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Tolstoj L.N.
“Che cos'è? sto cadendo? mi cedono le gambe», pensò e cadde sul dorso. Aprì gli occhi, sperando di vedere come era finita la lotta dei francesi con gli artiglieri e desideroso di sapere se l'artigliere rosso era stato ucciso oppure no [...]. Ma non vedeva nulla. Sopra di lui non c'era più nient'altro che il cielo - un cielo alto, non limpido, e tuttavia incommensurabilmente alto, con nuvole grigie che vi scorrevano piano. «Com'è tutto silenzioso, quieto e solenne, non come quando correvo, - pensò il principe Andrej, -non come quando correvamo, gridavamo e ci battevamo; [...]. Le nuvole scorrono in modo completamente diverso in questo cielo alto infinito. Ma come ho fatto non vederlo prima, questo cielo alto? E come sono felice di averlo finalmente conosciuto. Sì! Tutto è vano, tutto è inganno, tranne questo cielo infinito. Non c'è niente, niente all'infuori di questo. Ma non c'è neppure questo, non c'è nient'altro che silenzio, pace ritrovata [...].
La testa gli bruciava; sentiva che perdeva sangue, e vedeva sopra di sé il cielo lontano, alto ed eterno. Sapeva che quello era Napoleone, il suo eroe, ma in quell'attimo Napoleone gli sembrava un uomo così piccolo e insignificante in confronto a ciò che avveniva tra la sua anima e quel cielo alto infinito, su cui correvano le nuvole.”
― War and Peace
La testa gli bruciava; sentiva che perdeva sangue, e vedeva sopra di sé il cielo lontano, alto ed eterno. Sapeva che quello era Napoleone, il suo eroe, ma in quell'attimo Napoleone gli sembrava un uomo così piccolo e insignificante in confronto a ciò che avveniva tra la sua anima e quel cielo alto infinito, su cui correvano le nuvole.”
― War and Peace
“Egli non aveva più visto Kitty da quella serata per lui memorabile in cui aveva incontrato Vronskij, a non voler tener conto dell’attimo in cui l’aveva intraveduta sulla strada maestra. In fondo all’anima sapeva che l’avrebbe vista quel giorno. Ma, per voler tener la mente libera si sforzava di convincersi che non lo sapeva. Adesso invece, nel sentire ch’ella era là, provò, a un tratto, una tale gioia e nello stesso tempo una tale agitazione, che gli si mozzò in gola il respiro e non poté dire quello che voleva.
“Come, come sarà? Così com’era prima, o com’era nella carrozza?
Che succederà se Dar’ja Aleksandrovna ha detto il vero? E perché poi non potrebbe esser vero?” pensava.
— Ah, ti prego, fammi fare la conoscenza di Karenin — rispose a stento e, con passo disperatamente deciso, entrò nel salotto e la vide.
Ella non era più quella di prima, né com’era nella carrozza; era del tutto un’altra.
Era spaurita, timida, confusa, e, per questo, ancora più incantevole. Lo scorse nell’attimo stesso in cui egli entrò nella stanza. Lo aspettava. Si rallegrò e si confuse della sua gioia a un punto tale che vi fu un momento, proprio quando egli si avvicinò alla padrona di casa e la guardò di nuovo, che a lei e a lui e a Dolly, che vedeva tutto, parve ch’ella non avrebbe resistito e che sarebbe scoppiata a piangere. Arrossì, impallidì, arrossì di nuovo e restò sospesa, con le labbra che le tremavano appena, aspettandolo. Egli le si avvicinò, s’inchinò e tese la mano in silenzio. Se non fosse stato il lieve tremito delle labbra e l’umore che le velava gli occhi e ne aumentava lo splendore, il suo sorriso sarebbe stato quasi calmo, quando disse:
— Da quanto tempo non ci vediamo! — e con disperata risolutezza strinse con la sua mano fredda la mano di lui.”
― Anna Karenina
“Come, come sarà? Così com’era prima, o com’era nella carrozza?
Che succederà se Dar’ja Aleksandrovna ha detto il vero? E perché poi non potrebbe esser vero?” pensava.
— Ah, ti prego, fammi fare la conoscenza di Karenin — rispose a stento e, con passo disperatamente deciso, entrò nel salotto e la vide.
Ella non era più quella di prima, né com’era nella carrozza; era del tutto un’altra.
Era spaurita, timida, confusa, e, per questo, ancora più incantevole. Lo scorse nell’attimo stesso in cui egli entrò nella stanza. Lo aspettava. Si rallegrò e si confuse della sua gioia a un punto tale che vi fu un momento, proprio quando egli si avvicinò alla padrona di casa e la guardò di nuovo, che a lei e a lui e a Dolly, che vedeva tutto, parve ch’ella non avrebbe resistito e che sarebbe scoppiata a piangere. Arrossì, impallidì, arrossì di nuovo e restò sospesa, con le labbra che le tremavano appena, aspettandolo. Egli le si avvicinò, s’inchinò e tese la mano in silenzio. Se non fosse stato il lieve tremito delle labbra e l’umore che le velava gli occhi e ne aumentava lo splendore, il suo sorriso sarebbe stato quasi calmo, quando disse:
— Da quanto tempo non ci vediamo! — e con disperata risolutezza strinse con la sua mano fredda la mano di lui.”
― Anna Karenina
“Per alcuni istanti si guardarono negli occhi in silenzio, e ciò che era lontano, impossibile, a un tratto diventò vicino, possibile, inevitabile.”
― War and Peace
― War and Peace
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