In principio c’è De Roberto. Nel 1897, più di un secolo prima dell’esplosione del genere poliziesco nella letteratura italiana, uno dei grandi maestri del nostro Ottocento dà alle stampe un romanzo tutto imperniato sull’indagine indiziaria attorno a un caso scabroso ambientato in una signorile dimora sul lago di Ginevra. La facoltosa contessa d’Arda, legata al rivoluzionario russo Alessio Zakunine da una lunga, e ormai contrastata convivenza, muore con un colpo di rivoltella alla tempia nella sua stanza da letto, in una mattina d’autunno del 1894. Ad accorrere sulla scena, oltre al principe nichilista, la giovanissima slava Alessandra Natzichev, sua compagna di fede politica, e Roberto Vérod, scrittore inquieto, legato alla vittima da qualcosa di più che una calda amicizia. Si apre così un romanzo che sin dalle prime righe avvince il lettore in una morsa e lo trascina nel continuo oscillare tra due ipotesi contrapposte: delitto passionale o suicidio? A sciogliere l’enigma è chiamato un magistrato di lungo corso, Francesco Ferpierre, subito preda di un’ansia investigativa che, in assenza d’indizi inoppugnabili, lo porta ad aggrapparsi al suo collaudato intuito e alla capacità di intravedere i moti dell’animo umano. Saranno il suo sguardo inquisitore, i suoi dubbi e i suoi espedienti al limite delle regole, ad accompagnare il lettore nella ricostruzione di una vicenda nella quale magistralmente s’incarnano le contraddizioni e i dilemmi di quel fine secolo: le positivistiche certezze della ragione e il richiamo della fede in un Dio pietoso; l’inestinguibile lotta tra il bene e il male, tra l’ardore delle passioni e le convenzioni sociali, tra la tentazione intimista e l’afflato rivoluzionario. Sostenuto da una lingua capace di assecondare ogni sfumatura e ogni contorno dei gesti e dei pensieri dei protagonisti, l’intreccio inaugura uno stratagemma narrativo destinato a diventare un canone per tanta letteratura e tanto cinema successivi: quello dell’investigatore capace di immedesimarsi nei panni dei diversi personaggi, via via che la ricostruzione pare identificare nell’uno o nell’altro il colpevole del delitto o viceversa propendere per la pista del suicidio. Lo «spasimo» che accomuna tutti i personaggi finisce in tal modo per annidarsi anche nell’animo del lettore, fino all’ultimo imprevedibile colpo di scena. Pubblicato tre anni dopo I Viceré, Spasimo fu accolto con le curiosità e le polemiche riservate alle opere veramente innovative, per essere poi consacrato, nel corso del secondo Novecento, come il primo e più significativo esempio di romanzo investigativo italiano. «Stupisce la modernità di Spasimo, la sua originalità poliziesca – osserva Massimo Onofri nell’Introduzione – ed è proprio nella costruzione e nel formidabile intreccio del dramma giudiziario che sta la qualità prima del romanzo».
Si apre il sipario. Lago di Ginevra, villa affittata da una nobildonna milanese che ogni anno vi abita da giugno a novembre. 5 ottobre 1894. S’odono uno sparo e grida confuse. La contessa d’Arda giace morta nella sua stanza da letto con un colpo di pistola alla tempia. La rivoltella è lì, a terra, poco distante da lei. Suicidio. Pare. Ma ciò che pare non è detto che sia. Entrano in scena il principe Alessio Zakunine, rivoluzionario russo; la sua compagna di fede Alessandra Natzichev, lo scrittore Roberto Vérond, il giudice Ferpierre. Chi era in realtà la contessa Fiorenza d’Arda? Quali rapporti aveva con il principe Zakunine e lo scrittore Vérond? E la studentessa Natzichev aveva qualcosa in comune con lei? Che cosa lega fra loro i personaggi? Quale spasimo li unisce? De Roberto scava nel profondo dell’animo e della psiche umana. Non saranno la logica e nemmeno l’affanno investigativo di Ferpierre a condurre alla verità.
“Tutto il mondo è retto da pregudizii iniqui, ma più stupidi che iniqui.”
Se a stroncare I Viceré fu Benedetto Croce, ad attaccare Spasimo fu Luigi Pirandello che lo recensì firmandosi con lo pseudonimo di Giulian Dorpelli. Anche i grandi sbagliano. E loro sbagliarono. Chissà se consapevoli o no.
Scrittura elegante, linguaggio raffinato per quest’opera narrativa considerata il primo esempio di romanzo investigativo italiano.
Una morte violenta apre il libro. Il racconto è tutto incentrato sulla risoluzione del caso. Poca azione, molto pensiero. Introspettivo e psicologico. Un po' prolisso e contorto... ma sempre dalle mani di un grande scrittore. "Non basta saper regolare le nostre azioni esterne, bisognerebbe poter guidare il pensiero intimo."
Scritto dall'indimenticabile autore de I Viceré, questo giallo psicologico è ambientato alla fine del XIX secolo in Svizzera: protagonisti la contessa Fiorenza, il principe russo Alessio Zakumine suo convivente, la nichilista Alessandra compatriota e amante del principe e Roberto Vérod l'ultimo innamorato della marchesa. Il romanzo inizia con lo sparo di una pistola e la morte improvvisa di Fiorenza! Suicidio o omicidio? al giudice elvetico Ferpierre il difficile se non impossibile compito di scoprire la verità in un'epoca in cui gli esami investigativi attuali come impronte digitali o prova del guanto di paraffina non esistevano. Un buon libro in cui gli aspetti dell'interiorità, della fede e dell'amore sono più importanti dei fatti
ESTREMECIMIENTO (1897 "Spasimo") de Federico De Roberto en su traducción española o Federico Di Roberto es una novela italiana escrita por un escritor del sur (Federico era Napolitano) pero situada en el norte, en la frontera con Suiza. . La historia es una novela negra, emparentada técnicamente con el relato policial aunque más situada en el plano del análisis psicológico de las pasiones y motivaciones de los personajes. Se trata de una novela breve (No llega a las 200 páginas) donde el argumento se centra alrededor de cinco personas: un juez, un poeta, una noble italiana, un ruso y una polaca. La historia, sencilla, pivotea sobre el "Quién lo hizo" para pasando la segunda parte de la novela terminar en un "Por qué lo hizo". . Lo entretenido es el tinte psicológico de la nouvelle. Es evidente que Dostoievski había llegado ya a Italia y se lo leía con detenimiento ya que muchos párrafos, mucha de la estructura de la trama parece algo que podría haber sido escrito por el ruso. Lo interesante es que la noble italiana tiene una vinculación amorosa con el personaje ruso (un conde, porque estoy es el siglo XIX, tampoco va a andar con un pescador) que ha recalado en ese lugar huyendo por pertenecer a un partido de oposición al Zar, de tendencias nihilistas (como en "Los demonios" de Dosto).