pianobi: Lettere da Vecchi e Nuovi Continenti discussion

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Consigli di lettura > Traduzioni

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message 1: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Non so se sia giusto scriverlo in questa area, ma forse per consigli si intende anche la richiesta di consigli. La maggior parte dei testi che leggo sono tradotti; riesco a leggere qualche libro in inglese, piccoli brani in tedesco e, quando acquisto libri di poesia, cerco di seguire il testo originale pur leggendo la traduzione, quando la lingua mi è comprensibile. Ma leggere in altre lingue implica un notevole sforzo per me, quindi è qualcosa di residuale. Mi piacerebbe avere maggiori capacità nel comprendere se un libro sia tradotto bene o meno e nello scegliere, quando ci sono più traduzioni, una rispetto alle altre. Voi come vi orientate?


message 2: by Karenina (new)

Karenina | 588 comments Faccio anch'io come te, cerco di valutare per le lingue che più o meno conosco, per le poesie assolutamente, guardo anche il russo o polacco, solo per vedere la metrica, senza capire una parola. Un tempo ci si poteva regolare con la scelta di case editrici con un certo nome, Einaudi era garanzia di qualità anche per le traduzioni, ora purtroppo siamo ad un passo dal traduttore automatico; di recente in un libro tradotto (ho dimenticato per carità di patria da chi) ho trovato diverse volte "mantenere" con il significato di "tenere", come nel dialetto napoletano, e non si trattava di una scelta giustificata.


message 3: by piperitapitta (new)

piperitapitta (lapitta) | 5624 comments Mod
Sarag22 wrote: "Non so se sia giusto scriverlo in questa area, ma forse per consigli si intende anche la richiesta di consigli. La maggior parte dei testi che leggo sono tradotti; riesco a leggere qualche libro in..."

Evviva, hai messo un avatar, oggi te l'avrei chiesto! :-D

Personalmente, non leggendo in alcuna altra lingua che non sia quella italiana, nel caso di traduzioni diverse (quindi, per la totalità direi che parliamo di classici, trattandosi di romanzi per i quali autori siano trascorsi i settant'anni dalla morte e quindi scaduti i diritti liberi di essere tradotti e pubblicati da più case editrici) mi affido o alla traduzione storica - vedi "Anna Karenina" o "Dalla parte di Swann" tradotti da Natalia Ginzburg - o all'ultima "svecchiata" - vedi "Il giovane Holden" di Matteo Colombo, oppure "Furore" di Sergio Claudio Perroni, perché la versione che ci propinavano da settant'anni di Carlo Coardi era illeggibile e censurata (ma avevamo letto solo quella, per cui non si poteva fare altro, se non leggerla in inglese), oppure "La montagna magica" tradotta da Renata Colorni, che rispetto a quella incantata di Ervino Pocar apre nuovi scenari, indaga più a fondo, aggiunge alla traduzione un apparato critico e una quantità di note capace di far svenire lo stesso Thomas Mann - oppure indago, come ho fatto nei giorni scorsi per decidere quale "Madame Bovary" leggere, scorro su Amazon i vari incipit disponibili, e alla fine scelgo.
Oppure chiedo ad amici traduttori - ne ho più di uno, per fortuna, ad amici lettori, interrogo Google, e alla fine scelgo di nuovo.
Oppure, ancora, come nel caso de Il grande Gatsby, il mio classico del cuore, lo leggo e lo rileggo ogni volta in una traduzione diversa :-)


message 4: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Sì, senza avatar era tristarello, vero?
Molti libri che ho letto sono libri "ereditati" in famiglia, quindi mi sono letta per lo più le traduzioni storiche. Però sarei curiosa di verificare la differenza con traduzioni alternative, in particolare la montagna incantata (che è uno dei miei libri preferiti), vorrei leggerlo nella traduzione "alternativa", anche se abituarmi al nuovo titolo non è semplice.


message 5: by piperitapitta (last edited Apr 06, 2018 01:47AM) (new)

piperitapitta (lapitta) | 5624 comments Mod
Sarag22 wrote: "Sì, senza avatar era tristarello, vero?
Molti libri che ho letto sono libri "ereditati" in famiglia, quindi mi sono letta per lo più le traduzioni storiche. Però sarei curiosa di verificare la dif..."


