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Vent'anni dopo
La Biblioteca del Cav. Sanfelice
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Vent’anni dopo
Lo dico subito: dei tre volumi è stato quello che ho preferito o, perlomeno, quello che mi ha trasmesso il godimento maggiore. I nostri quattro protagonisti acquisiscono maggior spessore caratteriale, non sono più gli eroi senza macchia e senza paura della gioventù, la qual cosa si ripercuoterà sulla storia e raggiungerà poi il suo apice nel Visconte di Bragelonne. C’è anche molta più Storia rispetto al capitolo precedente, Dumas ce la fa respirare a piene boccate l'atmosfera della Fronda, ed a mio avviso il romanzo, così come il suo seguito, è un utilissimo strumento per comprendere al meglio quell'intricato periodo storico che portò all'instaurazione dell’assolutismo in Francia.
e proprio da questo secondo episodio dei moschettieri vorrei riprendere a leggere D., tutto sta a decidere quando!
Anche per me fu il preferito dei due. Resto fermo a quello, però. Il terzo episodio non sono ancora riuscito a recuperarlo e/o convincermi ad affrontarlo.
Vice fuori dal coro: il meno apprezzato! Ho preferito il terzo volume, intenso ed emozionante!Ma sono disposta a rileggerlo!
Questo vorrei tanto rileggerlo anch'io, perché sono passati ormai più di dieci anni e la trama l'ho quasi del tutto rimossa, voglio vedere se è ancora bello come lo ricordo.
Edizioni italiane integrali consigliate
(edita Feltrinelli)
(edita Donzelli)
Ad oggi, l'unica traduzione in italiano basata sull'edizione critica di Claude Schopp (che è risalito, ove possibile, ai manoscritti originali di Dumas, correggendo tutte le omissioni e gli errori che in 150 anni di pubblicazioni si erano venuti a sommare) è quella di Camilla Diez, uscita per Donzelli nel 2015 e per Feltrinelli nel 2020.
L'altra edizione attualmente in commercio, quella Mondadori, presenta una traduzione assai antiquata. Il sito la fa risalire agli anni Ottanta, ma dal momento che la sua autrice era già attiva nei primi del Novecento (e soprattutto è morta nel 1963!) direi che è molto, mooolto più vecchia.
Io l'ho letto proprio nell'edizione Mondadori, e l'ho adorato a tal punto da includerlo nei miei libri preferiti di tutti i tempi; però poi ho letto anche l’edizione Feltrinelli; la versione Feltrinelli è nettamente superiore, c’è poco da sindacare. È più musicale, non italianizza i nomi di cose e di luoghi, ed in più è completa, confrontandole ho trovato diverse correzioni che rendono il testo più sensato.
Ci sarebbero anche l’edizione Newton Compton e quella BUR, ho dato loro una scorsa veloce; la prima propone una traduzione degli anni Cinquanta, la seconda una traduzione degli anni Trenta, per cui, se si cerca l'aderenza al testo originale, anch'esse sono a mio avviso da scartare.
Quelle disponibili in ebook, proposte da editori minori, non le ho controllate.
(edita Feltrinelli)
(edita Donzelli)Ad oggi, l'unica traduzione in italiano basata sull'edizione critica di Claude Schopp (che è risalito, ove possibile, ai manoscritti originali di Dumas, correggendo tutte le omissioni e gli errori che in 150 anni di pubblicazioni si erano venuti a sommare) è quella di Camilla Diez, uscita per Donzelli nel 2015 e per Feltrinelli nel 2020.
L'altra edizione attualmente in commercio, quella Mondadori, presenta una traduzione assai antiquata. Il sito la fa risalire agli anni Ottanta, ma dal momento che la sua autrice era già attiva nei primi del Novecento (e soprattutto è morta nel 1963!) direi che è molto, mooolto più vecchia.
Io l'ho letto proprio nell'edizione Mondadori, e l'ho adorato a tal punto da includerlo nei miei libri preferiti di tutti i tempi; però poi ho letto anche l’edizione Feltrinelli; la versione Feltrinelli è nettamente superiore, c’è poco da sindacare. È più musicale, non italianizza i nomi di cose e di luoghi, ed in più è completa, confrontandole ho trovato diverse correzioni che rendono il testo più sensato.
Ci sarebbero anche l’edizione Newton Compton e quella BUR, ho dato loro una scorsa veloce; la prima propone una traduzione degli anni Cinquanta, la seconda una traduzione degli anni Trenta, per cui, se si cerca l'aderenza al testo originale, anch'esse sono a mio avviso da scartare.
