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Gioco della Catena - New Ed.
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Catena #6 - Iscrizioni e commenti
Catena Giugno—— Fine 1ª fase ———-
28. Floanne L'albero delle bugie di Frances Hardinge (ambientazione Inghilterra)
36. Alice Finzioni di Jorge Luis Borges (autori Argentina)
39. Abc Dio odia le donne di Giuliana Sgrena (autori Piemonte)
Classifica parzialeAbc 12
Alberto 6
Alice 12
Anastasia 10
Antonella 4
Floanne 4
MonicaEmme 10
Nadia 6
Pierre 8
Roberta 4
Rowizyx 6
Ciao, mi collegherei a @Monica con “Carte in tavola” di Agatha Christie. Stesse iniziali autori.Link:
https://www.goodreads.com/book/show/8...
Se Anna è arrivata prima mi collego a lei con Tre volte all'alba di Alessandro Bariccoanalogia numeri 3,5
Mi accodo con Che cosa sono io: Il cervello alla ricerca di sé stesso di Arnaldo Benini. Stesse iniziali dell'inutile Baricco... AB-qualcosa...
Pierre wrote: "Mi accodo con Che cosa sono io: Il cervello alla ricerca di sé stesso di Arnaldo Benini. Stesse iniziali dell'inutile Baricco... AB-qualcosa..."@Pierre ti presento un amico del Silent Book Group genovese... Avrete molto odio per Baricco da condividere <3
Se mi posso giocare un generico "Stesso genere, Non-fiction", mi aggancio con Giardini di carta: Da Rosseau a Modiano
Rowizyx wrote: "Mi sa che ti ho anticipato di una manciata di secondi... :("Ahah, ho visto ora e ho cancellato. Stasera la corsa è pazzesca, è tutto un accavallarsi uno sull'altro per manciate di secondi :-D
Anna [Floanne] wrote: "Ok sei ufficialmente bannato dal mio gioco :DDD"Noooooooooooooooooooo... pietà... ;( Vabbeh, mi pento e mi dolgo per il peccato di lesa maestà baricchica...
Libro n. 8Libro corto e scorrevole. Ma, ahimè, la positività termina qui.
Purtroppo la storia non mi ha comunicato assolutamente nulla, mi è scivolata addosso come la seta, appunto.
Mi hanno detto che Baricco o si ama o si odia... io non lo odio, almeno non ancora... leggerò altre sue opere e vi saprò dire.
2 stelle
Commento libro n. 4 Tre volte all'alba di Alessandro BariccoHo terminato la lettura di questo breve romanzo che, a dispetto delle recensioni negative incontrate qui, io ho trovato molto interessante quantomeno come approccio narrativo.
Non posso rivelare nulla del contenuto, per non svelare il l'impianto su cui si regge il romanzo,
Dico solo che lo consiglio, anche per la sua brevità e facilità di lettura.
È' legato a Mr Gwyn, che io ho letto anni fa e mi ricordo mi fosse molto piaciuto all'epoca ma che ora non ricordo assolutamente! O leggo troppo o la mia memoria sta vacillando.
In ogni caso anche questa volta promuovo Baricco.
Mi aggancio a Roberta con stesse iniziali, leggero' Alan Bennett e il suo Nudi e crudi*edit: corretto refuso, mancava la doppia 't' finale
COMMENTO AL LIBRO 10The Wendigo, di Algernon Blackwood
Ok, quando ho visto che potevo agganciarmi con questo racconto ero tutta contenta per due motivi: posso leggere un racconto di Blackwood, di cui ho sentito parlare abbastanza bene, e per di più sul Wendigo, forse l'unico mostro della tradizione occidentale di cui so poco o niente.
La cosa più bella che posso dire, invece, è che è corto. Niente, a me il west e/o il Nord America storico in generale non prende per niente. Questo gruppo di cacciatori pre-USA non ha il fascino dei corrispettivi inglesi, alle foreste preferisco la brughiera e sul Wendigo non ho aggiunto nulla che già non sapessi.
