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message 1: by Bruna (last edited Jun 09, 2023 02:24AM) (new)

Bruna Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi vietava di cercare di soddisfarla nel modo più semplice e diretto, chiedendo cioè ai diretti interessati.
Ora, sono consapevole che ci sono molte ragioni ovvie per scrivere un libro. Capisco ad esempio perfettamente che un docente di chimica scriva un testo di chimica ma anche che un esperto di pesca sportiva scriva un manuale che parli di esche: personalmente non sarei interessata a nessuno dei due libri, ma certamente entrambi rispondono a una precisa richiesta di mercato.
Capisco anche che scrivere sia un'attività direi quasi naturale, tante persone scrivono non solo lettere ma anche diari e riflessioni, ma si tratta di una scrittura privata, destinata a se stessi o a pochi interlocutori, ben diversa dallo scrivere un libro - un romanzo o una raccolta di racconti - e pubblicarlo.
Lascerei da parte per il momento la poesia, se permettete, perché forse in quel caso il discorso è un po' diverso. E anche perché - lo ammetto - io ho letto tanta prosa ma pochissima poesia.
Oggi comunque molte persone pubblicano un libro, con una casa editrice o - più spesso, credo - con un'autopubblicazione di qualche genere. Mi capita addirittura che la gente, sapendomi lettrice accanita fin dall'infanzia, mi chieda "E tu, perché non scrivi un libro?" come se fosse la cosa più normale del mondo. Una domanda che quand'ero giovane nessuno mi avrebbe fatto e alla quale, per la cronaca, io di solito rispondo "Perché non ho niente da dire."
Per concludere, quindi, autori che venite su GR a parlare delle vostre opere, potete spiegarmi perché si scrive un libro?
Cos'è che vi ha spinto a imbarcarvi in un'impresa così lunga, complicata e spesso infruttuosa (nel senso che raramente rende in termini economici e non mi pare nemmeno conferisca un qualche status sociale o la riconoscenza di chicchessia)?


message 2: by Rossella (new)

Rossella Romano Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi vietava di cerc..."

Rispondo io! La vivo come una missione. Amo le Storie, amo aprire i libri senza sapere dove mi porteranno. Ho provato a scrivere il primo libro alle medie (una sola scena) e amavo i temi liberi.
Adoro le parole, i giochi di parole, conoscerne il significato, (da bimba passavo ore sul dizionario e non solo per andare a ridacchiare sulle parolacce!)
Messe insieme queste due cose e fallito il secondo tentativo di scrivere un romanzo (a 19 anni), dopo un periodo in cui ero stata a digiuno forzato di libri mi sono letta una marea di classici, per affinare le mie armi, (sfoderate poco prima davanti a un "pubblico" per la prima volta come Dungeon Master). A 24 anni ho scritto la prima scena del primo romanzo e sembrava un libro vero! Allora mi sono detta: "Stavolta non mollo". 1018 pagine di quadernone in dieci mesi. Non lavoravo, ma portavo avanti una famiglia di quattro persone non facilissima.
Il romanzo fu poi pubblicato dalla Nord e la mia vita non è stata più la stessa. Perché c'è un momento in cui la storia si incastra e tutto acquista un senso. E' una sorta di epifania, come accadono solo nei film. Io scrivo per quel momento.
Per tenere fede alla mia missione e far sì che accada devo andare alla cieca, lasciarmi guidare dalla Storia, (o meglio, dai personaggi che la vivono), lasciarmi proprio andare. Vale tutta la fatica. E quando poi la Storia viene letta da altri e diventa anche loro... Ecco, quello è l'altro motivo. La distanza fra me e il lettore annullata. Gomito a gomito, in spirito.
Ne ho parlato diffusamente anche in un post qui su Goodreads. Se tutto quanto ho scritto qui sopra di getto ancora non basta il post è qui:

https://www.goodreads.com/author_blog...

Grazie mille per la domanda e per aver letto la risposta!


message 3: by Bruna (new)

Bruna Grazie a te per aver risposto. Mi piacciono le ragioni per cui scrivi. Mi hai dato soprattutto l’impressione che scrivere - tutto il processo, intendo dire, dalla primissima idea di una storia all’aver trovato dei lettori per quella storia dopo averla costruita e pubblicata - ti renda felice.


message 4: by Rossella (new)

Rossella Romano Bruna wrote: "Grazie a te per aver risposto. Mi piacciono le ragioni per cui scrivi. Mi hai dato soprattutto l’impressione che scrivere - tutto il processo, intendo dire, dalla primissima idea di una storia all’..."