Quelle disponibili in ebook, proposte da editori minori, non le ho controllate.
Letto meno di un anno fa quindi il ricordo è ancora piuttosto vivo e completo: secondo episodio ad ottimissimi livelli ma non superlativo come il primo (imho). Potrei restare con le antenne dritte e seguire la Vostra rilettura a mo' di ripassino, oppure (più facilmente) ci ritroveremo verso la fine dell'anno a leggere in contemporanea, Voi questo, ed io il Visconte.
presi ad un prezzo irrisorio proprio l'ebook Feltrinelli e lo vedo bene come lettura - defatigante - di fine anno.
Savasandir wrote: "Quale edizione?
In vista della rilettura di questo romanzo, che mi piacerebbe fare entro l'anno, ho fatto una rapida, ma accurata, ricerca sulle edizioni italiane disponibili."
Interessante, io ho il Newton Compton e, insomma... Mi sa che prenderò l'edizione che segnali, anche se non avrò budget per una rilettura per almeno altri 10 anni, temo.
@Malacorda, è più probabile che si avveri la seconda ipotesi. ;-)
Tra l'altro, anche l'edizione Newton Compton del Visconte lascia un po’ a desiderare, me la ricordo piena di refusi. Chissà se Feltrinelli ha in programma la prossima pubblicazione anche dell'ultimo volume della trilogia riveduto e corretto? Sarebbe un bel colpaccio!
Inoltre, già che c'ero, non ho resistito ed ho letto la prefazione di Schopp a Vent'anni dopo (operazione da fare solo se prima si è già letto il libro, mi raccomando, perché ci va giù pesante con le anticipazioni sulla trama!), e l'ho trovata interessantissima, e non solo perché il testo trasuda dell'amore che lo storico prova per la materia trattata.
Schopp fa notare come, pur essendo intercorsi effettivamente solo sei mesi dalla pubblicazione dell'ultima puntata dei Tre moschettieri e la prima di Vent'anni dopo, l'atmosfera che si respira nei due libri non potrebbe essere più diversa, non solo perché la Francia del 1648 era molto cambiata da quella del 1628, ma è come se Dumas avesse voluto farci riflettere sullo scorrere del tempo a nostra disposizione: in Vent’anni dopo il lettore reincontra, con una certa inquietudine, personaggi a lui familiari per i quali sono trascorsi vent’anni, e viene invitato a gettare lo sguardo sul processo di decomposizione che è la vita.
Dumas insiste su questo punto, descrivendo assai bene il nuovo aspetto fisico dei nostri beniamini, collegando sempre il cambiamento di sembiante e di indole (o il non cambiamento) con le gioie e i dolori accaduti ai protagonisti; pagine bellissime, peraltro; come il ricongiungimento di d'Artagnan con Aramis:
Ma Schopp prosegue nel suo ragionamento, mettendo in campo un'ardita similitudine tra le vicende dei 4 eroi e la vita stessa di Dumas: nel 1845, anno d'uscita del feuilleton, Alexandre aveva superato da poco i quartanta, aveva cioè grossomodo la stessa età di d'Artagnan e dei suoi tre compari, e nei premi finali che costoro ambiscono a raggiungere nel corso del romanzo, si possono individuare le ambizioni che Dumas aveva per se stesso in quella fase della vita, cioè il riconoscimento sociale del suo status, il raggiungimento di un buon rapporto col figlio, di una grande ricchezza e, perché no, del potere, ovvero un seggio in parlamento (ci provò qualche anno più tardi, come Victor Hugo, ma a lui andò male).
Questa cosa dei quattro moschettieri come specchio dell'anima di Dumas mi ha affasciato un botto, come si sarà capito dal mio lungo sproloquiare. :-D
Tra l'altro, anche l'edizione Newton Compton del Visconte lascia un po’ a desiderare, me la ricordo piena di refusi. Chissà se Feltrinelli ha in programma la prossima pubblicazione anche dell'ultimo volume della trilogia riveduto e corretto? Sarebbe un bel colpaccio!
Inoltre, già che c'ero, non ho resistito ed ho letto la prefazione di Schopp a Vent'anni dopo (operazione da fare solo se prima si è già letto il libro, mi raccomando, perché ci va giù pesante con le anticipazioni sulla trama!), e l'ho trovata interessantissima, e non solo perché il testo trasuda dell'amore che lo storico prova per la materia trattata.