Molto meglio, sì, senza avatar eri un po' fantasmino :-D

Anche io ho letto prima La montagna incantata, e il cambio con "magica" lo trovavo un po' inquietante. Ma, fidati, vale la pena, il volume di Meridiani ha veramente una marcia in più e Renata Colorni ha fatto un lavoro pazzesco che vale tutto il prezzo (ahimè, alto) di copertina!


message 6: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments piperitapitta wrote:

Lo cercherò sicuramente, grazie.


message 7: by Andrea (new)

Andrea Fiore | 27 comments Con le traduzioni Einaudi e Mondadori mi trovo sempre benissimo (talvolta sono un po' invecchiate, ma affidabili). In generale per orientarsi basta evitare come la peste qualsiasi cosa pubblicata dalla Newton Compton e case editrici simili. Per quanto riguarda la singola traduzione invece, anche se non si conosce la lingua c'è qualche trucco per intuire se è fatta bene o meno; ne parla per esempio Daniele Petruccioli in Falsi d'autore e Le pagine nere.


message 8: by piperitapitta (new)

piperitapitta (lapitta) | 5624 comments Mod
Andrea, sai che invece le traduzioni Newton Compton di alcuni classici - esempio, Jane Austen - sono fatte molto bene? Mi sono confrontata con un'amica traduttrice dall'inglese (anche di Persuasione) e ho avuto il suo benestare :-)


message 9: by pierlapo (new)

pierlapo quimby Sulle traduzioni Newton si è spesso parlato male in passato. Dopo però è uscita quella dell'Ulisse di Terrinoni (che non ricordo più quale premio abbia vinto e che parrebbe notevole) ...che poi Terrinoni è passato a Mondadori per completare la traduzione del Finnegan's Wake lasciata incompiuta da Schenoni.
non so se è stata una botta di fortuna per la Newton o cosa.


message 10: by Andrea (new)

Andrea Fiore | 27 comments Anche la traduzione de L'uomo senza qualità è stata affidata a una studiosa in gamba (Micaela Latini), ma in generale gli euro che risparmi li sconti in refusi e strafalcioni, preferisco non rischiare


message 11: by Amaranta (new)

Amaranta | 685 comments Mod
A dire la verità io ho letto recentemente della Newton Guerra e pace nella traduzione di Alfredo Polledro e mi sono trovata molto bene. L'unica pecca al libro sono state le note alla fine.


message 12: by Catoblepa (last edited Apr 06, 2018 07:03AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Su una cosa sono d'accordo con Andrea e su una invece dissento totalmente:
SONO D'ACCORDO: "Per quanto riguarda la singola traduzione invece, anche se non si conosce la lingua c'è qualche trucco per intuire se è fatta bene o meno"
Per essere precisi, non ci sarebbe mai davvero bisogno di conoscere la lingua di partenza, se non in alcuni casi molto specifici. Il contenuto è sempre tradotto bene, ed è lì che la conoscenza della lingua servirebbe perché aiuterebbe a far capire se c'è qualcosa che non va nel modo in cui è riportato: ma appunto, una traduzione che sbagli sul contenuto non mi è mai capitata e probabilmente non esiste.
La traduzione sbaglia, ed è costretta a sbagliare, nel riportare il linguaggio. Data l'impossibilità di riportare il linguaggio per come è, quindi, l'importante è che funzioni nel nuovo linguaggio, ma per capire se funziona una traduzione in italiano l'italiano è più che sufficiente.

DISSENTO TOTALMENTE: "Con le traduzioni Einaudi e Mondadori mi trovo sempre benissimo (talvolta sono un po' invecchiate, ma affidabili). In generale per orientarsi basta evitare come la peste qualsiasi cosa pubblicata dalla Newton Compton e case editrici simili."
Newton Compton ha una nomea negativa data più dalla connessione inconscia del cervello dei lettori (costa poco=bassa qualità). In realtà, se è vero che alcune loro traduzioni sono fatte male, ce ne sono alcune che invece possono rivaleggiare tranquillamente, e a volte superare, quelle di case editrici di maggior blasone.
Allo stesso modo non è vero che Mondadori ed Einaudi siano sinonimo di traduzione fatta bene. Anzi, negli ultimi anni mi pare che spesso si siano appiattite su uno standard di medietas veramente poco auspicabile, ma in realtà non è un problema che riguarda solo gli ultimi anni. Diciamo che negli ultimi anni sia è un po' allargato.
L'esempio che faccio sempre è quello delle traduzioni dal giapponese: tanto Einaudi con Kawabata quanto Feltrinelli (non citata da Andrea, ma mettiamoci anche lei tra le blasonate) con Mishima hanno avuto la simpaticissima idea di ammorbarci con traduzioni non dall'originale, bensì fatte sulla versione inglese. Ditemi voi se è mai possibile che case editrici così grosse e con tali mezzi non riescano a permettersi una traduzione dal giapponese e debbano ridursi a tanto (cioè a poco)?
Si vedano Il paese delle nevi e Confessioni di una maschera, due potenziali ottimi libri pressoché illeggibili in italiano (incomprensibile quello di Kawabata, a tratti involontariamente esilarante quello di Mishima).
Purtroppo Mishima in Italia è quasi totalmente pubblicato da Feltrinelli, non so se sempre con traduzione fatta dall'inglese ma ho paura di sì.
Per fortuna Kawabata in Italia è pubblicato anche da Rizzoli: la traduzione di un capolavoro come Koto (ovviamente fatta sul testo giapponese) è pregevole, nonostante gli anni che si porta sulle spalle.


message 13: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Andrea wrote: "Con le traduzioni Einaudi e Mondadori mi trovo sempre benissimo (talvolta sono un po' invecchiate, ma affidabili). In generale per orientarsi basta evitare come la peste qualsiasi cosa pubblicata d..."