Moltissimo!
Un buon giorno è quando scopro di avere un nuovo lettore.
Un ottimo giorno è quando ho portato avanti una storia. (Purtroppo scrivo nel tempo libero, che è poco!).


message 5: by Shardangood (new)

Shardangood Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi vietava di cerc..."

Ogni tanto mi viene la voglia, ispirato da qualche libro letto, e inizio a scrivere. Dopo tre settimane, un mese, mollo e mi occupo di altro, perchè leggo altri libri, li paragono con quello che sto scrivendo e mi rendo conto che un lettore che scrive non diventa automaticamente uno scrittore. Però per quelle tre settimane ho sfogato un po' di creatività, che non fa mai male.


message 6: by Rossella (new)

Rossella Romano Shardangood wrote: "Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi v..."

Potresti partire da un racconto. E poi affinare. Scrivere non è tutto, bisogna anche correggere, che è più noioso. Adesso, dopo quattro romanzi, mi viene in automatico, durante la stesura, e alla fine devo correggere poco, ma il primo lo rimaneggiai continuamente.
In ogni caso sono una dalle passioni momentanee. In effetti ho capito che ero portata per la scrittura perché, al contrario di tanti fuochi fatui, in quello non ho mollato.


message 7: by Angelo (new)

Angelo Rollino Scrivere, ho sempre scritto. Racconti, relazioni, recensioni, discorsi ... passare a qualcosa di più serio come un libro è stato naturale, ma ci ho lavorato sopra parecchio. Dopo aver tentato (sempre e assolutamente in privato) varie strade ho trovato quella che sto percorrendo adesso: scrivere romanzi gialli. Ma prima di tutto mi sono costruito delle solide basi. Ho inventato e scelto i personaggi, li ho approfonditi e "disegnati" uno per uno, li ho fatti crescere anno dopo anno fino a poterli usare all'interno di una storia. Poi ho iniziato a definire le trame: ho scartato a priori splatter, serial killer crudeli, descrizioni pulp o altri facili metodi per attirare un certo tipo di lettori. Ho curato le ambientazioni, descrivendo e usando luoghi che ben conosco. Infine, ho iniziato a scrivere. Ma prima di inviare anche un solo lavoro agli editori, ho messo del fieno in cascina: tre romanzi completi, quattro racconti più o meno lunghi, altri due romanzi in corso di scrittura. Sempre con gli stessi protagonisti. E se dovessi contare le riscritture, le correzioni, i rifacimenti ... beh, avrò scritto più o meno le pagine utili a finire il dizionario enciclopedico UTET, scartandone però un buon 90%.


message 8: by Bruna (new)

Bruna Angelo, mi hai detto COME scrivi. Ma non mi hai detto PERCHÉ!


message 9: by M. (new)

M. Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi vietava di cerc..."

Qualsiasi forma d'arte è una forma di comunicazione. Per me è un canale con cui posso esprimermi, e mi serve averlo. Per certi versi a volte è anche un canale privato e conosco scrittori contenti di lasciare le proprie opere in un cassetto.
Ma nel mio sentire una comunicazione ha sempre bisogno di almeno un'altra persona, quindi sento il bisogno di pubblicare e di avere dei lettori.


message 10: by Rossella (new)

Rossella Romano M. wrote: "Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi v..."

Anch'io. Per me le storie non esistono davvero, non del tutto, se non le vivono anche altri. Mi sento cone una formica esploratrice che poi condivide il banchetto. (E scrivo sempre e solo storie che avrei voluto leggere, spaziando da un genere all'altro, ma quasi esclusivamente nel filone fantastico: horror, fantascienza e fantasy).


message 11: by Angelo (new)

Angelo Rollino Bruna wrote: "Angelo, mi hai detto COME scrivi. Ma non mi hai detto PERCHÉ!"
Giusto. Scrivo innanzitutto perché mi piace scrivere. Ho il sogno di diventare uno scrittore noto (non famoso) e di poter lasciare un segno. Ho 61 anni, non sono un ragazzino, quindi il tempo non è certo dalla mia parte: ma la testa sì, la voglia anche, ed ho maturato la certezza di scrivere qualcosa di buono. certezza che però dovrà essere confermata dai lettori. Pochi, molti, non ha importanza: basta siano sinceri.


message 12: by Stefano (new)

Stefano Solventi Ovviamente è diverso se hai saputo fare della scrittura la tua professione o se è soltanto un'attività collaterale. In entrambi i casi i motivi possono essere individuati in un range che va dalla vanità alla necessità. Spesso è una ben shakerata miscela di questi aspetti.


message 13: by Rossella (new)

Rossella Romano Stefano wrote: "Ovviamente è diverso se hai saputo fare della scrittura la tua professione o se è soltanto un'attività collaterale. In entrambi i casi i motivi possono essere individuati in un range che va dalla v..."

