Ci sono arrivata esattamente 20 anni dopo, ma ci sono arrivata. Morale della favola: all'epoca, la raccolta comprendeva storie malsane quanto originali, che riescono però ancora oggi a lasciare abbastanza di stucco. Una rassegna di violenza senza senso, storie viscide e personaggi irrecuperabili ma l'abitudine degli orrori quotidiani potrebbe farci riconoscere eventi e situazioni e farci domandare: "Ma davvero questo è possibile adesso? Accade davvero ai giorni nostri?". Sì. Ho pensato ad esempio alla storia dei ragazzi di Roma di qualche mese fa, che uccisero un povero ragazzo dopo un'odissea di droghe e bevute infami. Niente di più vicino alla realtà insomma, eppure credo che il moralismo iniziale di cui parla Brolli nella bellissima prefazione, faccia storcere un po' i nasi comunque, nella maggior parte dei racconti.
La violenza è venduta perfettamente alla televisione, ma quando la si trova sbattuta in faccia così, rigorosamente descritta dai protagonisti, può fare disgustare. Questi racconti non vogliono il giudizio di nessuno (altrimenti non li leggete perché vi faranno venire il voltastomaco e vi sembrerà una rassegna di dolore e violenza senza senso); storie e situazioni devono scorrere veloci, come fossero su un treno, e presentarsi al lettore così come sono pure e crude, sanguinose e verosimili. Il giudizio e le riflessioni giungeranno inesorabili, probabilmente, ma devono essere personali e silenziose. A cosa serve allora leggere Gioventù Cannibale? Anzitutto a vedere come si diletta(va)no gli scrittori italiani della nostra epoca (non più alle prime armi) con un tema tanto tabú, a vedere il loro cambiamento negli anni (magari nella singola crescita letteraria e artistica) e ad esaminare una delle ultime evoluzioni (o rivoluzioni) stilistiche della nostra letteratura.
E perché no, a fronteggiare la violenza cruda dei nostri giorni con più coerente consapevolezza.
I racconti si dividono in tre (azzeccatissimi) gironi danteschi: *cerco di evitare lo spoiler, mi limito al riassunto rapido*
1) Atrocità quotidiane
- Seratina
La vita di un qualunque ragazzo della Roma perbene. La vita degli altri non ha senso, e la morte si riflette negli occhi di due poveri canguri (si, canguri; ma perché mi dovevano mettere gli animaletti di mezzo? Questo episodio sì che ha fatto storcere il naso anche a me). Un ragazzo finge di lasciarsi trascinare dagli eventi, sempre. In tutte le sfumature della sua esistenza.
- E Roma piange
Forse uno dei più crudi. Una specie di Arancia meccanica (più programmata in un certo senso) dei giorni nostri. Ho amato lo stile, leggerò indubbiamente altro di Alda Teodorani.
- Il mondo dell'amore
Un'altro dei miei preferiti. Assurdità allo stato puro, perché d'altronde la violenza non ha senso. Descrizione perfetta di un raptus collettivo (di due persone), mascherato dal bisogno malamente mascherato (o forse solo presunto) di amare.
- Cappuccetto Splatter
Non avevo mai concepito Luttazzi in queste vesti (pur conoscendo malamente la sua carriera letteraria). Simpatico, naturalmente cinico e abbastanza fuori di testa e splatter, come promesso nel titolo. Una favola moderna.
- Diamond are for never
Qui vince il bene (dopo una serie di morti violentissime). Questo è il racconto che mi ha preso meno degli altri. Un po' confusionario, pur iniziando con una bellissima riflessione (il letargo della mente e la morte).
2)Adolescenza feroce
- Diario in estate
Uno dei miei preferiti, dannatamente realistico, così tanto da poterlo immaginare come un ricordo sfocato. Un vero e proprio "tainted love", dove l'adolescenza pura e ribelle si scontra con qualcosa di troppo selvaggio e indomabile.
- Treccine Bionde
Un giovane si trova letteralmente abbracciato dalla morte, che giunge del tutto improvvisa. E piange, impotente.
La situazione descritta, il locale punk e la musica mi ha catapultato ai miei vent'anni di Bologna.
- Cose che io non so
Resoconto di una giovane, elucubrazioni e paragoni tra il più terribile assassino del momento e l'idolo religioso dei suoi genitori, del credo con cui è cresciuta. Blasfemo e irriverente, si giunge a paradossi raccapriccianti e coraggiosi.
3)Malinconie di sangue
- Il rumore
Toccante e triste narrazione, riprodotta dagli occhi di un bimbo molto cresciuto e pieno di rimorsi. Si narra della vita della povera Debora, dello squallore di alcune esistenze, di come sin da piccoli la cattiveria può irrompere e frantumare i sogni degli altri. Storie di ordinaria violenza domestica, con un malinconico sguardo, forse, alle gioventù pasoliniane.E con il piccolo tocco finale di fatale bellezza.
- Giorno di Paga in via Ferretto.
Se non fosse che gli eventi si svolgono a Genova, potremmo ritrovare atmosfere e personaggi tipici dei racconti Scerbanenco (olé). Bulli e pupe, vendetta e poi infine la più attuale violenza, la violenza efferrata e sadica dei nostri decenni. Tristissimo finale.
Consigliatissimo.