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Fuga in Italia

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Le 14 septembre 1943, dans la gare de Rome, Soldati fait ses adieux à sa femme, Jucci, avec le sentiment de vivre un moment historique. Les Allemands étant maîtres de la ville, il est décidé à rejoindre les Américains, qui ont débarqué à Salerne. Dans le train, où s'entassent des femmes partant s'approvisionner à la campagne et surtout des militaires vêtus en civil qui rentrent chez eux après la débâcle, il fait la connaissance d'Agostino. Ce soldat originaire de Campanie devient son compagnon de voyage. Avec lui, il entreprend un périple singulier en train, puis à pied et enfin à bicyclette sur les routes d'une Italie dévastée par la guerre et la pauvreté. En chemin, ils rencontrent paysans, ouvriers, Allemands, fascistes, familles entières qui fuient, tandis que les bombardements font rage. Les deux hommes atteignent leur but, un village voisin de Naples, le 19 septembre, mais Soldati, malade, doit s'aliter. Neuf jours plus tard, il retrouve des amis antifascistes et, le 3 octobre, gagne Naples, libérée par les Américains, en leur compagnie. Ce récit, qui est un peu l'équivalent littéraire des grands films du néoréalisme italien (Rome, ville ouverte), est aussi une occasion pour Soldati de développer un thème marquant dans toute son oeuvre : la fuite, qui n'est pas chez lui synonyme de peur, mais bien de plaisir intellectuel et physique.

148 pages, Paperback

First published November 1, 2004

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About the author

Mario Soldati

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Nato a Torino nel 1906, spentosi a Tellaro (La Spezia) nel 1999, studia in un collegio di gesuiti e si laurea in lettere nella città natale con una tesi di storia dell’arte. Esordisce nella scrittura con la commedia “Pilato” (1924), ma s’impone all’ attenzione della critica soltanto con i racconti di “Salmace” (1929): non mancano, tuttavia, riserve da parte di prestigiosi recensori - quali Giuseppe A. Borgese ed Eugenio Montale - sui temi affrontati in almeno un paio di occasioni (la novella che dà il titolo alla raccolta e “Scenario”, ambedue di argomento omosessuale). Nel 1929, su invito di Prezzolini, si reca a New York, ove resta sino al ‘31; dal suo soggiorno come insegnante alla Columbia University nasce “America primo amore” (1935), diario narrativo di straordinaria felicità, all’inizio pubblicato su "Il Lavoro" di Genova. Frattanto, inizia ad accostarsi al cinematografo, l’altra passione della sua esistenza, collaborando a varie sceneggiature, segnatamente per pellicole del suo amico Mario Camerini (da “Gli uomini, che mascalzoni!” a “Il signor Max”). Nel 1937 licenzia, con “La verità sul caso Motta”, uno dei suoi libri migliori, muovendosi con abilità tra i registri del mistero e del grottesco; nel 1940 dirige, adattando per lo schermo “Piccolo mondo antico” di Fogazzaro, uno tra i suoifilm più suggestivi, che lo conferma anche nel cinema come “un romanziere dell’Ottocento con l’anima d’uno scrittore del Novecento” (C.Garboli). Le sue pellicole maggiormente significative - con l’eccezione di “Fuga in Francia” (1948), tra impegno sociale e neorealismo - sono trasposizioni di romanzi (“Malombra”, 1942, da Fogazzaro; “La provinciale”, 1952, da Moravia). E’ tuttavia l’attività di scrittore quella cui si dedica con continuità, avendo abbandonato nel ‘59 la regia. Ad interessarlo è il tema del peccato: derivante dalla sua formazione cattolica, è affrontato tuttavia con levità in virtù di un’intelligenza puntuta, vigile, ironica, che gli consente di descrivere i propri personaggi senza gravarli d’un giudizio moralistico. Così è, ad esempio, in due tra i suoi lavori più celebrati, “Le lettere da Capri” (1953) e “La sposa americana” (1978), storie d’adulterio scritte ad un quarto di secolo di distanza l’una dall’altra e contraddistinte da un talento narrativo inossidabile. Ma c’è, per soprammercato, un Soldati amante del “giallo” e propenso alla bonomia, quello de “I racconti del maresciallo” (1967), intrighi polizieschi - che sono innanzitutto ritratti della “più quotidiana provincia italiana, opaca e furba nella sua domestica banalità” (S.S.Nigro) - resi popolari dalla bella serie televisiva diretta da Mario Landi nel 1968. Cos’altro? Bisogna ricordare almeno i tre romanzi brevi di “A cena col commendatore” (1950) ove spicca “La giacca verde”, capolavoro che ha pochi uguali nell’ambito del nostro Novecento letterario; e le inchieste per la Rai "Viaggio nella Valle del Po" (1957) e "Chi legge?" (1960), reportage eccelsi, anticipatori del miglior giornalismo televisivo futuro. Il pianeta Soldati è immenso, quasi quanto la sottovalutazione che - colpevolmente e in tanti - hanno riservato al nostro.

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Emanuela Gioia  Dilibriealtro .
26 reviews
November 29, 2020
Ho scoperto Mario Soldati leggendo “America primo amore” ed è stato un colpo di fulmine.
Non avevo mai letto nulla di lui e sono convinta che iniziare proprio da quella sua fuga in America, da quel suo guardare che mi ha fatto scorgere l’America degli anni ‘30, sia stato il modo migliore per incontrarlo. Un incontro fatale, che continua a tenermi sospesa nella necessità di leggere ancora e ancora e ancora tra le righe di quel suo modo potente di raccontare che non sta mai fermo, che sta sempre in movimento e ti trascina in quel vortice di smania e osservazione e riflessione che sono linfa.

Fuga in Italia è un breve racconto. Un racconto in movimento che unisce le emozioni di chi si sente finalmente libero per la fine della guerra, e la cronaca triste di un’Italia che si è sgretolata sotto le bombe e la fame e la disperazione, ma sogna di rialzarsi con tutte le sue forze. Uno spaccato di quel che resta subito dopo la guerra, che si mostra lungo un percorso breve - che parte da Roma alla volta di Napoli-, e si muove tra le pedalate su una bici e un breve tratto in treno. Un tragitto vissuto passo dopo passo, setacciato da uno sguardo che corre lungo un’Italia ferita, e ne scorge la parte più debole e forte insieme: quella uscita indenne dalle bombe, ma permeata dalla voglia e dal bisogno di rinascere dalle macerie dell’anima.
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