Io ho sfruttato in vari modi sul lavoro la dimestichezza con la scrittura. Ma quando si parla di scrivere sul serio, romanzi e racconti, non mi muove la vanità, ma la passione per la scrittura in sé e per le storie. La condidero la mia vocazione. Altrimenti non sopporterei di starmene tutte quelle ore, che in teoria sarebbero il mio "tempo libero", da sola a scrivere (si può farlo bene solo quando si riesce a distaccarsi dalla realtà, a restare immersi nella storia, a dimenticare se stessi).


message 14: by Stefano (new)

Stefano Solventi Certo Rossella, capisco bene. Con "necessità" infatti intendo in qualche modo la "passione per la scrittura in sé", come anche quell'ispirazione che arriva così intensa che non puoi non scrivere. Se vuoi, puoi chiamarla vocazione. Con questo non credo che la vanità sia da considerarsi necessariamente negativa, sempre che ci si metta d'accordo sul significato di vanità. In quanto pulsione a emergere, volontà di smarcarsi dall'indistinto, la ritengo un fattore positivo.


message 15: by Rossella (new)

Rossella Romano Stefano wrote: "Certo Rossella, capisco bene. Con "necessità" infatti intendo in qualche modo la "passione per la scrittura in sé", come anche quell'ispirazione che arriva così intensa che non puoi non scrivere. S..."

In questo senso provo fastidio per chi arriva a scrivere per vie traverse, con pessimi risultati perché fa tutt'altro, ma arriva lo stesso ai lettori e soprattutto viene pubblicato perché fa cassa. È pane a chi non ha i denti.


message 16: by M. (new)

M. Rossella wrote: "M. wrote: "Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che ..."

Siamo completamente d'accordo!


message 17: by Mirko (new)

Mirko Micheletti Ciao, non c'è stato un momento preciso in cui ho deciso di scrivere e poi di pubblicare. La cosa forse, ad essere onesti, è avvenuta casualmente. Tutto in realtà è iniziato con la morte di mia madre. Ho iniziato a scrivere perchè mi sentivo in colpa e ho cercato in qualche modo di curarmi attraverso la scrittura. In questo senso, se vuoi, sono stato egoista nel termine più vero che ci possa essere. Così ho iniziato a scrivere poesie (so che hai escluso dal topic la poesia ma è da lì che è partita la mia prosa e non posso non parlarne se devo spiegarmi) dedicate a mia madre però ho notato che un altro elemento, meno privato, involontariamente si era aggiunto ed era quello del territorio e che le poesie, tutto sommato, mi sembrava che funzionassero. Così ho iniziato a raccoglierle in un libro. Ma mi sembrava che fosse un po' troppo serioso così ho deciso di aggiungere un manipolo di racconti che avessero lo scopo di chiudere la raccolta in modo da "alleggerirla". Mi avrebbe fatto piacere che questi racconti riguardassero il territorio e casualmente, googlando su internet, ho scoperto che esistevano alcune leggende legate al territorio in cui vivevo. Così sono nati tre racconti ispirati a queste leggende. In questo modo è nato "Impronte di pesce" il mio primo libro più di poesia che di prosa che ho pubblicato ma solo per gli amici e i parenti, non credo che si possa nemmeno parlare di pubblicazione a dire il vero visto che non ho fatto presentazioni, non l'ho pubblicizzato, è stato solo un modo, come ho detto prima, di curare le mie ferite e di mostrare le ciccatrici a chi conosceva la mia storia. Parecchi anni dopo, del tutto casualmente, sono venuto a sapere che le "streghe" (le leggende erano legate a delle storie su delle streghe) erano il tema di un corso organizzato dal comune dove abito. Ho deciso ovviamente di iscrivermi e così sono venuto a sapere oltre alle storie che avevo letto su google altri particolari e altre leggende che ho voluto in qualche modo legare assieme in un'unica storia. Così è nata la Barrantana un romanzo che reputo il mio vero esordio.


message 18: by Bruna (new)

Bruna Grazie per aver condiviso, Mirko. Il valore curativo della scrittura é una ragione alla quale non avevo mai pensato, pur essendone consapevole.
Una ragione degnissima, direi.


message 19: by Andrea (new)

Andrea Santinelli Per me scrivere è come respirare. Anche se ho studiato ingegneria – sono più bravo a risolvere esercizi – ho sempre scritto racconti e romanzi, tanto che il blocco dello scrittore è la cosa che mi è più difficile da capire nei corsi di scrittura. Se dovessi rendere pubblicabile tutto quello che ho scritto in gioventù non mi basterebbe una vita intera (anche perché c'è così tanto da lavorare su ognuno dei miei romanzi :D)
Poi scrivendo realizzi quello che non avresti mai il coraggio di fare, succede quello che è impossibile possa mai succederti, e urli al mondo quello che difficilmente confesseresti soltanto a te stesso. E soprattutto puoi mentire spudoratamente… ;)


message 20: by Ettore (new)

