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“Tutte le persone che non sono belle, o che sono brutte, poi quando le conosci diventano più belle, sempre.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“La prima e l'ultima pagina di un libro.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Ognuno di noi è fatto di un equilibrio finissimo di tutte le cose, belle e brutte; e ho imparato che – come i bastoncini dello shangai – se tirassi via la cosa che meno mi piace della persona che amo, se ne verrebbe via anche quella che mi piace di piú. Avrei voluto nascere Carlo d’Inghilterra.”
― Momenti di trascurabile infelicità
― Momenti di trascurabile infelicità
“Quelle volte in cui mi sono svegliato in piena notte, e ho guardato chi dorme sempre accanto a me, con la complicità delle ore buie, che rendono sopra le righe tutti i sentimenti e le preoccupazioni, le paure, le angosce e il senso profondo della vita. E mi sono chiesto, intanto che osservavo il torace gonfiarsi e sgonfiarsi in modo regolare: chi è questo essere umano a cui sto concedendo il mio amore, le mie giornate, tutti questi anni e anche il mio futuro? È l'essere speciale che mi sembra di aver intuito, o è un mostro che mi sembra di temere?
E poi mi sono girato dall'altra parte e mi sono rimesso a dormire, sollevato.”
― Momenti di trascurabile felicità
E poi mi sono girato dall'altra parte e mi sono rimesso a dormire, sollevato.”
― Momenti di trascurabile felicità
“Gli amori che cominciano, che è molto prima di quando cominciano - cioè il momento in cui un innamoramento nasce senza che la persona che si innamora se ne sia accorta.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Nei film le persone si comportano in modo diverso dalla vita vera, più intenso e preciso; non sono reticenti e si occupano poco di cose pratiche: si parlano, si spiegano, capiscono, riescono a dire che sono cambiati e in che modo, dicono è vero hai regione e non mi comporterò più così, chiedono se saranno amati per tutta la vita e sono lì non solo a vivere ma anche a riflettere sulla vita, a cercare di capire che vita intendono vivere.”
― La separazione del maschio
― La separazione del maschio
“E poi, perché hanno il taschino sul petto? Chi è che ha mai usato il taschino del pigiama? Perché lo mettono? Nessun responsabile o azionista delle case produttrici di pigiami ha detto una volta in consiglio di amministrazione: ma che li facciamo a fare questi taschini? Perché non smettiamo?”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Non ho mai riso alle barzellette o alle mail con spiritosaggini e sarcasmi vari su Berlusconi o su ministri bassi o grassi; non mi sono mai divertito, e di questo alla fine sono contento. Ho smesso di firmare qualsiasi appello così ho trovato il metodo concreto per ricordare a me stesso che io c'entro, che non sono innocente, che non posso tirarmi fuori, che tutto ciò che accade in italia è anche un po' colpa mia; che stare insieme a molti altri dalla parte giusta non è sufficiente, non mi fa sentire migliore; non firmo quindi per paura di esserne compiaciuto; per paura che, alla fine, mi possa bastare.”
― Il desiderio di essere come tutti
― Il desiderio di essere come tutti
“La soddisfazione di infilare il braccio in fondo al frigorifero del bar o del supermercato e tirare fuori la bottiglia di latte con la scadenza più lontana, che qualcuno ha volontariamente coperto per farmi comprare la bottiglia con la scadenza più vicina.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Appena il bacio finisce, tu le dici buonanotte e scendi le scale con quella frenesia con cui si scendono le scale dopo i baci.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Due parallele si incontrano all’infinito, quando ormai non gliene frega piú niente.”
― Momenti di trascurabile infelicità
― Momenti di trascurabile infelicità
“A noi della sinistra italiana, nella sostanza, non piacciono gli italiani che non fanno parte della sinistra italiana. Non li amiamo. Sentiamo di essere un'oasi abitata dai migliori, nel mezzo di un Paese estraneo. Di conseguenza sentiamo di non avere nessuna responsabilità. Se l'essere umano di sinistra sentisse una correità, non penserebbe di voler andare a vivere in un altro Paese, più degno di averlo come cittadino. Però, a questo paese che non ci piace, che non possiamo amare, del quale non sentiamo di far parte, e che osserviamo inorriditi ed estranei, noi della sinistra italiana a ogni elezione siamo costretti a chiedere il voto. Vogliamo, cioè, che quella parte di Paese che disprezziamo, si affidi alle nostre cure. Ciò che puntualmente non avviene, proprio perché il resto del Paese sente questo senso di estraneità. E poiché non avviene, noi della sinistra italiana ci indigniamo di più, ci estraniamo di più e riteniamo di essere ancora meno responsabili di questo Paese di cui non sentiamo di fare parte.”
