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“Esiste, nelle estreme e più lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione; un genio materno, d'illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è andato il sonno in cui dormono quelle popolazioni. Se solo un attimo quella difesa si allentasse, se le voci dolci e
fredde della ragione umana potessero penetrare quella natura, essa ne rimarrebbe fulminata. A questa incompatibilità di due forze ugualmente grandi e non affatto conciliabili, come pensano gli ottimisti, a questa spaventosa quanto segreta difesa di un territorio - la vaga natura coi suoi canti, i suoi dolori, la sua sorda innocenza - e non a un accanirsi della storia, che qui è più che altro "regolata", sono dovute le condizioni di questa terra, e la fine miseranda che vi fa, ogni volta che organizza una spedizione o invia i suoi guastatori più arditi, la ragione dell'uomo. Qui, il pensiero non può essere che servo della natura, suo contemplatore in qualsiasi libro o nell'arte. Se appena accenna un qualche sviluppo critico, o manifesta qualche tendenza a correggere la celeste conformazione di queste terre, a vedere nel mare soltanto acqua, nei vulcani altri composti chimici, nell'uomo delle viscere, è ucciso.
Buona parte di questa natura, di questo genio materno e conservatore, occupa la stessa specie dell'uomo, e la tiene oppressa nel sonno; e giorno e notte veglia il suo sonno, attenta che esso non si affini; straziata dai lamenti che la chiusa coscienza del figlio leva di quando in quando, ma pronta a soffocare il dormiente se esso mostri di muoversi, e accenni sguardi e parole che non siano precisamente quelle di un sonnambulo.”
― Il mare non bagna Napoli
fredde della ragione umana potessero penetrare quella natura, essa ne rimarrebbe fulminata. A questa incompatibilità di due forze ugualmente grandi e non affatto conciliabili, come pensano gli ottimisti, a questa spaventosa quanto segreta difesa di un territorio - la vaga natura coi suoi canti, i suoi dolori, la sua sorda innocenza - e non a un accanirsi della storia, che qui è più che altro "regolata", sono dovute le condizioni di questa terra, e la fine miseranda che vi fa, ogni volta che organizza una spedizione o invia i suoi guastatori più arditi, la ragione dell'uomo. Qui, il pensiero non può essere che servo della natura, suo contemplatore in qualsiasi libro o nell'arte. Se appena accenna un qualche sviluppo critico, o manifesta qualche tendenza a correggere la celeste conformazione di queste terre, a vedere nel mare soltanto acqua, nei vulcani altri composti chimici, nell'uomo delle viscere, è ucciso.
Buona parte di questa natura, di questo genio materno e conservatore, occupa la stessa specie dell'uomo, e la tiene oppressa nel sonno; e giorno e notte veglia il suo sonno, attenta che esso non si affini; straziata dai lamenti che la chiusa coscienza del figlio leva di quando in quando, ma pronta a soffocare il dormiente se esso mostri di muoversi, e accenni sguardi e parole che non siano precisamente quelle di un sonnambulo.”
― Il mare non bagna Napoli
“Queste feste sono una fatica5 terribile, se le godono solo i giovani. In quanto a noi, alla nostra età, non c'è più niente che possa portarci consolazione.
Servire, servire fino alla morte, ecco quanto ci rimane. E tutto quanto facciamo, è per gli altri.”
― Il mare non bagna Napoli
Servire, servire fino alla morte, ecco quanto ci rimane. E tutto quanto facciamo, è per gli altri.”
― Il mare non bagna Napoli
“Il reale e' a piu' strati, e l'intero Creato, quando si e' giunti ad analizzare fin l'ultimo strato, non risulta affatto reale, ma pura e profonda immaginazione”
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“The effect of this news on the household was at first a kind of inferno, but then a strange silence,” Ortese wrote many years later. “It’s like an amputation: a part of the soul is gone forever. And the soul reacts by ceasing to listen to any noise or sound or voice of the surrounding nature or of its own life ... That silence, at least for me, who was always alone … lasted several months, and I couldn’t see any way out. Finally, one day—rather, one morning—I suddenly thought that, since I was dying from it, I could at least describe it.”
― Neapolitan Chronicles
― Neapolitan Chronicles
“One could say that here ends working-class Naples (which is all of Naples) and civilized, bourgeois Naples begins, where people do not live in apartment buildings or hovels but only in villas surrounded by large, dark gardens and with their own beachfronts. In actuality, the division is not so precise, since one can find all over Naples beautiful buildings encircled by lush gardens, with marble staircases and drawing rooms, where it’s impossible to imagine the gloom and stench of the alleys right outside. Just as in Naples proper the areas of beauty and joy are islands, from Viale Elena onward, the islands, or exceptions, are ugliness and poverty.”
