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Principesse

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Principesse è una storia delicata e insieme impietosa di vite sbagliate ... La vicenda si svolge in un clima soffuso di tenue ironia; e a questo si deve, mi pare, la riuscita del romanzo. Tutti sono nervosi, inquieti, infelici; mentre il tocco narrativo di Keyserling li accompagna con grande freschezza e ariosità» (Alfredo Giuliani).

185 pages, Paperback

First published January 1, 1916

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About the author

Eduard von Keyserling

50 books35 followers
Eduard Graf von Keyserling (May 15, 1855 – September 28, 1918) was a Baltic German fiction writer and dramatist and an exponent of literary Impressionism.

Keyserling was born at Schloss Tels-Paddern, Courland Governorate, within the Russian Empire, now Kalvene parish, Liepaja District in Latvia. He belonged to an ancient family of Baltic German nobility and was a cousin of the philosopher Hermann Keyserling. He died in Munich, Bavaria.

Keyserling's early novels Fräulein Rosas Herz. Eine Kleinstadtliebe (1887) and Die dritte Stiege (1892) were influenced by Naturalism. His essays on general and cultural questions, like his theater plays, are forgotten. His narrative, novellas and novels, after 1902, place Keyserling at the forefront of German literary Impressionism.

A subtle and elegant stylist, Keyserling's narrative is unforgettable for its evocative ambience and "feel". His most emblematic work is perhaps Fürstinnen (Princesses), only superficially related to the typical German 19th century Schlossroman. Somehow midway between Ivan Turgenev and Franz Kafka, there is a certain pessimistic kinship between Keyserling and Anton Chekhov.


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Displaying 1 - 18 of 18 reviews
Profile Image for Emilio Berra.
306 reviews288 followers
May 2, 2019
Principesse baltiche
"Quando mia madre mi portava nel bosco la mattina (...) per me era la felicità" .

E. Von Keyserling (1855-1918) apparteneva a quella nobiltà baltica, tedesca per lingua ma residente in territorio russo. Tale peculiarità probabilmente influenzò l'aristocrazia, in particolare l'autore, nel sentirsi come sospesa, poco radicata. Ciò si riflette nelle opere del nostro scrittore.
"Principesse" è ambientato in un castello di campagna fra atmosfere evanescenti e cieli chiari che caratterizzano le zone del Nord-Est europeo.
Protagoniste una principessa vedova e le sue tre figlie già in età da marito.

"Le principesse hanno la loro strada già segnata, devono muoversi come su rotaie; e se escono dalle rotaie sono perdute".
Le due figlie maggiori si adeguano e ben presto si sposano e si trasferiscono lontano. Così Marie, la figlia che rimane al castello, viene a trovarsi quasi protagonista del breve romanzo, tra le atmosfere cechoviane con personaggi 'dilettanti del vivere' che conducono un'esistenza lineare benché talvolta turbata da eventi inattesi e forti emozioni.

L'autore, ormai un classico della letteratura europea ( una gradevolissima sorpresa per chi ancora non lo conosce), adegua magnificamente lo stile al mondo descritto.
E' anche un grande 'pittore' di paesaggi letterari : il succedersi delle stagioni è rappresentato meravigliosamente : la natura nordica, con "muschio verde e rosso", mirtilli e lamponi, si trasforma in boschi dorati in autunno ; l'inverno incede fra leggendarie nevicate, "e ogni mattina gli alberi del parco, il giardino e il castello erano come avvolti in grandi onde di mussola bianca" ; poi la vita pare riprendere con le brezze di primavera : "quando un soffio di vento sfiorava gli alberi, sugli invitati cadeva una pioggia di fiori".

"Tutto il castello con la sua vita solenne era pieno di porte chiuse dietro le quali le persone ballavano di nascosto". E la giovane Marie, di salute cagionevole, sogna una vita propria, vuole amare e essere amata, non vuole sentir dire che "le principesse non si emancipano" .
Ma che cosa significa emanciparsi ? Quali ulteriori responsabilità questa prospettiva comporta ?
Profile Image for Amaranta.
590 reviews264 followers
January 8, 2023
Che bel libro!
Keyserling ha una penna delicatissima, leggera e sottile per scandagliare l’animo umano. La solitudine, un destino segnato da un titolo, dalla nobiltà che in qualche modo ingabbia ogni possibile ardore o sentimento.
C’è spazio per un amore che vada oltre le convenzioni? Ci si può permettere di rincorrere la felicità, dove fantasmi del passato ci rincorrono ancora fra stanze fredde e nel cuore?
“Non è uno spreco inutile permettere al passato di insinuarsi ogni volta in un presente che potrebbe essere felice?”
Le descrizioni dei giardini con stagni, pianure lussureggianti, alberi in fiore, lillà e violaciocche, tulipani e ribes bagnati dal succoso sole estivo sono soavi e creano un contrasto nell’animo tormentato dei protagonisti, da cui all’esterno nulla si svela. Anche la notte è splendida, nera e buia ammanta ogni cosa; oppure vivida di stelle fa brillare panchine per giovani innamorati.
Questo libro è il quadro di un tramonto dolcissimo, quando i toni sono già strascolorati verso la notte.
“…e la brezza arrivava sempre più frequente e più forte. Presto cominciò a sussurrare fra gli aghi dei pini e diventò un lieve stormire, e io aprii la bocca e le narici, e bevvi quel vento a grandi sorsi, perché sapeva di spazi aperti e aveva il profumo delizioso di spazi infiniti. E poi udii un suono, molto remoto, molto sommesso, ma in cui si avvertiva qualcosa di grande, un senso di libertà e di refrigerio: in quel suono sommesso e lontano echeggiava come un tuono la voce dell’infinito. Vede dottore, era il mare.”
Profile Image for Sophie.
290 reviews333 followers
August 3, 2023
Das war einfach schön. ❤️ Freue mich auf mehr Keyserling-Lektüre. Der Vergleich mit Fontane ist zu großen Anteilen sehr gerechtfertigt.
Profile Image for Vittorio Ducoli.
580 reviews84 followers
February 5, 2018
Le vite sbagliate di un mondo in sfacelo

