Danilo Cannizzaro vive – e già, di questi tempi… – e lavora con i piedi a mollo nel Mediterraneo, sprezzante dei pericoli connessi con la proliferazione di muffe e condense. Possiede una di quelle fronti luminose – privilegio concesso ai perincliti Romanzieri – aspersa della rugiada stillante dal potere di maneggiare, mercé la perizia letteraria, il tempo e lo spazio come fosser biglie in mano a un fantolino, e percuote con speciali bacchette donategli personalmente da Billy Cobham i tasti di una Remington a carbonella, da molti considerata oggetto di culto conteso a suon di talleri dalle principali case d’asta internazionali. Scrive libri affidati all’immortalità grazie al fecondo tributo dei posteri – che ancora non sono nati ma godono di buone probabilità nella riuscita dell’impresa – senza per questo rinunziare ai più commoventi sensi di umanità in virtù dei quali si benigna di concedere il suo verbo anche ai viventi. Il suo ultimo lavoro, “La Vita (spiegata alle piante da giardino)”, è una raccolta di racconti che si muove tra grottesco e lirismo, tra ironia tragica e ossessione linguistica. Un viaggio tra corridoi ospedalieri, chiavi smarrite, macchine da scrivere maledette e anime in cerca di senso. (Attualmente è in fase di negoziazione con Netflix per l’adattamento di un suo testo che prevede Nicolas Cage come interprete di un personaggio in conflitto con la Remington). Ciò non è poco, signore, signori. Non è poco.
Possiede una di quelle fronti luminose – privilegio concesso ai perincliti Romanzieri – aspersa della rugiada stillante dal potere di maneggiare, mercé la perizia letteraria, il tempo e lo spazio come fosser biglie in mano a un fantolino, e percuote con speciali bacchette donategli personalmente da Billy Cobham i tasti di una Remington a carbonella, da molti considerata oggetto di culto conteso a suon di talleri dalle principali case d’asta internazionali.
Scrive libri affidati all’immortalità grazie al fecondo tributo dei posteri – che ancora non sono nati ma godono di buone probabilità nella riuscita dell’impresa – senza per questo rinunziare ai più commoventi sensi di umanità in virtù dei quali si benigna di concedere il suo verbo anche ai viventi.
Il suo ultimo lavoro, “La Vita (spiegata alle piante da giardino)”, è una raccolta di racconti che si muove tra grottesco e lirismo, tra ironia tragica e ossessione linguistica. Un viaggio tra corridoi ospedalieri, chiavi smarrite, macchine da scrivere maledette e anime in cerca di senso.
(Attualmente è in fase di negoziazione con Netflix per l’adattamento di un suo testo che prevede Nicolas Cage come interprete di un personaggio in conflitto con la Remington).
Ciò non è poco, signore, signori.
Non è poco.