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“Mi resta lui, a cui chiedo parcamente le cose impossibili nella logica di qua, nella metafisica di qua, di come vanno le cose qua. Solo questioni di fondamentale importanza, penso che tu mi capisca. Magari qualcuno o qualcosa o un niente, di quelli imprevedibili persino per lui, gli sarà attorno nel non spazio, gli potrà far venire nella sua non mente una soluzione per me che, chissà, riuscirà a comunicarmi o a far capitare.”
― Invernale
― Invernale
“Noi invece, fatti a immagine e somiglianza di Dio, a differenza del lombrico, della gallina e della iena, vogliamo la fine nostra e del nostro ambiente con noi.”
― Invernale
― Invernale
“Questo è un istante che ha una durata. Mi allontano senza fare rumore. Una miscela dal potenziale che non si può nemmeno immaginare, fatta di rabbia e di impotenza e di qualcosa senza nome, prende possesso delle mie cellule. Non imparo più nulla, dimentico il poco che so.”
― Invernale
― Invernale
“Per ciascuno il lutto è proprio, non c’è chi si avvicini a un altro o a un’altra per abbracciarlo o consolarla, ognuno ne avrebbe bisogno ma non riesce a fare quel gesto nei confronti altrui.”
― Invernale
― Invernale
“Ma che cos’è l’attesa, questa condizione che è sempre lì sotto le piastrelle ma che poi emerge tutta insieme a un certo punto? Lui non stava in attesa sempre? Non sei stato sempre in attesa di qualcosa, tu come tutti? Adesso però l’attesa, anziché essere una condizione senza contenuto, sta per dimostrarsi incubando dentro la sua pancia un incubo che ha dimensioni che fino a poco tempo fa non si potevano concretamente immaginare. Tu adesso fai sempre le tue cose, nella vita fatta di cose fai le cose. Le cose sono la carne, il tuo lavoro, la carne con cui fai il tuo lavoro, lo apri e lo chiudi e lo riapri, il tuo lavoro di carne, fino al sabato che urla, alla domenica che è un
mistero, al lunedì che non si sa. Le cose sono il tempo da aprire e concludere per aprire altro tempo. Altre cose. È da molto lontano che arriva il suono di questa attesa, da molto vicino, dalle pareti dell’universo come un’eco di un grido muto che gli hai sparato contro, che ha viaggiato chilometri e stramiliardi di chilometri prima di rimbalzare e di tornarti indietro. È da moltissimo vicino che arriva il suono, dal centro di te, più vicino non si può.
Tu non è che la pensi, questa attesa, tu non so nemmeno se la vivi o la subisci o la abiti: forse – ma proprio forse (non so niente, ma niente!,
spaventosamente niente) – tu semplicemente la sei.”
―
mistero, al lunedì che non si sa. Le cose sono il tempo da aprire e concludere per aprire altro tempo. Altre cose. È da molto lontano che arriva il suono di questa attesa, da molto vicino, dalle pareti dell’universo come un’eco di un grido muto che gli hai sparato contro, che ha viaggiato chilometri e stramiliardi di chilometri prima di rimbalzare e di tornarti indietro. È da moltissimo vicino che arriva il suono, dal centro di te, più vicino non si può.
Tu non è che la pensi, questa attesa, tu non so nemmeno se la vivi o la subisci o la abiti: forse – ma proprio forse (non so niente, ma niente!,
spaventosamente niente) – tu semplicemente la sei.”
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