Tra i numerosissimi autori mitteleuropei del primo novecento Eduard von Keyserling non è senza dubbio il più noto. Discendente da una famiglia di antica nobiltà dell'area baltica (la cittadina in cui nacque con il titolo di conte ora si trova in Lettonia), sul finire del secolo, quarantenne, si trasferì a Monaco di Baviera, dove scrisse gran parte delle sue opere letterarie, morendo di sifilide, da cui era affetto da decenni, nel 1918, un paio di mesi prima della fine del conflitto mondiale.
Scrisse romanzi, novelle e racconti, nonché alcuni drammi teatrali ormai dimenticati; le sue tematiche predilette, se si escludono le prime prove – ancora influenzate da echi naturalistici – vertono sull'analisi della decadenza della nobiltà rurale baltica e sui drammi psicologici e umani legati alla fine di quel mondo: per questo è stato definito il Fontane baltico, anche se numerosi tratti, a partire da una maggiore levità nella descrizione dei sentimenti e delle pulsioni umane, tra i quali l'erotismo, che nella sua prosa risulta sottilmente sublimato, lo distinguono dall'autore di Effi Briest. Keyserling viene anche spesso definito autore impressionista, per la sua capacità di descrivere il paesaggio e la natura del nord con pennellate ricche di colori, spesso tenui ma a volte carichi, e di farli divenire elementi essenziali delle storie che racconta.
Principesse è la sua ultima opera, edita un anno prima della morte, e forse non è il suo capolavoro, ma è sicuramente un romanzo intenso e struggente, una delle sue peculiari storie del castello in grado di restituirci il sapore della fine di un'epoca.
Lo scenario in cui si svolge la vicenda è quello del feudo di Gutheiden, in cui si è ritirata dopo avere vissuto per anni a corte, rimasta vedova di un marito che l'aveva resa infelice, la ancora piacente principessa Adelheid Neustatt-Birkenstein con le tre giovani figlie. La maggiore, Roxane, sta per sposare un principe russo, quindi si trasferirà presto a Pietroburgo. Eleonore è destinata a fidanzarsi con un cugino, rampollo della famiglia regnante. La più piccola, Marie, è poco più che adolescente e di salute cagionevole.
Le finanze della tenuta non vanno granché bene, ma la situazione è tenuta sotto controllo, oltre che dall'amministratore, anche dal conte Donalt Streith, anche lui ex dignitario della corte, ritiratosi in un vicino castello di caccia per stare vicino alla principessa, di cui è innamorato da anni senza che i loro rapporti abbiano mai oltrepassato quelli di una fiduciosa amicizia.
Nella prima parte del breve romanzo assistiamo all'evoluzione del rapporto tra la principessa madre e il conte Streith, che sembrano avvicinarsi all'inevitabile matrimonio; parallelamente la giovane principessina Marie scopre i primi turbamenti sentimentali, innamorandosi di Felix Dühnen, figlio un po' ribelle di un conte che vive in un castello vicino a Gutheiden. Il suo innocente rapporto con Felix, che non va oltre qualche bacio, porta Marie alle prime trasgressioni rispetto alla rigida e sterile vita da principessa, scandita da istitutrici pedanti e noiose lezioni private, monotone uscite giornaliere in calesse sempre lungo lo stesso tragitto e rare, cerimoniose feste dalle famiglie vicine, durante le quali deve comportarsi comme il faut. Nella sua ingenua e astratta voglia di ribellarsi, dovuta anche al fatto che le restrizioni impostele dalla madre sono particolarmente severe a causa della sua salute malferma, Marie trova un modello in Hilda, figlia poco più grande di lei di una baronessa, che si atteggia a donna emancipata. La solitudine di Marie si accentua dopo la partenza delle sorelle e di Felix, divenuto allievo ufficiale, tanto che la principessina si ammala gravemente e la madre decide di portarla al mare in Italia.
La seconda parte si apre dopo un salto temporale di due anni, e nulla sembra cambiato. Le due sorelle maggiori, tornate per un breve periodo a Gutheiden, sono ormai assuefatte all'infelicità della loro vita coniugale; tra la principessa madre e il conte Streith corrono sguardi, furtive strette di mano e frasi non dette che ormai lasciano presagire il prossimo fidanzamento, mentre Maria ritrova Felix che, ormai tenente, flirta ancora con lei.
È a questo punto che entra in scena un nuovo personaggio e il protagonista del romanzo diviene il conte Donalt Streith. Il nuovo personaggio è una ragazza, del tutto estranea al chiuso mondo del castello all'interno del quale la vicenda si è sinora sviluppata. Britta è figlia di una donna borghese che, a causa di una storia con un americano, un funzionario delle assicurazioni, come naturalmente tutti sanno in paese, si è separata dal marito ed è venuta a vivere in una casetta al margine del bosco di proprietà di Streith. Britta entrerà nella vita del conte sconvolgendola, e nel frattempo anche Felix dimostrerà tutta la superficialità del suo sentimento per Marie. Non rivelo altri particolari, perché questo romanzo sapientemente costruito va gustato pagina dopo pagina, ed i piccoli e grandi avvenimenti che si succedono sino alla fine sono parte inscindibile del piacere della lettura. Basti dire che nessuno dei personaggi riuscirà ad uscire dai binari in cui le loro vite sono incanalate, secondo una metafora che compare ad un certo punto nel testo.
Romanzo breve ma di grande spessore, Principesse offre parecchi spunti interpretativi. Ovviamente il più immediato è quello relativo al destino individuale dei protagonisti. Nel brevissimo, unico commento a questa scarna edizione Adelphi, Alfredo Giuliani dice che «Principesse è una storia delicata e insieme impietosa di vite sbagliate...», e questo è sicuramente vero (io direi di non-vite). Sbagliata è la vita della principessa Adelheid, prima moglie tradita poi madre che condanna alla medesima infelicità le sue due figlie maggiori; sbagliata è la vita di Streith, che insegue per anni l'amore della principessa non cogliendolo quando lo raggiunge; sbagliata è la vita delle due figlie maggiori della principessa, spose la prima in un paese lontano dove emblematicamente perderà il figlio in fasce, l'altra di un principe idiota che la tradisce il giorno stesso del fidanzamento; sbagliata è la vita della piccola Marie, che affida la sua amicizia e il suo primo amore a persone che non lo meritano; sbagliate sono anche le vite di Britta e della sua volgare madre, costrette all'emarginazione dai pregiudizi sociali, e sbagliate sono infine le vite dei personaggi minori, come Felix e Hilda, succubi della loro inadeguatezza etica e morale.
Questa interpretazione non è però a mio avviso in grado da sola di farci comprendere lo spessore del romanzo, il suo fascino: è necessario quindi allargare lo sguardo, e calarsi nel contesto letterario e storico in cui fu scritto.
Come detto, le storie del castello sono una costante pressoché assoluta dei romanzi di Keyserling, quasi tutti ambientati nell'estremo nord-est dell'impero tedesco ed in un tempo che, seppure non esplicitato, è quello della contemporaneità dell'autore. I suoi romanzi, che secondo alcune interpretazioni potrebbero essere quasi viste come una storia unica, ripetuta continuamente con poche varianti, parlano di un mondo che sta scomparendo, un mondo che, come dice Eva Banchelli nella preziosa prefazione ad un altro romanzo del nostro, forse il suo capolavoro, Onde (Sugarco, 1988), è stato ”… incapace… di attingere nuova linfa facendosi coinvolgere dai meccanismi del potere politico del Reich guglielmino”; la stessa studiosa, più avanti, inserisce l'opera di Keyserling nell'ampio solco della letteratura della crisi di inizio novecento, quella della ”…dissoluzione della bonne societé come più ampia metafora del congedo dal modello antropologico e culturale ottocentesco nell'urto col grande capitalismo monopolistico e con le spinte democratiche e rivoluzionarie provenienti dal basso”.