Schopp fa notare come, pur essendo intercorsi effettivamente solo sei mesi dalla pubblicazione dell'ultima puntata dei Tre moschettieri e la prima di Vent'anni dopo, l'atmosfera che si respira nei due libri non potrebbe essere più diversa, non solo perché la Francia del 1648 era molto cambiata da quella del 1628, ma è come se Dumas avesse voluto farci riflettere sullo scorrere del tempo a nostra disposizione: in Vent’anni dopo il lettore reincontra, con una certa inquietudine, personaggi a lui familiari per i quali sono trascorsi vent’anni, e viene invitato a gettare lo sguardo sul processo di decomposizione che è la vita.
Dumas insiste su questo punto, descrivendo assai bene il nuovo aspetto fisico dei nostri beniamini, collegando sempre il cambiamento di sembiante e di indole (o il non cambiamento) con le gioie e i dolori accaduti ai protagonisti; pagine bellissime, peraltro; come il ricongiungimento di d'Artagnan con Aramis:
«Avete sempre i vostri bei capelli neri, il vostro portamento elegante, le vostre mani da donna, che sono diventate mirabili mani da prelato».
«Sì – disse Aramis – è vero, ho molta cura della mia persona. Come sapete, mio caro, mi faccio vecchio: avrò presto trentasette anni».
«Sentite, mio caro – ribatté d’Artagnan con un sorriso, – poiché ci ritroviamo, mettiamoci d’accordo su una cosa: l’età che avremo d’ora in poi».
«Come sarebbe?», chiese Aramis.
«Sì – riprese d’Artagnan – un tempo ero più giovane di voi di due o tre anni, e, se non m’inganno, ho quarant’anni suonati»
Ma Schopp prosegue nel suo ragionamento, mettendo in campo un'ardita similitudine tra le vicende dei 4 eroi e la vita stessa di Dumas: nel 1845, anno d'uscita del feuilleton, Alexandre aveva superato da poco i quartanta, aveva cioè grossomodo la stessa età di d'Artagnan e dei suoi tre compari, e nei premi finali che costoro ambiscono a raggiungere nel corso del romanzo, si possono individuare le ambizioni che Dumas aveva per se stesso in quella fase della vita, cioè il riconoscimento sociale del suo status, il raggiungimento di un buon rapporto col figlio, di una grande ricchezza e, perché no, del potere, ovvero un seggio in parlamento (ci provò qualche anno più tardi, come Victor Hugo, ma a lui andò male).
Questa cosa dei quattro moschettieri come specchio dell'anima di Dumas mi ha affasciato un botto, come si sarà capito dal mio lungo sproloquiare. :-D
Di questo ho un ricordo sbiadito, rispetto ai Tre moschettieri, forse lo rileggerei. Anche perché vorrei poi finalmente riuscire a leggere anche Il visconte di Bragelonne, che mi attende fiducioso da anni!
Come hai visto, ora è in corso la lettura collettiva dei Moschettieri; avremmo in previsione di continuare la trilogia l'anno prossimo e leggerli tutti e tre, ma dobbiamo ancora decidere le tempistiche. ;-)
Per l'anno prossimo mi sono ripromessa meno sfide con liste da rispettare e più letture estemporanee, quindi penso proprio che vi seguirò con Vent'anni dopo e Il visconte. Mi sono anche da poco avvicinata agli audiolibri, dopo una forte ritrosia, quindi potrei anche ascoltarli, al massimo :P
Non osavo chiedervelo prima della fine del GdL dei Moschettieri per non risultare molesto, però sì, dai, io ci sono senz'altro, tra qualche giorno lancio ufficialmente la proposta, così vediamo in quanti ci seguiranno; intanto rispolvero il volume e inizio a pensare alla suddivisione delle future tappe. ;-)
Io ci sono :-)Ma inizierò con qualche giorno di ritardo, perchè devo prenotarlo in biblioteca che per ora son chiuse, per le feste, al prestito interbibliotecario...