― Il desiderio di essere come tutti
― Il desiderio di essere come tutti
“«Avevo la percezione chiara che stavo scrivendo un romanzo brutto e inutile, ma andavo avanti perché in qualche modo leniva il mio dolore e perché quel tempo di scrittura era una vera sostanza di felicità. E mi dava la sensazione, non ho mai capito perché - ma è evidente che è la sensazione che continuo ad avere ora - che non stavo buttando via la mia vita. [...] Quindi l'unico momento in cui davvero potevo sentire di non stare buttando via la mia vita, era mentre scrivevo questo romanzo brutto, cosciente che fosse brutto».”
― Il desiderio di essere come tutti
― Il desiderio di essere come tutti
“È come nel Monopoli quando prendi la carta degli Imprevisti che dice -se non siete già in prigione, andateci e fermatevi per tre turni-. Ma, mio caro signor Monopoli, se io fossi in prigione, come potrei prendere la carta degli Imprevisti? Me la devono regalare, o me la deve portare qualche parente nell'ora di colloquio al posto delle arance.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Le dico che voglio una storia, che sia seria e leggera.”
― La separazione del maschio
― La separazione del maschio
“Ho fatto finta di condividere l'idea che avevano avuto al Diario: non far recensire a uno scrittore italiano nè libri di altri scrittori italiani, nè libri della sua casa editrice; [...] pensavano di aver trovato la formula dell'onestà; a me sembrava invece che avessero formulato un pregiudizio definitivo di disonestà, perché non mettevano più in conto la possibilità che qualcuno potesse scrivere con sincerità di qualsiasi cosa.”
― Il desiderio di essere come tutti
― Il desiderio di essere come tutti
“Ecco, mi dà fastidio un senso di superiorità, il ruolo di Pigmalione. Allo stesso modo, peraltro, non amo provare senso di inferiorità.Mi piacciono persone che sono come me, che hanno gli stessi problemi, la stessa curva di dolore, il peso delle esperienze e una certa disperazione. Mi piacciono persone come me, che conservano la loro bellezza nell'imperfezione, nelle tracce di decadimento.”
― La separazione del maschio
― La separazione del maschio
“Quando ti fanno i complimenti per il libro e ti dicono che è molto meglio di quello precedente, e non ti spiegano perché è bello questo ma perché era brutto quello precedente.”
― Momenti di trascurabile infelicità
― Momenti di trascurabile infelicità
“Tutte le cose che bisogna fare, mi piace rimandarle, oppure averle già fatte.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Sono una persona che negli anni, ossessionata dal lavoro, si è chiusa sempre di piú. Spesso io stavo fermo e il mondo si muoveva, spesso io stavo a casa e il mondo era per strada; comunque, sia la frustrazione sia la soddisfazione erano in relazione con la società che in qualche modo chiamava, chiedeva, seduceva; amici, persone vicine, chiunque. Ho lavorato a questo libro soprattutto durante il lungo periodo della pandemia; ma questa clausura è stata diversa, perché è stata di tutti; e infatti, in qualche modo, si è trattato di un tempo fermo per tutti, per gli amanti delle feste e per chi alle feste non ci andava, per i sociopatici, o anche per quelli che non potevano partecipare a qualcosa. In pratica è stata la fine del sentirsi diversi perché non c’erano piú frustrazioni sociali: chi stava a casa non pensava che fuori il mondo si muoveva ma era rassicurato dal fatto che anche il mondo se ne stava fermo a casa. Questa cosa, credo, ha reso gli introversi delle persone piú forti. Ho letto un articolo su Bloomberg che diceva che chi aveva maggiori difficoltà sociali stava resistendo meglio alla quarantena perché in qualche modo traeva delle forze da sé stesso che gli altri non avevano. Gli altri si sono trovati in una prigione; chi in prigione già c’era, sapeva come resistere.
Uno scrittore, secondo me, assomiglia molto agli introversi, e un po’ perfino ai sociopatici. In pratica il suo sistema di vita è organizzato intorno a un luogo chiuso, davanti a un computer, e si basa sul tentativo di avere a disposizione una giornata vuota. E quindi uno scrittore, se riesce a trovare l’umore giusto per scacciare i fantasmi della paura, dell’angoscia, se riesce a non sentirsi bloccato, usa e ha potuto usare come me il tempo per la quarantena come un tempo perfetto per andare avanti; e andare avanti voleva dire anche andare avanti in un mondo che in fondo non andava avanti, ed era anche esaltante per certi aspetti. È un po’ come quando si lavora di domenica, o quando si lavora ad agosto: tutti sono fermi e tu recuperi terreno sulla vita e sul mondo. Questa sensazione qui per qualche mese è stata forte.