Le vite sbagliate di Principesse assumono allora il significato di mondo sbagliato, entro il quale la vita del singolo è sbagliata perché impossibile. È significativo in questa ottica che in Principesse non vi sia alcuna indulgenza o nostalgia verso questo mondo, pur da parte di un conte baltico quale Keyreling era. Le sue radici naturalistiche, che si fanno sentire sin da subito, dalla prima scena in cui la Principessa discute con il suo amministratore delle difficoltà finanziarie del feudo, gli consentono di assumere un tono distaccato rispetto ai comportamenti e ai sentimenti dei personaggi, che sono di per sé un atto di accusa verso la loro aridità o la loro impotenza. È questo un elemento di realismo del romanzo che, lungi dal contrapporsi al suo decadentismo, lo rafforza, nel senso che accentua drammaticamente il senso di decadenza progressiva e definitiva del mondo da cui l'autore proveniva, conferendogli forza. Anche l'impressionismo di Keyserling, la sua capacità di descrivere il paesaggio, l'ambiente, è funzionale alla grande tesi centrale del romanzo, quella di un mondo ormai senza una vita propria. Sostanzialmente infatti l'autore ci guida in due ambienti contrapposti: quello dei giardini dei castelli, in cui tutto è coltivato ed artificializzato, dove le rose sono tutte classificate, gli altri fiori sono perfettamente disposti nelle loro aiuole, ci sono panchine in cui sedersi, le piante servono come ornamento o per dare frutti; e quello esterno ai muri che cingono questi giardini, in cui ci sono i pericoli, c'è il disordine, ma dove i due protagonisti devono addentrarsi per cercare di sottrarsi alla non-vita che li attanaglia: Marie per incontrare Felix e Streith per stare con Britta.
Marie e Britta, i due soli personaggi a cui l'autore guarda con simpatia, sono in qualche modo agli antipodi: mentre infatti Marie vorrebbe uscire dal mondo in cui è costretta, sentendo la sua condizione come una non-vita, Britta, subendo il fascino di Streith, vorrebbe entrarci, sentendo la sua condizione di selvaggia come emarginazione sociale. Significativamente, a mio avviso, le due non si incontreranno mai, limitandosi a un sorriso da un palco all'altro a teatro, ed entrambe vedranno frustrate le loro confuse aspirazioni. Se quindi per Kayserling il mondo della morente aristocrazia baltica era il luogo della non-vita, esso era anche un mondo impenetrabile, e qualsiasi tentativo di intrusione, sembra dirci l'autore, provoca da un lato il respingimento e dall'altro il crollo.
Un altro aspetto estremamente importante di questo romanzo è l'ironia dell'autore, che a tratti raggiunge vertici di assoluta perfidia. L'episodio più strepitoso in questo senso è a mio avviso quello della visita del principe ereditario Joachim von Neustatt-Birkenstein a Gutheiden, prodromo del fidanzamento ufficiale con la cugina Eleonore. Oltre che quando lo descrive fisicamente, alto e stretto di spalle, di aspetto malaticcio, capelli color rame con un'impeccabile scriminatura, miope e con labbra rosse e umide agitate da una strana inquietudine , il vertice della perfidia Keyserling lo raggiunge quando ci dice che il principe, visitando le stalle di Gutheiden, ”… si interessò ai nomi delle mucche e a quelli delle contadine”: una piccola frase in cui, a mio avviso, è racchiusa una intera visione del mondo. Analogamente meraviglioso è l'episodio in cui il principe costringe tutta la brigata ad osservarlo mentre pesca, svegliando gli ovviamente assopiti spettatori con la sua arrabbiatura perché i pesci non abboccano. In poche pagine Keyserling ci consegna il ritratto di un perfetto idiota, destinato a diventare re.
Un secondo picco di ironia dissacrante riguarda la visita della anziana principessa Agnes, zia di Marie, che giunge a Gutheiden sostanzialmente per censurare un possibile nuovo matrimonio della cognata (una principessa sposando un conte in qualche modo si sarebbe degradata). Ella prospetta alla nipote una vita fatta di comitati di beneficenza, di scuole di cucito e di cucina per i poveri, presiedendo le quali non è però necessario ”… andare nei tuguri dei poveri, dove si prendono solo malattie e pidocchi.” La filosofia della principessa Agnes, anche qui esposta in poche pagine, da sola rende conto di come Keyserling fosse perfettamente conscio della fine delle basi morali su cui quel mondo si era per secoli fondato.
Come detto, Keyserling scrive Principesse a guerra iniziata, eppure la guerra è totalmente assente dal romanzo, che però è ambientato nella modernità (ad esempio, vi si accenna ad automobili). Questa assenza si può forse spiegare con una sorta di estrema volontà dell'autore di rimanere fedele a sé stesso e alle sue storie del castello, senza introdurre elementi nuovi in una visione che comunque presagiva lo sfacelo. C'è però un punto del romanzo in cui l'ironia di Keyserling colpisce, con una perfidia più sottile di quella conclamata vista sopra, la retorica patriottarda tedesca: è quando, durante una delle vacue passeggiate collettive dei notabili del posto, qualcuno propone di cantare Deutschland über alles, ed a quel punto ”… il canto si levò così alto dal prato che dall'altra parte, al castello, i cani cominciarono ad abbaiare.” Lo sfacelo si stava estendendo rapidamente dal Baltico verso ovest.
Profile Image for Hendrik.
440 reviews114 followers
September 11, 2021
Einige Jahre waren vergangen, und er richtete sich noch immer ein, immer noch war alles Vorbereitung, und das Leben, auf das er sich freute, hatte noch nicht begonnen.
Das Leben als ewiger Wartestand. Worauf sie warten, wissen die Protagonisten in Eduard von Keyserlings Roman allerdings nicht so genau. Fest steht nur, das endlich etwas passieren muss. Bis zur erhofften Erlösung bewegen sich die Figuren in einer Art Zwischenreich. Geprägt einerseits von einer unbändigen Sehnsucht nach einem Erlebnis bzw. nach einem authentischen Leben. Andererseits von einer Lebensunfähigkeit gezeichnet, die eine Verwirklichung möglicher Zukunftsträume von vornherein als utopisch erscheinen lässt. Also dämmern die adeligen Damen und Herren weiter in einer Stimmung behaglicher Trägheit auf ihren Landgütern dahin.
»Sehen Sie«, fuhr die Fürstin nachdenklich fort, »mir kamen diese Leute alle vor wie kostbare Dinge, die immer in einem Etui stecken.
Der inneren Verfassung entspricht der äußere Rahmen der Landschaft. Gepflegte Gärten und Gutshäuser repräsentieren die standesmäßige Ordnung mit ihren althergebrachten Konventionen. Demgegenüber der Wald als Raum einer ungebändigten Natur, deren ungezügelte Triebkraft zugleich für (sexuelle) Vitalität und drohende Gefahr steht. In "Fürstinnen" sind die Hauptfiguren fortwährend hin- und hergerissen zwischen dem Künstlichen und dem Natürlichen. Sie leben inmitten einer ländlichen Idylle, deren Schönheit zunehmend als erstickend empfunden wird. Daraus erwächst bei ihnen der Wunsch nach einem Ausbruch oder einer grundlegenden Veränderung.
Warum muss alles im Leben traurig enden?
Keyserling erweist sich einmal mehr als großer Stimmungsmaler, der in kräftigen Farben den schleichenden Niedergang einer gesellschaftlichen Klasse porträtiert. Die zwar mühsam die Fassade aufrecht erhält, aber deren Vertreter insgeheim wissen, dass die Zeit bereits über sie hinweg gegangen ist. Wer wollte, könnte in der Unentschlossenheit bzw. Orientierungslosigkeit der Figuren Parallelen zur Gegenwart sehen. Deren Stimmungslagen kommen einem doch ziemlich vertraut vor. Mir zumindest, was vielleicht ein Grund ist, weshalb ich Eduard von Keyserling als Schriftsteller besonders schätze.
Profile Image for Jorge.
301 reviews462 followers
October 17, 2024
“Sí, la verdadera vida de cada uno son sus secretos”