Ettore F.G. Perché ho sempre immaginato storie, racconti, vicissitudini varie e da circa un anno ho deciso di dar loro vita mettendo le mie idee nero su bianco. Mi aiuta a rilassarmi e a dar sfogo ad un'esigenza comunicativa come ho letto in altri commenti.


message 21: by Gabriele (new)

Gabriele Valenza Scrivere mi diverte/stimola. Mi piacciono tutte le fasi del processo, dalla prima stesura alle n° riletture con annesse correzioni.
Quando ho iniziato, se qualcuno me lo avesse chiesto (e qualcuno lo ha fatto), avrei risposto in tutt' altro modo, tipo "è la mia missione" o cose del genere...
La verità è che mi diverte, punto.


message 22: by Rossella (new)

Rossella Romano Gabriele wrote: "Scrivere mi diverte/stimola. Mi piacciono tutte le fasi del processo, dalla prima stesura alle n° riletture con annesse correzioni.
Quando ho iniziato, se qualcuno me lo avesse chiesto (e qualcuno ..."

Io non ho mai parlato di missione, ma di vocazione sì. Prima di tutto perché sono talmente tante le caratteristiche che hanno fatto di me una scrittrice, (quel che io chiamo talento innato, ma coltivato con cura), che se me le togliessero tutte sarei un'altra persona. Poi perchè, indipendentemente da quel che mi accade nella vita reale, i giorni davvero "perfetti" sono quelli in cui so di aver appena scritto qualcosa di buono.
Inoltre c'è, certamente, una componente messianica. Perché come umanità ci raccontiamo da sempre attraverso le storie, le storie aggiungono senso e direzione a questo nostro vagare tutti insieme verso la conclusione misteriosa che ci accomuna tutti, il confine da cui non esiste ritorno (se non, a volte, proprio nelle storie).
Il divertimento c'è, il motivo per cui cerco lettori è proprio dovuto all'idea di voler condividere il divertimento che ho provato scrivendo, (che assume i colori di tutte le altre emozioni), ma, almeno nel mio caso, c'è sicuramente molto, molto altro.


message 23: by Gabriele (new)

Gabriele Valenza Il mio commento non era riferito a te, Rossella, figurati.
Ma, a dirla tutta, non credo più nei significati super profondi che gli scrittori attribuiscono al motivo che li spinge a scrivere. Nel mio caso era un autoconvincimento dovuto a una profonda ingenuità.
Alla fin fine la scrittura è solo un modo alternativo di esprimere sé stessi e
può aiutare a trovare il proprio centro.


message 24: by M. (new)

M. Io scrivo perché ho qualcosa da dire. Non necessariamente è qualcosa di importante, a volte basta che sia qualcosa di divertente.

Scrivere è il mezzo che mi riesce meglio. Se sapessi dipingere, disegnare, suonare, comporre o altro per esprimermi, forse lo farei.


message 25: by Rossella (new)

Rossella Romano Gabriele wrote: "Il mio commento non era riferito a te, Rossella, figurati.
Ma, a dirla tutta, non credo più nei significati super profondi che gli scrittori attribuiscono al motivo che li spinge a scrivere. Nel m..."


Non l'ho presa come una critica nei miei confronti, credo davvero che ci siano scrittori che si divertono e basta (per me, oltre al profondo e solitario divertimento dato dalla storia che si svela e dell'uso delle parole, c'è sempre un'ansia sottile che si acquieta solo alla fine di un lavoro, e solo per pochi giorni). Soltanto volevo aggiungere il mio punto di vista. Dopo quasi trent'anni ho sperimentato più volte il momento in cui una storia si compone al punto che, rileggendola, quel che sembrava fortuito acquista un senso, partecipa al quadro. Mi sento "guidata", che sia dall'inconscio o da qualcos'altro non lo so, ma è il motivo per cui comincio a scrivere sapendo pochissimo di quel che accadrà. Mi lascio trasportare, per cui mi sento un mezzo, la storia è il fine.


message 26: by Marco (new)

Marco Aep Ma nessuno scrive per i lettori? Per curiosità, io non scrivo leggo e basta.


message 27: by Bruna (new)