Almeno è stato corto.
Libro 7La ragazza che dormì con Dio
La protagonista di questo romanzo, contrariamente a quanto potrebbe far pensare il titolo, non è Grace, la ragazza che torna incinta dal Messico e dice di aspettare il figlio di Dio, ma sua sorella Jory. I genitori di queste adolescenti sono ultra religiosi e hanno imposto un'educazione che lascia ben poco spazio alla libertà e al divertimento.
Quando Grace, appena diciassettenne, torna da una missione in Messico, rivela di essere incinta e sostiene che si sia trattato di divina concezione.
Ovviamente la situazione sconvolge la famiglia e i genitori, per evitare uno scandalo, acquistano una casa isolata e vi spediscono entrambe le figlie, in modo che si facciano compagnia, venga portata a termine la gravidanza e il bambino venga poi dato in adozione.
Jory si trova così coinvolta suo malgrado in questa decisione che le sconvolge la vita obbligandola a cambiare scuola e ad entrare improvvisamente nel mondo reale, fatto di persone che inseguono i propri desideri senza tutti i divieti che a lei sono sempre stati imposti.
Questa ragazzina appena quattordicenne mi ha fatto una gran tenerezza perché troppo spesso inascoltata e messa da parte. Jory ha un'età difficile, quella in cui iniziano a manifestarsi dei desideri nuovi, si provano sensazioni che non si capiscono appieno e ci si interroga molto su se stessi e sulla realtà che ci circonda. Avrebbe bisogno di qualcuno che prima di tutto la ascolti veramente e poi la consigli, ma la sua ingenuità non le permette di distinguere chi ha buone intenzioni e chi no.
Il rapporto che le due sorelle hanno coi genitori è purtroppo basato sulla mancanza di comunicazione. La mamma soffre di depressione e passa le giornate a letto con un panno sugli occhi, totalmente incapace di affrontare qualsiasi situazione. Il papà a tratti mi è anche piaciuto perché comunque le sue intenzioni sono buone e si preoccupa per le sue figlie. Purtroppo però la sua visuale è offuscata dalla grande devozione religiosa, i principi in cui crede spesso lo portano a sacrificare il benessere delle proprie figlie. E poi è una persona poco comunicativa, un padre che non si pone in reale dialogo con le figlie, ma impone senza dare spiegazioni.
Ciò che colpisce in questo romanzo è che risulta difficile dare un giudizio sui vari comportamenti. Le sfaccettature sono molte e i vari personaggi, a seconda dei momenti e dei punti di vista, possono sembrare nel giusto o in torto. Quando sono arrivata alla fine della lettura mi sono chiesta cosa sarebbe stato più giusto fare, ma forse, come spesso accade nella vita, non esiste una risposta certa.