Novela corta que retrata la vida privilegiada y plena de ocio de la pequeña nobleza báltica de provincias de principios del siglo XX, el propio autor Eduard von Keyserling (1855-1918) fue vástago de esa nobleza báltica, habiendo nacido y vivido en la hoy Letonia para luego mudarse a Múnich en definitiva. Hacia 1906 contrajo una sífilis que a la postre lo dejaría ciego por lo que varias de sus novelas tuvo que dictarlas a sus hermanas, una de esas novelas es esta precisamente la cual fu creada en 1915.

El relato está lleno sensibilidad; es minucioso y bello, con una deliciosa y magistral descripción del entorno rural en el que se desarrolla y sobre todo el autor muestra una gran capacidad para describir las pequeñas emociones a que están sujetos los personajes ante cada detalle, cada color de la naturaleza, cada destello del sol o de la luna, o cada vez que perciben una suave emoción en un rostro conocido. También traza de manera notable las formalidades excesivas y convencionalismos que los nobles tenían que observar por razón de una tradición anacrónica.

“Toda esa gente me pareció como objetos preciosos, siempre guardados en un estuche”.

La novela contiene un buen contingente de personajes en donde destacan la Princesa viuda Adelheid von Neustatt-Birkenstein y sus tres hijas Roxane, Eleonore y Marie, esta última tierna, delicada y sensible. Las cuatro buscan su lugar en aquella vida predestinada a no hacer nada y luchan por encontrar, cada una a su manera, la manera de evitar la frustración derivada de la rutina diaria.

“Sin duda nuestra educación de princesas tiene la culpa de que nos cueste tanto encontrar el valor para ser por entero nosotras mismas.”

Todas las formalidades y convenciones de esa nobleza rural las sumergen a ellas y a sus allegados en una vida aburrida y monótona, pero siempre están en busca de alguna distracción que ayude a sobrellevar esa existencia. Los esfuerzos y actividades que ahora nos parecen aburridas en extremo eran la forma de pasar cada día para aquellas personas.

“Bien, llegamos a casa y el mismo rayo de sol se posa a las mismas horas en los mismos rincones. Cuando salimos a pasear, en el pueblo están las mismas mujeres en las ventanas, ladran los mismos perros…”

En especial las mujeres de esa nobleza estaban sujetas a un régimen aún más severo y pudoroso lo que les impedía vivir con alegría y desenvoltura. Su papel era esperar y esperar hasta convertirse en Princesas sin oportunidad para desarrollarse en otros ámbitos de la vida.

“La palabra princesa es como un cerrojo que se corre delante de todas las puertas tras las que ocurre algo alegre”.

No podía faltar el ingrediente romántico y la aspiración de las Princesas a ese estado emocional que lleva al enamoramiento con alguien viable que al menos perteneciera al mismo círculo social, con la misma educación y el mismo linaje y es por eso que por ahí también aparecen otros personajes importantes como Félix o el Conde Donald von Streith.

“Una tiene que, por decirlo así, escapar de su vida propiamente dicha para disfrutar de un buen instante”.
Profile Image for Noah.
551 reviews75 followers
November 27, 2021
Keyserling's umfangreichster Roman ist wie immer perfekt durchkomponiert und zeitlos.
Profile Image for ❀ Virginia ❀.
82 reviews1 follower
April 29, 2023
Poi attaccò un secondo usignolo, era come se volesse soverchiare la voce del compagno, e più lontano si destò tutto un coro, da ogni cespuglio fu un rincorrersi di note di flauto, e tuttavia ognuna delle molte voci restava chiusa nella sua solitudine e raccontava per sé sola la sua piccola storia appassionata.
Profile Image for Sarah .
437 reviews28 followers
June 1, 2025
Eine schöne, atmosphärische Novelle über den Adel auf dem Land - irgendwie schon "aus der Mode gekommen", festgefahren in den alten Gepflogenheiten und unfähig, die eigenen Wünsche und Träume umzusetzen, während um einen herum das Leben ungehindert seinen Lauf nimmt.

Keyserlings Beschreibungen der Natur und der Stimmungen sind so dicht, dass man sich vor Ort wähnt. Für mich auch immer ein kleiner literarischer Kopfausflug.
Profile Image for _nuovocapitolo_.
1,115 reviews34 followers
July 6, 2023
Roxane, Eleonore e Marie, tre principessine baltiche, aspettano la vita nel loro castello. Si preparano come «piccole locomotive», sanno che la loro strada è già segnata da ciò che si conviene al loro rango. Ma la vita è sfuggente, imprendibile. Una malinconia corrosiva, agrodolce, si insinua fin dall’inizio nelle loro emozioni. Pubblicato nel 1917, Principesse è in certo modo il compendio dell’arte di Eduard von Keyserling.