Anche io me lo devo procurare (prenderò sempre quello della Feltrinelli), comunque cercherò di iniziarlo ai primi di gennaio perché è bello cicciotto mi sembra... ^^'

Eccoci, dunque, pronti a leggere il secondo romanzo dedicato ai moschettieri; dal momento che i tre partecipanti finora dichiaratisi hanno intenzione di leggerlo entro il mese di gennaio, questa volta le tappe saranno parecchio corpose, ma nulla vieta, a chiunque altro volesse aggregarsi, di procedere nella lettura con più calma. ;-D
Cominceremo il 1 gennaio 2022 ed andremo avanti per tutto il mese con il seguente calendario:
Tappe di lettura
Dal 1 al 9 gennaio: capitoli I - XXV
Dal 10 al 16 gennaio: capitoli XXVI - L
Dal 17 al 23 gennaio: capitoli LI - LXXV
Dal 24 al 31 gennaio: capitoli LXXVI - XCVIII + conclusione
Io sono tentata e ci proverò, magari con l'audiolibro. Non so se riuscirò a tenere il ritmo delle tappe, ma mi piacerebbe riuscire a leggerlo/ascoltarlo a Gennaio e commentarlo insieme a voi ;)
@Lupurk, unisciti anche tu, dài! Non preoccuparti per le tempistiche, puoi metterci tutto il tempo che vuoi ;-D
Rieccomi!! Appena recuperato, insieme a "Il Visconte di Bragelonne"Sav mi stai facendo andare in bancarotta eheheheheh :-DD
Aggiungendo le 2 edizioni (Vent'anni dopo de La Feltrinelli e Il Visconte di Bragelonne ne i Mammut di Newton Compton, purtroppo tutte e due senza illustrazioni :-( ) ho visto che ci sono altre storie poi
https://www.goodreads.com/series/55138
Voi ne sapete? A parte la storia de La Maschera di Ferro già presente nel mio mammuttone?
Ah sì, quella pagina di Goodreads è un delirio.
Probabilmente in America hanno suddiviso l'ultimo romanzo in tanti sotto-romanzi, per questo c’è tutta quella roba, ma ti assicuro che sono tutti compresi nel mammuttone della Newton.
Tutti, a parte La Sfinge Rossa che, pur avendo come protagonista Richelieu, non fa parte della trilogia di D’Artagnan (ma è comunque un romanzo bellissimo ^_^)
Non ci sono altre storie con i quattro moschettieri, dopo Il Visconte di Bragelonne.
Probabilmente in America hanno suddiviso l'ultimo romanzo in tanti sotto-romanzi, per questo c’è tutta quella roba, ma ti assicuro che sono tutti compresi nel mammuttone della Newton.
Tutti, a parte La Sfinge Rossa che, pur avendo come protagonista Richelieu, non fa parte della trilogia di D’Artagnan (ma è comunque un romanzo bellissimo ^_^)
Non ci sono altre storie con i quattro moschettieri, dopo Il Visconte di Bragelonne.
il visconte è pieno di "sottostorie", tra cui, per l'appunto, la maschera di ferro.Ci ho impiegato tanto tempo a leggerlo ma ne vale sempre la pena!!!
Buonasera a tutti e grazie di nuovo a Savansandir per avermi inclusa nel gruppo. I topic sono talmente ben confezionati che mi è venuta voglia di riprendere in mano Dumas! Desidererei tantissimi unirmi al gruppo di lettura di Vent’anni dopo e del Visconte di Bragelonne, mai affrontati, ma urge rilettura de I tre moschettieri, letto ormai troppi anni fa. Se faccio in tempo a riacciuffarvi bene, altrimenti vi seguirò comunque con grande piacere!
Ciao Giulia, grazie a te per esserti unita a noi e per le belle parole. :-)
Che io ricordi, non è necessaria una conoscenza freschissima dei Tre moschettieri per poter apprezzare Vent'anni dopo, ovviamente un po’ aiuta, ma non è fondamentale.
Se però volessi prima fare una rilettura dei Moschettieri, e poi continuare con calma la trilogia, qui sul gruppo staremmo portando a termine la lettura del primo volume proprio in questi giorni, se ti interessa potresti aggiungerti in extremis, senza problemi, anche perché non tutti i partecipanti sono in dirittura d'arrivo e quindi la discussione continuerà ad essere animata.
Ti lascio il link diretto al gruppo di lettura per I tre moschettieri, poi decidi tu, come preferisci. Le discussioni sui singoli romanzi resteranno sempre aperte, per cui, se vorrai, potrai leggerli con tutta calma anche in futuro e lasciare poi le tue impressioni.
;-)
https://www.goodreads.com/topic/show/...
Che io ricordi, non è necessaria una conoscenza freschissima dei Tre moschettieri per poter apprezzare Vent'anni dopo, ovviamente un po’ aiuta, ma non è fondamentale.
Se però volessi prima fare una rilettura dei Moschettieri, e poi continuare con calma la trilogia, qui sul gruppo staremmo portando a termine la lettura del primo volume proprio in questi giorni, se ti interessa potresti aggiungerti in extremis, senza problemi, anche perché non tutti i partecipanti sono in dirittura d'arrivo e quindi la discussione continuerà ad essere animata.