― Neapolitan Chronicles
― Neapolitan Chronicles
“Sono lieta, in mezzo alle mie tristezze mediterranee, di essere qui. E dirvi com'è bello pensare strutture di luce, e gettarle come reti aeree sulla terra, perché essa non sia più quel luogo buio e perduto che a molti appare, o quel luogo di schiavi che a molti si dimostra – se vengono a occupare i linguaggi, il respiro, la dignità delle persone. A dirvi come sia buona la Terra, e il primo dei valori, e da difendere in ogni momento. Nei suoi paesi, anche nei suoi boschi, nelle sorgenti, nelle campagne, dovunque siano occhi – anche occhi di uccello o domestico o selvatico animale. Dovunque siano occhi che vi guardano con pace o paura, là vi è qualcosa di celeste, e bisogna onorarlo e difenderlo. So questo. Che la Terra è un corpo celeste, che la vita che vi si espande da tempi immemorabili è prima dell’uomo, prima ancora della cultura, e chiede di continuare a essere, e a essere amata, come l’uomo chiede di continuare a essere, e a essere accettato, anche se non immediatamente capito e soprattutto non utile. Tutto è uomo. Io sono dalla parte di quanti credono nell'assoluta santità di un albero e di una bestia, nel diritto dell’albero, della bestia, di vivere serenamente, rispettati, tutto il loro tempo. Sono dalla parte della voce increata che si libera in ogni essere – al di là di tutte le barriere – e sono per il rispetto e l’amore che si deve loro.
C’è un mondo vecchio, fondato sullo sfruttamento della natura madre, sul disordine della natura umana, sulla certezza che di sacro non vi sia nulla. Io rispondo che tutto è divino e intoccabile: e più sacri di ogni cosa sono le sorgenti, le nubi, i boschi e i loro piccoli abitanti. E l’uomo non può trasformare questo splendore in scatolame e merce, ma deve vivere e essere felice con altri sistemi, d’intelligenza e di pace, accanto a queste forze celesti. Che queste sono le guerre perdute per pura cupidigia: i paesi senza più boschi e torrenti, e le città senza più bambini amati e vecchi sereni, e donne al disopra dell’utile. Io auspico un mondo innocente. So che è impossibile, perché una volta, in tempi senza tempo e fuori dalla nostra possibilità di storicizzare e ricordare, l’anima dell’uomo perse una guerra. Qui mi aiuta Milton, e tutto ciò che ho appreso dalla letteratura della visione e della severità. Vivere non significa consumare, e il corpo umano non è un luogo di privilegi. Tutto è corpo, e ogni corpo deve assolvere un dovere, se non vuole essere nullificato; deve avere una finalità, che si manifesta nell'obbedienza alle grandi leggi del respiro personale, e del respiro di tutti gli altri viventi. E queste leggi, che sono la solidarietà con tutta la vita vivente, non possono essere trascurate. Noi, oggi, temiamo la guerra e l’atomica. Ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua felicità, per consentire alle grandi maggioranze umane un estremo abuso di respiro e di felicità fondati sulla distruzione planetaria dei muti e dei deboli – che sono tutte le altre specie –, può forse temere la fine di tutto? Quando la pace e il diritto non saranno solo per una parte dei viventi, e non vorranno dire solo la felicità e il diritto di una parte, e il consumo spietato di tutto il resto, solo allora, quando anche la pace del fiume e dell’uccello sarà possibile, saranno possibili, facili come un sorriso, anche la pace e la vera sicurezza dell’uomo.”