Ma questo libro in particolare, al contrario di tutti quelli che ho scritto finora, mi ha aiutato a tenermi lontano, fuori dal presente. Ero nel 1954, nel 1962, nel 1963, in un mondo distante da quello che stavo vivendo, chiuso in casa e in isolamento. Questo libro mi ha permesso di vivere gran parte della giornata con la testa lontana da quello che succedeva intorno.”
― La bella confusione
Uno scrittore, secondo me, assomiglia molto agli introversi, e un po’ perfino ai sociopatici. In pratica il suo sistema di vita è organizzato intorno a un luogo chiuso, davanti a un computer, e si basa sul tentativo di avere a disposizione una giornata vuota. E quindi uno scrittore, se riesce a trovare l’umore giusto per scacciare i fantasmi della paura, dell’angoscia, se riesce a non sentirsi bloccato, usa e ha potuto usare come me il tempo per la quarantena come un tempo perfetto per andare avanti; e andare avanti voleva dire anche andare avanti in un mondo che in fondo non andava avanti, ed era anche esaltante per certi aspetti. È un po’ come quando si lavora di domenica, o quando si lavora ad agosto: tutti sono fermi e tu recuperi terreno sulla vita e sul mondo. Questa sensazione qui per qualche mese è stata forte.
Ma questo libro in particolare, al contrario di tutti quelli che ho scritto finora, mi ha aiutato a tenermi lontano, fuori dal presente. Ero nel 1954, nel 1962, nel 1963, in un mondo distante da quello che stavo vivendo, chiuso in casa e in isolamento. Questo libro mi ha permesso di vivere gran parte della giornata con la testa lontana da quello che succedeva intorno.”
― La bella confusione
“L’aspetto piú affascinante quando si analizzano opere del passato è la necessaria inconsapevolezza, in chi le ha immaginate e realizzate, del capolavoro. Per quanto fossero Fellini e Visconti, per quanto venissero da altri due capolavori − ma pieni di problemi, attacchi, censure − è impossibile percepire la grandezza che avrà qualcosa che si sta facendo.
E poiché succede in qualsiasi caso, è successo anche con Otto e mezzo e Il Gattopardo.
Del resto, guai se fosse il contrario − se chi sta realizzando un’opera la immaginasse già come un capolavoro, avesse già la percezione chiara di ciò che sarà.
Tutto questo riguarda anche coloro che le recepiscono, sul momento. I contemporanei: i critici, gli spettatori, i colleghi. Anche se qualcuno uscendo dal cinema ha detto: che capolavoro!, lo ha detto con quella inconsapevolezza della contemporaneità; e probabilmente lo ha detto tante altre volte, e per opere che nel tempo hanno dimostrato di non avere altrettanto valore.”
― La bella confusione
E poiché succede in qualsiasi caso, è successo anche con Otto e mezzo e Il Gattopardo.
Del resto, guai se fosse il contrario − se chi sta realizzando un’opera la immaginasse già come un capolavoro, avesse già la percezione chiara di ciò che sarà.
Tutto questo riguarda anche coloro che le recepiscono, sul momento. I contemporanei: i critici, gli spettatori, i colleghi. Anche se qualcuno uscendo dal cinema ha detto: che capolavoro!, lo ha detto con quella inconsapevolezza della contemporaneità; e probabilmente lo ha detto tante altre volte, e per opere che nel tempo hanno dimostrato di non avere altrettanto valore.”
― La bella confusione
“uno dei grandi libri della critica letteraria, Mimesis di Erich Auerbach: fu scritto durante la guerra, a Costantinopoli, dove non esistevano biblioteche fornite per studi sui testi europei, e dove non esistevano nemmeno edizioni critiche fidate dei testi. E Auerbach dice: «Del resto, è possibilissimo che il libro debba la sua esistenza proprio alla mancanza d’una grande biblioteca specializzata; se avessi potuto far ricerche, informarmi su tutto quello che è stato scritto intorno a tanti argomenti, forse non mi sarei piú indotto a scriverlo.
Sto cercando di dire che forse è addirittura grazie a quella sua parziale ma sperimentata superficialità che Fellini ha concepito un film cosí ambizioso con il rischio di sbagliarlo.”
― La bella confusione
Sto cercando di dire che forse è addirittura grazie a quella sua parziale ma sperimentata superficialità che Fellini ha concepito un film cosí ambizioso con il rischio di sbagliarlo.”
