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Paradiso e inferno di Jòn Kalman Stefànsson
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Un'altra recensione al libro, questa volta di Valeria Pinna:
“Forse l'inferno è una biblioteca e tu un cieco”
Paradiso e Inferno è prima di tutto un romanzo poetico, una storia dell'interiorità che colpisce profondamente. Ambientato in Islanda, terra remota e sconosciuta da molti, in un tempo remoto, nel lontano Ottocento (sono pochissimi i riferimenti temporali), racconta la storia di un popolo di pescatori che vive perennemente tormentato dalla natura, dal freddo, dal buio e dal mare - fornitore del pesce, il loro principale alimento, ma anche grande nemico che molto spesso inghiottisce molti di loro- e in particolare quella di una ragazzo, del quale non viene mai esplicitato il nome, pur essendo il protagonista.
Il romanzo si apre in una sorta di locanda dove i pescatori aspettano le tre di notte, l'ora legale per cominciare una battuta di pesca del merluzzo a largo del mare. Tra di loro si distinguono il ragazzo e Bàrđur, amici per la pelle e accomunati dalla passione per i libri e in particolare per la poesia, arti poco coltivate in un luogo dove la vita così difficile impone di essere pragmatici e materialisti. Ma Bàrđur è così distratto dalla traduzione islandese del famoso poeta Milton che i suoi celebri versi gli risuonano in mente... “Nulla mi è delizia tranne te”, e che dimentica di prendere la cerata prima di avventurarsi in mare, abbigliamento indispensabile per proteggersi dal gelo. E questa dimenticanza gli è fatale perché il freddo è così forte che se lo porta via, sotto gli occhi del ragazzo che nulla può fare per aiutarlo e che rimane solo al mondo dopo avergli detto addio. Il ragazzo non ha più nessuna ragione al mondo per stare in vita, dal momento che anche i suoi familiari sono morti, ma restare in vita è molto più facile che decidere di morire e la missione importante che ha compiere lo spinge a partire per un lungo e solitario viaggio, viaggio reale ma anche interiore che dall'abisso più profondo lo porta ad imparare a rimanere a galla. Deve infatti restituire il libro al capitano Kolbeinn, proprietario di un'enorme biblioteca ma diventato cieco, quasi per ironia della sorte. Si apre così la seconda parte del romanzo, ambientata tutta in un luogo chiuso, in una locanda gestita da due donne assai particolari, che gli daranno conforto e ospitalità. Riuscirà una volta arrivato al Villaggio a trovare risposta alle sue domande sul senso della vita?
Un romanzo di formazione molto particolare, che riporta in vita le storie semplici e cicliche di persone comuni e dimenticate le cui esistenze appaiono però eroiche, per lo sforzo di rimanere in vita a tutti i costi, che dipinge l'atmosfera poetica e quasi fiabesca del paesaggio islandese.
Un romanzo sul valore delle parole, “che hanno il potere di cambiare il mondo, capaci di consolarci e di asciugare le nostre lacrime. Parole che sono palle di fucile, come altre sono note di violino. Ci sono parole che possono sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore, e poi si possono anche inviare in aiuto come squadre di soccorso quando i giorni sono avversi e noi forse non siamo né vivi né morti”.



Recensione di Tancredi. Trovate l'articolo originale con le informazioni complete sul libro al link http://www.lastambergadeilettori.com/...