Veroncol > Veroncol's Quotes

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  • #1
    Herman Melville
    “Soltanto le costruzioni piccole possono essere portate a compimento dal loro primo architetto; le grandiose, le vere, lasciano sempre la pietra della cimasa alla posterità. Dio mi guardi dal completare alcunché. Questo intero libro non è che un abbozzo… anzi, non è che l’abbozzo di un abbozzo.”
    Melville Herman, Moby Dick

  • #2
    Herman Melville
    “Ah, voi ammonimenti e avvertimenti! Perché non vi fermate quando giungete? Ma siete predizioni piuttosto che avvertimenti, voi ombre! Tuttavia non tanto predizioni esteriori, quanto conferme degli antecedenti interiori. Giacché poco l’esterno ci costringe; le più intime necessità del nostro essere, queste ci spingono sempre innanzi”
    Melville Herman, Moby Dick

  • #3
    Herman Melville
    “La vedo chiaramente la mia miserabile mansione... ubbidire da ribelle; e peggio ancora, odiare con un’ombra di pietà”
    Melville Herman, Moby Dick

  • #4
    Herman Melville
    “Egli accatastava sulla bianca gobba della balena la somma di tutto il furore e di tutto l'odio provati dalla totalità della sua razza da Adamo in poi; e quindi, come se il suo petto fosse stato un mortaio, le sparava addosso il proiettile rovente del suo cuore”
    Melville Herman, Moby Dick

  • #5
    Chimamanda Ngozi Adichie
    “Un vecchio fienile ristrutturato, vecchio di duecento anni, hai presente, il genere di cose che piacciono agli europei. Qui non può funzionare. Ma ovviamente si capisce, perché noi siamo una nazione del Terzo Mondo, e quelli del Terzo Mondo guardano avanti, e ci piace che le cose siano nuove, perché il nostro meglio deve ancora venire, mentre l’Occidente il suo meglio lo ha già dato e quindi ha bisogno di fare un feticcio di quel passato”
    Chimamanda Ngozi Adichie, Americanah

  • #6
    “In certi periodi è la Storia a comandare e a dettare la sua legge. Ma ho capito una cosa. Ci sono tanti modi per obbedirle. O per subirla.
    In quegli anni quando lei, la Storia, dava gli ordini, c'è chi è stato combattente e chi spia, chi pronto a soccombere e chi capace di strappare barlumi di dignità. La Storia non fa altro che esasperare, mettere al centro del palcoscenico quello che in verità siamo, mescolando e rimescolando le passioni e le oscurità che si agitano in noi. Quello che in tempo di pace è magari un semplice compromesso, nella bufera della guerra può diventare una delazione. Che ti manda a morte.”
    Lia Levi

  • #7
    Philip Roth
    “Non avevo mai giudicato così severamente un adulto in vita mia - né i miei genitori, né Alvin e neppure lo zio Monty - e non avevo capito, fino a quel momento, come la sfacciata vanità di certi perfetti idioti possa avere un'influenza decisiva sulla sorte delle persone”
    Philip Roth, The Plot Against America

  • #8
    Philip Roth
    “é straziante la violenza, quando scoppia in una casa: come vedere i vestiti su un albero dopo un'esplosione. puoi essere pronto a vedere la morte, ma non i vestiti sull'albero.
    E tutto per il fatto che mio padre non riusciva a capire che la natura di Alvin non era mai stata riformabile, nonostante i predicozzi e le minacce che l'affetto gli ispirava: tutto perché lo aveva preso in casa per salvarlo da ciò che semplicemente era nella sua natura diventare.”
    Philip Roth, The Plot Against America

  • #9
    Rae Meadows
    “é una strana accozzaglia di cose, vero? Ciò che resta di una vita.”
    Rae Meadows, Mothers and Daughters

  • #10
    Charles Bukowski
    “Nobody but you

    Nessuno può salvarti se non
    tu stesso.
    Sarai continuamente messo
    in situazioni praticamente
    impossibili.

    Ti metteranno continuamente alla prova
    con sotterfugi, inganni e
    sforzi
    per farti capitolare, arrendere e/o morire silenziosamente
    dentro.

    Nessuno può salvarti se non
    tu stesso
    e sarà abbastanza facile fallire
    davvero facilissimo
    ma non farlo, non farlo, non farlo.
    Guardali e basta.
    Ascoltali.
    Vuoi diventare così?
    Un essere senza volto, senza cervello, senza cuore?
    Vuoi provare
    la morte prima della morte?

    Nessuno può salvarti se non
    tu stesso
    e vale la pena di salvarti.
    È una guerra non facile da vincere
    ma se c’è qualcosa che vale la pena vincere
    è questa.

    Pensaci su
    pensa al fatto di salvare il tuo io.