FINITO LIBRO N.9: La porta di Natsume Soseki.Prima esperienza con l'autore, da ripetere assolutamente con altri suoi libri. Magari proprio con quelli che sembrano, più per chi ha letto Soseki che per Soseki stesso, facenti parte di una trilogia ideale insieme a questo La porta, cioè E poi e Sanshirō, in cui il tema ricorrente sembra essere quello della responsabilità e della consapevolezza di sé nel mondo moderno. In questo senso non sapevo che Soseki fosse considerato il primo autore giapponese "moderno", e a metà tra una letteratura popolare ed una di scopi più ampi. Soseki sembra voler percepire la società del suo tempo e rifletterla, attraverso l'inevitabile filtro della soggettività e della sensibilità di ogni artista. La società di Oyone e Sosuke, coniugi protagonisti della storia, è quella della Tokyo dei tempi, di inizio Novecento, anche se della città si intravedono perlopiù le immagini fugaci di un uomo (Sosuke) invischiato in una routine slavata e grigia,come quella del tram troppo gremito di gente per poter lasciarsi andare a una contemplazione del mondo circostante - e qua già si affaccia il tema del lavoro, essendo Sosuke un funzionario, che fagocita la vita dell'individuo, tanto comune nel Giappone contemporaneo, dove la vita è un andar al lavoro, tornare, crollare e poi, forse, riposarsi nel giorno domenicale, con quella sensazione che conoscono tutti coloro che lavorano e hanno una manciata di ore come giorno libero, qualcosa che sfugge, con quella malinconia un po' leopardiana del sabato del villaggio. Soseki però non riporta soltanto una narrazione minuziosa di un'ordinaria quotidianità di una coppia a Tokyo (in questo in effetti è molto giapponese, la cura del quotidiano sempre tinta da una morbida malinconia), ma racconta una storia dove dietro alle apparenze c'è un passato più doloroso. ritardato molto nella narrazione, deflagrato, poi, in capitoli centrali, ma nemmeno mai del tutto consegnato, sempre con qualche spazio lacunoso lasciato all'immaginazione dei lettori; e una storia dove nei protagonisti c'è un senso di quotidianità, di routine forse perfino più forte del comune. Sosuke e Oyone infatti si sono macchiati di una "colpa" che abita come un fantasma il loro presente, che li ha portato a isolarsi e a confidare l'uno nell'altro, facendo vita appartata. Si potrebbe dire che per buona parte del libro - e qui, mi verrebbe da dire, di nuovo in piena tradizione giapponese - non succede niente, le giornate si succedono con piccole beghe quotidiane, spesso a dire il vero con i vari dettagli del sin troppo reale peso che una disposizione economica scarsa può avere sulla vita domestica e non solo. In questo però Soseki è davvero un maestro, cioè nel catturare i momenti domestici, il piccolo cosmo di Oyone e Sosuke che non ha nulla di sensazionale, ma è vivido nella mente del lettore che vive, per un po' di tempo, con loro. Soseki riesce a raccontare della banalità animandola, però, del frondio della vita dell'anima, di quel nugolo di sentimenti personali che rende questa routine tuttavia viva, impregnata dei personaggi che la abitano. Murakami adorava la caratterizzazione dei personaggi di Soseki, la loro capacità di essere, anche nei personaggi secondari, piccoli e vivi microcosmi (noi diremmo: quasi come persone..), lui parlava anche di un tratto costante di originalità. "Stanziare" insieme a Sosuke e Oyone, e alla loro vita dimessa, dunque è un tuffo in cui vengono restituiti tanti piccoli dettagli percepiti, dal materiale all'immateriale.
La porta è anche la storia di una caduta, di Sosuke, che aveva molte possibilità di condurre una vita agiata, poi andate in discesa e mai più recuperate, facendo ricadere tutto questo inevitabilmente anche su Oyone. Il presente della coppia infatti è un presente dove bisogna dannare la pioggia, se continua per più giorni, perché infradicia le scarpe bucate, per fare un esempio. Il senso di caduta però può essere anche quello "coscienziale", "esistenziale": in tanti punti si scorge un'insoddisfazione per la propria persona. Forse il confronto è tra un individuo possibilmente ammirevole (chissà se influisce il fatto che Soseki sia figlio di un samurai, per quanto di basso rango) e un individuo, il Sosuke reale, che procede nella propria vita un po' indolente, a tratti addormentato nella propria coscienza, di affetti stabili, ma miti, di vita umile, ma in verità che cova molte insoddisfazioni e qualche polveroso segreto. Influisce in questo il confronto tra Sosuke e il fratello Kokoru, dove il secondo rischia, a cause delle scarse disposizioni del primo, di non poter a sua volta concludere gli studi e dunque fare una "degna" carriera, troncato possibilmente al nascere, ancora ingenuo e infantile, dalla possibilità di essere diverso dal fratello, sballottato da una casa all'altra, da chi lo può mantenere.