Grazie Andrea, mi sono appuntato il nome dell'autore e i libri, è un argomento che mi interesserebbe approfondire.


message 14: by Amaranta (new)

Amaranta | 685 comments Mod
Catoblepa wrote: "Su una cosa sono d'accordo con Andrea e su una invece dissento totalmente:
SONO D'ACCORDO: "Per quanto riguarda la singola traduzione invece, anche se non si conosce la lingua c'è qualche trucco pe..."


Grazie @Catopleba, non conoscevo questi particolari delle traduzioni. Ho letto qualcosa di giapponesi sempre tradotta da Amitrano e dalla Pastore. Mishima ho provato ad approcciarlo, non ricordo con quale libro ma la traduzione fin da subito mi aveva dato fastidio e l'ho abbandonato per tempi migliori.
Stento a credere che case editrici così grandi non possano permettersi un buon traduttore giapponese, considerando il fatto che il settore mi sembra in espansione verso queste lingue.


message 15: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Amaranta wrote: "Stento a credere che case editrici così grandi non possano permettersi un buon traduttore giapponese, considerando il fatto che il settore mi sembra in espansione verso queste lingue."

Tieni conto che sono traduzioni che hanno già alcuni decenni. Motivo in più per proporne di nuove!


message 16: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Catoblepa wrote: "Su una cosa sono d'accordo con Andrea e su una invece dissento totalmente:
SONO D'ACCORDO: "Per quanto riguarda la singola traduzione invece, anche se non si conosce la lingua c'è qualche trucco pe..."


Sono rimasta anche io sorpresa nell'apprendere che il libro "La vegetariana" edito da Adelphi è stato tradotto dall'inglese e non dal coreano. Forse il coreano non è una lingua diffusa, ma Sellerio, di cui ho letto un bel libro di un autore coreano, lo ha fatto tradurre dal coreano e mi sono fatta l'dea che idea che fosse una bella traduzione, il linguaggio era scorrevole, fluido.
Confermo che "Il paese delle nevi" è illeggibile, l'ho letto pochissimo tempo fa e ho fatto fatica a capire alcuni passaggi. I libri di Mishima che ho letto non li ricordo illeggibili, per lo meno.
Non posso esprimermi invece su Newton Compton perché non ho mai letto nessun libro edito da loro, esteticamente non mi piacciono molto, mentre sotto forma di ebook ho letto che sono affetti da molti errori, non so se sia vero, ma nel dubbio non li ho mai acquistati.
Di solito se vado in libreria leggo le prime pagine, per capire come scorrono le diverse traduzioni e mi oriento un po' in questo modo; ma ultimamente ho letto molte polemiche. Il cerchio di Eggers, ad esempio, ho letto che in traduzione contiene proprio errori di contenuto.


message 17: by pierlapo (last edited Apr 06, 2018 07:27AM) (new)

pierlapo quimby Catoblepa wrote: "...hanno avuto la simpaticissima idea di ammorbarci con traduzioni non dall'originale, bensì fatte sulla versione inglese..."
è quello che ha fatto anche Adelphi con il blasonatissimo La vegetariana, tradotto dalla traduzione inglese di Deborah Smith (vincitrice del man booker international).
su internazionale di qualche mese fa avevo letto un articolo coreano su come si trattasse, per farla breve, di una buona traduzione di un altro libro!

Ecco, scritto in contemporanea con Sarag22!


message 18: by minty (new)

minty (minty_2017) | 1060 comments piperitapitta wrote: "Andrea, sai che invece le traduzioni Newton Compton di alcuni classici - esempio, Jane Austen - sono fatte molto bene? "

Confermo. Essendo dotata di sorella a) laureata in traduzione editoriale e b) appassionata di Jane Austen, dopo che mi capitò questo disastro

http://minty.iobloggo.com/251/un-avvi...

chiesi a lei per porvi rimedio, e mi indirizzò proprio all'edizione della Newton Compton, perché giudicava assai bravo il traduttore della Austen. Infatti poi mi trovai bene (anche con "Persuasione", in effetti).

Come si può dedurre, da allora evito come la peste le edizioni (ex) Dalai. E anche ISBN (questi per questione di principio: a parte che son falliti nel frattempo, è saltato fuori che in alcuni casi non hanno pagato non solo i traduttori, ma neanche gli autori originali di certi testi... °_°)

Comunque non è sempre vero che con Einaudi si va sul sicuro in ogni caso: a me la "nuova" (beh, è di questo secolo, se non altro XD) traduzione de "I quattro libri delle Piccole Donne" non piace per nulla, ad esempio. La trovo a tratti inutilmente pedante e troppo aderente ai modi dell'inglese (anche in quelle cose che in italiano suonano malissimo).
In generale, c'è questa moda di certi traduttori di essere super-fedeli ai modi della lingua di partenza a discapito della lingua d'arrivo che, onestamente, mi fa parecchio inalberare.


message 19: by Catoblepa (last edited Apr 06, 2018 07:32AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Sarag22 wrote: "Sono rimasta anche io sorpresa nell'apprendere che il libro "La vegetariana" edito da Adelphi è stato tradotto dall'inglese e non dal coreano. Forse il coreano non è una lingua diffusa"

Altra casa editrice iperblasonata, peraltro. C'entra poco il fatto che sia lingua diffusa o meno, tanto il traduttore è sempre uno (va beh, a volte due o tre, ma in linea di massima...). Che sia anche la lingua meno studiata al mondo, ma se c'è anche un solo traduttore in Italia è semplicemente ridicolo non basarsi sul testo originale.