Ti lascio il link diretto al gruppo di lettura per I tre moschettieri, poi decidi tu, come preferisci. Le discussioni sui singoli romanzi resteranno sempre aperte, per cui, se vorrai, potrai leggerli con tutta calma anche in futuro e lasciare poi le tue impressioni.
;-)
https://www.goodreads.com/topic/show/...
Ho iniziato ad ascoltarlo ieri, i primissimi capitoli. Ricordo davvero poco della prima lettura, quindi sarà un piacere quasi nuovo. Ricordo solo che Mazzarino mi stava sull'anima e devo dire che l'impressione è stata la stessa :P
Ho letto i primi due capitoli. Che strano ritrovare un D'Artagnan brizzolato, composto e serio... a pochi giorni dalla fine del primo libro! ^^'
Io, ad essere sincero, le prime pagine di questo primo capitolo, le ho lette e rilette 3-4 volte, non so, c'era qualcosa di estraneo che mi tirava, letteralmente, fuori dalla narrazione. Ho saltato di proposito l'introduzione, perchè dopo averne spulciato qualche periodo, mi stava anticipando troppo su ciò che andavo a leggere e questo non mi va proprio a genio, ma perchè non chiamarle postfazioni e giustamente non metterle alla fine del romanzo?
Ho letto i primi quattro capitoli e sono nella stessa identica situazione di Lupurk, ricordo poco o niente della trama, tranne tutta l’antipatia per Mazzarino, che si è subito riaccesa. 😁
Fa uno strano effetto, è vero, leggerlo subito dopo I tre moschettieri, non solo perché ritroviamo un d’Artagnan invecchiato e stanco, ma c’è da dire anche che qui, già dall’inizio, si respira tutta un’altra aria, c’è più l'atmosfera da romanzo storico, con nomi, fatti, riferimenti; ed anch’io, come Ajeje, ho fatto un po’ di fatica col primo capitolo ("estraneo" mi pare una descrizione calzante, che l’abbia scritto Maquet?), ma dal secondo in poi migliora già, e dal terzo torna il Dumas che tutti conosciamo.
Per chi ha già letto il capitolo III
(view spoiler)
@Ajeje, le prefazioni che spiattellano tutta la trama sono il male della società (specialmente quando si tratta di romanzi ricchi di colpi di scena, come questo)! ;- D
Fa uno strano effetto, è vero, leggerlo subito dopo I tre moschettieri, non solo perché ritroviamo un d’Artagnan invecchiato e stanco, ma c’è da dire anche che qui, già dall’inizio, si respira tutta un’altra aria, c’è più l'atmosfera da romanzo storico, con nomi, fatti, riferimenti; ed anch’io, come Ajeje, ho fatto un po’ di fatica col primo capitolo ("estraneo" mi pare una descrizione calzante, che l’abbia scritto Maquet?), ma dal secondo in poi migliora già, e dal terzo torna il Dumas che tutti conosciamo.
Per chi ha già letto il capitolo III
(view spoiler)
@Ajeje, le prefazioni che spiattellano tutta la trama sono il male della società (specialmente quando si tratta di romanzi ricchi di colpi di scena, come questo)! ;- D
Devo cominciare il capitolo X.
Che dire, dopo un abbrivio incostante ed un primo capitolo un po’ contorto, questo libro si è dimostrato essere esattamente come lo ricordavo: una DROGA!
Questo d’Artagnan maturo sa sempre come farsi voler bene, e la parte investigativa che ci viene presentata dopo i primissimi capitoli tiene avvinti alle pagine.
E l'ironia è tanta: il colloquio fra d'Artagnan e Mazzarino del capitolo V mi ha fatto fare delle belle risate, ma anche quel che succede subito dopo, uhuhuh, che spasso!😁😁
Che dire, dopo un abbrivio incostante ed un primo capitolo un po’ contorto, questo libro si è dimostrato essere esattamente come lo ricordavo: una DROGA!
Questo d’Artagnan maturo sa sempre come farsi voler bene, e la parte investigativa che ci viene presentata dopo i primissimi capitoli tiene avvinti alle pagine.
E l'ironia è tanta: il colloquio fra d'Artagnan e Mazzarino del capitolo V mi ha fatto fare delle belle risate, ma anche quel che succede subito dopo, uhuhuh, che spasso!😁😁
Ciao a tutti, io ho letto Vent'anni dopo a dicembre, quindi non vi faccio compagnia nella lettura, ma vi seguo.Su Mazzarino io mi sono fatta un viaggio mentale tutto mio: al di là del bisogno di avere un cattivo in una storia, Mazzarino viene raccontato come un cattivo mediocre soprattutto se paragonato al grande Richelieu verso cui c'è una certa ammirazione e anche rispetto. Be', mi sono chiesta quanto questa descrizione avesse a che fare con il fatto che è italiano e di conseguenza ad uno strisciante razzismo nei confronti dei cugini d'oltralpe.