― Corpo celeste
C’è un mondo vecchio, fondato sullo sfruttamento della natura madre, sul disordine della natura umana, sulla certezza che di sacro non vi sia nulla. Io rispondo che tutto è divino e intoccabile: e più sacri di ogni cosa sono le sorgenti, le nubi, i boschi e i loro piccoli abitanti. E l’uomo non può trasformare questo splendore in scatolame e merce, ma deve vivere e essere felice con altri sistemi, d’intelligenza e di pace, accanto a queste forze celesti. Che queste sono le guerre perdute per pura cupidigia: i paesi senza più boschi e torrenti, e le città senza più bambini amati e vecchi sereni, e donne al disopra dell’utile. Io auspico un mondo innocente. So che è impossibile, perché una volta, in tempi senza tempo e fuori dalla nostra possibilità di storicizzare e ricordare, l’anima dell’uomo perse una guerra. Qui mi aiuta Milton, e tutto ciò che ho appreso dalla letteratura della visione e della severità. Vivere non significa consumare, e il corpo umano non è un luogo di privilegi. Tutto è corpo, e ogni corpo deve assolvere un dovere, se non vuole essere nullificato; deve avere una finalità, che si manifesta nell'obbedienza alle grandi leggi del respiro personale, e del respiro di tutti gli altri viventi. E queste leggi, che sono la solidarietà con tutta la vita vivente, non possono essere trascurate. Noi, oggi, temiamo la guerra e l’atomica. Ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua felicità, per consentire alle grandi maggioranze umane un estremo abuso di respiro e di felicità fondati sulla distruzione planetaria dei muti e dei deboli – che sono tutte le altre specie –, può forse temere la fine di tutto? Quando la pace e il diritto non saranno solo per una parte dei viventi, e non vorranno dire solo la felicità e il diritto di una parte, e il consumo spietato di tutto il resto, solo allora, quando anche la pace del fiume e dell’uccello sarà possibile, saranno possibili, facili come un sorriso, anche la pace e la vera sicurezza dell’uomo.”
― Corpo celeste
“nature, and they had to accept nature in all its amplitude; these troubles were the age-old habit of respecting nature’s orders, accepting from it the enlightenment as well as the horror.”
― Neapolitan Chronicles
― Neapolitan Chronicles
“Cora ci stava mettendo gli spaghetti nel piatto, e lui disse « basta » dopo due forchettate. Non mangiava molto, come tutti gli ambiziosi. Sapeva che il mangiare addormenta.”
― Il mare non bagna Napoli
― Il mare non bagna Napoli
“No, one could speak neither of distressed or of destitute; this street was, instead, smiling and terrible, much like the expression of intelligence and generosity that the faces of the dead have. It was a dead street, or at least that’s how I defined it to myself, hoping to be able to find later a less vehement and irrational description, something that turned out to be impossible.”
― Neapolitan Chronicles
― Neapolitan Chronicles
“Eravamo, malgrado ciò, veramente artisti? O semplicemente comunisti? O dei poveri sbandati? Chissà.”
― Poveri e semplici
― Poveri e semplici
“Florì abbassò la testa sul petto. Anche per lei tutto finiva. Il sangue se ne andava, con don Cirino, con le immense distanze. Mai più alla vetrinetta sarebbe riapparso, mai più. Né in chiesa; né dentro i salotti di Piazza Mondragone; né in cielo tutte quelle lunghe, lunghe settimane. Mai più.
Ricomparve il servo dicendo che alla porta c'era la carrozza di Carolina Durante.
"Falla passare, e fa' entrare donna Carolina. No, che aspetti. Nu momento" in napoletano soggiungse infastidito.
Uscì, con Florì, dalla terrazza, e traverso la terrazza raggiunse un'altra sala, poi una meravigliosa fresca veranda. E qui, una porta dava direttamente sulle scale di servizio. Il principe si pose davanti alla porta, e mentre Florida, pallida come una donna vera, stava per uscire:
"No... di qui non si passa" disse anche lui pallido, un po' cattivo.
E subito, guardandola, e pensando non so che, guardando il suo visetto infantile e pensando che questa era tutta la sua giovinezza e la perdeva, e non l'avrebbe avuta mai più, strinse tra le braccia Florì, ciò che Florì aveva desiderato con una febbre da tifo, per più settimane, e si mise a baciarla sul viso, mentre lei aveva gli occhi chiusi, tempestandola di baci, di piccole parole care, tenere.
L'avrebbe riveduta, ora, sì, ne era convinto. Non l'avrebbe lasciata mai più.
"Va' scinne . Domani ti rivedo... So io come. Non ti lascio più, cuore mio".
E si ricordò solo dopo molto tempo che in questa furia d'amore la piccola De Gourriex stava ora come assente, come un'altra, come già perduta, e nulla rispondeva.
"Va', Va'. Non ti lascerò più, core mio, amore mio, Florida mia dolce".”
― Mistero doloroso
Ricomparve il servo dicendo che alla porta c'era la carrozza di Carolina Durante.
"Falla passare, e fa' entrare donna Carolina. No, che aspetti. Nu momento" in napoletano soggiungse infastidito.
Uscì, con Florì, dalla terrazza, e traverso la terrazza raggiunse un'altra sala, poi una meravigliosa fresca veranda. E qui, una porta dava direttamente sulle scale di servizio. Il principe si pose davanti alla porta, e mentre Florida, pallida come una donna vera, stava per uscire:
"No... di qui non si passa" disse anche lui pallido, un po' cattivo.