Sarag22 wrote: "Non posso esprimermi invece su Newton Compton perché non ho mai letto nessun libro edito da loro, esteticamente non mi piacciono molto"

Ecco, quello è il loro vero grande difetto: le copertine inguardabili, con quei colori sgargianti e quei faccioni stilizzati. E pensare che una volta avevano un'estetica quantomeno discreta.


message 20: by piperitapitta (new)

piperitapitta (lapitta) | 5624 comments Mod
Il problema è che dal giapponese fino a poco tempo fa gli unici due traduttori realmente accreditati e riconosciuti per bravura, erano il professor Giorgio Amitrano e Antonietta Pastore, che credo facessero il bello e il cattivo tempo non solo economicamente, ma anche per questioni di tempo: Amitrano è stato "fuori mercato" per parecchio tempo, per esempio, durante la traduzione di 1Q84 di Haruki Murakami, vista la mole.

Pensavo anche io al caso de La Vegetariana, ma credo ci siano casi in cui la scelta (criticabilissima, soprattutto in quest'epoca) non sia (stata) solo economica, ma anche di diritti editoriali.


message 21: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Minty, io non lo so se sono in grado di capire quando un traduttore cerca di essere super fedele alla lingua di partenza, mi accorgo solo se la frase mi "suona male".
Una cosa che non amo molto è quando viene usato il dialetto, credo per una forma di aderenza alla lingua di partenza. Mi è capitato con le anime morte, credo, e mi dava un senso di irrealtà leggere russi che parlavano in toscano (se ricordo bene). Sarà anche giusto, ma lo trovo sgradevole.


message 22: by lise.charmel (new)

lise.charmel (lisecharmel) | 2714 comments Per quanto riguarda La vegetariana, io ho sentito dire che hanno fatto fare diverse prove di traduzione dal coreano e le hanno bocciate tutte (non so su quali basi, forse era brutto l'italiano?) e alla fine si sono dovuti risolvere a tradurre dall'inglese. so anche che la traduzione inglese è stata parecchio criticata, ma sembra che l'autrice l'abbia avallata.
Purtroppo non ricordo chi mi avesse detto questo...


message 23: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Della questione dialetto nelle traduzioni, se ne era già parlato qui:
https://www.goodreads.com/topic/show/...


Su La vegetariana: che fosse una questione di diritti mi sembra improbabile (se non hai i diritti dell'originale non puoi comprare i diritti della traduzione inglese scavalcando quelli coreani).
Che avessero provato diverse traduzioni dal coreano e non fossero riuscite è già più probabile, ma mi sembra comunque alquanto strano.


message 24: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Catoblepa wrote: "Della questione dialetto nelle traduzioni, se ne era già parlato qui:
https://www.goodreads.com/topic/show/...
[book:La vegetar..."


Ah, scusate, grazie, ora vi leggo.


message 26: by pierlapo (last edited Apr 06, 2018 08:55AM) (new)

