“Alcuni uomini ti spezzano il cuore, altri blandiscono e lusingano, alcuni uomini neppure ti guardano; e questo esaurisce la questione."
Il mio primo incontro con Dorothy Parker risale ad una ventina d’anni fa, quando l’aforisma sopra citato attirò la mia attenzione dalla prima di copertina di una rivista di letteratura. Avevo ventitrè anni, ed il cuore spezzato. Da un uomo, ça va sans dire. In quegli anni, delle persone infelici per amore si diceva: “è un danneggiato” (dal libro Il danno, della Hart, libro che credo anche di aver letto). Ecco io ero danneggiata in modo grave.
Da parecchi mesi vivevo in uno stato mestamente sonnambolico e, alternando periodi di euforia ad altri di totale abbattimento, mi trascinavo stentatamente all’università, cercando con vari artifizi di sopravvivere all’evento di portata archetipica, l’Abbandono, e perseguitando gli sventurati amici, cui raccontavo e raccontavo e riraccontavo il mio amore infelice.
Ecco, quelle poche frasi della Parker ebbero un effetto catalizzatore, magico: mi fecero prendere consapevolezza della mia situazione con grande lucidità, e capii che le cose erano molto semplici, ero stata lasciata, soffrivo ma sarei guarita, non rientrando io nella categoria delle persone che si suicidano per amore. Ricordo come fosse oggi il momento in cui lessi (ero alla stazione), e compresi, come in una illuminazione, che un giorno quel dolore sarebbe passato, e che stava a me cercare di affrettare l’arrivo di quel giorno. La questione era esaurita, appunto.
Dorothy Parker, ormai polvere lei stessa, dalla distanza spaziale e temporale da cui mi scriveva quelle poche frasi, aveva avviato il mio processo di guarigione. La letteratura e l’arte lo avevano fatto (come molte altre volte in seguito) per tramite suo.
Poi della Parker non lessi più niente, sino a qualche mese fa, quando grazie ad un’amica anobiana entrai in possesso di questi racconti. Alcuni sono molto belli, altri meno. La raccolta è troppo appiattita, a mio avviso, su pochi temi e, alla fine, risulta un po’ ripetitiva, per cui le ho dato tre stelle, forse in modo un po’ troppo sbrigativo, o forse sono cambiata e certi temi mi interessano meno, o forse ero di cattivo umore quando ho letto i racconti, e sono stata troppo severa.
Ma sentivo di dover dire ancora qualcosa di questa autrice che, come spesso gli scrittori sanno fare, ha avuto una piccola parte nella mia vita. Con questo breve commento le aggiungo simbolicamente una stellina, e rendo noto il favore che mi fece tanti anni fa.