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Il paese più stupido del mondo

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Se parlate con un europeo che ha vissuto per vent'anni in Giappone vi dirà: "Vent'anni non sono sufficienti. Avevo le idee più chiare quando sono arrivato qua". Per capire un'altra cultura, un altro popolo, servono decenni, e non è detto che bastino. Ma quanti sono quelli che vivono per vent'anni in Giappone, o a Londra, o a New York, o a Sharm-el-Sheikh? Pochi. Molti di più sono quelli a cui capita di passarci una settimana, o un mese, o un semestre, o un anno: per una vacanza, o per studio o lavoro, o perché una moglie o un marito sono nati lì. Questa temporanea estraneità al luogo in cui ci troviamo, questo "passare per" un paese o una città che lasceremo presto, e che presto dimenticheremo, è uno dei tratti peculiari dell'esperienza moderna. Ecco perché la descrizione di questo genere di esperienza è interessante: perché questo spaesamento prima o poi riguarda tutti. "Il paese più stupido del mondo" è un saggio sul Giappone nel quale non si dice niente di profondo o di originale sul Giappone. Non è un saggio su un luogo ma sull'esperienza di un luogo. Il fatto che il luogo non sia Londra o New York o Sharm-el-Sheikh ma il Giappone (che naturalmente non è il paese più stupido del mondo) rende tutto più difficile, interessante e, inevitabilmente, superficiale. Ma la superficie conta.