pierlapo quimby Ho recuperato il numero di Internazionale con l'articolo che citavo, di Charse Yun, Korea Exposé, Corea del Sud: è il n. 1230 del novembre scorso.
Ecco alcuni brani:
La notizia che il Man Booker international prize 2016 era stato vinto dal romanzo La vegetariana (Chaesikjuuija in coreano) dell’autrice sudcoreana Han Kang è stata accolta con gioia in un paese assetato di riconoscimento internazionale. [...] Nel 2015, tradotto in inglese con il titolo The vegetarian, era stato acclamato da critica e pubblico. Le recensioni sottolineavano “la prosa espressiva e toccante” del libro deinendo la traduzione un “capolavoro”. La traduttrice del romanzo, Deborah Smith, dottoranda di 28 anni alla School of oriental and african studies di Londra, studiava il coreano solo da sei anni. Dopo la vittoria del Man Booker international, la stampa in lingua coreana ha cominciato a fare le pulci all’edizione inglese del romanzo.
La traduzione ha chiaramente dei difetti. Stando a una ricerca presentata l’anno scorso all’universita Ewha womans di Seoul, il 10,9 per cento della prima parte del romanzo è stato tradotto male. Un altro 5,7 per cento del testo originale è stato omesso. E parliamo solo della prima parte. È importante tenere a mente che piccoli errori capitano anche nella migliore delle traduzioni e che estrarre qualche riga accuratamente scelta da un testo originale di circa duecento pagine per raffrontarla, parola per parola, alla sua traduzione è poco significativo, se non del tutto inutile. In realtà, anche se gli errori di traduzione in The vegetarian sono molti di più di quelli che ci si aspetterebbe, sono quasi tutti privi di conseguenze per la trama. I lettori inglesi potrebbero sorvolare sul fatto che il termine anbang, cioe stanza da letto principale, è reso con living room, salotto. Pochi noteranno che dakdoritang, un piatto di pollo e patate, è confuso con chicken and duck soup, zuppa di pollo e anatra. Poco male. In un caso, pero, l’errore ha un peso maggiore. Quando Smith confonde un braccio (pal) con un piede (bal), potrebbe far sembrare sfrontata la protagonista Yeong-hye: “Allungò un piede e chiuse tranquillamente la porta”. Piu grave è che Smith confonda i soggetti delle frasi. In molti punti, azioni o dialoghi sono attribuiti ai personaggi sbagliati. Anche se Smith ha dichiarato di esser stata “fedele allo spirito del testo”, questa difesa non regge. Potrebbe invece reggere per gli abbellimenti al testo. Qui entriamo in un territorio più sfumato. Difficile citare esempi precisi. Comunque una pagina dopo l’altra, Smith inserisce avverbi, superlativi e parole che non ci sono nell’originale. Fin dalla prima riga del romanzo, quando Han scrive che il marito di Yeong-hye ha sempre pensato che sua moglie non fosse “niente di speciale”, Smith la fa diventare “del tutto insignificante in ogni aspetto”. E quando il marito dice che non era pronto a un “cambiamento”, Smith traduce con “sconvolgimento”. [...] Ma sempre in base alla ricerca citata prima, ben il 31,5 per cento della prima parte del testo consiste in abbellimenti della traduzione, che alterano significativamente tono e stile. In coreano le frasi di Han Kang sono asciutte, a volte quasi frammentarie. Al contrario lo stile di Smith è alto, formale, con accenti lirici. Come ha notato qualcuno, la traduzione ha un andamento ottocentesco, che richiama Čechov. È stravolto anche il modo in cui sono ritratti i personaggi. Smith fa sembrare il marito di Yeong-hye altezzoso, sofisticato e pedante. In realtà è un tipo sciatto e gofo, inconsapevole del suo sessismo e dei suoi pregiudizi. In molti hanno pensato che il personaggio fosse stato del tutto frainteso. [...] Ma va detto che il talento di Smith con la lingua inglese è innegabile. Ha una dote fuori dal comune che confina con il genio. Anche se The vegetarian non avesse vinto il Man Booker international la sua traduzione sarebbe stata comunque degna di nota. Inoltre ci ricorda che essere “infedele all’originale” non signiica necessariamente “tradirlo”. Invece di accanirsi sui suoi errori, vale la pena di considerare quanto Smith sia riuscita a tradurre bene pur avendo una conoscenza della lingua relativamente recente. E, inine, Smith ha centrato quello che è forse l’obiettivo più importante: ha fatto conoscere un’opera letteraria a un pubblico che altrimenti non avrebbe mai avuto occasione di leggerla.
"


message 27: by Catoblepa (last edited Apr 06, 2018 09:22AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
piperitapitta wrote: "www.ilpost.it/2018/01/16/traduzioni-l..."

Sì, ma in pratica ci stanno implicitamente dicendo che non erano le traduzioni italiane a essere deludenti, ma la versione coreana stessa, e quindi hanno fatto ricorso alla traduzione inglese perché è migliore.
Siamo al sommo del ridicolo e per me è inaccettabile.


message 28: by Savasandir (new)

Savasandir  | 1127 comments Questa discussione sulle traduzioni cade a fagiuolo:
Proprio oggi ho iniziato a leggere le prime pagine di Viaggio al termine della notte, nella traduzione di Ernesto Ferrero (l'unica in commercio, a quanto mi risulta), e sto facendo molta, ma molta fatica ad entrare nella storia per via della dichiarata scelta del traduttore di aver voluto rendere la parlata di Céline con un italiano "padanizzato" e dalla consecutio temporum sbilenca. Per curiosità, mi sono letto l'incipit in francese, trovando una musicalità ed una fluidità che in italiano non ho colto.