    Il tuo io spirituale.
    il tuo io viscerale.
    il tuo io magico che canta e
    il tuo io bellissimo.
    Salvalo.
    Non unirti ai morti-di-spirito.

    Mantieni il tuo io
    con umorismo e benevolenza
    e alla fine
    se necessario
    scommetti sulla tua vita mentre combatti,
    fottitene dei pronostici, fottitene
    del prezzo.

    Solo tu puoi salvare il tuo
    io.

    Fallo! Fallo!

    Allora saprai esattamente di cosa
    sto parlando.”
    Charles Bukowski

  • #11
    John Irving
    “Non vi sono scuse per la crudeltà, ma - in un orfanotrofio - forse si è obbligati a negare amore; se non riesce a negare amore, a trattenerti dall'amare, creerai un orfanotrofio che nessun orfano lascerà volentieri. Creerai un Homer Wells: cioè un vero orfano, dato che la sua casa sarà sempre a St. Clouds.”
    John Irving, The Cider House Rules

  • #12
    John  Williams
    “A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l'amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un'altra.”
    John Williams, Stoner

  • #13
    Joan Didion
    “...I think we are well-advised to keep on nodding terms with the people we used to be, whether we find them attractive company or not. Otherwise they turn up unannounced and surprise us, come hammering on the mind's door at 4 a.m. of a bad night and demand to know who deserted them, who betrayed them, who is going to make amends. We forget all too soon the things we thought we could never forget. We forget the loves and the betrayals alike, forget what we whispered and what we screamed, forget who we were.”
    Joan Didion, Slouching Towards Bethlehem

  • #14
    Joan Didion
    “I think we are well advised to keep on nodding terms with the people we used to be, whether we find them attractive company or not. Otherwise they turn up unannounced and surprise us, come hammering on the mind's door at 4 a.m. of a bad night and demand to know who deserted them, who betrayed them, who is going to make amends.”
    Joan Didion, Slouching Towards Bethlehem

  • #15
    Joan Didion
    “People with self-respect exhibit a certain toughness, a kind of moral nerve; they display what was once called *character,* a quality which, although approved in the abstract, sometimes loses ground to the other, more instantly negotiable virtues.... character--the willingness to accept responsibility for one's own life--is the source from which self-respect springs.”
    Joan Didion, Slouching Towards Bethlehem

  • #16
    Joan Didion
    “It is the phenomenon somethings called "alienation from self." In its advanced stages, we no longer answer the telephone, because someone might want something; that we could say no without drowning in self-reproach is an idea alien to this game. Every encounter demands too much, tears the nerves, drains the will, and the specter of something as small as an unanswered letter arouses such disproportionate guilt that answering it becomes out of the question. To assign unanswered letters their proper weight, to free us from the expectations of others, to give us back to ourselves - there lies the great, the singular power of self-respect. Without it, one eventually discovers the final turn of the screw: one runs away to find oneself, and finds no one at home.”
    Joan Didion, Slouching Towards Bethlehem

  • #17
    Joan Didion
    “The future always looks good in the golden land, because no one remembers the past.”
    Joan Didion, Slouching Towards Bethlehem

  • #18
    Joan Didion
    “Of course we would all like to "believe" in something, like to assuage our private guilts in public causes, like to lose our tiresome selves; like, perhaps, to transform the white flag of defeat at home into the brave white banner of battle away from home. And of course it is all right to do that; that is how, immemorially, thing have gotten done. But I think it is all right only so long as we do not delude ourselves about what we are doing, and why. It is all right only so long as we remember that all the ad hoc committees, all the picket lines, all the brave signatures in The New York Times, all the tools of agitprop straight across the spectrum, do not confer upon anyone any ipso facto virtue. It is all right only so long as we recognize that the end may or may not be expedient, may or may not be a good idea, but in any case has nothing to do with "morality." Because when we start deceiving ourselves into thinking not that we want something or need something, not that it is a pragmatic necessity for us to have it, but that it is a moral imperative that we have it, then is when we join the fashionable madmen, and then is when the thin whine of hysteria is heard in the land, and then is when we are in bad trouble. And I suspect we are already there.”
    Joan Didion, Slouching Towards Bethlehem

  • #19
    Jonathan Franzen
    “La nebbia si riversava giù dalle colline di San Francisco come un liquido, e quasi lo era. In giornate migliori si spandeva sulla baia e conquistava Oakland strada dopo strada, una cosa che guardavi arrivare, un cambiamento che vedevi su di te, una stagione in movimento. Dove incontrava le sequoie, si trasformava nella più locale delle piogge. Dove trovava uno spazio aperto, il suo pallido passaggio etereo sembrava al contempo infinito e la fine di ogni cosa. Era una tristezza temporanea, ancora più bella per il fatto di essere triste, ancora più preziosa per il fatto di essere temporanea. Era la lenta canzone in tonalità minore che veniva scacciata dal rock and roll del sole. Pip si sentiva triste non solo temporaneamente, mentre risaliva la collina per andare al lavoro.”
    Jonathan Franzen, Purity

