Zygmunt Bauman's book is a brilliant exploration, from a sociological point of view, of the "taboo" subject in modern death and dying. The book develops a new theory of the ways in which human mortality is reacted to, and dealt with, in social institutions and culture. The hypothesis explored in the book is that the necessity of human beings to live with the constant awareness of death accounts for crucial aspects of the social organization of all known societies. Two different "life strategies" are distinguished in respect of reactions to mortality. One, "the modern strategy," deconstructs mortality by translating the insoluble issue of death into many specific problems of health disease which are "soluble in principle." The "post-modern strategy," is one of deconstructing life is transformed into a constant rehearsal of "reversible death," a substitution of "temporary disappearance" for the irrevocable termination of life. This profound and provocative book will appeal to a wide audience. It will also be of particular interest to students and professionals in the areas of sociology, anthropology, theology, and philosophy.
Zygmunt Bauman was a world-renowned Polish sociologist and philosopher, and Emeritus Professor of Sociology at the University of Leeds. He was one of the world's most eminent social theorists, writing on issues as diverse as modernity and the Holocaust, postmodern consumerism and liquid modernity and one of the creators of the concept of “postmodernism”.
Thought provoking read. If you enjoy reading about death, a subject that has smitten poets and philosophers for centuries, you are very likely to enjoy this book. Not an easy read, but then again, not an easy topic. A gem from the Bauman archive: "Love is transcendence's last shelter".
Ci sono alcune strutture sociali che esistono perché siamo esseri destinati a morire. Bauman cerca di analizzare questi processi, condizionati dal nostro essere mortali. Non è un saggio sulla morte, non è un saggio sulle ritualità legate alla morte, ma un saggio sulla società dei mortali.
Bauman analizza due visioni del mondo: quella moderna e quella postmoderna. Sulla visione premoderna non si dilunga molto: la morte era una cosa accettata, subita, domestica: non c'era nulla di anormale, nulla di scandaloso, nulla di eccessivo. Si sa che si muore, allora non ce se ne preoccupa. La morte del caro è dolorosa, ma è qualcosa che non viene rigettato al di fuori della dimensione quotidiana.
Il mondo moderno, invece, attraverso il suo sapere specialistico, inizia a studiare tutte le possibili cause di morte. Non si muore più perché si deve morire, ma si muore per il troppo colesterolo, per il diabete, per aver fatto eccesso di quello o di quell'altro. La vita diventa una strategia raffinata di fuga dalle possibili cause di morte, come se la morte potesse essere sconfitta. Si assiste a una ospidalizzazione della morte, la quale viene confinata all'interno di strutture ben precise quasi come se si dovesse impedire ai vivi di entrare in contatto con essa. La morte diviene tabù. Addirittura, il morto è anche colpevole di morire: viste tutte le conoscenze mediche contemporanee, sembra quasi che la morte debba sopraggiungere sempre per una svista colpevole: troppo cibo, troppo poco sport, fumo, alcool, disattenzione, ecc.
Il postmoderno, invece, accetta l'impossibilità dell'immortalità, quindi cerca di vivere l'istante in maniera euforica: bisogna aspirare al successo, qui, subito, ancora in vita, essere immortali almeno dal punto di vista simbolico. Il postmoderno rinuncia a qualsiasi progettualità futura per consumarsi nella luce dell'immediato, il quale deve essere vissuto come attimo che immortala la propria esistenza. Un attimo e si guadagna l'immortalità, indipendentemente da cosa la vita futura ci prospetti. La società dello spettacolo, infatti, vive di questi personaggi immensamente famosi che, con il tempo, perdono tutto il loro potere: allora li si resuscita in operazioni nostalgia, in questo continuo tentativo di far riapparire lo scomparso. Infatti, non è più questione di vita e di morte, ma di comparsa e scomparsa. Il non essere più in vista è il vero dilemma dell'uomo contemporaneo, non la sua morte fisica.
Alcune strutture nascono per combattere la caducità della vita: la patria, la scuola, le istituzioni. L'identità culturale diviene uno strumento da parte della classe egemone di conquistare l'eternità, facendo sì che restino in vita i propri valori. Purtroppo, tali strutture molto spesso sono come dei vampiri: esistono rubando il sangue alle classi dominate, che sono costrette a vestire i panni (i "costumi") della classe al potere, addirittura credendo che questo sia una loro scelta, il loro modo più autentico di essere.
Il testo termina con un saggio breve, ma intenso, che ci parla dell'etica: Bauman contrappone l'etica dell'eroe a quella dell'umano. Il primo vuole che si muoia per l'ideale, il secondo si sacrifica per permettere all'Altro amato di continuare a vivere. Il primo, purtroppo, non prende su di sé la responsabilità del sacrificio, ma la impone come obiettivo da seguire all'Altro, per mantenere in vita l'Ideale. Il secondo, al contrario, prende su di sé la responsabilità di tale impegno, nonostante si limiti a difendere una persona particolare: eppure, questa prossimità acquista maggiore peso rispetto alla generalità dell'Idea, effimera e, a volte, totalitaria.
3,5/5 w wielu miejscach błyskotliwa i niezwykle ciekawa jednak ciągnęła się niemiłosiernie. Odnoszę wrażenie że wiele tematów było nadmiernie wręcz zintelektualizowanych. Coś czemu można by było poświęcić jeden akapit ciągnęło się przez 15 stron, a długość nie dodawała do tego żadnej wartości poza dodatkiem 10 nazwisk które potwierdzały tezę, która od samego początku była dość oczywista.
Önce ölüme gözümüzü kapadık, sonra ölümsüzlüğü de öldürdük- Pek kolay bir okuma değil, kitabı bırakmaktansa üstünden hızlıca geçerek okuduğum oldu. Bir sosyolog gözünden ölüme yaklaşımın görünüşlerini okumak isterseniz, o kitap bu kitaptır.
FINALLy finished this one. It made me anxious but inspired. It felt like dying a bit (i think) (in an academic way). Now i have to read the tibetan book of the dead.
If u read the whole thing you will be rewarded with a little comment on love in the end