E subito, guardandola, e pensando non so che, guardando il suo visetto infantile e pensando che questa era tutta la sua giovinezza e la perdeva, e non l'avrebbe avuta mai più, strinse tra le braccia Florì, ciò che Florì aveva desiderato con una febbre da tifo, per più settimane, e si mise a baciarla sul viso, mentre lei aveva gli occhi chiusi, tempestandola di baci, di piccole parole care, tenere.
L'avrebbe riveduta, ora, sì, ne era convinto. Non l'avrebbe lasciata mai più.
"Va' scinne . Domani ti rivedo... So io come. Non ti lascio più, cuore mio".
E si ricordò solo dopo molto tempo che in questa furia d'amore la piccola De Gourriex stava ora come assente, come un'altra, come già perduta, e nulla rispondeva.
"Va', Va'. Non ti lascerò più, core mio, amore mio, Florida mia dolce".”
― Mistero doloroso
“Queste feste sono una fatica terribile, se le godono solo i giovani. In quanto a noi, alla nostra età, non c'è più niente che possa portarci consolazione.
Servire, servire fino alla morte, ecco quanto ci rimane. E tutto quanto facciamo, è per gli altri.”
― Il mare non bagna Napoli
Servire, servire fino alla morte, ecco quanto ci rimane. E tutto quanto facciamo, è per gli altri.”
― Il mare non bagna Napoli
“« Entra pure » disse continuando a sorridere in quel modo, lo sguardo dovunque, meno che dove io ero, e porgendomi la mano sudata. « Scusa se ho la mano sudata. Come stai? ».”
― Il mare non bagna Napoli
― Il mare non bagna Napoli
“Ora, io vorrei chiedere a chiunque mi ascolti – aspettando risposta, naturalmente, solo nel cuore: credete davvero che la vita umana sia sempre e solo trionfo sull'altro? che per essere contenti della propria vita bisogna aver posato il piede sul capo dell’altro? Credete che i deboli – paesi o individui – debbano essere eliminati anche se in modo indolore? Credete che zingari, poveri, pastori di greggi; che poeti, scrittori, preti e maestri non di parte o isolati, che attraversano questa vita lieti come fanciulli e vigili come madri, non servano proprio a nulla, e la vita, lo Stato possano fare a meno di essi? Credete che tutte le diversità interiori – assolutamente prima delle accidentali diversità fisiche o di comportamento – non siano, insieme alle macchine e a una ordinata produzione, gran parte della ricchezza reale di un paese? E che un paese non sia tale, non sia un paese, se non a causa della sua lingua, dei suoi pensieri, altrimenti lo vedremmo decadere a massa informe? Molte, a queste domande, potranno essere le risposte, ma oso pensare che, sostanzialmente, si sia d’accordo. Un paese, come non deve mancare di corsi d’acqua, di sorgenti, di nuvole, deve avere cura, o consentire la crescita, di anime, coscienze, grazia, linguaggi puri, ombre azzurre, altissime: o perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione se mancano anime e coscienze. Se non sarà legittima qualsiasi forma di profondità e di coscienza, il paese più forte perirà. Si asciugherà il suolo, se mancano acque e foreste; si perderà la nazione se mancano anime e coscienze. Se non sarà legittima qualsiasi forma di profondità e di coscienza, il paese più forte perirà.
È stata questa la mia massima esperienza.”
― Corpo celeste
È stata questa la mia massima esperienza.”
― Corpo celeste
“Here Naples was not bathed by the sea. I was sure that no one had ever seen this place or remembered it. In this dark pit only the fire of sexuality burned bright under an eerie black sky.”
― Neapolitan Chronicles
― Neapolitan Chronicles
“come un cavallo da tiro ha la sensazione che Il suo carico cresce di minuto in minuto, e le zampe gli si piegano, ma gli occhi miti non riescono a guardare indietro, così lei non
vedeva da quale parte fluisse questa enorme e inutile vita su lei, e solo sapeva questo: che doveva portarla.”
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vedeva da quale parte fluisse questa enorme e inutile vita su lei, e solo sapeva questo: che doveva portarla.”
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“The men you meet can’t do you any harm: ghosts from a life in which wind and sun existed—these good things they no longer remember. They creep or climb or stagger: that is their way of moving. They speak very little; they are no longer Neapolitans, or anything else.”
― Neapolitan Chronicles
― Neapolitan Chronicles




