TRIBUTO O ODE A VENEZIA
Chi sono gli incurabili per Brodskij?
Sono coloro i quali ils n’arrivent pas a ce lasser de Venise, lo scrivo in francese perché in italiano non riesco a trovare l’equivalente perfetta efficace espressione che traduca la parola incurabili: coloro che non arrivano mai a stancarsi di qualcosa, nonostante quel qualcosa, e pur ripetendolo all’infinito.
Quegli incurabili che devono ritornare a quelle fondamenta marcescenti, galleggianti sull’acqua che sorreggono palazzi dalle facciate verticali rivestite di pizzi e trine, in un gioco di mattoni e marmo.
Così l’incurabile Brodskij, una volta all’anno e per diciassette anni, continua a ritornare a Venezia, come una droga, un richiamo, un mal di Venezia, Circe che incanta..
Una Venezia sempre nella sua veste invernale che non genera né luce o calore dove il baltico Brodskij scorge come una proiezione o un prolungamento della sua San Pietroburgo, ma ad una latitudine migliore, una Venezia crepuscolare finalmente un po’ più sgombra dalle
mandrie in pantaloncini (che gli danno i nervi) specialmente quelle che nitriscono in tedesco: per l'inferiorità della loro anatomia rispetto a quella delle colonne, delle lesene, delle statue; perché la loro mobilità e tutto ciò che essa esprime stride troppo con la stasi del marmo
Venezia con la sua laguna come nera incerata d’acqua
Dove l’elemento acquatico tra calli ponti, piazze, rii, campi campielli e sestieri non si limita a lambire le sponde, come banale città costiera affacciata a un mare o a un lago, ma è acqua che penetra Venezia impunemente, quando sale ed è alta la allaga fin nei suoi recessi più intimi
la stessa acqua che ha portato i crociati, i mercanti, le reliquie di san Marco, i turchi, galee, galeoni, galeotte, galeazze, navi da carico, da guerra, da diporto; e, soprattutto, ha riflesso l'immagine di chiunque abbia vissuto o anche solo soggiornato in questa città, di chiunque sia andato a zonzo o a guado per queste strade, come tu stai facendo adesso. Non stupisce che di giorno si colori di verde, come il fango, e diventi nera come la pece di notte, quando fa concorrenza al firmamento
Venezia con la sua nebbia che la trascina fuori dal tempo, inghiotte rendendola città metafisica cancellata da ogni sua forma
“Re Nebbia entrò al galoppo nella piazza, tirò le redini del suo stallone e
“cominciò a sciogliere il suo grande turbante bianco. Aveva gli stivali umidi, come i ricchi finimenti del cavallo; il suo mantello era tempestato degli scialbi gioielli miopi di lampadine accese. Vestiva a quel modo perché non aveva idea di che secolo fosse, tanto' meno di che anno. Ma poi, essendo nebbia, non poteva proprio.
Venezia la città che più di ogni altra stimola la capacità visiva, dove ci dice Brodskij, si possono fare solo sogni belli perché
si è ciò che si guarda - be', almeno in parte. La credenza medioevale secondo cui una donna incinta doveva guardare solo cose belle se voleva avere un bel bambino non è poi così ingenua se si considera la qualità dei sogni che si sognano in questa città. Nelle notti veneziane si registra una scarsa frequenza di incubi
Allora dunque frotte di insonni, dalla notti devastate dai deliri più scuri, la vostra cura forse è qui tra queste fondamenta fragili e robuste degli incurabili, dove il bello genera solo sogni buoni e belli.
Un libretto che si legge veloce, nulla di eccezionale sia chiaro, ma leggere di Venezia per me è sempre un privilegio e una gioia innanzitutto, in ogni caso con Iosif Brodskij ho letto un Nobel e la cosa non mi lascia mai, mai indifferente.