronteranno. Ci confronteremo con Zelda, una ragazza dal fare borghese e dall’aspetto curato, stretta nel suo mondo di privilegi. Francis, spirito alieno e vagante su una terra che pende dalle labbra di qualcuno come lui. Edward, che del dolore del bullismo che subisce ne trae forza e distruzione. Jane, e poi ancora Alexander e Dana, e Ginger e Frank, e poi la loro disperazione e la voglia di fare di più.
•
Non sono certa che questa sia una storia creata appositamente per combaciare con le corde dei più. Innegabile che il suo punto di forza risieda più nello stile di scrittura che nella narrazione o nella struttura. Non lo consiglierei come primo approccio, ma non lo sconsiglierei a chi ha già letto qualcosa di quest’autrice. Spingendomi oltre, anche a chi ama scontrarsi con personaggi pretenziosi, viziati, rozzi. Fastidiosi al punto giusto da sembrare surreali, ma fragili abbastanza da sentirli umani, e amici.
Se avessi letto questo esordio dieci anni fa, quando è stato pubblicato per la prima volta, sarei stata una delle accolite di Durastanti della prima ora. Ossessionata come ero dalla Beat Generation, dal punk e il post punk, dal grunge e dai personaggi profondo e feriti, avrei gettato il mio cuore sanguinolento in un mixer e avrei inventato in cocktail di sangue e muscoli cardiaci.
Avrei voluto leggerlo a vent'anni. Ma ci sono libri che semplicemente non incontriamo nel tempo giusto, nel momento giusto. Ora di anni ne ho trentuno, e questi adolescenti tumultuosi e profondi, ossessivi e autoflagellanti, questi ragazzini penetranti e inarrivabili e queste ragazze senza autostima che si feriscono con spille da balia e amplessi cruenti non sono più la materia delle mie cellule epiteliali. Durastanti era, già allora, una lettrice acuta e una scrittrice dotata, riusciva a dipingere l'animo umano e le agitazioni del tempo con efficacia e uno stile invidiabili, ma mi sono sentita un po' come se la mia stagione ribelle fosse finita, e non fossi più capace di lasciarmi violare da quelle pene e quelle vicissitudini interstiziali.
Qualcosa passa e qualcosa resta. A volte il tempismo fa schifo.
I libri d'esordio hanno sempre un fascino molto particolare perché portano con sé la consapevolezza di non avere scampo e l'assoluta convinzione di riuscire a sfondare. E questo libro di Claudia Durastanti non fa eccezione, anzi.
È un libro giovane, genuino, scritto di pancia e dal quale fuoriesce il desiderio di mostrare tutto ciò che ha da dire, la ricerca della giusta forma per poterlo fare e la paura che le pagine non siano mai sufficienti.
In questo libro ci sono i sogni, le aspirazioni, gli amori, l'America, la musica, l'arte e la vita compresi i suoi slanci e i suoi abissi perché, dopotutto, la caduta resta sempre più affascinante del salto.
Ma soprattutto dentro questo libro e dietro il suo titolo bellissimo e molto evocativo, si denota già tutto il talento e lo sguardo affilato, lucido e complesso di una scrittrice capace di trasmettere lo spirito mutevole, sconosciuto e mai circoscritto della vita e dei personaggi che porta in scena, con coraggio e con sincerità.
Il libro narra le esperienze di vita a New York di una serie di personaggi, Jane, Michael, Zelda, Francis, Ginger ed Edward, che s’incontrano e s’incrociano, che vivono di arte e lavoretti part-time, che si amano e si emozionano, tutti raccontati con una profonda introspezione, tutti con qualcosa da dire con tanta rabbia. Il romanzo alterna i pezzi di vita dei personaggi in diverse epoche presentati in ordine sparso tra gli anni 70 e l’inizio del 2000, distribuiti tra le pagine del libro in modo da comporre un puzzle che il lettore scopre lentamente. Ho scoperto i pensieri, le passioni, le esistenze di questi personaggi senza fermarmi e, ritrovandomi come in apnea, ho quasi trattenuto il respiro tra lunghi monologhi e conversazioni che mi hanno trascinato in una spirale di emozioni. La recensione completa si trova qui: https://alessandroraschella.com/2021/...
Un romanzo di formazione crudo e appassionato su quelli che oggi sono i giovani adulti, in un mondo che è cambiato, ma che non cambia mai davvero il cuore delle persone. Una scrittura straordinaria e accattivante, che usa la narrazione parallela di storie diverse, a volte di non immediata ricostruzione.
Un libro di cui ho sentito il bisogno senza saperlo, un libro capace di renderti un aquilone: libero di volare nell’aria, ma sempre legato, anche se solo con un filo, alla terra. Prendiamoli, quei sassi. Lanciamoli.
Tante storie che si intrecciano assieme: amori perduti, dimenticati e poi ritrovati, delusioni, debolezze e rimpianti; tutto in un bellissimo libro caratterizzato dall'inconfondibile stile di Claudia Durastanti.
Parte all'inizio con qualche eco di Lontano da ogni cosa. L'arte della pittura, o comunque il disegno, rimarrà impresso nelle pagine in qualche modo, ma a differenza del libro di Signorini non sarà più così centrale rispetto all'inizio. La narrazione si dipana lungo una trentina d'anni di storia americana, dove l'America però fa da sfondo senza intromettersi troppo nelle vicende. Ci sono molti personaggi, che si alternano il compito di protagonista, a volte pure la voce narrante, in un valzer che può essere interessante nella prima parte, quando ancora le linee delle storie sono abbastanza indipendenti e ogni coppia di personaggi si sono raccontati solo per la prima volta. Quando poi le linee narrative iniziano a intrecciarsi, cercando di collegare tutte le storie fino ad allora slegate, il gioco non funziona più molto bene. I personaggi si confondono tra di loro, non si capisce bene chi parla, a chi si riferiscano i vari nomi, tutto diventa nebuloso. A fine libro ti rimangono i personaggi che aprono e chiudono il romanzo, con tutti gli altri che paiono delle proiezioni mentali di loro, gli stessi personaggi calati in universi paralleli. La prosa non è male, è vero, c'è qualche strizzata d'occhio qua e là alla musica indipendente o rock, ma per quanto ne avevo letto in giro pensavo fosse qualcosa di più nuovo o frizzante.
gradevole esordio di una scrittrice italiana (ma nata a new york) che racconta di vite marginali- in cui si mescolano infelicità e ricerca di purezza, sentimenti, costruzione di un'identità- anche attraverso i propri errori- e intrecci di esistenze in trent'anni infarciti di citazioni musicali. niente di originale e memorabile, alcune personaggi sono piuttosto piatti o stereotipati e la lingua, a tratti, lascia a desiderare, ma si legge con piacere e si intravede un certo impegno niente affatto banale nell'architettura del romanzo, da non sottovalutare.