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Cristina Bruni Cristina Bruni > Quotes

 

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“Odiava quel luogo - il luogo maledetto, come lo aveva battezzato nella sua mente - eppure non poteva negare il forte richiamo che esercitava sulla propria persona. Sarebbe stato capace di individuarlo attraverso una folta coltre di nebbia, ritornandoci a occhi chiusi, come farebbe una columba livia con la sua colombaia.
Il suo luogo maledetto, le cascate di Reichenbach...”
Cristina Bruni, La tigre e il professore
“Chiusi gli occhi, sebbene davanti alle palpebre socchiuse avessi ancora l’immagine di quello sguardo prezioso come un diamante grezzo, lucente come una stella. Era proprio questo ciò che mi ha sempre ricordato Holmes: un diamante nel cielo, con mille sfaccettature sempre diverse, capace di produrre luce con la sua bellezza, in grado di essere tagliente come ben poche cose al mondo, eppure così fragile da rischiare di spezzarsi per sempre se lo si fosse stretto troppo.”
Cristina Bruni, Splendente come un diamante
“So bene che ciò non si confà all’immagine della mia persona che ho sempre descritto nei resoconti dei più brillanti casi del mio amico Sherlock Holmes. Ma la verità pura e semplice è che io ci sarei morto, su quelle labbra.”
Cristina Bruni, Splendente come un diamante
“John alzò di riflesso gli occhi a quelle parole, una luce fiera e innamorata li animava. Non si sentiva più smarrito: per la prima volta in tanto tempo, aveva compreso d’aver incontrato il comandante del suo cuore.”
Cristina Bruni, Gibraltar
“Avevamo entrambi voglia di morire e di rinascere, cancellando il “John” e lo “Sherlock”, risorgendo nel “noi”.”
Cristina Bruni, Splendente come un diamante
“Continuavo a guardarlo negli occhi, perdendomi in quelle sfumature di grigio. Ghiaccio liquido che pian piano mi entrava dentro. Dentro la mente, sotto la pelle, in fondo al cuore. Riuscivo persino a distinguere pagliuzze più chiare, quasi azzurre. Pennellate di colore che andavano a mescolarsi con il bianco freddo e asettico delle pareti del salotto, trasformando il tutto in un vortice di attrazione verso il cui centro mi stavo dirigendo lentamente.”
Cristina Bruni, Splendente come un diamante
“Odiava quel luogo – il luogo maledetto come lo aveva battezzato nella sua mente – eppure non poteva negare il forte richiamo che esercitava sulla propria persona. Sarebbe stato capace di individuarlo anche attraverso una folta coltre di nebbia, ritornandoci a occhi chiusi, come farebbe un columba livia con la sua colombaia.

Il suo luogo maledetto, le cascate di Reichenbach...”
Cristina Bruni, La tigre e il professore
“Sebastian non aveva mai incontrato anima viva in quel luogo che sembrava essere dimenticato da tutto e da tutti, ogni volta che si era recato ad ammirare il salto nel vuoto compiuto dal fiume ogni anniversario della morte del suo amico del cuore.
Del suo professore.
Del suo amante...”
Cristina Bruni, La tigre e il professore
“D’improvviso, il mondo attorno a loro tornò ad avere un colore e un profumo ed entrambi si sentirono di nuovo vivi, poiché, in fin dei conti, poco importava chi fossero singolarmente: contava solo che insieme fossero John e Benjamin.”
Cristina Bruni, Gibraltar
“Benjamin non gli stava sorridendo solo con le labbra, ma anche con gli occhi, le braccia e tutto il resto del corpo. Il capitano era lì ed era venuto per lui, pronto ad accoglierlo con cuore e anima, per condurlo via con sé.”
Cristina Bruni, Gibraltar
“Erano morbide e piene, le labbra di James. Sapevano di un che di dolciastro, che ben si sposava con il sapore salato delle labbra di Sebastian, rese tali dalle lacrime che non aveva saputo trattenere nella sua corsa disperata fino al fiume. Aveva baciato tante ragazze nella sua giovane vita, a Oxford o appartandosi durante ricevimenti che i Moran tenevano regolarmente. Ma baciare il suo migliore amico fu qualcosa di sorprendentemente diverso.”
Cristina Bruni, La tigre e il professore
“Lo sconosciuto sbadigliò nel sonno e si rigirò, scoprendosi fino all’inguine. Era davvero un giovane ragazzo. Il viso, sporco e provato, possedeva le fattezze di un angelo, la chioma color del grano ricadeva morbidamente sulle spalle, conferendogli un’aria quasi soave e le labbra ben disegnate, davano l’impressione di essere morbide e succose come una pesca matura.

Era bellissimo.

Johann provò l’istinto feroce di tenerlo tra le braccia, carezzare quei riccioli d’oro con le sue grandi mani e lambire quella bocca con la propria. Con urgenza si liberò della camicia e si infilò nel letto.”
Cristina Bruni, La lanterna dei sogni: Antologia di fiabe a tematica LGBT

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Sette giorni Sette giorni
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