Bruna Solo per dire che anche se non commento continuo a leggere con interesse le vostre risposte. In quanto allo scrivere perché si ha qualcosa da dire mi sembra ragionevole, infatti io NON scrivo proprio perché non ho niente da dire. Intendo dire che il processo della scrittura mi piace e immagino che avrei persino potuto imparare a scrivere saggi o manuali se ne avessi avuto le competenze tecniche, ma credo che per scrivere narrativa occorra una sorta di (sacro?) fuoco interiore che io proprio non ho e che forse nasce precisamente dall’esigenza dì trasmettere qualcosa agli altri. Non a caso qualcuno dì voi ha parlato dì missione.


message 28: by M. (new)

M. Marco wrote: "Ma nessuno scrive per i lettori? Per curiosità, io non scrivo leggo e basta."

Forse. Da un certo punto di vista si scrive sempre perché si vuole essere letti.

Ma (perdonami la provocazione) ci sono anche tanti che scrivono per vendere ai lettori.


message 29: by Rossella (new)

Rossella Romano Marco Aep non posso cliccare su rispondi ma rispondo a te. Ho detto nel mio primo commento che scrivo per due motivi: il mio amore per le storie e la condivisione delle stesse con i lettori. Di recente ho approfondito ulteriormente, fra me e me, la ricerca del Motivo. Il 27 agosto ho presentato un mio racconto breve da leggere sul mio profilo e che fa parte di una serie chiamata Tic Tac Horror, scrivendo quanto segue, che risponde proprio alla tua domanda:

Una preghiera: le storie esistono in potenza per essere scritte, ma in concreto per essere lette. Così come nessun pittore dipinge per appendere i quadri in soffitta e guardarseli lui solo, (a meno che non abbiano la maligna inclinazione a cambiare, eheheh…), nessun scrittore scrive solo per il gusto di farlo, tranne, forse, quando la scrittura è una forma di auto-terapia. In particolare, io non ho mai scritto solo per me stessa, ma avendo sempre bene in testa il Lettore, il destinatario ultimo di tutto il mio lavoro, che sia l’atto materiale di fissare sulla carta (o sul monitor) una frase dietro l’altra, o la pausa necessaria a effettuare una ricerca, o il tempo speso nelle doverose riletture.
Preso per buono che la passione per Storie e Parole mi accompagna da prima ancora di imparare a leggere, sono in piena coscienza in diritto di affermare che ho speso il mio miglior tempo per studiare la Scrittura, per essere sempre più efficace, per arrivare al Lettore che mi accompagna ovunque, come una Musa, nel miglior modo possibile. Tutto il mio lavoro è dedicato a lui, affinché possa vedere, sentire, gustare, quel che vedo quando mi immergo in una Storia; affinché possa viverla, gioirne o soffrirne così come è accaduto a me fin dal primo momento, in cui in genere so davvero poco di quel che sta per accadere.
Spero davvero che tutto quanto sopra sia creduto, perché, caro, carissimo Lettore, sto per chiederti di farti vivo, di dare un volto e un nome alla persona indefinita che ha appena letto quest’ultimo racconto (e magari anche gli altri). In concreto: scrivi un commento, buono o critico non importa, a questo post e, se il racconto ti è piaciuto, aiutami con un like a raggiungere altri Lettori come te. Siete tutto il frutto del mio lavoro. La ragione per cui scrivo.


message 30: by Marco (new)

Marco Aep M. wrote: "Marco wrote: "Ma nessuno scrive per i lettori? Per curiosità, io non scrivo leggo e basta."

Forse. Da un certo punto di vista si scrive sempre perché si vuole essere letti.

Ma (perdonami la prov..."


Nessuna provocazione, io sono un lettore siete voi nei casini! :)

Ma perché vendere è una brutta cosa?
C'è chi scrive per vendere i suoi libri, quindi si rivolge ad un gruppo specifico di lettori e cerca di conoscerli per capire cosa vogliono, non mi sembra sia una brutta cosa.
C'è chi scrive per un'auto-affermazione artistica, è un modo anche questo, no?

Io dico solo che in ogni caso è un dialogo con il lettore quello che trasmette effettivamente il messaggio.


message 31: by Marco (new)

Marco Aep Rossella wrote: "Marco Aep non posso cliccare su rispondi ma rispondo a te. Ho detto nel mio primo commento che scrivo per due motivi: il mio amore per le storie e la condivisione delle stesse con i lettori. Di rec..."