184 pages, Paperback

First published January 1, 2010

50 people want to read

About the author

Claudio Giunta

27 books20 followers

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Displaying 1 - 6 of 6 reviews
Profile Image for Adriano Barone.
Author 40 books39 followers
November 23, 2022
Costretto un po' dalla mia vita familiare (mia cognata è di Saitama), per ragioni che attribuisco a volte a una pacifica convivenza, a volte alla curiosità, leggo una quantità spropositata di libri sul Giappone.
L'atteggiamento degli autori è solitamente disinformato-adorante o super dettagliato e accurato storicamente, antropologicamente e socialmente. Ammetto, probabilmente per limiti personali, che il risultato è sempre quello di una comprensione sfuggevole ("Eh, ma se non studi la lingua...", "Eh, ma se non ci vivi..."). D'accordo. Tutto giusto. Questo libro invece è straordinario. Parte in un modo che può sembrare superficiale e persino razzista. Poi, dato che Claudio Giunta è un gigante, porta la sua investigazione in apparenza superficiale a chiedersi le ragioni profonde di un certo modo di essere e di vivere, e inevitabilmente a una riflessione su cosa significa essere italiani e vivere in Italia. E il saggio diventa un ragionamento profondissimo sul cubo dorato giapponese dominato dal super io e la caotica giungla italiana, su quale dei due paesi possa essere il migliore in cui vivere, su come sia possibile che esistano due paesi che non potrebbero essere più diversi (ovviamente secondo l'autore: ci sarà chi è in totale disaccordo) come Italia e Giappone. Infatti quando si pensa al titolo... qual è il paese più stupido del mondo? La risposta (ovviamente) non c'è, l'equilibrio è personale, la ricerca della felicità individuale e ha risposte diverse. Una questione di temperamento. E di culo, come fa notare saggiamente l'autore. E tutto questo con uno stile esilarante, in cui in certi momenti ci si piscia dal ridere. Anche se non avete problematiche di shock culturale su base mensile o settimanale come il sottoscritto, è un libro da leggere assolutamente (e si legge tutto d'un fiato).
Profile Image for Chomsky.
196 reviews36 followers
October 8, 2017
“Il chiodo che spunta bisogna batterlo”.. Questo modo di dire giapponese è la chiave del libro di Claudio Giunta “Il paese più stupido del mondo” che è un resoconto del viaggio di due mesi che l’autore professore di letteratura italiana all’Università di Trento ha compiuto per lavoro nel paese del Sol Levante. Alla fine del viaggio e del libro ci accorgiamo che il Giappone è davvero un mondo a parte, fieramente ingessato nelle abitudini millenarie, stratificatesi per accumulazioni di comportamenti e di stili di vita completamente diversi e incomprensibili agli occidentali. Il proverbio citato spiega in parte l’omologazione, il conformismo, la diffidenza alle eccentricità comune ai giapponesi e come dice un amico nipponico al professore italiano “ Qui l’idea della felicità individuale che avete in Occidente non esiste. Neppure quella della libertà. Gli individui si annullano nel gruppo: gruppo scolastico, gruppo maschile, gruppo femminile, gruppo politico, gruppo aziendale… Fuori dal gruppo non c’è salvezza.” Una spiegazione per questa tendenza all’annullamento nel sistema è dato dal sistema educativo indotto dalla complessità della scrittura, anzi delle tre scritture che richiedono anni e anni di applicazione cieca e costante e che porterebbero alla supina propensione all’obbedienza.
Quando si visita un paese, e a maggior ragione un paese così antico e complesso come il Giappone, è di rigore fare i dovuti paragoni con il nostro, così anarchico e riluttante ad assoggettarsi ad ogni regola civile. Il raffronto che Giunta fa tra le due nazioni ed i due popoli non è proprio favorevole all’Italia, pur essendo molto critico su molteplici aspetti della vita nella nazione asiatica. Che il Giappone fosse un pianeta dalle caratteristiche fuori dal comune lo testimonia anche Fosco Maraini nel suo libro autobiografico “Case, amori, universi” in cui racconta che, recatosi a Tokyo per studiare la lingua e la civiltà nipponica, dopo l’8 settembre 1943 fu incarcerato con la sua famiglia, tra cui la piccola Dacia, e per essere rispettato e considerato un uomo dovette tagliarsi un dito che gettò sdegnosamente in faccia al carceriere. Da quel momento Maraini fu trattato in modo migliore e gli fu consentito di sfamare la famiglia.
Se si nutrivano perplessità sull’universo giapponese, il libro di Giunta non contribuisce a chiarirle, anzi, ma ci fa riflettere a fondo sul “paese più stupido del mondo”. Sta a voi capire qual è.
Profile Image for Ginevra L.
6 reviews9 followers
February 5, 2017
Pensavo che il titolo fosse provocatorio, o quanto meno ironico. Invece per tutto il racconto, sopratutto nella mia prima parte si descrive il popolo giapponese come un popolo stupido. Cosa oltremodo falsa, secondo me. Ma oltre a ciò, quello che mi ha dato davvero ai nervi è stata l'arroganza, la saccenteria dell'autore, che non si mette mai in discussione se non nelle ultime (davvero) tre pagine. Alcune uscite sono terrificanti, come ad esempio quando non riesce a spiegarsi se i giapponesi credono o meno nell'Aldilà, e si risponde 'forse dovrei leggere un libro, ma in fondo perchè dovrei?' ?! Perché dovresti? Per non scrivere queste cose, cavolo!
'La periferia giapponese è bruttissima, piena di cemento', e la nostra com'è?! Non ho parole.
Libro nel complesso carino, perché fornisce davvero informazioni aggiuntive, ma per il resto da buttare.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Profile Image for Zioluc.
715 reviews48 followers
February 7, 2017
Claudio Giunta trascorre due mesi a Tokyo nel 2009 per tenere un corso presso l'università e ne approfitta per conoscere più persone possibili cercando di capire di che posto si tratta. Questo libro è il suo tentativo di dare un parere sul Giappone e nello stesso tempo di parlare di tutti quelli che lo fanno: turisti che vi trascorrono una settimana, lavoratori che ci vivono un anno, espatriati che vi si stabiliscono definitivamente. Tutti danno del paese giudizi contrastanti, più o meno imbevuti di stereotipi o sbilanciati dalle esperienze personali.
Giunta ha abbastanza intelligenza da smontare questi meccanismi con ironia, lasciando comunque capire quello che pensa lui. Mi ha divertito più di tutto l'accanimento con cui sfotte scrittori blasonati che nel passato hanno scritto del Giappone conoscendone poco o nulla: in particolare Goffredo Parise e Roland Barthes si prendono gli sberleffi più duri.
7 reviews
March 4, 2023
Intelligente, diverso, divertente. Fa riflettere, sorridere e capire meglio quel mondo vicinissimo e lontanissimo che è il Giappone.
Profile Image for Alessandra Rotondo.
3 reviews31 followers
September 4, 2013
Un libricino gradevolissimo. Interessa e intrattiene, livella con sagacia cultura pop e cultura "alta", pratica una sana sociologia spicciola senza la pretesa di poterne trarre delle conclusioni universalmente attendibili.
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