― La bella confusione
“Succedeva all'Italia ciò che cominciava a succedere a me: si potevano trarre insegnamenti dalle cose che accadevano da quache altra parte.”
― Il desiderio di essere come tutti
― Il desiderio di essere come tutti
“C'era questo evento incredibile, che si ripeteva ogni anno: misuravamo con lo sguardo la lunghezza delle strade, e ogni volta sembravano più corte, almeno un po', e doveva essere questo il segno matematico dell'essere cresciuti: la città si rimpiccioliva.”
― Momenti di trascurabile infelicità
― Momenti di trascurabile infelicità
“Quando le persone che ti stanno facendo vedere le foto si rendono conto all'improvviso e dicono: <>, e la smettono.”
― Momenti di trascurabile felicità
― Momenti di trascurabile felicità
“Una volta, sul set di Lattuada e Fellini, Luci del varietà, tutti quelli che avevano in mano la sceneggiatura avevano letto che c’era scritto: alba livida.
E quindi bisognava fare l’alba livida.
Da immagine letteraria, l’alba livida pian piano aveva cominciato a trasformarsi in una cosa da fare, una cosa concreta. L’ostinazione con cui una troupe cerca di realizzare quello che è scritto in una sceneggiatura, rende le parole della sceneggiatura un oggetto concreto nella vita di un set.
E cosí, ogni tanto, mentre si girava, qualcuno irrompeva negli studi e urlava: «L’alba livida! Ce sèmo! Fóri tutti! C’è l’alba livida!»
E per giorni, con preoccupazione, ognuno dei macchinisti della troupe diceva a Lattuada o a Fellini: «Voi vede’ che manco stamattina potemo fa’ ’st’alba livida? Er mese scorso semo stati pieni d’albe livide!»
Fare l’alba livida. Ecco cosa è il cinema.”
― Il desiderio di essere come tutti
E quindi bisognava fare l’alba livida.
Da immagine letteraria, l’alba livida pian piano aveva cominciato a trasformarsi in una cosa da fare, una cosa concreta. L’ostinazione con cui una troupe cerca di realizzare quello che è scritto in una sceneggiatura, rende le parole della sceneggiatura un oggetto concreto nella vita di un set.
E cosí, ogni tanto, mentre si girava, qualcuno irrompeva negli studi e urlava: «L’alba livida! Ce sèmo! Fóri tutti! C’è l’alba livida!»
E per giorni, con preoccupazione, ognuno dei macchinisti della troupe diceva a Lattuada o a Fellini: «Voi vede’ che manco stamattina potemo fa’ ’st’alba livida? Er mese scorso semo stati pieni d’albe livide!»
Fare l’alba livida. Ecco cosa è il cinema.”
― Il desiderio di essere come tutti
“È sempre rassicurante somigliare a qualcuno che alla fine fa tutto nel modo giusto.”
― La separazione del maschio
― La separazione del maschio
“So con certezza che se mi alzo ogni mattina molto presto, e con una specie di spinta, una mano che mi spinge dal letto per dire: vai, e comincio la mia giornata in cui cerco di fare quanto piú possibile del mio lavoro, i compiti che mi sono dato e che mi hanno dato gli altri, è perché al liceo mi è stato messo in mano Il Gattopardo; è perché mi sono seduto davanti alla tv, ho visto Otto e mezzo e ho continuato a vederlo per mesi perché capivo che lí dentro c’era qualcosa che mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e mi spingeva a pensare: anche io devo esprimermi e fare qualcosa. Se non fossero successe queste due cose, forse non avrei avuto il desiderio, lo slancio e probabilmente nemmeno gli strumenti per immaginare di esprimermi anche io in qualche modo.
Non ho mai saputo che senso abbia, né perché mi ostini cosí tanto da anni a fare una cosa e a pensare anche di non poter vivere senza farla; perché so che è un modo di stare al mondo del tutto arbitrario e discutibile. Se io non mi alzassi la mattina pensando che devo scrivere sento che la mia vita avrebbe un vuoto incolmabile; ma questa convinzione non è una convinzione reale, è il senso che gli ho voluto dare io e dentro questa specie di autointrappolamento mi sembra di avere una necessità e un compito; che però non esistono; me li sono imposti, e sto vivendo dentro la trappola che mi sono creato.
“Non c’è una risposta, se non quella che dava Flannery O’Connor a proposito del suo allevamento di pavoni − quando racconta che chi va a trovarla le chiede perché alleva pavoni. Non c’è motivo, risponde lei. Anzi, lo dice in modo piú problematico: questa domanda non ha senso, perché la risposta si dovrebbe sapere, e la risposta che si dovrebbe sapere è quella, cioè che non ha alcun senso allevare pavoni; si fa e basta.”