Magari me lo sono sognata io, eh
😂😂Povero Mazzarino!
Di certo Dumas aveva un debole per Richelieu, com’è altrettanto assodato che costui fu un politico più grande di Mazzarino (anche se, dopo decenni improntati alla Grandeur, uno che chiude i cordoni della borsa e recupera ogni spicciolo recuperabile serve sempre) per questo il secondo doveva apparire ai suoi lettori subito inferiore in tutto al primo, e soprattutto molto più spilorcio.
Non credo che Dumas, che il razzismo lo provava quotidianamente sulla propria pelle, gli abbia voluto dare una caratterizzazione così malevola per il semplice fatto che fosse italiano; dopotutto, c'era in lui più fascinazione che astio, nei confronti dell’Italia.
A parer mio, questo Mazzarino quasi caricaturale è piuttosto una scelta operata sia, come dici tu, perché un cattivo antipatico ha sempre il suo perché, e sia per meglio mettere in scena il comune sentire del particolare periodo storico rappresentato nel romanzo: si dice che uno dei motivi, oltre alla questione fiscale ed al rischio dell'assolutismo, che portarono alla guerra civile fu il fatto che a governare la Francia fossero due stranieri, un italiano e una spagnola; e si sa, quando le cose si mettono male, il popolo di Parigi ha una certa propensione a identificare gli stranieri al potere come crogiuolo di tutti i vizi umani e come principali responsabili della situazione avversa (da Caterina de' Medici a Maria Antonietta, per citare altri due casi celebri).
Di certo Dumas aveva un debole per Richelieu, com’è altrettanto assodato che costui fu un politico più grande di Mazzarino (anche se, dopo decenni improntati alla Grandeur, uno che chiude i cordoni della borsa e recupera ogni spicciolo recuperabile serve sempre) per questo il secondo doveva apparire ai suoi lettori subito inferiore in tutto al primo, e soprattutto molto più spilorcio.
Non credo che Dumas, che il razzismo lo provava quotidianamente sulla propria pelle, gli abbia voluto dare una caratterizzazione così malevola per il semplice fatto che fosse italiano; dopotutto, c'era in lui più fascinazione che astio, nei confronti dell’Italia.
A parer mio, questo Mazzarino quasi caricaturale è piuttosto una scelta operata sia, come dici tu, perché un cattivo antipatico ha sempre il suo perché, e sia per meglio mettere in scena il comune sentire del particolare periodo storico rappresentato nel romanzo: si dice che uno dei motivi, oltre alla questione fiscale ed al rischio dell'assolutismo, che portarono alla guerra civile fu il fatto che a governare la Francia fossero due stranieri, un italiano e una spagnola; e si sa, quando le cose si mettono male, il popolo di Parigi ha una certa propensione a identificare gli stranieri al potere come crogiuolo di tutti i vizi umani e come principali responsabili della situazione avversa (da Caterina de' Medici a Maria Antonietta, per citare altri due casi celebri).
Grazie @Sav, del tuo commento. Di storia francese so poco e niente e, nonostante una scorsa a Wiki per capire il contesto di Vent'anni dopo, ammetto di non essere comunque riuscita a raccapezzarmici benissimo: troppe guerre tutte insieme, troppi intrighi e troppa pigrizia da parte mia, lo ammetto :(A questo punto, però, sono curiosa: perchè il povero Monsieur D. era vittima di razzismo?
Grazie Sav, anch'io sono poco preparato in storia francese!Intanto sono arrivato al capitolo XI da leggere e l'aver (view spoiler)
Per il resto scorre via che è piacere...
@La Citty: credo per questo (copio da Wikipedia):Alexandre Dumas era figlio di un generale della Rivoluzione francese[...]. Il generale era di origini etniche miste, in quanto figlio di un marchese francese e di una schiava di etnia africana originaria di Haiti, detta la femme du mas ('la donna della masseria'); lo scrittore Dumas era quindi per un quarto di ascendenza afro-caraibica
@Sav: anche io ho riso molto nello scambio fra D'Artagnan e Mazzarino XD
Condivido l'interpretazione di @Sav: la caratterizzazione negativa di Mazarino è più frutto di esigenze intrinseche al personaggio che non di una qualche forma di razzismo e/o dileggio nei confronti di un italiano. A supporto di questa tesi, ripenso a quanto emerge dalla lettura de La Sanfelice: Dumas non è solo affascinato da Napoli e dall'Italia ma dimostra soprattutto di saper essere obiettivo nel descrivere sia i pregi che i difetti dei luoghi, delle genti, degli usi e consuetudini, and so on... Uno che fosse partito con idee di razzismo più o meno strisciante, difficilmente avrebbe potuto essere in seguito così obiettivo.