Tra i numerosissimi autori mitteleuropei del primo novecento Eduard von Keyserling non è senza dubbio il più noto. Discendente da una famiglia di antica nobiltà dell’area baltica (la cittadina in cui nacque con il titolo di conte ora si trova in Lettonia), sul finire del secolo, quarantenne, si trasferì a Monaco di Baviera, dove scrisse gran parte delle sue opere letterarie, morendo di sifilide, da cui era affetto da decenni, nel 1918, un paio di mesi prima della fine del conflitto mondiale.
Scrisse romanzi, novelle e racconti, nonché alcuni drammi teatrali ormai dimenticati; le sue tematiche predilette, se si escludono le prime prove – ancora influenzate da echi naturalistici – vertono sull’analisi della decadenza della nobiltà rurale baltica e sui drammi psicologici e umani legati alla fine di quel mondo: per questo è stato definito il Fontane baltico, anche se numerosi tratti, a partire da una maggiore levità nella descrizione dei sentimenti e delle pulsioni umane, tra i quali l’erotismo, che nella sua prosa risulta sottilmente sublimato, lo distinguono dall’autore di Effi Briest. Keyserling viene anche spesso definito autore impressionista, per la sua capacità di descrivere il paesaggio e la natura del nord con pennellate ricche di colori, spesso tenui ma a volte carichi, e di farli divenire elementi essenziali delle storie che racconta.
'Principesse' è la sua ultima opera, edita un anno prima della morte, e forse non è il suo capolavoro, ma è sicuramente un romanzo intenso e struggente, una delle sue peculiari 'storie del castello' in grado di restituirci il sapore della fine di un’epoca.
Lo scenario in cui si svolge la vicenda è quello del feudo di Gutheiden, in cui si è ritirata dopo avere vissuto per anni a corte, rimasta vedova di un marito che l’aveva resa infelice, la ancora piacente principessa Adelheid Neustatt-Birkenstein con le tre giovani figlie. La maggiore, Roxane, sta per sposare un principe russo, quindi si trasferirà presto a Pietroburgo. Eleonore è destinata a fidanzarsi con un cugino, rampollo della famiglia regnante. La più piccola, Marie, è poco più che adolescente e di salute cagionevole.
Le finanze della tenuta non vanno granché bene, ma la situazione è tenuta sotto controllo, oltre che dall’amministratore, anche dal conte Donalt Streith, anche lui ex dignitario della corte, ritiratosi in un vicino castello di caccia per stare vicino alla principessa, di cui è innamorato da anni senza che i loro rapporti abbiano mai oltrepassato quelli di una fiduciosa amicizia.
Nella prima parte del breve romanzo assistiamo all’evoluzione del rapporto tra la principessa madre e il conte Streith, che sembrano avvicinarsi all’inevitabile matrimonio; parallelamente la giovane principessina Marie scopre i primi turbamenti sentimentali, innamorandosi di Felix Dühnen, figlio un po’ ribelle di un conte che vive in un castello vicino a Gutheiden. Il suo innocente rapporto con Felix, che non va oltre qualche bacio, porta Marie alle prime trasgressioni rispetto alla rigida e sterile vita da principessa, scandita da istitutrici pedanti e noiose lezioni private, monotone uscite giornaliere in calesse sempre lungo lo stesso tragitto e rare, cerimoniose feste dalle famiglie vicine, durante le quali deve comportarsi comme il faut. Nella sua ingenua e astratta voglia di ribellarsi, dovuta anche al fatto che le restrizioni impostele dalla madre sono particolarmente severe a causa della sua salute malferma, Marie trova un modello in Hilda, figlia poco più grande di lei di una baronessa, che si atteggia a donna emancipata. La solitudine di Marie si accentua dopo la partenza delle sorelle e di Felix, divenuto allievo ufficiale, tanto che la principessina si ammala gravemente e la madre decide di portarla al mare in Italia.
La seconda parte si apre dopo un salto temporale di due anni, e nulla sembra cambiato. Le due sorelle maggiori, tornate per un breve periodo a Gutheiden, sono ormai assuefatte all’infelicità della loro vita coniugale; tra la principessa madre e il conte Streith corrono sguardi, furtive strette di mano e frasi non dette che ormai lasciano presagire il prossimo fidanzamento, mentre Maria ritrova Felix che, ormai tenente, flirta ancora con lei.
È a questo punto che entra in scena un nuovo personaggio e il protagonista del romanzo diviene il conte Donalt Streith. Il nuovo personaggio è una ragazza, del tutto estranea al chiuso mondo del castello all’interno del quale la vicenda si è sinora sviluppata. Britta è figlia di una donna borghese che, a causa di una storia con un americano, un funzionario delle assicurazioni, come naturalmente tutti sanno in paese, si è separata dal marito ed è venuta a vivere in una casetta al margine del bosco di proprietà di Streith. Britta entrerà nella vita del conte sconvolgendola, e nel frattempo anche Felix dimostrerà tutta la superficialità del suo sentimento per Marie. Non rivelo altri particolari, perché questo romanzo sapientemente costruito va gustato pagina dopo pagina, ed i piccoli e grandi avvenimenti che si succedono sino alla fine sono parte inscindibile del piacere della lettura. Basti dire che nessuno dei personaggi riuscirà ad uscire dai binari in cui le loro vite sono incanalate, secondo una metafora che compare ad un certo punto nel testo.
Romanzo breve ma di grande spessore, 'Principesse' offre parecchi spunti interpretativi. Ovviamente il più immediato è quello relativo al destino individuale dei protagonisti. Nel brevissimo, unico commento a questa scarna edizione Adelphi, Alfredo Giuliani dice che «Principesse è una storia delicata e insieme impietosa di vite sbagliate…», e questo è sicuramente vero (io direi di non-vite). Sbagliata è la vita della principessa Adelheid, prima moglie tradita poi madre che condanna alla medesima infelicità le sue due figlie maggiori; sbagliata è la vita di Streith, che insegue per anni l’amore della principessa non cogliendolo quando lo raggiunge; sbagliata è la vita delle due figlie maggiori della principessa, spose la prima in un paese lontano dove emblematicamente perderà il figlio in fasce, l’altra di un principe idiota che la tradisce il giorno stesso del fidanzamento; sbagliata è la vita della piccola Marie, che affida la sua amicizia e il suo primo amore a persone che non lo meritano; sbagliate sono anche le vite di Britta e della sua volgare madre, costrette all’emarginazione dai pregiudizi sociali, e sbagliate sono infine le vite dei personaggi minori, come Felix e Hilda, succubi della loro inadeguatezza etica e morale.
Questa interpretazione non è però a mio avviso in grado da sola di farci comprendere lo spessore del romanzo, il suo fascino: è necessario quindi allargare lo sguardo, e calarsi nel contesto letterario e storico in cui fu scritto.


Come detto, le storie del castello sono una costante pressoché assoluta dei romanzi di Keyserling, quasi tutti ambientati nell’estremo nord-est dell’impero tedesco ed in un tempo che, seppure non esplicitato, è quello della contemporaneità dell’autore. I suoi romanzi, che secondo alcune interpretazioni potrebbero essere quasi visti come una storia unica, ripetuta continuamente con poche varianti, parlano di un mondo che sta scomparendo, un mondo che, come dice Eva Banchelli nella preziosa prefazione ad un altro romanzo del nostro, forse il suo capolavoro, Onde (Sugarco, 1988), è stato ”… incapace… di attingere nuova linfa facendosi coinvolgere dai meccanismi del potere politico del Reich guglielmino”; la stessa studiosa, più avanti, inserisce l’opera di Keyserling nell’ampio solco della letteratura della crisi di inizio novecento, quella della ”…dissoluzione della bonne societé come più ampia metafora del congedo dal modello antropologico e culturale ottocentesco nell’urto col grande capitalismo monopolistico e con le spinte democratiche e rivoluzionarie provenienti dal basso”.

Le vite sbagliate di 'Principesse' assumono allora il significato di mondo sbagliato, entro il quale la vita del singolo è sbagliata perché impossibile. È significativo in questa ottica che in 'Principesse' non vi sia alcuna indulgenza o nostalgia verso questo mondo, pur da parte di un conte baltico quale Keyseling era. Le sue radici naturalistiche, che si fanno sentire sin da subito, dalla prima scena in cui la Principessa discute con il suo amministratore delle difficoltà finanziarie del feudo, gli consentono di assumere un tono distaccato rispetto ai comportamenti e ai sentimenti dei personaggi, che è di per sé un atto di accusa verso la loro aridità o la loro impotenza. È questo un elemento di realismo del romanzo che, lungi dal contrapporsi al suo decadentismo, lo rafforza, nel senso che accentua drammaticamente il senso di decadenza progressiva e definitiva del mondo da cui l’autore proveniva, conferendogli forza. Anche l’impressionismo di Keyserling, la sua capacità di descrivere il paesaggio, l’ambiente, è funzionale alla grande tesi centrale del romanzo, quella di un mondo ormai senza una vita propria. Sostanzialmente infatti l’autore ci guida in due ambienti contrapposti: quello dei giardini dei castelli, in cui tutto è coltivato ed artificializzato, dove le rose sono tutte classificate, gli altri fiori sono perfettamente disposti nelle loro aiuole, ci sono panchine in cui sedersi, le piante servono come ornamento o per dare frutti; e quello esterno ai muri che cingono questi giardini, in cui ci sono i pericoli, c’è il disordine, ma dove i due protagonisti devono addentrarsi per cercare di sottrarsi alla non-vita che li attanaglia: Marie per incontrare Felix e Streith per stare con Britta.

