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L'inganno
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L'inganno > GIA'NO! L'inganno è servito

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Graziano Fusilli | 277 comments Mod
GIA’NO! L’inganno è servito…


Ho cercato una sentenza che semplicemente e senza alcuna aggiunta potesse raccontare la serata del primo incontro del gruppo lettura del 2018. L’ho trovata nel latino un po' grossolano di una verità in fondo di sostanza: De gustibus non est disputandum ossia non si può discutere sui gusti.

Già perché il libro scelto: L’inganno di Thomas Cullinan, ha diviso più di un caffè lungo o ristretto, più di corretto fernet o corretto grappa, più di Charlie Brown o Lucy, più di Lost o Star Trek, più di arte povera o barocca, più di caramella Rossana o Mou, più di le pizzelle fatte in casa o un Loacker che bontà!

Potrei continuare ad allenarmi e divertirmi con altri concetti distinti e contrapposti ma la realtà è che siamo sensibilità diverse (e sempre più numerose  ), abbiamo preferenze distinte e leggiamo fra le righe anche in funzione di ciò che vogliamo in modo ribelle cogliere.

Di questa divisione, che il libro ha creato, quasi facebookiana, mi verrebbe da dire, di pollici in su e pollici verso, sarà mica da imputare la colpa al nuovo gennaio che da Giano prende il nome e che come una divinità bifronte ci invita a guardare verso diverse interpretazioni e prospettive?

Non ci resta, come si dice nel libro “gettare la prudenza alle ortiche” e leggere ciò che ha scritto la nostra amica Valentina Pace che il libro ha proposto e recensito. Scopriremo con lei di quanti strati sia fatto l’inganno, di come sappia nutrirsi di tenerezza, rancori e di febbrile vendetta. Capiremo che sa tessere una ragnatela infida naufragando verso una muta sconfitta o vittoria (dipende dai punti di vista!).

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Una piccola storia ignobile, è questo il sottotitolo che, parafrasando l’ottimo giallo di Alessandro Perissinotto, si adatta perfettamente a “L’inganno” romanzo psicologico dell’americano Thomas Cullinan. Nell’opera, ambientata durante la Guerra di Secessione, otto personaggi femminili di età molto diversa narrano il susseguirsi degli eventi alla scuola per signorine di Miss Martha Farnsworth, a partire dall’arrivo del sedicente caporale John McBurney, definito a più riprese yankee e nemico, ma desiderato e concupito anche dalle più giovani.

Attraverso la voce dei personaggi, il lettore viene a conoscenza non solo di tutto ciò che accade nel collegio, ma soprattutto dei segreti che ognuno di loro cela e dei sentimenti, non proprio edificanti, che nutre nei confronti degli altri. Il punto di vista dell’autore, in tutta la sua misoginia, traspare ad ogni pagina. A sua discolpa, possiamo dire che Cullinan non risparmia frecciate neanche all’unico personaggio maschile del romanzo, poiché il suo McBurney appare come un parassita, un profittatore ed un abile simulatore, bugiardo e violento.

Però, il vero protagonista del romanzo non è il caporale, ma il potere: quello erotico, che si realizza nel triangolo tra lo stesso McBurney, Alicia Simms e Edwina Morrow, causa di un’immane tragedia; quello dell’autorità rappresentato da Miss Martha pronta a tutto per non perdere il controllo sul suo piccolo mondo; quello della conoscenza e dei segreti nascosti, che possono distruggere una reputazione e quindi, una vita.

La guerra che si combatte tra sudisti e nordisti al di là del bosco entra prepotentemente anche nel collegio ed è una guerra senza esclusione di colpi. Le otto narratrici, infatti, fanno a gara per monopolizzare l’attenzione e l’interesse del caporale. E’ una lotta in cui gli abiti scollati, i corsetti slacciati, le confidenze e i segreti rivelati prendono il posto dei fucili e delle pistole. E’ anche uno scontro tra mondo maschile e mondo femminile poiché, fin dall’inizio Miss Martha, unica e indiscutibile autorità della scuola, si sente minacciata dalla presenza di McBurney, il quale cerca di strapparle via lo scettro del potere, prima con la seduzione, poi con l’inganno e infine, con la violenza. Il gioco, però, gli sfugge di mano ed il caporale finisce per tradire la fiducia di ognuna delle protagoniste, minacciando di rivelare il castello di bugie, ipocrisie e segreti su cui poggia l’intero collegio. A quel punto, allieve e insegnanti non potranno che coalizzarsi per espellere dalla loro piccola comunità il corpo estraneo che ne minaccia la sopravvivenza.

Il romanzo appare, fin dalle prime pagine, una versione truculenta e grandguignolesca della favola di Cappuccetto Rosso, con Amelia nel ruolo della bambina disubbidiente e McBurney in quello del lupo cattivo. Cullinan affronta, inoltre, tematiche scabrose come l’incesto e quello delle relazioni familiari in cui il più forte domina e il più debole deve sottomettersi oppure è destinato a soccombere. Si parla anche di razzismo e dei rapporti tra i padroni delle piantagioni e i loro schiavi. Insomma, gli spunti di riflessione non mancano.

La lingua ed il tono del romanzo cambiano a seconda dei personaggi: sboccato il linguaggio di Alicia, autoritario il tono di Miss Martha che diventa fragile e lamentoso nella narrazione di Harriet, pragmatico in quella di Mattie e tagliente nelle pagine di Marie. Il ritratto che ne viene fuori è quello di una comunità di donne che languiscono nella noia e si sentono soffocare dalla limitatezza del mondo nel quale gli uomini le hanno relegate. Ognuna di loro sogna di fuggire, ognuna di loro si illude di trovare in McBurney lo strumento che renda possibile questa evasione, eppure neanche per lui ci sarà scampo e verrà fagocitato dalla scuola per signorine di Miss Martha Farnsworth.


Introduzione alla recensione a cura di Arianna Pascetta


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