Ora, giacché suppongo che molti di voi abbiano letto il libro, presumibilmente con questa traduzione, mi domandavo se avevate avuto la mia stessa impressione o meno, ma soprattutto, se andando avanti con la lettura ci si abitua allo stile linguistico scelto dal traduttore o se è meglio che io prenda in seria considerazione la lettura in lingua originale (che mi è parsa però zeppa di vocaboli poco comuni, il che mi costerebbe non poca fatica) ;-)


message 29: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Ti dico solo che l'ho letto in traduzione (non so nulla di francese) ed è il mio romanzo preferito.
(view spoiler)


message 30: by Amaranta (new)

Amaranta | 685 comments Mod
Savasandir wrote: "Proprio oggi ho iniziato a leggere le prime pagine di Viaggio al termine della notte, nella traduzione di Ernesto Ferrero (l'unic..."

stessa traduzione, e ancora da leggere. Non farmi venire il blocco lettura!!! ;DD


message 31: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Viaggio al termine della notte l'ho letto una ventina di anni fa; non conosco edizioni diverse da quella di Corbaccio. L'ho trovato straordinario, quindi non credo di avere avvertito problemi con la traduzione (io però sono "padana" ovvero milanese, magari non mi sono accorta dei difetti).
Certo che se avessi la fortuna (o, meglio, il merito) di sapere un po' il francese, mi terrei la copia francese lì a fianco.


message 32: by piperitapitta (new)

piperitapitta (lapitta) | 5624 comments Mod
Neanche io, che sono romana, ho avvertito nell'edizione Corbaccio strane scelte di traduzione.
Per quanto ne sappia, poi, non è sufficiente conoscere il francese, essendo la lingua di Céline sporcata dall'argot.


message 33: by Krodì80 (last edited Apr 06, 2018 01:31PM) (new)

Krodì80 | 880 comments Che bel thread ricco di spunti. Io scelgo molto accuratamente le traduzioni, mi ritrovo perfettamente nel post di @Piperita, quando dice che di un classico amato, come Il grande Gatsby, ha letto pressoché tutte le traduzioni disponibili... a me è capitato, ad esempio, con il mio adorato Dracula, i racconti di Le Fanu (Carmilla in primis): ho talmente tante edizioni ! (Passione adolescenziale per la narrativa gotico-orrorifica, che è rimasta alle soglie dei 40, ndr). Siamo un Paese fortunato, per quanto con pochi avveduti lettori: se pensiamo agli autori/classici russi-francesi-tedeschi etc...: quante traduzioni fra cui scegliere ponderatamente! Per Dostoevskij, ad esempio, meglio la lingua sapida, ricca, inaspettata e un po' datata di Polledro, o nuove versioni di grande pregio (i.e. Delitto e castigo ritradotto dall'ottima Guercetti per Einaudi)? Sulla Newton & Compton: avete detto molto, condivido le diverse opinioni. A parer mio, c'è del buono in queste versioni economiche: ricordiamo che ci hanno fatto conoscere tanti autori dimenticati o bistrattati (nella collana 100 pagine 1000 lire, in primis). Pilo/Fusco hanno tradotto e valorizzato molti scrittori weird/horror/mistery che si sarebbero persi nel dimenticatoio editoriale, in Italia non sarebbero arrivati mai al grande pubblico. E chiudo il mio barbosissimo post con una domanda. Israel Singer, amatissimo autore, penna superba, che abbiamo (ri)scoperto in anni recenti con La famiglia Karnowski edito da Adelphi - nella magnifica traduzione di Anna Linda Callow. Per quanto riguarda un suo libro molto amato, I fratelli Ashkenazi, nella traduzione a 4,90 euro proposta dalla Newton & Compton: qualcuno di voi l'ha letta? Credo sia tradotto dall'yiddish, e non dall'inglese, come per la storica versione italiana pubblicata da Bollati. La (s)consigliate, avete sentito niente a riguardo? Sarei tentato davvero di comprarla, nonostante la cover respingente e il formato da diario delle scuole medie.. grazie ancora, K. x


message 34: by Savasandir (new)

Savasandir  | 1127 comments Beh, dopo questa difesa a spada tratta della traduzione italiana di Céline non posso che continuare con la lettura, (anche perché ha ragione piperitapitta, l'originale è un misto francese-argot e rischio di soccombere nell'impresa)!

@Amaranta, lungi da me il volerti scoraggiare, anzi, già dalle prime pagine si intuisce di avere fra le mani qualcosa di molto potente, il gradimento dello stile di scrittura è molto soggettivo e variabile (mi è già capitato di cambiare idea a riguardo, in passato, proseguendo con la lettura di libri inizialmente "ostici", rivelatisi poi dei capolavori!) ;-p


message 35: by Tittirossa (new)

Tittirossa | 5480 comments Mod
Celine l'ho letto in italiano ( un gdl su Acoso) e non mi era parsa una cattiva traduzione. poi l'anno scorso ho sentito mio figlia che ripassava la tesina della maturità e uno degli autori era Celine (linguistico, hann bfattonun percorso con traduttori) e ho capito che anche lui va letto in francese! c'è un continuo gioco di rimandi squisitamente francesi impossibile da tradurre.
ma io sono dell'idea che certi autori - nei limiti di una vita normale, quindi il russo No, non ce la faccio - vadano letti in originale. Bovary lho addirirtura letta dei pezzi a voce alta per quanto è bella la lingua.


message 36: by minty (new)

minty (minty_2017) | 1060 comments Sarag22 wrote: "Minty, io non lo so se sono in grado di capire quando un traduttore cerca di essere super fedele alla lingua di partenza, mi accorgo solo se la frase mi "suona male"."