Che poi, scusate la mia intromissione, ma non mi pare che si potesse già parlare di "Italia" ai tempi di Dumas. Ci stavamo formando, ma mi pare, a memoria (labile) che fossimo in pieni moti...
Qualcuno più forte di me in storia mi dia lumi...
Certo, parlavo di Italia intendendo "penisola italica" ovvero, vista dal punto di vista di un francese, "quel gran guazzabuglio che sta di là delle Alpi"...
LaCitty wrote: "A questo punto, però, sono curiosa: perchè il povero Monsieur D. era vittima di razzismo?"
Proprio come ha detto benissimo Lupurk, Dumas era mulatto, nipote di un marchese e di una schiava haitiana, e pare proprio che in vita sua dovette sorbirsi la sua buona dose quotidiana di razzismo; poi, visto il suo carattere, in età adulta ci scherzava su; però, a mio avviso, la cosa dovette segnarlo: nei suoi romanzi, almeno in quelli che ho letto finora, non compare mai una figura pesantemente stereotipata come l'ebreo Fagin di Oliver Twist, per dire; anche se il tema specifico della lotta ai pregiudizi credo lo abbia affrontato solo una volta, in Georges, dove il protagonista -mulatto anche lui- cerca rivalsa contro una società razzista (altro bellissimo romanzo, troppo poco conosciuto, secondo me)
Proprio come ha detto benissimo Lupurk, Dumas era mulatto, nipote di un marchese e di una schiava haitiana, e pare proprio che in vita sua dovette sorbirsi la sua buona dose quotidiana di razzismo; poi, visto il suo carattere, in età adulta ci scherzava su; però, a mio avviso, la cosa dovette segnarlo: nei suoi romanzi, almeno in quelli che ho letto finora, non compare mai una figura pesantemente stereotipata come l'ebreo Fagin di Oliver Twist, per dire; anche se il tema specifico della lotta ai pregiudizi credo lo abbia affrontato solo una volta, in Georges, dove il protagonista -mulatto anche lui- cerca rivalsa contro una società razzista (altro bellissimo romanzo, troppo poco conosciuto, secondo me)
Patty_pat wrote: "Che poi, scusate la mia intromissione, ma non mi pare che si potesse già parlare di "Italia" ai tempi di Dumas"
Ti dirò, in realtà, trovandomi a studiare l'argomento, io ho maturato la convinzione che l’idea che prima del 1861 nessuno parlasse d'Italia e degli Italiani come un unico popolo, sia dovuta ad un’errata percezione che abbiamo di noi stessi, che ancora oggi, dopo centosessant’anni, continuiamo ad identificarci prima con la regione, o con la città di appartenenza -sono marchigiano, sono napoletano, sono siciliano, sono bergamasco- e solo dopo con la nazione; noi italiani diventiamo italiani solo all'estero, quando sentiamo qualcuno parlare il nostro idioma: "Siete italiani? Ah! Che bello! Anche noi!".
Ma storicamente, per gli stranieri -escluso forse Metternich-, l'Italia e gli Italiani sono sempre esistiti, per loro siamo sempre stati un popolo omogeneo, al di là della frammentazione amministrativa, omogeneo specialmente dal punto di vista culturale.
Vi racconto questo breve aneddoto di carattere architettonico, perché penso possa rendere molto bene l'idea: quelli che per noi sono i 5 ordini architettonici classici, di scuola greco-romana, cioè il dorico, lo ionico, il corinzio, il composito e il tuscanico, già secoli fa, per il resto dell'Europa, erano considerati ordini italiani. Tant’è che, proprio in Francia, che aveva importato ed adottato gli stili "italiani" grazie a Caterina de' Medici nel Cinquecento, erano tutti ossessionati da 'sta cosa, ed a più riprese cercarono d'ideare un ordine architettonico che fosse invece francese, per svincolarsi dalla supremazia artistica italiana, il primo a provarci fu Philibert de l'Orme, già nel Cinquecento, con una soluzione dal dubbio gusto:

Lo stesso ministro Colbert creò a tal scopo nel Seicento l'Académie d'architecture e indisse un gran concorso per l'ideazione di un nuovo ordine architettonico esclusivamente francese, da adottarsi nelle architetture statali (concorso che, per la cronaca, fu vinto dallo stesso Colbert, quando si dice nepotismo applicato alla propria persona).