― La bella confusione
Non ho mai saputo che senso abbia, né perché mi ostini cosí tanto da anni a fare una cosa e a pensare anche di non poter vivere senza farla; perché so che è un modo di stare al mondo del tutto arbitrario e discutibile. Se io non mi alzassi la mattina pensando che devo scrivere sento che la mia vita avrebbe un vuoto incolmabile; ma questa convinzione non è una convinzione reale, è il senso che gli ho voluto dare io e dentro questa specie di autointrappolamento mi sembra di avere una necessità e un compito; che però non esistono; me li sono imposti, e sto vivendo dentro la trappola che mi sono creato.
“Non c’è una risposta, se non quella che dava Flannery O’Connor a proposito del suo allevamento di pavoni − quando racconta che chi va a trovarla le chiede perché alleva pavoni. Non c’è motivo, risponde lei. Anzi, lo dice in modo piú problematico: questa domanda non ha senso, perché la risposta si dovrebbe sapere, e la risposta che si dovrebbe sapere è quella, cioè che non ha alcun senso allevare pavoni; si fa e basta.”
― La bella confusione
“Ma se ha un senso scrivere sceneggiature, è perché sempre, entrando in una storia, trovo qualcosa che mi riguarda, ci metto dentro dinamiche e fatti che mi riguardano, e comunque quella storia e la mia vita cercano punti di contatto. [...] Finisce sempre che ognuno di quelli che stanno scrivendo una sceneggiatura, si sentono, facendola, come Visconti si sentiva girando Il Gattopardo: si rendono conto che lí dentro c’è qualcosa della loro vita, di ognuno di loro, e finisce per essere un’autobiografia condivisa. Fino a sentire, sempre, un senso di appartenenza. E questo senso di appartenenza, negli anni, si confonde poi con il resto delle esperienze di quel periodo, i fatti accaduti durante le riunioni, i rapporti personali con il regista, gli altri sceneggiatori e in seguito (piú da lontano) con le altre persone che entrano nel film o nella serie tv.”
― La bella confusione
― La bella confusione
“Vivere la vita come un blocco unico e coerente, vivere la vita come esplosa in tanti frammenti. È la storia della volpe e del riccio di un frammento di Archiloco, e su cui Isaiah Berlin ha costruito un saggio.
«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande».
Berlin ne fa uno spartiacque degli scrittori, dei pensatori, e dell’umanità in generale. Gli esseri umani si dividono in volpi e ricci.
Ricci sono quelli che si rifanno a un unico principio ispiratore, sulla base di una visione morale del mondo. Volpi sono quelli che si appassionano a modelli diversi e contraddittori, senza un faro etico. Per esempio, ricci secondo Berlin sono Platone, Lucrezio, Pascal, Hegel, Dostoevskij e Proust. E volpi: Erodoto, Aristotele, Montaigne, Erasmo, Molière, Goethe, Puškin, Balzac e Joyce.
Otto e mezzo racconta che Guido è volpe. Il Gattopardo racconta che don Fabrizio è riccio. Tutti e due concludono il film accettando la propria essenza. E forse, Fellini, Mastroianni sono volpi; Visconti, Lancaster sono ricci. Non so, potrebbe essere cosí. Ma di sicuro, questi due film contemporanei rappresentano i due aspetti dell’umanità, secondo questo principio. Insieme, riempiono tutti i tasselli possibili.”
― La bella confusione
«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande».
Berlin ne fa uno spartiacque degli scrittori, dei pensatori, e dell’umanità in generale. Gli esseri umani si dividono in volpi e ricci.
Ricci sono quelli che si rifanno a un unico principio ispiratore, sulla base di una visione morale del mondo. Volpi sono quelli che si appassionano a modelli diversi e contraddittori, senza un faro etico. Per esempio, ricci secondo Berlin sono Platone, Lucrezio, Pascal, Hegel, Dostoevskij e Proust. E volpi: Erodoto, Aristotele, Montaigne, Erasmo, Molière, Goethe, Puškin, Balzac e Joyce.
Otto e mezzo racconta che Guido è volpe. Il Gattopardo racconta che don Fabrizio è riccio. Tutti e due concludono il film accettando la propria essenza. E forse, Fellini, Mastroianni sono volpi; Visconti, Lancaster sono ricci. Non so, potrebbe essere cosí. Ma di sicuro, questi due film contemporanei rappresentano i due aspetti dell’umanità, secondo questo principio. Insieme, riempiono tutti i tasselli possibili.”
― La bella confusione