Si, mi avevi risposto, certo, ma secondo te condividere con noi lettori è la medesima cosa che dialogare?
Voi autori volete che noi lettori sentiamo e vediamo con i tuoi occhi o vuoi suscitare in noi domande, reazioni e magari risposte?


message 32: by Rossella (new)

Rossella Romano Io so che venderei molto di più (lo so per certo), se scrivessi nel genere per autrici self per eccellenza, ovvero il romance. Ma non è un genere che leggo, per cui non lo scrivo. Voglio lasciare dietro di me solo libri che avrei amato leggere, scritti per il Lettore che vive in me.
Scrivere solo per vendere va bene per chi punta ai ricavi. Io scrivo per altri motivi. Sono comunque convinta di aver fatto un buon lavoro, di aver scritto libri potenzialmente di successo. Il difficile è farli arrivare al pubblico.


message 33: by Marco (new)

Marco Aep Rossella wrote: "Io so che venderei molto di più (lo so per certo), se scrivessi nel genere per autrici self per eccellenza, ovvero il romance. Ma non è un genere che leggo, per cui non lo scrivo. Voglio lasciare d..."
Per il lettore che vive in te?


message 34: by M. (new)

M. Marco wrote: "Ma perché vendere è una brutta cosa?
C'è chi scrive per vendere i suoi libri, quindi si rivolge ad un gruppo specifico di lettori e cerca di conoscerli per capire cosa vogliono, non mi sembra sia una brutta cosa.."


Non è una brutta cosa in assoluto. Io posso aver piacere a raccontare una storia e posso andare incontro ai lettori che vogliono proprio quel genere di storia. è un matrimonio felice. Può anche succedere che magari aggiusto un attimo la mia visione artistica per scrivere meglio o per farmi capire meglio dai miei lettori: anche questo è positivo.

Ma è un discorso diverso quando si fanno operazioni di ricerca di mercato per riproporre sempre gli stessi modelli e sempre le stesse storie. Per me (soprattutto se si finisce in libreria) è uno spreco di carta assurdo. Ma il lettore di questo non ha colpa, sia chiaro, in genere sono le case editrici che fanno questo tipo di discorsi.


message 35: by Rossella (new)

Rossella Romano Si, mi riferisco alla mia prima risposta alla tua domanda "Nessuno che scrive per i lettori?". C'è un Lettore ideale nella mia testa a cui dedico il mio lavoro.
Riguardo questo: "Voi autori volete che noi lettori sentiamo e vediamo con i tuoi occhi o vuoi suscitare in noi domande, reazioni e magari risposte?"
Ci tengo a dire che parlo per me stessa, non mi arrogo il diritto di rappresentare la categoria. Non so se la domanda sia provocatoria, in uno scritto il tono a volte sfugge, a me interessa che chi le legge "viva" le storie come è capitato a me mentre scrivevo. Per cui oltre a emozioni e sensazioni mi piace pensare che a volte possano aprire porte nuove nella mente di chi legge. Io ci metto il mio vissuto ma non solo. A volte pesco cose strane. Che hanno suscitato domande e suggerito risposte. Alla fine di un libro in particolare non ero più la stessa persona che aveva cominciato a scriverlo. È molto difficile racchiudere concetti simili in poche righe, digitando sul telefono, ma spero di riuscire almeno a trasmettere l'idea di fondo. Quando leggi una mia storia la rivivi portando a supporto la tua esperienza. Se io ho vissuto qualcosa che a te manca, od ho immaginato qualcosa che a te non è mai capitato di immaginare, ecco che attraverso le mie parole percorri sentieri mai percorsi, vivi esperienze nuove. E la cosa affascinante è che saranno diverse, comunque, da come le ho vissute io, perché la Storia nel momento in cui la leggi diventa tua ed è la tua mente che la immagina, e il tuo animo che la vive.


message 36: by Rossella (new)

Rossella Romano Al di là di tutto mi pare comunque che stiamo dialogando, ci ho provato varie volte, e a volte ci sono riuscita, a sfruttare questo spazio autori per cercare un dialogo con i lettori. Sono una gran chiacchierona, quando l'argomento è la scrittura, penso si noti. 😀


message 37: by Rossella (new)

Rossella Romano @M. A me dà fastidio il pane a chi non ha i denti, tipo libri scritti da chi fa tutt'altro per vendere al proprio seguito. Sono operazioni commerciali, novantanove volte su cento.


message 38: by M. (new)

M. Rossella wrote: "@M. A me dà fastidio il pane a chi non ha i denti, tipo libri scritti da chi fa tutt'altro per vendere al proprio seguito. Sono operazioni commerciali, novantanove volte su cento."