La porta è un mondo di caduta e di stasi, anche, infatti un senso di eccessivo, forse, torpore abbraccia una condizione dell'uomo tutta moderna. Soseki a quanto pare infatti è stato tra i primi giapponesi a narrare la crisi dell'uomo moderno. Non sapevo, ad esempio, che il concetto di "rimorso", a leggere alcune fonti su internet, sia entrato molto tardi nella cultura giapponese, importato forse dall'Occidente e dal cristianesimo - nel Giappone classico era molto più vivo, ad esempio, il concetto di vendetta, di onore, come sappiamo, dunque - probabilmente - della necessità di agire in merito a un torto fatto o subito, fino alla cultura del sacrificio che anima un sacco di racconti sui samurai. Soseki forse è stato il primo a parlarne, raccontando di un mondo fattosi forse molto più dimesso, modesto (dopotutto un successivo Mishima si sarebbe visto come intollerante della modernità che lo circondava, e proprio rintanato in culti antichi del paese, legati alla cultura dei samurai) e anche, forse, più egoista. L'egoismo del mondo moderno è di coloro che hanno meno padronanza, forse, di sé stessi, portati a gesti istintivi ed egoisti - da qui il fatto che La porta possa essere inserito in un filone sull'autoconsapevolezza, su un mancato "conosci te stesso" come succede d'altronde anche nel nostro tran tran quotidiano, nella vita da "svegli dormienti", di evitamento di sonde più profonde dentro di noi - e forse un po' comico e allo stesso tempo desolante è infatti l'incontro con la meditazione nei templi zen di Sosuke. La porta è una storia infatti dell'inaccessibile, provocato anche da sé: dell'essere a metà tra uno stato embrionale di coscienza, e dunque di turbamento, di consapevolezza di un passato "mal-condotto", e poi l'inazione, l'inettitudine che non consentono una reale redenzione. La stasi infatti non è solo nella vita di tutti i giorni di Oyone e Sosuke, ma è anche di tipo esistenziale. Ho adorato il particolare, che d'altronde è nel pieno della sensibilità orientale, del ciclo delle stagioni, che parla di rinnovamento, di rigenerazione, dell'effimero mostrato proprio dal fatto che tutto è temporaneo, e allo stesso tempo Sosuke che ricorda alla moglie, contenta dell'arrivo della primavera, che tanto presto, di nuovo, sarà inverno. Sosuke e Oyone non si rigenerano, rimangono nello stesso recinto dei propri spettri "coscienziali" e "sentimentali", rompendo anche un naturale cambiamento che invece avviene appena un po' fuori, nel mondo che evitano, cullandosi nella possibilità che ha dato loro la società, in fondo, di non dover scegliere (e così trattano, trascinandosi, senza mai un atteggiamento veramente risolutivo, i loro stessi affari, personali o di famiglia). In questo senso La porta è ciò che è sempre inaccessibile, sì, e che allo stesso tempo non passa: si è fuori da una possibilità di entrare in una nuova sfera di coscienza, più "illuminata" (troppo superficiali, troppo intontiti forse dall'abitudine e dalla routine "materiale"), in una nuova stagione, più florida, della propria vita (che sia dal punto di vista economico che quello emotivo), ma allo stesso tempo rimane sempre la coscienza dell'estromissione, la coscienza di un "peccato", di una colpa che ha contaminato tanto della vita di questi due coniugi. Bella lettura.