Marie e Britta, i due soli personaggi a cui l’autore guarda con simpatia, sono in qualche modo agli antipodi: mentre infatti Marie vorrebbe uscire dal mondo in cui è costretta, sentendo la sua condizione come una non-vita, Britta, subendo il fascino di Streith, vorrebbe entrarci, sentendo la sua condizione di selvaggia come emarginazione sociale. Significativamente, a mio avviso, le due non si incontreranno mai, limitandosi a un sorriso da un palco all’altro a teatro, ed entrambe vedranno frustrate le loro confuse aspirazioni. Se quindi per Kayserling il mondo della morente aristocrazia baltica era il luogo della non-vita, esso era anche un mondo impenetrabile, e qualsiasi tentativo di intrusione, sembra dirci l’autore, provoca da un lato il respingimento e dall’altro il crollo.
Un altro aspetto estremamente importante di questo romanzo è l’ironia dell’autore, che a tratti raggiunge vertici di assoluta perfidia. L’episodio più strepitoso in questo senso è a mio avviso quello della visita del principe ereditario Joachim von Neustatt-Birkenstein a Gutheiden, prodromo del fidanzamento ufficiale con la cugina Eleonore. Oltre che quando lo descrive fisicamente, alto e stretto di spalle, di aspetto malaticcio, capelli color rame con un’impeccabile scriminatura, miope e con labbra rosse e umide agitate da una strana inquietudine , il vertice della perfidia Keyserling lo raggiunge quando ci dice che il principe, visitando le stalle di Gutheiden, ”… si interessò ai nomi delle mucche e a quelli delle contadine”: una piccola frase in cui, a mio avviso, è racchiusa una intera visione del mondo. Analogamente meraviglioso è l’episodio in cui il principe costringe tutta la brigata ad osservarlo mentre pesca, svegliando gli ovviamente assopiti spettatori con la sua arrabbiatura perché i pesci non abboccano. In poche pagine Keyserling ci consegna il ritratto di un perfetto idiota, destinato a diventare re.
Un secondo picco di ironia dissacrante riguarda la visita della anziana principessa Agnes, zia di Marie, che giunge a Gutheiden sostanzialmente per censurare un possibile nuovo matrimonio della cognata (una principessa sposando un conte in qualche modo si sarebbe degradata). Ella prospetta alla nipote una vita fatta di comitati di beneficenza, di scuole di cucito e di cucina per i poveri, presiedendo le quali non è però necessario ”… andare nei tuguri dei poveri, dove si prendono solo malattie e pidocchi.” La filosofia della principessa Agnes, anche qui esposta in poche pagine, da sola rende conto di come Keyserling fosse perfettamente conscio della fine delle basi morali su cui quel mondo si era per secoli fondato.

Come detto, Keyserling scrive Principesse a guerra iniziata, eppure la guerra è totalmente assente dal romanzo, che però è ambientato nella modernità (ad esempio, vi si accenna ad automobili). Questa assenza si può forse spiegare con una sorta di estrema volontà dell’autore di rimanere fedele a sé stesso e alle sue storie del castello, senza introdurre elementi nuovi in una visione che comunque presagiva lo sfacelo. C’è però un punto del romanzo in cui l’ironia di Keyserling colpisce, con una perfidia più sottile di quella conclamata vista sopra, la retorica patriottarda tedesca: è quando, durante una delle vacue passeggiate collettive dei notabili del posto, qualcuno propone di cantare 'Deutschland über alles', ed a quel punto ”… il canto si levò così alto dal prato che dall’altra parte, al castello, i cani cominciarono ad abbaiare.” Lo sfacelo si stava estendendo rapidamente dal Baltico verso ovest.

Eduard Von Keyserling (1855-1918) apparteneva a quella nobiltà baltica, tedesca per lingua ma che viveva in territorio russo. Questa particolarità forse influenzò quell'aristocrazia, quasi certamente lo scrittore, nel sentirsi come sospesa, poco radicata.
Ciò si riflette nelle opere del nostro autore. "Principesse" è, infatti, ambientato in un castello di campagna, fra quelle atmosfere evanescenti e cieli chiari, che caratterizzano il Nord-Est europeo.
Protagoniste una principessa vedova e le sue tre figlie già in età da marito.

"Le principesse hanno la loro strada già segnata, devono muoversi come su rotaie; e se escono dalle rotaie sono perdute".
Le due figlie maggiori ben presto adeguatamente si sposano e si trasferiscono lontano, cosicché la più giovane, Marie, viene ad occupare un grande spazio, benché il libro abbia una certa coralità di personaggi minori ben incastonati nella vicenda.
L'ambiente ricorda un po' le atmosfere di Cechov : personaggi, ' dilettanti del vivere ', fra qualche rimpianto e qualche speranza, che conducono un'esistenza oziosa, con momenti frastornati da forti emozioni, che eventi producono talvolta in modo inatteso.

L'autore, ormai un classico della letteratura europea (una vera sorpresa per chi ancora non lo conosca), adegua magnificamente lo stile al mondo descritto. Inoltre può essere definito come grande 'pittore' di paesaggi letterari : la rappresentazione del succedersi delle stagioni penso catturi ogni lettore: quella natura nordica, con "muschio verde e rosso", con mirtilli e lamponi, "cespugli di ribes e di uva spina", si trasforma con l'incedere dell'autunno, quando "gli alberi del parco si tinsero di giallo e di rosso", per inoltrarsi poi nei rigori dell'inverno, quando "nevicava quasi ininterrottamente, e ogni mattina gli alberi del parco, il giardino e il castello erano come avvolti in grandi onde di mussola bianca". Poi giunge la primavera: "quando un soffio di vento sfiorava gli alberi, sugli invitati cadeva una pioggia di fiori bianchi".

Non c'è ovviamente solo questo: "tutto il castello con la sua vita solenne era pieno di porte chiuse dietro le quali le persone ballavano di nascosto", e la giovane Marie, di salute cagionevole, sogna una vita propria, vuole amare ed essere amata, non vuole sentir dire che "le principesse non si emancipano".
Ma che cosa significa emanciparsi ? Quali ulteriori responsabilità questa prospettiva comporta ?
Forse aveva ragione Cesare Pavese quando sosteneva che "la maturità è tutto".

Profile Image for Denis.
Author 5 books31 followers
February 8, 2009
Unfortunately, this German writer is not published in English. All his novels are absolute gems that describe, in a beautifully impressionist way, the decline of the Baltic German aristocracy at the beginning of the XXth century. This specific novel could well be his crowning achievement and rivals more famous masterpieces as The Leopard. If you can, read all his books -in German, or, as I have, in French : they're all incredibly beautiful, moving, and sad in a melancholic, diffuse way that will haunt you.
Profile Image for Céline.
634 reviews39 followers
March 10, 2021
Tous les personnages de ce roman attendent un événement marquant qui ne viendra jamais ; une attente dans la solitude, puisque l'aristocratie prussienne ne fait pas beaucoup d'effort pour changer leur vie. Toutefois, certaines scènes de pique-nique dans l'herbe me fait énormément penser au tableau de Monet, "le déjeuner sur l'herbe", on s'y croit vraiment plongée à contempler un tableau impressionniste, surtout à la page 693. Je pense que l'histoire aurait pu aussi s'appeler : "Une vie contemplative à la campagne".

Tout au long de l'histoire, nous faisons face aux critiques de cette société impardonnable, où chaque comportement différent est déplacé. Dès le début, on admet qu'une "princesse célibataire est déplacée partout. Les princesses non mariées me font penser à ces ouvrages de perles, dessous de lampes ou essuie-plumes, qu'offrent les gouvernantes aux anniversaires, on ne sait jamais où les mettre." (p. 669). C'est pour cela que la princesse mère va rapidement mariée ses deux filles ainées Roxane et Eleonore qui à ce qu'elles soient malheureuses dans leur mariage dont les conséquences seront décrites à la page 716. Ceci est aussi amplifiée par cette phrase de la mère, "Trouver sa voie ? Comment une princesse pourrait-elle avoir une voie personnelle ? Sa route lui est toute tracée ; elle marche comme sur des rails et si jamais elle les quitte, elle est perdue." (p. 670). Cela est amplifiée par les propos de Marie, page 740, "Le mot "princesse" est un verrou mis à toutes les portes derrière lesquelles on s'amuse."

