Un reportage scritto da un antropologo con la sensibilità di un poeta, attento alla luce, alle polveri, ai minimi particolari e, allo stesso tempo, attento alle impronte che l'economia globale lascia su quel mondo ormai solo apparentemente lontano. Ma "Timbuctu", al di là del mito, rimane un luogo per osservare se stessi e guardare al proprio "Vista di qua, da questa piazza sabbiosa che confonde l'immensità del Sahara con la più antica moschea d'Africa, la sabbia anarchica delle dune con la terra impastata e lavorata dagli uomini, anche l'Europa appare diversa. E mi accorgo che, se non fosse stato per il mito costruito su Timbuctu, forse non sarei riuscito a scrivere tutto questo." (Marco Aime).
Marco Aime sa scrivere, non c'è dubbio su questo. La lettura di questo testo è proficua, appassionante come un romanzo, con accenni storici non esageratamente impegnativi. Si narra di Timbuctu «la misteriosa», che nel corso dei secoli è stata una meta di commercio, di incontri fra multiple religioni, di condivisione, di piaceri e di colonialismo. E' stata il centro del mondo e adesso si trova alla fine, di quel mondo. Dopo aver letto questo libro vorrei immediatamente partire per il Mali, visitare questa città costruita sulla sabbia. Una lettura per appassionati e non.
Un libro sull'accettazione del fatto che la realtà, rispetto al mito, possa essere diversa, lasciandosi affascinare da quella diversa realtà invece che restarne delusi. L'occasione di "spostare il centro del mondo" invece di spostare il mondo in modo che il centro ritorni ad essere dove vogliamo noi. "Vista di qua, da questa piazza sabbiosa che confonde l'immensità del Sahara con la più antica moschea d'Africa, la sabbia anarchica delle dune con la terra impastata e lavorata dagli uomini, anche l'Europa appare diversa. E mi accorgo che, se non fosse stato per il mito costruito su Timbuctu, forse non sarei riuscito a scrivere tutto questo".