Ecco, forse ti sei espressa meglio tu in due righe che io in due paragrafi. Anche io lo trovo abbastanza ributtante.


message 39: by Rossella (last edited Oct 05, 2023 10:39AM) (new)

Rossella Romano Però potrebbe avere un risvolto positivo. Se i giovanissimi follower di trapbro o instasis dopo aver letto il loro libro si innamorano della lettura, diventano potenziali prede per le nostre e grinfie, eheh...


message 40: by Marco (new)

Marco Aep Rossella wrote: "Non so se la domanda sia provocatoria, in uno scritto il tono a volte sfugge..."
No, non sono provocatorio, ma quando trovo qualcosa che non ho capito chiedo. ;)


message 41: by Marco (new)

Marco Aep M. wrote: "Marco wrote: "Ma perché vendere è una brutta cosa?
C'è chi scrive per vendere i suoi libri, quindi si rivolge ad un gruppo specifico di lettori e cerca di conoscerli per capire cosa vogliono, non m..."


Rossella wrote: "@M. A me dà fastidio il pane a chi non ha i denti, tipo libri scritti da chi fa tutt'altro per vendere al proprio seguito. Sono operazioni commerciali, novantanove volte su cento."

Ho provato ad unire due risposte, vediamo se ci riesco :D

Io ho l'impressione, quindi è una mia interpretazione della realtà, che ci siano molti autori che scrivono, ma che non hanno per nulla chiaro il messaggio che vogliono trasmettere.
Scrivono con l'idea che ciò che affermando fra le pagine sia interessante semplicemente perché piace a loro.

Ecco, diciamo che se anche uno avesse progettato il suo libro su una ricerca di mercato, avesse individuato i canoni più apprezzati e su questi avesse usato la sua abilità di scrittore per trasmettere un messaggio chiaro, per dire qualcosa ad un lettore.
Bé, non ci vedrei alcun male, anche perché c'è chi scrive anche per lavoro, per farne una professione, alla fine deve pur portare il pane in tavola.

Apprezzo questo confronto onesto, grazie delle risposte che mi avete dato.
Mi hanno fatto capire meglio che genere di autori siete.


message 42: by M. (new)

M. Marco wrote: "M. wrote: "Marco wrote: "Ma perché vendere è una brutta cosa?
C'è chi scrive per vendere i suoi libri, quindi si rivolge ad un gruppo specifico di lettori e cerca di conoscerli per capire cosa vogl..."


Vero anche questo.

Secondo me sono due facce di una medaglia. A me danno fastidio gli autori che si credono in una torre d'avorio, portatori di arte senza compromessi e pura. La cosiddetta "Letteratura Alta" che nasconde solo molta molta presunzione. Dall'altra parte ci sono i prodotti senz'anima fatti su misura come operazioni commerciali e studio dell'applicazione del capitalismo alla scrittura.

Per me l'ideale è un autore che ha qualcosa da dire e che sa come e quando andare incontro al suo pubblico.


message 43: by Ginevra (new)

Ginevra Alpi Bruna wrote: "Innanzitutto: tranquilli, io non ho scritto niente. La ragione per cui ho aperto questo topic è solo una mia curiosità che è cresciuta sempre più fino a farmi decidere che niente mi vietava di cerc..."

È la domanda che mi sono sempre fatta... in senso negativo, cioè: "Perché devi anche tu scrivere libri, quando ce ne sono già miliardi?"
Nel mio caso ho iniziato mentre imparavo l'alfabeto; manipolare le parole e plasmare mondi alternativi era naturale come bere o mangiare, un'opportunità troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire. Mi sembrava di avere fra le mani chissà quale potere. Fino alla tarda adolescenza scrivevo per me stessa e mi bastava: magari potessi tornare a quella condizione!
Poi qualcosa è cambiato e ho sperimentato il bisogno di condividere, o il processo di appagamento sarebbe rimasto tronco, non so come esprimermi altrimenti :D
Ho cercato informazioni a riguardo, ma ancora non ho ben chiara la psicologia della scrittura creativa. Sembra che abbiamo bisogno di qualcuno che, leggendo, "convalidi" la nostra storia (in parte l'hanno spiegato alcuni autori negli interventi sopra il mio); un bisogno di trasmettere le proprie emozioni all'entourage.
A me però resta sempre una domanda: perché io ho questo bisogno e altri no? Perché non mi limito a fruire della parola scritta come gli altri, invece di volerla creare a mia volta? Non dovrei faticare a "trasmettere" la mia voce in un ambiente completamente saturo... e poi c'è proprio bisogno di un'altra voce, in questa offerta che supera abbondantemente la domanda?
Ma niente; anche se mi impongo di lasciar perdere, le storie continuano a fare casino nella mia mente, vanno avanti da sole, i personaggi si sviluppano per conto loro e fremono per uscire. Che condanna! :D
Ultimamente mi sono resa conto che mi piacerebbe anche trasmettere un messaggio, una soluzione a qualche problema, un potenziale sollievo alle persone che leggono per evadere dal proprio mondo e trovare una sorta di contatto empatico (non voglio sembrare pretenziosa, mi basta anche solo tenere compagnia a qualcuno in un momento difficile, come è accaduto a me con alcuni libri).