Il y a aussi la princesse Agnes qui n'est pas marié et est resté une vieille fille, venu faire la morale à sa soeur, princesse Adelheid, qui est trop retiré à son goût et qu'il envisageait de se remarier ce qui est très mal vu pour sa soeur, bien qu'elle lui répond (p. 750), "Il est pourtant bon que ne ne restions pas tout le long de notre vie sous la tutelle des autres." Cette étiquette contraignante est le malheur et l'extinction en quelque sort de cette noblesse qui ne peut évoluer à cause d'elle. La princesse Agnes lui fait aussi la morale en lui si disant qu'ils semblent tous évoluer dans un rêve (p. 751), ce à quoi répond la princesse mère qu'ils mènent une vie contemplative, à la campagne. D'ailleurs, il est flagrant que déjà entre les soeurs, qu'un monde les sépare, Agnes reste dans un monde d'étiquette, tandis qu'Adelheid possède déjà quelques pensées modernes, après avoir tant donné pour ce milieu aristocratique qui l'a rendu mélancolique et malheureuse, "Et ce qui est certain aussi, c'est que je n'aurai pas à avoir honte de ces décisions. J'ai servi la famille longtemps, encore heureux qu'elle n'exige pas de moi, une fois devenue veuve, que je lui restitue ma vie à l'instar des joyaux de la couronne", (p. 752). La princesse Agnes va aussi faire la morale à sa nièce, Marie, après le discours qu'elle a porté à Adelheid, page 754, "Rester assise et attendre que le bonheur pointe au coin de la rue ? Il ne pointera pas. D'autres ont attendu de la sorte et sont devenues vieilles et aigries". A nouveau, il y a une contradiction entre ce monde vieux et cette nouvelle génération, Marie constate que "sa tante est l'incarnation même de la solitude et de la morosité", p. 754.

De surcroît, chaque personnage est rempli de mélancolie, exemple (p. 672) "Dimitri paraît gai et amusant mais au fond de son être, il y a de la mélancolie."

J'ai aussi l'impression que les trois princesses (Roxane, Eleonore et Marie) sont la symétrie des trois comtes (Felix, Bruno et Coco) où d'un côté les filles doivent être mariées et que les garçons doivent rentrer dans l'ordre pour prendre la place de leur père. Ils doivent subir des lois archaïques parfois dénudées de sens. Et de l'autre côté, il y a Hilda Uchtlitz qui veut devenir une jeune fille moderne (p. 739), se libérer des tâches ménagères de la maison, "Elle ne veut pas chauffer une chaise à la maison comme une princesse qui attend une couronne", (p. 676). Elle veut évoluer (p. 686-687) où elle parle même d'égalité homme - femme, ce qui est un discours très moderne pour l'époque je trouve.

L'exemple de Felix est particulièrement intéressant, car il est conscient qu'il ne veut pas cette vie archaïque et fait tout pour s'y opposer quitte à ce qu'il reçoit les foudres de son père, car "on ne peut pas toujours se faire mettre mors et brides par ces gars-là", (p. 685). Être un rebel pour sa personnalité (p. 714), qui est mal compris par les adultes (p. 745).

Par ailleurs, Marie vie dans ces rêves et son imagination débordante, "la sensation de se trouver au-delà de toute réalité de vivre un rêve, faisait battre la chamade à son coeur et lui coupait un peu le souffle", (p. 697). D'ailleurs, lorsqu'elle "tombe amoureuse" de Felix, n'est-ce pas en fait l'image d'un rêve, de son imagination de l'amour qu'elle a pour Felix comme lui le dit bien, page 727, "C'est une fille bien mais trop passionnée. Il faut qu'on corresponde à ses exigences mais je regrette, je n'ai pas la noble vitalité dont elle rêve". De plus, leur dernier rendez-vous amoureux était plutôt une critique de la vie de Marie, plutôt qu'une déclaration d'amour (p. 756-757). Mais Marie continue à chérir cet amour, ou plutôt cette imagination enfiévrée de jeune fille, car elle écrit des lettres à Felix sans lui les adresser directement et elle va même jusqu'à écrire les réponses que Felix aurait pu lui envoyer en retour, page 774. Un amour fantasmé, un amour imaginaire.

Ensuite, le mot fatal est utilisé par Streith (p. 722) qui "tenait l'oiseau mort dans sa main, d'être arraché ainsi à un si joli moment de l'existence", ce qui s'est reproduit exactement pour lui, à force d'avoir trop attendu la princesse Adelheid, il s'est retourné sur Britta, cette fraîcheur de la jeunesse. Ce mot lui était destiné, car il a aussi été arraché pendant un si joli moment de l'existence. D'ailleurs, lorsque Streith décrit les fleurs (p. 744), je pense qu'il fait un parallèle avec la princesse mère qui s'est toujours tenus à distance vis-à-vis de lui, de son comportement. Il mentionne également à la page 768, que les choses qui se passent à la cour ne sont pas intéressantes.
Ce qui est très triste, c'est que l'on perçoit l'humour de Streith à la fin, lorsqu'il est près de la mort, "Cher docteur, si vous aviez l'impression d'être écharpé par de chiens et qu'en même temps vous vous sentiez las au point que votre peau vous comprime comme un lourd manteau d'hiver mal coupé, votre humeur ne serait pas des meilleures non plus", (p. 779). Toutefois, je n'ai pas vraiment compris de quelle maladie, il est décédé. Une des plus belles phrases du livre est d'ailleurs de lui, page 787, "mais il importe de savoir si le mot "fin" a un sens quelconque au-delà de notre vie ou si c'est tout simplement une disposition terrestre selon laquelle quelque chose se termine".

De plus, le mot "démocratie" (très choquant) y est souvent présent et critiqué puisqu'il a amené une légèreté dans cette noblesse frigide, page 729, 737 et 779.

Le mot "sybarite" est également présent à la page 764. Ainsi que le mot "mer" qui doit être un parallèle à la mort, page 788.

Finalement qui est ce monstre, cette ombre noire s'élevant de l'eau et qui fait "ouh, ouh" à la page 756-757 ? S'agit-il de Britta ? De Jacob la Perche (p. 784) ? Ou bien de l'esprit de la forêt ?

Par contre, j'ai constaté deux fautes d'orthographes dans le livre ce qui est impardonnable pour la qualité de l'écriture d'Eduard von Keyserling, soit page 708 : ils ont écrit "une homme" (quelle horreur) et page 720 : ils ont écrit "Le gros oeuvre était terminé" ce qui n'a pas de sens problème tant sur la dénomination que la conjugaison (je pense qu'ils voulaient écrit le gros de l'oeuvre était terminé).

Quelques citations plaisantes :
- p. 727 : "Oui, je sais qu'il est inconvenant de pénétrer sans permission dans le parc d'autrui mais les choses agréables choquent toujours les convenances."
- p. 742 : "Surtout pas de remords, dit-il, avoir des remords est ordinaire, les remords gâchent tout."
- p. 766 : "Mais vous et moi connaissons le monde et savons que les hommes ne peuvent rien voir de beau ni de noble sans le défigurer ni le calomnier."
- p. 768 : "On ne vit jamais deux fois la même chose, fit remarquer Streith."
- p. 779 : "On entend toujours dire partout que les gens n'ont plus de coeurs de nos jours. Comment se fait-il alors que ce soit justement le coeur qui s'use toujours le plus vite ? - En effet, dit le docteur, mais je crains que ce ne soit pas l'amour du prochain qui l'use le plus."
Profile Image for Ilaria_ws.
974 reviews76 followers
June 3, 2020
"Dev'essere colpa della nostra educazione di principesse se per noi è così difficile trovare il coraggio di essere noi stesse."