LIBRO 11Nudi e crudi
Contrariamente alle aspettative, di spassoso ci ho trovato molto poco, ma mi e' comunque piaciuto molto. Sicuramente alcuni dialoghi sono divertenti e spiazzanti, e mi hanno fatto pensare ai Monty Python, ma lo spasso e' un'altra cosa. La vicenda dei coniugi Ransome e' tremenda, forte, e i protagonisti vengono davvero esposti nudi e crudi davanti al lettore. In un modo spiazzante, di cui ci si rende conto solo piano piano, ma inesorabilmente. La tragicita' delle loro vite si compone un pezzetto alla volta, alcuni elementi sparsi quasi a caso cambiano la prospettiva, ed elementi che rendevano i personaggi delle macchiette si rivelano invece frutto di ben altro, reazione ad eventi segnanti, dai quali ciascuno si protegge come puo'. Mr Ransome con Mozart, Mrs Ransome col silenzio, ciascuno di noi con una maschera, un rito, un amuleto. Fino a che l'imponderabile spariglia le carte in tavola, come un asso di coppe giocato male. Possiamo crollare, e perdere la partita, o rimetterci in gioco, magari comprando una lampada kitsch
in un negozio in cui non saremmo mai entrati, sfiorando il fianco di uno sconosciuto, giocando un due di spade disperato, o salutando finalmente una carrozzina, 35 anni dopo. Saremo capaci noi, quando sara' ora di affrontare uno scombussolamento simile, di trovare a cosa attaccarci?
Ho finito anch’io il mio primo approccio a Marco Malvaldi con La briscola in cinque e mi è proprio piaciuto. Un giallo ben costruito con dei personaggi decisamente simpatici e particolari. Continuerò a seguire le vicende del Bar Lume che conoscevo solo per averne vista qualche puntata in tv.
La briscola in cinque è il primo della serie del BarLume.I successivi vedono lo sviluppo della storia dei personaggi e delle loro (dis)avventure.
Godibilissimi!
@Anna vedendo che hai barrato libri che sono stati terminati dopo il mio forse ti è sfuggito il mio post #32, può essere?
Si é vero. Mi sembrava che tu avessi finito ma nello scorrere i commenti non l’avevo più trovato. A tale proposito, se mi scrivete due o tre righe (non servono papiri) è meglio. Il solo link alla vostra pagina si perde tra i commenti. Grazie
Libro n. 2 Carte in tavola
Agatha Christie
Non mi ha dato la soddisfazione ricavata da altri gialli dell’Autrice, forse a causa del bridge, gioco molto macchinoso... Però gradevole e intrigante, tanto quanto basta per arrivare alla fine con la curiosità di conoscere il colpevole.
Tre stelle.
Qui il mio commento:
https://www.goodreads.com/review/show...
Bene... la mezzanotte è passata ed io procedo con il nuovo aggancio.Mi collego ad Alberto con Expo 58 di Jonathan Coe. Stesso stato di nascita degli autori: Inghilterra (Armley, Leeds/Birmingham)
Link alla mia edizione:
https://www.goodreads.com/book/show/1...
Come al solito attendo conferma.
AGGANCIOAntonella wrote: "Bene... la mezzanotte è passata ed io procedo con il nuovo aggancio.
Mi collego ad Alberto con Expo 58 di Jonathan Coe. Stesso stato di nascita degli autori: Inghilterra (Armley, Leeds/Birmingham)..."
La Cina in dieci parole per analogia: in entrambi i titoli c'è un numero cardinale.
Mi aggancio a Roberta con Tutta la vita in un giorno: Viaggio fra la gente che sopravvive mentre nessuno se ne accorge, stesso genere, non fiction.
Mi aggancio a Nadia con Il mercante di Venezia di William Shakespeare. Stesso luogo di nascita dell'autore: Inghilterra.
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NB. Inizio 2ª fase 11/06.
Solo dopo e solo per chi si sarà iscritto entro quel termine sarà possibile aggiungere nuovi agganci.
A tal proposito, guardate sempre il Regolamento per vedere se un aggancio è valido o no. Lo trovate qui
https://www.goodreads.com/topic/show/...
‼️ Nb. Si può aggiungere un nuovo titolo solo dopo aver letto e commentato il precedente e SOLO DOPO LA FINE DELLA PRIMA FASE ‼️
❌ Per favore: Non scrivete gli agganci a margine dei commenti!
Nuovo aggancio = nuovo post e aspettate sempre la mia conferma!❌