  • #20
    Laurie Lee
    “Fu allora che cominciai a percepire per la prima volta qualcosa dello squallore diffuso di un paese in guerra, un'infezione così grave che sembrava corrompere la terra e privarla di colore, di vita e di suoni. Quello non era il campo di battaglia, ma vi erano stati commessi atti di guerra, piccoli omicidi, piccoli eccessi di vendetta. Il paesaggio era appestato, macchiato e screziato e tutta l'umanità sembrava essere sbiadita. La normale spinta vitale si era arrestata, non si muoveva nulla, persino gli alberi sembravano disseccati. Non si vedevano cani o bambini, cavalli o ragazze, camini fumanti o bucati stesi ad asciugare, nessuno intento a parlare sulla soglia di casa o camminare lungo il fiume, a sporgersi dalle finestre o a osservare il passaggio del treno... soltanto un sudiciume senza vita sui tetti e sui campi, come qualcosa di cancellato o in stato di coma. Peggio di un paese in guerra, quello era in guerra con se stesso... uno sciupio estremo, più permanente.”
    Laurie Lee, A Moment of War

  • #21
    Julio Cortázar
    “—Oh, las máscaras. Uno tiende siempre a pensar en el rostro que esconden, pero en realidad lo que cuenta es la máscara, que sea ésa y no otra. Dime qué máscara usas y te diré qué cara tienes.”
    Julio Cortázar, The Winners

  • #22
    Julio Cortázar
    “Oh, le maschere. Tutti tendono sempre a pensare al volto che nascondono, ma in realtà ciò che conta è la maschera, perchè proprio questa e non un'altra. Dimmi che maschera porti e ti dirò chi sei”
    Julio Cortázar

  • #23
    Michael Pollan
    “Il fatto è che le sostanze pschideliche - non importa se per loro stessa natura o per il modo in cui la prima generazione di ricercatori aveva costruito l'esperienza - introdussero in Occidente qualcosa di profondamente sovversivo, che i vari establishments non poterono fare altro che respingere. L'LSD era davvero un acido che scioglieva quasi tutto quello con cui entrava in contatto: dalle gerarchie della mente (il superego, l'ego e l'inconscio) alle varie strutture di autorità sociale, e a ogni genere di confine immaginabile: tra paziente e terapeuta, tra ricerca e uso ricreazionale, tra malattia e salute, tra il sé e l'altro, tra soggetto e oggetto, tra spirituale e materiale. Se nella civiltà occidentale tutti questi confini sono manifestazioni dell'apollineo - dell'impulso che erige distinzioni, dualità e gerarchie, e poi le difende -, allora le sostanze psichedeliche rappresentano l'ingovernabile forza dionisiaca che, spensierata, cancella tutte quelle demarcazioni.”
    Michael Pollan, How to Change Your Mind: The New Science of Psychedelics

  • #24
    Fulvio Tomizza
    “Un uomo diventa vecchio anche quando gli vien meno la riposta fiducia infantile che qualcuno (Dio, la Provvidenza, il defunto maggiormente rimpianto) vegli sul suo cammino, gli eviti il peggio e lo compensi delle sfortune e delle ingiustizie.”
    Fulvio Tomizza, Il sogno dalmata

  • #25
    Terence McKenna
    “We have to create culture, don't watch TV, don't read magazines, don't even listen to NPR. Create your own roadshow. The nexus of space and time where you are now is the most immediate sector of your universe, and if you're worrying about Michael Jackson or Bill Clinton or somebody else, then you are disempowered, you're giving it all away to icons, icons which are maintained by an electronic media so that you want to dress like X or have lips like Y. This is shit-brained, this kind of thinking. That is all cultural diversion, and what is real is you and your friends and your associations, your highs, your orgasms, your hopes, your plans, your fears. And we are told 'no', we're unimportant, we're peripheral. 'Get a degree, get a job, get a this, get a that.' And then you're a player, you don't want to even play in that game. You want to reclaim your mind and get it out of the hands of the cultural engineers who want to turn you into a half-baked moron consuming all this trash that's being manufactured out of the bones of a dying world.”
    Terence McKenna

  • #26
    “Il movimento transumanista affronta le stesse contraddizioni e insoddisfazioni umane un tempo riservate alla fede. Sentirsi imprigionati all'interno del proprio corpo, con le sue fragilità e la sua inesorabile finitudine, è un dato fondamentale della condizione umana. In un certo senso, è connaturato all'avere un corpo il desiderio di emanciparsene.”
    Mark O'Connell, To Be a Machine: Adventures Among Cyborgs, Utopians, Hackers, and the Futurists Solving the Modest Problem of Death



Rss