message 44: by Lea (new)

Lea A me basta questa risposta: perche' scrivere e' la propria passione. Non e' necessaria un'altra motivazione. Anzi, credo sia la piu' importante.


message 45: by [deleted user] (new)

E' la stessa cosa che succede a me, non ti preoccupare, perché a me è accaduto di "dar vita" ai miei personaggi alle soglie dei 70 anni (penso che tu ne abbia tanti meno di me...), e dopotutto Camilleri - con una prestigiosa carriera alle spalle - non ha cominciato prima d'avere varcato la soglia del mezzo secolo... E' vero, da un lato ci sono oggi assai più scrittori che lettori, ma i buoni cavalli si valutano sulle distanze: non demordere, così come sto facendo io che attendo a giorni la prima copia del mio primo romanzo.


message 46: by Alessandro (new)

Alessandro Accardo Salve a tutti!

Ho letto davvero tante risposte interessanti qui. Mi piacerebbe quindi aggiungere anche la mia.

Come già detto, c'è una grossa differenza tra scrivere inteso genericamente (ad esempio per diletto o bisogno personale) e scrivere per pubblicare un libro. Parlando relativamente alla prima categoria, io ho sempre scritto, fin da quando ero bambino. La scrittura era per me un bisogno, e intendo nel senso letterale del termine, proprio come l'istintivo bisogno di saziarsi e dissetarsi. Sentivo la viscerale necessità di esprimere le mie emozioni e idee. Ad esempio, ricordo che quando ero un adolescente scrissi un testo dove conversavo con un'entità riconducibile alla mia coscienza, confrontandomi apertamente e onestamente con lei; mentre scrivevo, e soprattutto mentre leggevo ciò che avevo prodotto, mi sentivo soddisfatto, sazio, esattamente come quando finalmente si mangia dopo una giornata di digiuno. Successivamente, scrivere mi aiutò anche a superare un momento difficile della mia vita poiché mi permise di effettuare un processo di autoanalisi estremamente produttiva.
Quindi, tutti quegli scritti erano istintivi, figli di un bisogno, ma destinati a me stesso.
Il bisogno di scrivere un libro per pubblicarlo è invece abbastanza recente. Quando penso alla mia vita, mi rendo conto che gran parte delle emozioni, della bellezza che mi conquista, delle riflessioni, le debbo a coloro che hanno avuto il coraggio e la forza di creare storie che mi hanno arricchito talmente tanto da diventare parte di me. Indovinate quindi qual è proprio la domanda che mi sono posto... Perché quelle persone hanno scritto? Perché hanno creato?
Trovare una risposta è molto difficile, ma personalmente credo che sia possibile cercarla nelle parole di Aristotele: l'uomo è un animale sociale. Difatti, ognuno ha il bisogno di entrare in contatto con gli altri, di inserirsi nei meccanismi della società, e ognuno tenta di farlo nel modo per lui più naturale. Ebbene, io sento di essere tra coloro che per soddisfare tale bisogno hanno la necessità di narrare una storia, un racconto che possa avvicinare tutti alle vicende di un personaggio tormentato dai sensi di colpa (sto facendo qui un riferimento diretto al mio romanzo), con l'obiettivo di generare riflessioni che possano migliorarci come individui e gruppo sociale.
C'è però anche un altro motivo: sentivo la necessità di lasciare il mio segno, seppur piccolo e modesto, come ringraziamento proprio ai grandi pensatori e creatori che mi hanno ispirato e aiutato nella mia vita.
Sono questi i motivi per cui ho dedicato il mio libro a coloro che mi hanno dato il coraggio di rinascere e a coloro che vogliono rinascere.

Spero di esser riuscito a comunicare al meglio la mia risposta!


message 47: by Rossella (new)

Rossella Romano Molto bello quest'ultimo commento. L'umanità trova modi diversi di raccontarsi fin dai dipinti di caccia sulle pareti delle caverne. Per quanto riguarda le storie, tradizioni orali e scritte attraversano tutti i popoli. E chissà quanta parte di sé ciascun narratore ha aggiunto alle storie udite da altri... Viviamo in un mondo da interpretare e capire, per trovare il senso delle cose, della nostra stessa esistenza, e le storie sono un mezzo per farlo, perché hanno un inizio e una fine, una trama interna. E ci permettono di spaziare in altri luoghi e tempi, in realtà alternative o del tutto fantastiche, stando, nell'animo, più vicino a chi le ha scritte che a chiunque altro.


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