Principesse è un romanzo che ho acquistato spinta da un impulso improvviso. Non ne avevo mai sentito parlare, ma la trama e sopratutto l'atmosfera promessa dalla lettura mi hanno convinta ad acquistarlo. Eduard von Keyserling è stato uno scrittore tedesco che ha scritto prevalentemente romanzi che vengono spesso definiti "le novelle del castello". La maggior parte dei racconti infatti è ambientata proprio all'interno dei castelli e delle tenute della nobiltà baltica di cui lui stesso faceva parte e che fa da protagonista a tutti i suoi romanzi.
Principesse non fa certo eccezione, la storia si sviluppa proprio in un castello di campagna di proprietà della Principessa Adelheid, membro di quella nobiltà baltica che sta ormai perdendo qualsiasi forza ed energia. Madre di tre figlie, le giovani principesse Roxane, Eleonore e Marie, la principessa vive nel suo castello in quasi totale isolamento, circondata solo dalla servitù e da qualche buon amico ma lontana dai fasti della corte. In campagna le principessine vivono libere, per quanto possano essere libere, dalle costrizioni della corte, ma costantemente legate ad essa. I matrimoni delle prime due principessine sono l'esatta dimostrazione di quanto la corte, pur lontana, influisca e governi le loro vite.
La piccola Marie invece, ancora giovane e cagionevole di salute, cerca di liberarsi da quelle convenzioni, vuole emanciparsi, come la sua amica Hilda, e così si rende protagonista di tante piccole avventure a cui una principessa non dovrebbe neanche pensare. Il romanzo si sviluppa in un arco di tempo ben definito e la narrazione segue un po' le vicende di tutti i personaggi che animano questo microcosmo.
L'autore ha uno stile molto elegante, evocativo e ricco di dettagli sui luoghi in cui la storia è ambientata. Il tratto caratteristico della scrittura di Keyserling è però una vena malinconica, nostalgica e quasi triste che pervade tutto il racconto e lo rende particolarmente intrigante. Le vicende legate alle principesse sono delle vicende piuttosto comuni, non ci sono eventi imprevisti, calamità, incidenti, nè emozioni forti, tranne quelle della piccola Marie. Nonostante ciò il romanzo si lascia leggere velocemente e voracemente, proprio perché ci si trova catturati in quell'atmosfera da fiaba triste.
La vita delle principesse è monotona, pervasa dalla malinconia e questo perchè fanno parte di una classe che sta perdendo forza e potere. La nobiltà baltica, per come la descrive Keyserling, è sull'orlo del baratro, è finita, sta decadendo e questo è particolarmente evidente dalle pagine di questo romanzo. E' proprio questo sentimento di nostalgia per un passato che sta ormai svanendo per sempre e il rimpianto per quello che non sarà più a fare da fil rouge. Keyserling ci fa gettare un ultimo sguardo in un mondo che non c'è più e lo fa con un'eleganza e una raffinatezza che pochi posseggono.
Profile Image for Jess.
178 reviews
February 17, 2018
Ci vuole del talento per scrivere di personaggi che vivono vite ripetitive e infelici da cui non sono in grado di uscire e che si muovono in ambienti rigidi e povlerosi. Eduard von Keyserling questo talento ce l’ha e dimostra in questo suo breve romanzo in cui si intreccia la monotona vita della principessa Adelheid Neustatt-Birkenstein, quella della figlia più giovane, la fragile ma vivace Marie, e quella del conte Donalt von Streith, consigliere fidato della principessa con un passato importante a corte. Sono personaggi inquieti, in netto contrasto con la tranquillità della campagna in cui vivono, personaggi che per un breve attimo si sono lasciati trasportare dall’illusione di un amore, della libertà dalla rigida etichetta che ci si aspetta da una principessa, dalla vecchiaia che incombe, ma che alla fine, inevitabilmente, non riescono a realizzare nulla, neanche loro stessi. Qualcuno potrebbe non crederlo possibile, ma Von Keyserling riesce davvero a scrivere "con la grande freschezza e ariosità" di cui parla Alfredo Giuliani nella quarta di copertina, non è mai pesante e riesce a trasmettere l’irrequietezza e la noia dei suoi personaggi senza assumere gli stessi toni. È sicuramente un autore che leggerò di nuovo e anche volentieri – e tutto grazie a Jan Brokken che me l’ha fatto scoprire nel suo Anime baltiche!
Profile Image for Freyavenlyo.
252 reviews6 followers
July 24, 2018
Es hat mir überraschend besser gefallen als erwartet. Es war spanned über den Adel zur Jahrhundertwende zu lesen, über diejenigen, die versuchen aus dieser strengen Standesteilung auszubrechen und es dennoch nicht schaffen.
Das anfängliche Lesen ist mir etwas schwergefallen. Ich bin mir nicht sicher ob es am Stil des Autors gelegen ist, oder an mir, die schon ewig kein deutschsprachiges Buch mehr in Händen gehalten hat.
Dazu kommt, dass sehr viele Namen in den ersten paar Sätzen fallen, der Graf von so-und-so, die Baronin von hier-und-da ... es war etwas schwer die alle im Überblick zu behalten.

In allem ein sehr gesellschaftkritischer Blick hinter die Kulisse der oberen Stände, die Tragik, in die ein solcher Stand gerade Frauen gebracht hat.
Profile Image for Ve Rena.
9 reviews
July 7, 2016
Schönes, melancholisches, leicht dahin geworfenes Büchlein, in dem von jungen Frauen mit "zu roten Lippen" Dinge gesagt werden wie: "Unsere Hilda will fort und etwas leisten. Will sie Kranke pflegen, will sie studieren, will sie Postfräulein werden? Was weiß ich. Sie kann sich zu Hause nicht entwickeln, sagt sie. Haben Sie je gehört, daß zu unserer Zeit unsere Damen sich entwickelten? Nein - aber sie muß fort. Sie sagt, sie wird nicht wie eine Prinzessin zu Hause sitzen und auf eine Krone warten."
Profile Image for Mac.
81 reviews1 follower
December 31, 2024
Después de acabar de leer este libro, mi única duda fue: ¿Quién va a pagarme la terapia?
El destino trágico de las dos princesas es magistral, el sufrimiento de las mujeres dentro de los convencionalismos sociales te deja el sentimiento de impotencia descrito por ellas mismas: los deseos de Marie que se ven truncados por un destino que rechaza, la esperanza de la princesa que termina por evaporarse.
Sobra decir que la descripción de la naturaleza es preciosa, nunca había leído descripciones más magistrales que estas.
Ahora necesito llorar en paz.
Profile Image for Caterina Sansone.
76 reviews1 follower
February 16, 2021
Principesse è un libro delicato, dove si raccontano avvenimenti di poco come se fossero importanti e cose che importanti come se fossero sciocchezze. Le principesse vivono nel loro castello, conoscono poco il mondo fuori, forse vorrebbero emanciparsi, ma non possono. Possono solo sposarsi bene oppure patrocinare qualche attività di beneficenza.
Un libro che ti fa perdere nella sua scrittura e che ti fa riflettere sull’amore e sulla vita.
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