“Ero nato per desiderare più di quello che avevo. A Demon lo stagno per pescare sta stretto, vuole l'oceano intero. Tanto per cominciare, si intende. Ho cominciato tardi a riflettere su me stesso, e ancora non ho circoscritto il problema. Probabilmente raccontare questa storia mi aiuterà a chiarirmi le idee. E' una malattia, è pronta a dirti un sacco di gente, che si tratti delle anime distrutte e in riparazione agli incontri dei Narcotici Anonimi oppure dei medici in cardigan. E va bene. Ma da dove arriva, questa malattia di volere altro? Da come sono nato, o da come mi hanno fatto diventare, o dai branchi con cui ho corso in seguito? Tutti a metterti in guardia dalle cattive influenze, ma sono le cose che hai dentro di te a trascinarti davvero giù. Quell'irrequietezza che hai nelle viscere, come gatti randagi impazziti per le loro faide di sangue che si aggirano nel buio delle notti senza luna. Desideri senza speranza che non smettono mai di tormentarti: parole perfette che credi di poter dire a qualcuno per costringerlo a vederti, amarti, restare. O che potresti dire al tuo specchio per la medesima ragione. C'è gente che non prova mai questi desideri, che non cerca la bottiglia, la siringa, le bellezze pericolose, le stelle sbagliate.”
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Barbara Kingsolver,
Demon Copperhead