Non voglio arrogarmi facoltà che non ho. Il 90% del tempo anche io come te. Ma nel caso dell'inglese, che un po' conosco, quando una traduzione mi "suona male" a volte riesco a capire perché ciò succeda. O comunque a sospettare che ci debba essere stato un cortocircuito con espressioni specifiche del testo originale che - se ne ho voglia - mi vado pure a cercare per svelare il mistero XD
Ricordo un saggio uscito ormai anni fa (anche questo editore nel frattempo è fallito. Sarà un caso? :P), che nella sua piccolissima nicchia sollevò un mare di polemiche perché, in italiano, era praticamente illeggibile. I difensori dell'edizione inizialmente diedero la colpa all'autore (uno scrittore non professionista, eccentrico, underground, un "pazzo", ecc.), ma poi davanti a perle come (parlando di occhi di un uomo) "i piedi del corvo", dovettero ammettere certe mancanze.
In pratica, "crow's feet" è il corrispondente inglese per "zampe di gallina" (bastava fare una ricerca in internet per scoprirlo), e in molti punti, semplicemente, la traduzione pareva fatta col Google Translator °_°
(Del resto, scoprii col tempo, l'approccio di quell'editore con "l'incombenza" della traduzione era assai creativo, diciamo...)


message 37: by Tittirossa (new)

Tittirossa | 5480 comments Mod
concordo Minty, ci sono passaggi di traduzioni che sono calchi della lingua originale. Una volta ho trovato pure una anatra zoppa inglese


message 38: by Catoblepa (last edited Apr 07, 2018 12:46AM) (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Karenina wrote: "Faccio anch'io come te, cerco di valutare per le lingue che più o meno conosco, per le poesie assolutamente, guardo anche il russo o polacco, solo per vedere la metrica, senza capire una parola."

Questa è una cosa molto interessante, il problema è che sarebbe fondamentale sapere dove cade l'accento per dare il giusto ritmo, e non sempre questo è scontato (in polacco sì, a parte i monosillabi è sempre sulla penultima sillaba, ma in russo è un casino).
Ad esempio, io ho una conoscenza molto molto superficiale del tedesco, cerco sempre di tenere d'occhio anche il ritmo degli originali, ma spesso non so dove cade l'accento e quindi mi perdo.

Comunque ragazzi, Borìs Pasternàk, non Bòris Pàsternak come dicono tutti (lo so che non c'entra, ma quando penso agli accenti sbagliati è la prima cosa che mi viene in mente).


message 39: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Krodì80 wrote: "Che bel thread ricco di spunti. Io scelgo molto accuratamente le traduzioni, mi ritrovo perfettamente nel post di @Piperita, quando dice che di un classico amato, come Il grande Gatsby, ha letto pr..."

De I fratelli Ashkenazi ho letto l'edizione Longanesi. Ho provato a confrontare l'estratto kindle delle due edizioni; preferisco la versione Longanesi (per un dettaglio, in quella della Newton si parla di whisky, nell'altra di acquavite e lo preferisco).


message 40: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Provare a guardare anche la versione originale dei romanzi più amati è una bella idea.
Spesso evito di leggere la poesia russa, perché mi spiace non saper neppure intuire come sia la versione originale e mi spiace perché vista la mia adorazione per la letteratura russa è un'enorme mancanza.


message 41: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Ripellino però è sinonimo di qualità, per quanto riguarda la poesia russa. Le sua traduzioni sono sempre notevoli.
In generale, nella generazione d’argento (la mia favorita) Mandel'štam, Majakovskij e Esenin molto ben traducibili.
Achmatova, Cvetaeva, Chlebnikov e Pasternak invece perdono inevitabilmente.


message 42: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Catoblepa wrote: "Ripellino però è sinonimo di qualità, per quanto riguarda la poesia russa. Le sua traduzioni sono sempre notevoli.
In generale, nella generazione d’argento (la mia favorita) Mandel'štam, Majakovski..."


Grazie, devo provare e vincere il retropensiero che mi porta ad attribuire più importanza a ciò che si perde rispetto a ciò che si può avere.


message 43: by Leeeo- (new)

Leeeo- | 24 comments Io sono seriamente ossessionato dalla traduzione del libro che andrò a leggermi. Essendo stato scottato molte volte in passato ["Gregorio Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo.", trovato nella traduzione di Pocar per Mondadori, che si trova tuttora nel meridiano di Kafka, A.D. 2018; "Federico Moreau" capitatomi in un'edizione de L'educazione sentimentale Garzanti; "The horror! The horror!", fatto diventare un "Che orrore! Che orrore!" sia da Saraval (Garzanti) che da Bernascone (Mondadori)], ho preso l'abitudine malsana di comparare tutte le edizioni disponibili, in modo da ritrovarmi per le mani la traduzione fatta meglio. E sì, lo so che è un lavoro da cani, ma porta grandi soddisfazioni.