Charles Le Brun creò appositamente un nuovo ordine francese per la decorazione del Salone degli specchi a Versailles, perché lo spazio che era l'espressione stessa del potere assoluto del re di Francia non poteva essere decorato con capitelli italiani.
Quindi vedete, solo noi italiani fatichiamo a considerarci come unitariamente omogenei prima di una certa data (ma anche dopo, diciamolo), gli altri, ci sono sempre riusciti benissimo.
Senza dimenticare poi che Giacomo Leopardi, nel 1818, scrisse l'ode All'Italia:
O patria mia, vedo le mura e gli archi
e le colonne e i simulacri e l’erme
torri degli avi nostri,
ma la gloria non vedo,
…
Per cui, qualche dubbio che anche gli italiani parlassero già d'Italia prima dell’unificazione, io ce l'ho sempre avuto. ;-p
E per oggi ho finito con le lezioni di storia. :-)
Ti dirò, in realtà, trovandomi a studiare l'argomento, io ho maturato la convinzione che l’idea che prima del 1861 nessuno parlasse d'Italia e degli Italiani come un unico popolo, sia dovuta ad un’errata percezione che abbiamo di noi stessi, che ancora oggi, dopo centosessant’anni, continuiamo ad identificarci prima con la regione, o con la città di appartenenza -sono marchigiano, sono napoletano, sono siciliano, sono bergamasco- e solo dopo con la nazione; noi italiani diventiamo italiani solo all'estero, quando sentiamo qualcuno parlare il nostro idioma: "Siete italiani? Ah! Che bello! Anche noi!".
Ma storicamente, per gli stranieri -escluso forse Metternich-, l'Italia e gli Italiani sono sempre esistiti, per loro siamo sempre stati un popolo omogeneo, al di là della frammentazione amministrativa, omogeneo specialmente dal punto di vista culturale.
Vi racconto questo breve aneddoto di carattere architettonico, perché penso possa rendere molto bene l'idea: quelli che per noi sono i 5 ordini architettonici classici, di scuola greco-romana, cioè il dorico, lo ionico, il corinzio, il composito e il tuscanico, già secoli fa, per il resto dell'Europa, erano considerati ordini italiani. Tant’è che, proprio in Francia, che aveva importato ed adottato gli stili "italiani" grazie a Caterina de' Medici nel Cinquecento, erano tutti ossessionati da 'sta cosa, ed a più riprese cercarono d'ideare un ordine architettonico che fosse invece francese, per svincolarsi dalla supremazia artistica italiana, il primo a provarci fu Philibert de l'Orme, già nel Cinquecento, con una soluzione dal dubbio gusto:

Lo stesso ministro Colbert creò a tal scopo nel Seicento l'Académie d'architecture e indisse un gran concorso per l'ideazione di un nuovo ordine architettonico esclusivamente francese, da adottarsi nelle architetture statali (concorso che, per la cronaca, fu vinto dallo stesso Colbert, quando si dice nepotismo applicato alla propria persona).
Charles Le Brun creò appositamente un nuovo ordine francese per la decorazione del Salone degli specchi a Versailles, perché lo spazio che era l'espressione stessa del potere assoluto del re di Francia non poteva essere decorato con capitelli italiani.
Quindi vedete, solo noi italiani fatichiamo a considerarci come unitariamente omogenei prima di una certa data (ma anche dopo, diciamolo), gli altri, ci sono sempre riusciti benissimo.
Senza dimenticare poi che Giacomo Leopardi, nel 1818, scrisse l'ode All'Italia:
O patria mia, vedo le mura e gli archi
e le colonne e i simulacri e l’erme
torri degli avi nostri,
ma la gloria non vedo,
…
Per cui, qualche dubbio che anche gli italiani parlassero già d'Italia prima dell’unificazione, io ce l'ho sempre avuto. ;-p
E per oggi ho finito con le lezioni di storia. :-)
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❝ Che cosa può essere il Cardinale Mazzarino per noi, che sapemmo forzare la mano e il cuore di un uomo come Richelieu? Che cos'è questo o quel principe per noi che consolidammo la corona sul capo a una regina? ❞
Il secondo capitolo della trilogia di D'Artagnan fu scritto dalla coppia Dumas-Maquet nel 1845, solo un anno dopo Tre Moschettieri, per cavalcarne il grande successo, ed in contemporanea con l'uscita a puntate del Conte di Montecristo.