Sfato alcune cose dette qua. Non è assolutamente vero che le traduzioni migliori sono quelle Mondadori o Einaudi. La prima ha smesso da molto di dedicare tempo e denaro all'aggiornamento del parco libri, in maniera tale che ci ritroviamo con traduzioni aberranti come le due dette sopra; un Solaris del 1973 barbaramente tagliato e mai ripristinato; un Uomini e topi di 80 anni fa e un Il mondo nuovo di 86 anni fa, mai aggiornati ma ristampati regolarmente.
La seconda pecca della stessa inerzia: L'urlo e il furore, continuamente riproposto nell'aberrante traduzione di Vittorio Mantovani; l'Ulisse, violentato da Gianni Celati; la Recherche, pubblicata nuovamente nel comodo formato mattone da tre chili, di "autori vari" e pure parecchio morti.

Il tutto per consigliare, se volete tuffarvi su un classico nel migliore dei modi, una rapida ricerca. Io, abbastanza semplicemente, comparo alcune frasi dell'originale con l'italiano; osservo se la riproposizione è troppo italianizzata e quindi puzza, oppure se racchiude in sé gli odori del paese d'origine; tengo d'occhio chi considero un buon traduttore e mi affido a lui. A tal proposito, per la grande Rus', nel mio personale pantheon ho collocato, alfabeticamente: Lo Gatto, Polledro, Ripellino, Zveteremich.

In ultimo, dato che avete detto Céline <3, vi consiglio di leggere questi due bellissimi articoli sul Voyage e la sua storia italiana:
http://lf-celine.blogspot.it/2010/05/...
http://lf-celine.blogspot.it/2009/05/...


message 44: by Krodì80 (last edited Apr 09, 2018 11:47AM) (new)

Krodì80 | 880 comments Ommamma, caro Leeeo-, qui tocchiamo un mostro sacro: Mantovani, la voce italiana di Philip Roth! Ho letto e amato L'urlo e il furore, ma non sono in grado di capire le presunte "violenze" sull'originale: non sono in grado, ça va sans dire, considerata la lingua ostica e superba di Faulkner. Spero che invece le traduzioni di Mario Materassi per Adelphi siano accurate, ho sentito solo ottimi pareri. Per Solaris, comunque, segnalo una più recente traduzione di Vera Verdiani - credo del 2013, se non era precedente - edita da Sellerio. Lo Gatto, Polledro; Ripellino... che grandi! Grazie


message 45: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
La traduzione Sellerio di Solaris è pressoché perfetta.

Qualche riserva su Zveteremich io ce l'ho: forse più importante storicamente per quello che ha fatto (soprattutto con Pasternak) che non è effettivamente un grande traduttore. Non che sia un cattivo traduttore eh, ma direi nella norma.


message 46: by Sarag22 (new)

Sarag22 | 599 comments Mantovani è proprio il traduttore che ho sentito massacrare per la traduzione del Cerchio di Dave Eggers, che ho letto essere incomprensibile.


message 47: by piperitapitta (new)

piperitapitta (lapitta) | 5624 comments Mod
Ti riferisci alla lettura de Il Cerchio con stroncatura annessa di Mantovani di Luca Pantarotto?


message 48: by Savasandir (new)

Savasandir  | 1127 comments Leeeo- wrote: "In ultimo, dato che avete detto Céline <3, vi consiglio di leggere questi due bellissimi articoli sul Voyage e la sua storia italiana..."

Grazie per gli articoli su Céline, li ho letti con molto interesse.


message 49: by Catoblepa (new)

Catoblepa (Protomoderno) | 5675 comments Mod
Savasandir wrote: "
Grazie per gli articoli su Céline, li ho letti con molto interesse."


La lettura come prosegue?


message 50: by marco renzi (new)

marco renzi (marcoizner) | 80 comments Non ho letto il romanzo di Faulkner, quindi ci sta che per quanto riguarda quel romanzo, senza dubbio dalla lingua non facile, il traduttore abbia toppato: però, ecco, Mantovani è un maestro; ha tradotto poi così tanto e così a lungo che non so nemmeno quanti anni possa avere oggi. Magari nell'invecchiare ha perso qualche colpo, ma le sue traduzioni di Roth, ad esempio, mi sembrano ottime.

Ogni tanto mi diverto a leggere le traduzioni cosiddette d'autore: ho apprezzato assai "Il processo" di Kafka tradotto da Levi, ad esempio; e di recente ho letto con piacere "L'isola del tesoro" nella versione di Michele Mari, che non troppo tempo fa ha ritradotto "Uomini e topi" di Steinbeck e "La macchina del tempo" di Wells. Sarei curioso di rileggere il primo, dopo quello pavesiano, senz'altro pioneristico ma anche un po' vetusto. Credo però che a questo punto gli preferirò la lingua madre.

E poi farei un grande applauso a Sergio Claudio Perroni per la sua traduzione di "Furore", vuoi anche solo per il testo integrale; ma quella, si sa, non fu colpa del povero Carlo Coardi.


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